martedì 19 maggio 2020

Recensione: L'isola dei senza memoria

L'isola dei senza memoria
di Yoko Ogawa

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 24
Pagine: 250



In un tempo non precisato, su un’isola senza nome l’intera popolazione progressivamente smette di ricordare. Come per un’inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l’idea di qualcosa, quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l’altro, l’epidemia colpisce tutto e tutti. Nottetempo un guizzo inatteso, e gli uccelli è come se non esistessero più: cancellati dalla mente, vibrano nell’aria come meteore senza senso. Che cos’erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos’era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose? Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai. Gli abitanti dell’isola non ricordano più i traghetti, non sanno più andarsene. Gli abitanti dell’isola non ricordano più la funzione di gambe e braccia, non sanno più muoversi. Gli abitanti dell’isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull’oblio collettivo, perseguitando chi, per cause misteriose, non riesce a dimenticare. Vigila e perseguita chi dei libri vorrebbe ancora servirsi, come un’autrice e il suo editore, impegnati a difendere la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza.
Nell’Isola dei senza memoria di Yoko Ogawa la dimenticanza si fa regime totalitario, sistema di sorveglianza, come nelle migliori distopie e nelle peggiori deviazioni del reale. Una fiaba allegorica e oscura, terribilmente vera, sul potere della memoria e la devastazione generata dalla sua perdita, che equivale alla perdita dell’umanità; sulla speranza della letteratura come ultima traccia del nostro labile passaggio sulla Terra. Yoko Ogawa scrive così il surreale libro nero di un mondo in cui il divenire è svuotamento e la vita persecuzione; in cui alienazione e separazione dal senso sono le uniche costanti nel buio grottesco della natura umana.


Una storia molto particolare, un'isola su cui le cose scompaiono, non per caso ma per forza. Una realtà distopica in cui non solo le cose materiali ma anche i ricordi, i suoni, gli odori si annullano dalla vita e dalla memoria dei residenti.

La sparizione del giorno sembra essere decisa dalla polizia segreta, che oltre a far sparire la musica, le fotografie, i romanzi quasi magicamente, ne cancella ogni ricordo dalla memoria, di modo che una volta sparito il braccio destro ad esempio, questo non potesse più essere utilizzato e le persone non ne potessero riconoscere l'uso precedente. 
In questa situazione si trova la protagonista, la cui madre è stata portata via perché una delle poche a trattenere i ricordi, l'unico amico è il nonno che vive su un traghetto, che ormai non viaggia più.
Il nonno è una figura estremamente dolce e attenta alla signorina sua amica, pieno di attenzioni e parole di conforto.
L'altro personaggio che veniamo a conoscere è R. , l'editore della protagonista che scrive romanzi. Sappiamo pochissimo di questo uomo, solo che a quanto pare ricorda tutto e questo è purtroppo illegale e va quindi salvato e nascosto.
Un romanzo molto particolare, diverso da qualunque cosa io abbia letto in precedenza. Una scrittura fatata e pulita, che crea un immaginario completo di suoni forme e colori ma soprattutto di freddo e distacco: ancora prima che inizi a nevicare nel romanzo, l'autrice regala una sensazione di gelo a noi e al mondo che crea.
Un romanzo di riflessione sulla perdita dei ricordi, delle sensazioni e della memoria in generale quando si vive in un regime totalitario che decide tutto. Le reazioni delle persone sono molto diverse fra loro, chi placido acconsente a tutto e chi lotta per i propri ricordi e la propria univocità, chi vuole salvare a ogni costo i ricordi, nascondendoli in posti inaccessibili e obbligando chi perde i ricordi a ricordare.
Un testo che consiglio soprattutto a chi ha apprezzato i romanzi della Atwood o chi ha visto Il racconto dell'ancella (The Handmaid's tale), uno stile particolare e a tratti inquietante che forse ci regala domande e non risposte ribadendo l'importanza della perdita nella vita.



Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata: Succo d'arancia
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 16 anni 



      "No, non esiste questo pericolo: il cuore non ha contorni definiti né confini insuperabili. 
È in grado di accogliere ogni forma e può scendere a qualsiasi profondità. 
Anche per i ricordi funziona così."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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