lunedì 24 luglio 2017

Recensione: L'uomo del treno


L'uomo del treno

di Fabrizio Altieri

Editore: Il battello a vapore
Prezzo Cartaceo: € 15,00 
Pagine: 303



Andrea, un professore di matematica ebreo. L'Orso, imperscrutabile fumatore di sigari. Giuliana, che attraverso l'obiettivo vede un mondo diverso. Piero, un giovane che vive di espedienti. Un intreccio di destini durante la Shoah, quando piccoli gesti hanno fatto diventare eroi persone comuni.



Un libro davvero carino, ben scritto e che ha il merito di coinvolgere i giovani lettori, nelle cupe atmosfere del 1943. L’Orso (così è definito il protagonista, a causa del suo carattere schivo), è un falegname che gestisce una piccola industria. Ogni giorno, lui, e i suoi dipendenti vedono passare dei treni strani. All’inizio, i lavoratori, non ci avevano prestato troppa attenzione. Passavano veloci e non si faceva in tempo a vedere cosa trasportassero. C’erano delle fessure, nei vagoni, ma non si riusciva comunque a distinguere cosa ci fosse dentro. Vacche o maiali o polli non si capiva. La frequenza dei treni, negli ultimi tempi, era parecchio aumentata. Passavano quasi tutte le settimane, con dentro quegli occhi sempre uguali che guardavano fuori. E fuori gli uomini dell’Orso smettevano di lavorare per guardarli. Non si sentiva mai una voce, o un gemito provenire da lì dentro, forse per via dello sferragliare del treno, ma tutti erano sicuri che anche se ci fosse stato silenzio, non si sarebbe sentito nulla lo stesso. Bastava l’urlo di quegli occhi per coprire il frastuono del treno. Da questo momento in poi, l’Orso, i suoi uomini e Giuliana (un’impiegata della falegnameria, con la passione per la fotografia), saranno protagonisti di un tentativo di salvataggio verso i poveri deportati. L’Orso doveva saperlo di chi erano quegli occhi, Giuliana glielo avrebbe chiesto e gli avrebbe chiesto anche dove, li portavano e perché lui aveva voluto quelle foto. L’Orso era importante da quelle parti e doveva sapere per forza cosa stava accadendo. L’idea dell’Orso, sarà quella di costruire un falso vagone del treno, perfettamente uguale a un vagone tedesco, però fatto di legno; il falegname avrebbe fatto in modo che il treno si fermasse vicino allo scambio del binario morto, un paio di chilometri prima della falegnameria. A quel punto i partigiani avrebbero distratto i tedeschi e i falegnami avrebbero scambiato l’ultimo vagone del treno con il loro e l’avrebbero portato al sicuro nel bosco, dove finisce il binario morto. Una lettura toccante, che insegna ai giovani a non dimenticare un periodo tanto crudele della nostra storia. Quel periodo in cui, anche i tempi dei verbi erano stati cambiati dalla guerra, non si facevano mai le domande al presente, c’era solo l’imperfetto, c’era una prima e si dava per certo che ora ognuno stesse facendo qualcosa di diverso da quello che faceva prima, che fosse egli stesso qualcosa di diverso. Gli operai facevano i caporali, gli impiegati facevano i partigiani, le donne costruivano bombe nelle fabbriche vuote di uomini. Nessuno faceva ciò cui era inizialmente destinato, in quel tempo. Nel romanzo, conoscerete anche un personaggio chiave (non voglio svegliare troppi dettagli, per non togliervi il gusto della lettura), pur tuttavia, posso dire, che l’idea di scrivere questo libro, è nata quando un amico dell’autore gli ha parlato della storia del professor Borsuk, un professore di matematica che insegnava all’università di Varsavia. Quando l’università fu chiusa durante l’occupazione nazista, si trovò a fare il negoziante per sopravvivere e in quel periodo terribile inventò un gioco da tavolo ancora oggi in commercio. Un intreccio di destini, che merita di essere raccontato e annoverato.


Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Smoothie al kiwi
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 12 anni
Sito dell'autore: Fabrizio Altieri







  "  Una storia per ricordare che la Shoah
 non uccise la speranza."



                            

2 commenti:

  1. Grazie per la recensione, è davvero bella. Ah, sono l'autore ;)

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  2. Molto piacere, e grazie a lei per il commento. Il libro è davvero ben scritto, un ottimo strumento, per avvicinare i ragazzi alla storia.

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