mercoledì 21 ottobre 2026

Recensione: Cervello felice, vita felice

 

Cervello felice, vita felice
di Rangan Chatterjee

Prezzo cartaceo: € 12,90
Prezzo ebook: € 5,99
Pagine: 256
Titolo originale: Happy Mind, Happy Life
Traduzione a cura di: Marco Machera

Bestseller numero 1 del Sunday Times

10 semplici modi per sentirsi bene ogni giorno

La felicità è una pratica, non una destinazione. Spesso la consideriamo qualcosa da inseguire, una ricompensa che raggiungeremo quando finalmente tutto sarà al posto giusto. Ma se invece la felicità non fosse un risultato, bensì la base che determina il modo in cui affrontiamo la quotidianità? Attingendo a oltre vent’anni di esperienza come medico, il dottor Rangan Chatterjee ha visto che spesso la motivazione e la forza di volontà non bastano: il vero benessere diventa possibile solo quando impariamo a coltivare ciò che lui chiama “felicità di base”; ovvero una forma di gioia stabile e resiliente che non dipende dalle circostanze. Questo libro unisce scienza, storie vere ed esercizi pratici per mostrare come le piccole scelte di ogni giorno possano portare a cambiamenti duraturi.



E se la felicità non fosse qualcosa da inseguire continuamente, ma qualcosa che possiamo imparare a coltivare ogni giorno?
È da questa domanda che prende forma Cervello felice, vita felice di Rangan Chatterjee, un libro che invita a fermarsi, a guardarsi dentro e a riflettere su un aspetto fondamentale della nostra esistenza, il nostro benessere emotivo.
Viviamo in un mondo che ci spinge costantemente a fare di più, a raggiungere nuovi obiettivi, a essere sempre produttivi e a dimostrare il nostro valore. Corriamo da un impegno all'altro, spesso con la sensazione di non avere mai abbastanza tempo, e finiamo per rimandare la felicità a un momento futuro, quando tutto sarà finalmente al suo posto. Ma se, nel frattempo, ci stessimo perdendo qualcosa di importante?
Rangan Chatterjee, medico e autore attento al legame tra salute fisica e benessere mentale, ci invita a cambiare prospettiva. La felicità, ci suggerisce, non deve necessariamente dipendere da grandi cambiamenti o da circostanze perfette. Può nascere anche da piccoli gesti quotidiani, da una maggiore consapevolezza dei nostri pensieri e da un rapporto più gentile con noi stessi.
Uno degli aspetti più interessanti di questo percorso è proprio l'invito a smettere di essere i nostri giudici più severi. Quante volte ci rimproveriamo per un errore? Quante volte ci confrontiamo con gli altri, sentendoci inadeguati o in ritardo rispetto alle aspettative che ci siamo imposti? Imparare a trattarci con comprensione, senza rinunciare a crescere, può rappresentare un primo passo verso una serenità più autentica.
L'autore affronta anche il rapporto con la tecnologia, il peso delle critiche e l'importanza delle abitudini quotidiane. Temi vicini alla nostra esperienza, che ci portano a interrogarci sul modo in cui viviamo, sulle energie che disperdiamo e sull'attenzione che riserviamo a ciò che conta davvero.
Il messaggio che emerge è semplice, ma tutt'altro che scontato, non possiamo controllare ogni evento della nostra vita, né evitare tutte le difficoltà, ma possiamo imparare a costruire un rapporto diverso con noi stessi e con ciò che ci accade.
Naturalmente, non esistono formule magiche capaci di cancellare le preoccupazioni o di rendere ogni giornata luminosa. Il valore di un libro come questo sta piuttosto nell'offrirci spunti di riflessione e strumenti da sperimentare nella quotidianità, ricordandoci che il benessere è un percorso fatto di piccoli passi, tentativi e cambiamenti graduali.
La felicità, allora, non è necessariamente una meta lontana. È anche il modo in cui scegliamo di abitare il presente.
Cervello felice, vita felice è una lettura che si rivolge a chi sente il bisogno di rallentare, ritrovare il proprio equilibrio e riscoprire un modo più consapevole di vivere. Un invito a dedicare tempo non soltanto ai nostri doveri e ai nostri obiettivi, ma anche a noi stessi, ai nostri bisogni e a quelle piccole cose che, troppo spesso, diamo per scontate.
Perché prendersi cura della propria felicità non significa ignorare le difficoltà, ma imparare ad affrontarle senza dimenticare il proprio valore.
E forse la domanda da portare con sé, una volta chiuso il libro, è proprio questa, che cosa posso fare, oggi, per stare un po' meglio con me stesso?
A volte, il cambiamento comincia proprio da qui, da una domanda sincera, da un piccolo gesto e dalla decisione di non rimandare più a domani il tempo da dedicare al nostro benessere.
Una lettura per ricordarci che la felicità non richiede una vita perfetta, ma un modo diverso di vivere quella che abbiamo.

