giovedì 13 dicembre 2018

Recensione: Aglio, olio e assassino



Aglio, olio e assassino
di Pino Imperatore

Editore:  DEA
Prezzo cartaceo: 15,00 € 
Pagine: 368


Nell’affascinante quartiere di Mergellina, Francesco e Peppe Vitiello gestiscono la premiata trattoria Parthenope, dispensando buoni piatti e aneddoti ancor più saporiti. L’ispettore Gianni Scapece, amante della cucina non meno che delle donne, lavora nel commissariato appena aperto di fronte al locale e dove si racconta che viva il fantasma di una vedova allegra. Per lui è un ritorno a casa, perché in quel quartiere ci è nato, e nell’ospitalità dei Vitiello ritrova il calore e la veracità che aveva perduto. Nelle settimane che precedono il Natale, però, Napoli è scossa dall’omicidio di un ragazzo, il cui corpo viene letteralmente “condito” dall’assassino con aglio, olio e peperoncino. Perché un rituale così macabro? Quale messaggio nasconde? Per trovare la risposta, l’ispettore dovrà scavare tra simboli, leggende e credenze della cultura partenopea, aiutato dalla tenacia del suo capo, il commissario Carlo Improta, e dalle scoppiettanti intuizioni dei Vitiello. In un romanzo che mescola con sapienza la commedia e l’indagine poliziesca, Pino Imperatore dirige un formidabile coro di passioni e allegria, di bassezze e colpi di genio. Un’avvincente corsa contro il tempo, con uno straordinario, pirotecnico finale.




Ve le ricordate le avventure tragicomiche della famiglia camorrista Esposito? Io ne avevo sentito parlare con entusiasmo da parte di altri lettori e la mia curiosità per quel libro è sempre stata molto alta. Quando ho visto che Pino Esposito aveva da poco pubblicato un altro romanzo ho deciso che era l'occasione giusta per scoprire questo scrittore. E ne sono stata davvero felice!

Siamo di fronte ad un giallo un po' fuori dagli schemi. L'ispettore Gianni Scapece si ritrova ad affrontare una indagine alquanto insolita: il cadavere che gli capita tra le mani è quello di un uomo che è stato condito con aglio, olio e peperoncino. Letteralmente.

Ora, potete capire già da questa premessa che quello che mi sono ritrovata tra le mani non è il solito poliziesco. Perché da un lato abbiamo questa punta di ironia, di situazioni al limite dell'irrealtà che il povero ispettore Scapece si trova ad affrontare. Dall'altro, abbiamo un'indagine con i controfiocchi. Già, perché non dovete affatto farvi confondere dalla situazione irreale dell'omicidio condito tipo un piatto di spaghetti: l'assassino è furbo, e l'indagine sarà ben più complicata di quello che potete pensare di primo acchito.

In una Napoli descritta talmente bene da far innamorare chiunque, Pino Esposito realizza un giallo di classe, ironico e ben costruito - e non solo dal punto di vista dell’indagine. Anche i personaggi che ne popolano le pagine sono ritratti magistralmente - dalla famiglia Vitiello ai colleghi di Scapece, Carlo Improta e Ivan Cafiero (poveraccio, ma la polizia paga i pellegrinaggi a Lourdes per i propri agenti? No, perché lui ne avrebbe bisogno!).

Un giallo che si legge tutto d’un fiato, e che lascia satolli come un buon piatto di pasta. E che ti fa venir voglia di prendere il bigliettino da visita, per consigliarlo ad altri ma anche per tornarci (leggesi: spero proprio che questo sia solo il primo di una serie di libri dedicato all’ispettore Scapece!)

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata:  Spremuta di agrumi
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni





"Un ispettore di polizia scapolo incallito, un commissario con la faccia da duro e due maestri della cucina napoletana con la battuta sempre pronta: la squadra investigativa più divertente del giallo italiano!"


                                            

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