Durata della lettura: Sette giorni
Bevanda consigliata: Succo di mela
Formato consigliato: Cartaceo  
Sito web dell'autore: Dr Chatterjee

 


"Imparare a stare bene, un piccolo passo alla volta"      

 

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 19 ottobre 2026

Recensione: La persona peggiore



  La persona peggiore

 di Raffaella Silvestri

 Editore: Mondadori
 Prezzo: € 19
 Pagine: 192
 
 Altro che Mangia prega ama: la protagonista di questa storia a Bali ci va non dopo una separazione, ma subito dopo aver sposato l’uomo che ama e che ha inseguito per anni. Perché? Da cosa fugge? Non lo sa, ma si sente in trappola, e così decide di partire per un lungo viaggio da sola senza data di ritorno. Si sente la persona peggiore del mondo, e forse lo è. A Bali trova un distillato della schiuma dei nostri giorni: sesso, illusioni, nomadi contemporanei, persone arrivate da tutto il mondo per riscoprire se stesse praticando il tantra e lo yoga, persone che sono scappate da qualcosa, proprio come lei. Non le perdona e non si perdona, ma racconta, con lucidità e spietatezza, le avventure in cui si lancia – orge, danze, viaggi in motocicletta con maschi dai capelli lunghi e profumati – svelandone le assurdità e i legami neanche troppo nascosti con il patriarcato e il capitalismo. Ancora loro, sempre loro: non se ne può fuggire ma si può imparare a vederli, se si ha il coraggio di guardare dentro se stessi. Raffaella ce l’ha, anche se fa male. Ha il coraggio di lasciare solo per mesi l’uomo dei suoi sogni, il marito finlandese che si è trasferito in una Roma impossibile per stare con lei. Non sa se al ritorno lo troverà. Perché dovrebbe? Ma per una volta Penelope viaggia e Ulisse aspetta, costi quel che costi. Guardando a forme di romanzo nuove e ibride come quelle inaugurate da Rachel Cusk, Deborah Levy, Miranda July, Silvestri mette in scena, con un’ironia e un’intelligenza spudorate, una donna che obbedisce all’istinto di perdersi, disattendere ogni aspettativa, inseguire una qualche inafferrabile, forse inesistente, forma di libertà. La persona peggiore si può leggere come una commedia brillante o un’autofiction feroce, come un romanzo sul desiderio o la versione dissacrante e femminista di un romanzo inspirational: in ogni caso, sarà probabilmente la cosa più originale e divertente che leggerete quest’anno.  




Già dal titolo si intuisce una certa insoddisfazione della protagonista verso sé stessa, ma voglio aggiungere una citazione che secondo me la descrive perfettamente: 

 "Io non lo dico per vantarmi, ma di base alla gente sto 
abbastanza sul cazzo. Mi distraggo mentre parlano,
 ho poca pazienza, interrompo di continuo con storie mie, 
o sparo a zero su conoscenze comuni; 
odio con passione e amo con parsimonia." 

Credo che queste poche righe facciano capire subito sia lo stile dissacrante e autoironico della scrittrice, sia il carattere della protagonista, dotata di una capacità di autoanalisi e giudizio davvero notevole. Raffaella si è appena sposata con Thomas, un ragazzo finlandese che sulla carta sembra perfetto: simpatico, intelligente, affascinante e, soprattutto, completamente privo di quel gene del maschio alfa e dell'uomo italiano geloso e soffocante. 
I due si trasferiscono a Roma, in una casa bellissima, forse un po' piccola, ma ricca di carattere. 
Eppure Raffaella non è felice. Così decide di lasciare tutto e partire per Bali per sei mesi. 
Farà davvero il corso di yoga che ha pagato? Ve lo spoilerò subito: no. E, soprattutto, non troverà quella serenità mentale che sembra inseguire. Le atmosfere balinesi, le esperienze e le persone che incontra sono agli antipodi rispetto alla sua vita quotidiana, ma a me è sembrato che Raffaella non voglia davvero uscire dai propri schemi mentali. Anzi, continua a riproporli costantemente. Il potere, il denaro e l'estetica, valori che sembrano guidare il mondo da cui cerca di scappare, la seguono anche a Bali e finiscono per risucchiarla nonostante la distanza. 
 Il romanzo è scritto con un linguaggio molto scorrevole, quasi come un lungo flusso di coscienza. Raffaella viene osservata soprattutto attraverso il proprio sguardo, ed è forse per questo che i pochi commenti esterni risultano così incisivi. In particolare quelli della sua coinquilina russa, che a un certo punto riesce a descriverla in poche frasi, ma con una lucidità disarmante. 
Questo libro ci ricorda che cambiare luogo non significa necessariamente cambiare sé stessi. Le esperienze trascendentali, i viaggi o le relazioni possono certamente influenzarci, ma solo se siamo disposti a lasciarci trasformare. Altrimenti rischiamo semplicemente di continuare a ripetere gli stessi pattern, anche dall'altra parte del mondo.

Consiglio questo libro soprattutto a chi ha intrapreso, o vorrebbe intraprendere, un percorso di terapia. Credo che in molti passaggi vi ritroverete a pensare: "questa cosa l'ho detta anch'io" oppure "su questo aspetto sto ancora lavorando". Raffaella è piena di contraddizioni, autosabotaggi e meccanismi di difesa che chi ha fatto un po' di lavoro su di sé riconoscerà facilmente. 
Ed è proprio questo che rende la sua voce così autentica e, a tratti, anche scomoda.

Durata totale della lettura: Sei giorni
Bevanda consigliata: Granita al limone
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Raffaella Silvestri


"Come mi era capitato in altri momenti importanti, vedevo le cose da fuori oppure mi ossessionavo sui microdettagli infelici."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio



venerdì 16 ottobre 2026

Recensione: Parigi dalla mia finestra

 

Parigi dalla ia finestra
di Colette

Prezzo cartaceo: € 18,00
Pagine: 180
Traduzione a cura di: Elvira Petruccelli

Parigi, Seconda guerra mondiale. Il conflitto nella vita quoti­diana, vissuto non dai soldati ma da una donna, la cui artrite comincia a immobilizzarla. Le restrizioni e gli espedienti per aggirarle o per fingere di dimenticarle, il mercato nero, il sistema di “trucchi e baratti”, il mutuo soccorso che unisce gli abitanti del Palais-Royal, le distrazioni (soprattutto la let­tura), le mostre (di bambole antiche, di farfalle), le piccole vite comuni, e poi i ricordi di infanzia, la casa natale e i pensieri sugli animali, anch’essi vittime e sottoposti a privazioni… Ritratti di momenti scomparsi che la storia non sempre ha saputo conservare, ma che Colette, con la sua rara acutezza, ha saputo cogliere e rendere eterni.



Ci sono libri che raccontano una città e altri che riescono a farcela vivere. Parigi dalla mia finestra di Colette appartiene, secondo me, proprio a questa seconda categoria. Attraverso le sue parole, l'autrice ci accompagna alla scoperta di una Parigi osservata dalla sua finestra, fatta di paesaggi, persone, colori, ricordi e piccoli momenti della vita quotidiana.

La cosa che mi ha colpito di più è il modo in cui Colette riesce a trasformare anche i dettagli più semplici in qualcosa di speciale. La sua attenzione verso ciò che la circonda mi ha fatto riflettere su quanto sia importante fermarsi ogni tanto e osservare meglio il mondo. Personalmente, ho trovato molto bello questo suo modo di guardare la realtà con curiosità e meraviglia.

La scrittura è elegante, delicata e ricca di immagini. Durante la lettura ho avuto spesso la sensazione di essere affacciata anch'io alla finestra insieme all'autrice e di poter vedere Parigi attraverso i suoi occhi. Le descrizioni riescono a creare delle immagini molto vivide e rendono l'atmosfera del libro particolarmente piacevole.

Mi è piaciuto molto anche il rapporto che Colette ha con la città. Non racconta soltanto i luoghi, ma soprattutto le emozioni che questi suscitano in lei. Parigi diventa così qualcosa di più di una semplice città: sembra quasi una presenza viva, con cui l'autrice dialoga attraverso i ricordi e le osservazioni quotidiane.

Un altro elemento che ho apprezzato è la dimensione personale del libro. Le riflessioni di Colette fanno sentire il lettore vicino all'autrice e permettono di conoscere il suo modo di pensare e di osservare la vita. A me è sembrato quasi di entrare per qualche momento nel suo mondo e di condividere il suo punto di vista.

Parigi dalla mia finestra mi è piaciuto perché è un libro capace di trasformare la quotidianità in qualcosa di poetico. La lettura mi ha lasciato una sensazione piacevole e mi ha fatto venire voglia di guardare con più attenzione i luoghi che mi circondano. 

Durata della lettura: Una settimana
Bevanda consigliata: Cafè au lait
Formato consigliato: Cartaceo  
Età di lettura consigliata: dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato: La piazza, di Annie Ernaux

 

« Pigra, ma accorta, innamorata dei campanili attorniati dai piccioni, dei lavatoi lungo il fiume, dei viali ombreggiati dai tigli, ho visto insomma ben pochi paesi. Non ne dimentico molto e non ne desidero di più».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio