lunedì 15 giugno 2026

Recensione: Supernova

 


Supernova
Quando nasce una madre: le trasformazioni di cui nessuno ti ha mai parlato
di Nina Gigante
 Editore: Aboca Edizioni
Prezzo cartaceo: € 22
Pagine: 240

Diventare madre non è un interruttore che si accende con il parto, ma un evento cosmico fatto di collasso e rinascita insieme.
Un libro per ripensare il concetto di maternità e smontare i miti più tossici della nostra cultura.

Quando nasce un bambino, tutti gli sguardi sono rivolti a lui. I manuali di gravidanza ci spiegano come curare il cordone ombelicale, come interpretare i pianti e affrontare le notti insonni. 
Ma cosa succede alla donna che lo ha appena messo al mondo? Dove finisce la persona che è stata per decenni e chi è la sconosciuta che ora abita il suo corpo? 
In Supernova, la giornalista Nina Gigante analizza la trasformazione più radicale, complessa e ignorata nella vita di una donna. Con una scrittura onesta, poetica e documentata, ci svela che diventare madri non è un interruttore che si accende all’istante con il parto. È un evento cosmico che prevede un collasso e una rinascita insieme, proprio come una supernova, un’esplosione da cui si genera un universo nuovo. Attraverso un intreccio illuminante di neuroscienze, antropologia, psicologia, femminismo e vissuto personale, questo libro ci regala le parole che ci sono finora mancate per descrivere questa metamorfosi, a partire dal concetto rivoluzionario di matrescenza – un processo profondo e turbolento, paragonabile all’adolescenza – per smontare, via via, i miti più tossici della nostra cultura e indagare le verità più scomode del post partum. Accetteremo che l’amore e la cura si imparano nella relazione, e non sentirsi “subito madri” non fa di noi delle madri sbagliate. Ci concederemo il diritto di provare ambivalenza, rabbia, fatica e persino pentimento. Reclameremo la necessità di un tempo lento, riscoprendo le reti di cura e le tradizioni dimenticate in una società che ci vuole subito performanti. Impareremo che la gravidanza e la cura non “rimbambiscono” il cervello, ma lo riorganizzano e lo specializzano. Infine condivideremo il peso del carico mentale e della solitudine per riportare la maternità al centro del discorso politico e sociale. Supernova non è l’ennesimo libro su come crescere un figlio felice.
È una mappa essenziale per chi si sente fuori fuoco, per chi non si riconosce più e per chi vuole abitare la propria maternità con consapevolezza, libertà e una gioia nuova, ruvida e autentica.




Che siate già madri, che vogliate diventarlo o che non vogliate saperne di avere dei figli, Supernova è una lettura che non può mancare nella vostra libreria. 
Con lucidità, serietà e onestà, Nina Gigante ci restituisce una riflessione sulla maternità lontana dai luoghi comuni e dalla narrazione dominante nella società attuale, ancora troppo spesso marcata da un'impronta patriarcale e bambino-centrica. 
Concetto chiave che permea l'intero testo è che diventare madre è un processo, non uno stato di fatto che si acquisisce di diritto con la gravidanza o subito dopo il parto, così come le tante sfumature collegate a questo enorme cambiamento umano. Si parla infatti non di maternità, quanto di matrescenza, ad indicare una fase della vita per alcuni aspetti paragonabile all'adolescenza in termini di cambiamenti fisici, ormonali e identitari, che prosegue per anni, se non per l'intero arco della vita di una donna. Già con questa scelta lessicale, Nina Gigante si erge contro i falsi miti e tabù del diventare madri, ancora troppo spesso taciuti e dati per accettabili in quanto socialmente condivisi. Proprio come la supernova del titolo, infatti, l'esperienza della matrescenza è tanto un'esplosione straordinaria di luce quanto un accumularsi di detriti di un'identità femminile passata tutta da ricostruire. Ed è proprio da lì che occorre partire, ponendo la donna diventata madre al centro della narrazione e non esclusivamente il suo bambino o la sua bambina. Una necessità messa in luce in modo esplicito nella seconda sezione del libro, dedicata proprio al cosiddetto quarto trimestre, ossia il primo periodo che segue il parto e la nascita, troppo spesso relegato a una dimensione individuale in cui la "mamma" esiste unicamente in funzione di suo figlio, nel suo ruolo di accudimento. 
Un saggio, un reportage, un diario personale: una bussola per ritrovarsi in uno dei più straordinari vissuti umani, avendo il coraggio di riconoscere e convivere anche con emozioni e stati d'animo scomodi, come rabbia, frustrazione e tristezza, per brillare di luce nuova in un universo di cura e attenzione reciproca. 

Durata totale della lettura: cinque giorni
Bevanda consigliata: succo al mango
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni



"Nessuna mappa è definitiva, tantomeno questa mia. Ma una cosa, in questi quattro anni di matrescenza incarnata, studio, esplosione e ricomposizione, l’ho capita: nessuna di noi può farlo da sola. La cura non è mai stata un fatto individuale. È una costellazione, o non è. Ma allora perché è ancora così difficile dirlo? Oggi possiamo parlare di aborto, di endometriosi, di contraccezione e menopausa con una certa libertà. Ma se diciamo che fare figli è faticoso, che a volte non ce la facciamo, che abbiamo paura, ci si stringe intorno il silenzio. Come se la madre fosse ancora una figura mitica, non pienamente umana."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 12 giugno 2026

Recensione: Il Calamity Club



  Il Calamity Club

 di Kathryn Stockett

 Editore: Mondadori
 Prezzo: €24
 Pagine: 744
 Titolo originale: The Calamity Club
 Traduzione a cura di: Isabella Polli
 

 Dall’autrice di The Help, bestseller da 15 milioni di copie nel mondo, una storia indimenticabile di resilienza e amicizia, un inno alla forza delle donne e alla loro capacità di trasformare persino una calamità in un nuovo inizio. Mississippi, 1933. A soli undici anni, Margot “Meg” Lefleur ha imparato a sue spese che non può fidarsi di nessuno. Dal giorno in cui improvvisamente la sua adorata madre, Charlie, non è tornata a casa, Meg è diventata una delle bambine “non adottabili” dell’orfanotrofio della città, dove lotta ogni giorno per non perdere la speranza e mantenere vivo il suo spirito indomito. “È la speranza una creatura alata” recita una meravigliosa poesia che ha imparato a memoria. E quella poesia le ricorda la sua mamma. Quando incontra Birdie, Meg ha finalmente la sensazione che qualcuno si preoccupi davvero del suo futuro. È stata la disperazione a portare Birdie lì a Oxford: la Grande Depressione stringe la sua morsa e, se non paga le rate arretrate del mutuo, rischia di finire in mezzo alla strada. La giovane intende chiedere un prestito alla sorella, che ha sposato l’erede dei Tartt, una famiglia ricca e ben introdotta nei salotti dell’alta società. Molto presto, però, si rende conto che il loro benessere non è altro che una facciata sostenuta da un’impalcatura di bugie. Ma un giorno il caso conduce Charlie davanti alla porta di Birdie. Vittima di un sistema che l’ha ridotta sul lastrico per poi portarle via la figlia, Charlie non ha più nulla, tranne la sua intraprendenza. E propone a Birdie un piano audace ed estremamente rischioso, che potrebbe però risolvere i problemi di entrambe. È un’alleanza insolita, quella che si crea in casa Tartt, eppure fortissima, come accade tra persone che possono contare solo su ciò che hanno da darsi reciprocamente, sfidando ipocrisie e convenzioni. E, in un momento in cui alle donne viene negato ogni diritto, il loro piccolo atto di ribellione porterà conseguenze che non avrebbero mai immaginato… Arguto, commovente e irresistibilmente ironico, Il Calamity Club è una storia indimenticabile di resilienza e amicizia, un inno alla forza delle donne e alla loro capacità di trasformare persino una calamità in un nuovo inizio. 




Quando Mondadori mi ha gentilmente inviato questo libro, li avevo avvertiti che avrei impiegato un po’ di tempo a leggerlo, visto che si tratta di un vero e proprio “mattoncino”. E invece… l’ho divorato a una velocità impressionante. 
Purtroppo non ho letto The Help, ma avevo visto il magnifico film tratto dal romanzo, quindi avevo davvero voglia di leggere qualcosa di Kathryn Stockett – e le aspettative non sono state deluse. 
Il libro è ambientato negli anni ’30, nel Mississippi, nel pieno del Proibizionismo (immaginate bottiglie di alcol nascoste sotto le case o dentro scomparti segreti dei mobili) e di una società fortemente oppressiva. La “Lega contro il vizio” impone rigide regole morali: alle donne non è concesso studiare o lavorare, il loro unico scopo è sposarsi e fare figli, e solo all’interno della stessa “razza”. 
Al centro della storia troviamo la piccola Meg, undici anni, abbandonata inspiegabilmente dalla madre e costretta a vivere in un orfanotrofio. Qui è sotto il controllo della terribile Miss Garnett, direttrice dell’istituto e presidente della Lega, che la tratta duramente, le nega l’istruzione e la rinchiude in stanze fredde e piene di muffa. 
Parallelamente seguiamo anche Florence, una donna che si ritrova improvvisamente con la sorellina arrivata dal Delta – una terra calda, polverosa e dura. E proprio Birdie, la più piccola, è senza dubbio il mio personaggio preferito: apparentemente timida, con i suoi vestiti logori e l’aria dimessa, nasconde in realtà un talento incredibile come contabile. Riesce a farsi voler bene da tutti e, soprattutto, ha una grinta davvero invidiabile. È lei il vero perno attorno a cui ruota il romanzo: nonostante debba affrontare i propri conflitti morali e anche l’invidia della sorella, è capace di salvare tante anime con una forza silenziosa ma straordinaria. 
Un altro aspetto che ho apprezzato molto è la ricerca storica: accurata, interessante, ma mai pesante o eccessiva al punto da rallentare la lettura. Anzi, si imparano tantissime cose lungo il percorso, anche su temi inaspettati come la prostituzione, con dettagli e terminologie dell’epoca che non mi sarei mai aspettata di scoprire (e che immagino siano stati anche particolarmente divertenti da tradurre). 

Ma il vero cuore del romanzo è la sorellanza: l’aiuto reciproco tra donne, la capacità di rimboccarsi le maniche per sostenersi, salvandosi a vicenda e restando unite anche nei momenti più difficili. Le scene in cui queste donne provenienti da mondi diversi e con storie completamente differenti, si ritrovano attorno a un tavolo sono tra le più belle in assoluto: autentiche, potenti e profondamente emozionanti. 

Non voglio svelare troppo, ma posso dire che questo romanzo ha davvero tutto: donne costrette a reinventarsi per sopravvivere, donne segnate da paure e ferite inflitte dalla vita e dagli uomini, ma anche capaci di reagire con forza. Ci sono le prime volte, i primi amori, i primi contatti con l’alcol, la scoperta della sessualità e delle malattie, e ci sono donne che lottano per studiare, persino per diventare medico, in un mondo che vorrebbe impedirglielo. 
È un romanzo che costruisce un universo ricco di legami profondi, con una trama avvincente che non perde mai il filo e spinge a girare pagina dopo pagina senza riuscire a fermarsi. La scrittura è coinvolgente, a tratti anche ironica, soprattutto grazie al sarcasmo di una ragazzina che, nonostante i suoi undici anni, ha già visto troppo. 
Un romanzo davvero favoloso: non volevo finisse mai. 

Durata totale della lettura: Dieci giorni
Bevanda consigliata: Tisana al tiglio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Kathryn Stockett
Consigliato a chi ha apprezzato: Come brace coperta di Alice Malerba


" A loro non importa niente delle donne Birdie. Giuro che quando avrò il mio studio le cose cambieranno."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 10 giugno 2026

Recensione: La figlia preferita

 

La figlia preferita
di Morgan Dick

Prezzo Cartaceo: €19,00
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 372
Titolo originale: Favorite Daughter
Traduzione a cura di: Silvia Castoldi

Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. 

Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non di sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre a ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha fatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe.

La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto.



Mickey ed Arlo sono sorellastre, ma nella realtà dei fatti sono due sconosciute.

Due vite totalmente differenti. Michelle, Mickey per chi la conosce, è una semplice  maestra d’asilo, ama profondamente il suo lavoro e ci mette tutta se stessa, forse fin troppo. Riesce infatti a farsi sospendere quando in buona fede riaccompagna il piccolo Ian a casa perché la giovane mamma del piccolo non si presenta a prenderlo a scuola. Non ha un rapporto stretto con sua madre e il padre è  andato via di casa quando lei era solo una bambina. Arlo, o Charlotte, viceversa, ha una vita agiata, è un’affermata psicoterapeuta, ama la sua famiglia. 
Ma un giorno, all’improvviso la vita di entrambe cambia drasticamente: loro padre decide di lasciare tutto il suo patrimonio, ben cinque milioni, a Mickey, escludendo totalmente Arlo dal testamento. Mickey è sconvolta, suo padre cerca in qualche modo di sanare, di ripagare l’assenza dalla sua vita? In ogni caso potrà avere quei soldi solo ad una condizione: che concluda un ciclo di sedute da una psicoterapeuta designata. Anche Arlo è sconvolta, anche se, ovviamente, non in positivo: lei che ha accudito il padre durante la malattia, che lo ha visto spegnersi, è stata esclusa dal testamento? Le sembra una cosa folle. Quello che entrambe ignorano è che Michelle dovrà affrontare le sedute proprio da Charlotte, è proprio lei la psicoterapeuta designata dal padre. 

Da qui parte il tutto, Mickey Morris comincia le sedute, Arlo cerca di capire perché suo padre non le ha lasciato proprio niente, va a parlare con “‘ex moglie di suo padre, la madre di Michelle, pensando che potesse aver lasciato tutto a lei. Non si dà pace. 

Ma a cosa porteranno queste sedute di psicoterapia? Faranno sì che le due giovani si riconoscano, si odino, si amino? Qual era lo scopo del padre? Perché farle incontrare?  Dovrete leggerlo per andare a fondo a questa storia!

Ho apprezzato particolarmente la scrittura di Morgan Dick, scorrevole e d’impatto, non annoia mai il lettore. Un romanzo che scorre veloce tra sfortuna e fortuna, tra dipendenze e problemi familiari. Mi ha colpito molto anche il modo in cui vengono descritte le personalità dei personaggi, che sembrano prendere vita dalla penna dell’autore. 

Consigliato!

Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Website dell'autore: Morgan Dick
Consigliato a chi è piaciuto: I numeri non dicono bugie, di Claudia Mincione 



"Le aveva costrette ad incontrarsi - due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso - nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 8 giugno 2026

Recensione: Il club delle mogli dei serial killer

 

Il club delle mogli dei serial killer

di Elizabeth Arnott

Prezzo Cartaceo: € 9,90
Pagine: 320
Titolo originale: The secret lives of murderers wives
Traduzione a cura di: Eleonora Motta

Tutti conoscono gli uomini che uccidono… Ma chi racconta la storia delle donne che li hanno amati?


Tre donne, un legame indistruttibile, una caccia al killer.


«Mad Men incontra Zodiac.»
Abigail Dean

«Una penna magnifica.»
Emilia Hart

«Una storia irresistibile su un trio di detective improvvisate senza eguali.»
Charmaine Wilkerson

È un’estate torrida nella California degli anni Sessanta e tre donne hanno stretto un’amicizia improbabile. Beverley, Elsie e Margot sembrano condurre vite idilliache, ma dietro i sorrisi di facciata e le piscine scintillanti si nasconde una cruda verità: i loro mariti sono tra i più famigerati serial killer del Paese. Tra pettegolezzi di vicinato e dita puntate, lottano per costruirsi una nuova esistenza. L’ingenua Beverley cresce due bambini piccoli sotto l’ombra dei crimini del padre. L’ambiziosa Elsie è determinata a farsi un nome in una redazione dominata dagli uomini, mentre Margot, la ragazza delle feste di Hollywood, ha un debole per il margarita al mattino, nella speranza di soffocare la vergogna del tradimento del suo ex marito. Ma quando una serie di omicidi locali finisce sulle prime pagine dei giornali, queste donne, sottovalutate e ignorate, vengono catapultate in un’indagine tutta loro. In fin dei conti, chi meglio di chi ha condiviso la vita con un assassino può riuscire a catturarne uno?


Ci sono innumerevoli storie che raccontano i serial killer, la loro psicologia, i loro crimini e l'ossessione collettiva che continuano a esercitare sull'immaginario pubblico. Molto più rare sono invece le narrazioni che spostano lo sguardo su chi è rimasto nell'ombra. sulle persone che hanno condiviso la vita con quei mostri senza conoscerne davvero il volto. Il club delle mogli dei serial killer di Elizabeth Arnott parte proprio da questa prospettiva insolita e affascinante, trasformando un thriller investigativo in una riflessione sulle conseguenze del male e sul peso della colpa per associazione.

Ambientato nella California degli anni Sessanta, il romanzo ci presenta tre donne profondamente diverse tra loro, Beverley, Elsie e Margot. Unite da un destino che nessuno sceglierebbe, cercano di ricostruire la propria identità dopo aver scoperto che gli uomini che amavano erano responsabili di crimini atroci. Quando una nuova serie di omicidi scuote la comunità, le tre protagoniste si ritrovano coinvolte in un'indagine che le costringerà a confrontarsi ancora una volta con il proprio passato.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il modo in cui l'autrice ribalta il punto di vista tradizionale del genere. I serial killer, pur essendo il motore della vicenda, restano quasi sullo sfondo. Al centro della scena ci sono invece le donne, con le loro fragilità, la rabbia, il senso di vergogna e il desiderio di essere viste come individui e non come semplici estensioni dei loro ex mariti. La Arnott esplora con sensibilità il tema dello stigma sociale, mostrando quanto sia difficile liberarsi da un'etichetta imposta dagli altri.

La ricostruzione dell'epoca contribuisce in maniera significativa all'atmosfera del romanzo. La California assolata degli anni Sessanta appare luminosa in superficie ma attraversata da profonde contraddizioni. Dietro le villette perfette, i cocktail a bordo piscina e l'illusione del sogno americano si nasconde una società fortemente patriarcale, nella quale le donne devono continuamente lottare per essere ascoltate e credute. Questo contesto rende particolarmente credibile il percorso delle protagoniste, costrette a farsi spazio in un mondo che tende a sottovalutarle.

Anche il rapporto tra Beverley, Elsie e Margot rappresenta uno dei punti di forza del libro. Più che la componente investigativa, è proprio l'evoluzione della loro amicizia a catturare l'attenzione del lettore. Le tre donne non sono eroine perfette, commettono errori, si scontrano, si giudicano e si sostengono a vicenda. La loro umanità rende la narrazione coinvolgente e conferisce profondità emotiva a una trama che avrebbe potuto limitarsi al puro intrattenimento.

Dal punto di vista stilistico, l’autrice adotta una scrittura scorrevole e cinematografica, capace di alternare momenti di tensione a passaggi più intimi dedicati alla crescita personale delle protagoniste. Il ritmo è ben calibrato e mantiene viva la curiosità senza rinunciare alla caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Chi cerca un thriller ricco di colpi di scena potrebbe trovare la componente investigativa meno centrale rispetto alle aspettative. Tuttavia, il vero interesse del romanzo non risiede tanto nel mistero da risolvere quanto nell'analisi delle sue protagoniste e nelle dinamiche che le legano. È un libro che utilizza il giallo come strumento per raccontare resilienza, emancipazione e ricerca di una nuova identità.

Il club delle mogli dei serial killer è dunque una lettura originale che riesce a distinguersi all'interno di un genere spesso affollato da schemi ricorrenti. Elizabeth Arnott offre una prospettiva fresca e intelligente, ricordandoci che dietro ogni storia criminale esistono anche altre vittime, spesso dimenticate. Un romanzo che unisce suspense, critica sociale e personaggi femminili memorabili, lasciando al lettore più di uno spunto di riflessione una volta voltata l'ultima pagina.

Durata  della lettura:  5 giorni
Bevanda consigliata: Limonata ghiacciata
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Webebsite dell'autrice: elizabetharnottwrites
Consigliato a chi è piaciuto: Ragazze in frantumi di Karin Slaughter


 

 “ Non tutte le colpe si commettono, alcune si ereditano anche solo per aver amato la persona sbagliata. “


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 5 giugno 2026

Recensione: Smettila di parlare, inizia a fare!

 


Smettila di parlare, inizia a fare!
di Chiara Theresa Cheung

Prezzo cartaceo: € 12,50
Pagine: 256
Titolo originale: Walk Your Talk
Traduzione: Andrea Gatti


Il modo in cui vivi racconta davvero chi sei

Quattro settimane, una nuova versione di te

Traccia i tuoi progressi. Mantieni la motivazione. Trova la tua forza. Diventa il tuo cambiamento.

Il programma in quattro settimane per uscire dalla tua testa e rivoluzionare la tua vita

Il vero successo e la felicità non derivano da rivelazioni improvvise, epifanie o affermazioni positive. A contare davvero è ciò che fai: le tue abitudini e le tue azioni quotidiane. In questa guida pratica, l’autrice bestseller Theresa Cheung ti mostra come trasformare radicalmente la tua vita in sole quattro settimane, grazie a 22 “Power Moves” appositamente progettate, testate e collaudate per te. Da quelle apparentemente più semplici, come svegliarsi in modo naturale o smettere di seguire qualcuno che ha un’influenza tossica su di te; a sfide più impegnative e scientificamente provate per aumentare la resilienza fisica e mentale, come esercizi di respirazione nasale o strategie per affrontare le sfide di ogni giorno.



Se siete alla ricerca di un libro chiaro, ben scritto e dal taglio pratico per dare una svolta alla vostra vita, Smettila di parlare, inizia a fare fa proprio al caso vostro. Lungi dall'essere l'ennesimo manuale di auto-aiuto o una bibbia rivelatrice dei poteri dell'autoanalisi e della meditazione, l'ultima uscita di Theresa Cheung è improntata all'azione e alla concretezza, come già suggerisce il titolo. 
Si tratta infatti di un vero e proprio programma di azioni da inserire gradualmente nella propria quotidianità, settimana per settimana per un mese intero, per idealmente poi integrarle per sempre nella propria vita. Strutturato in modo organizzato e motivante, il libro ci presenta ben 22 power moves da mettere in atto in determinati momenti della giornata: non fatevi spaventare dall'apparente quantità di azioni da seguire perché leggendo vi renderete presto conto che si tratta quasi più di lungimiranti consigli e buone pratiche che magari almeno in parte già seguiamo nelle nostre vite, che non di azioni rivoluzionarie. Si parte dalla prima settimana, con 8 power moves da eseguire al mattino, per proseguire con altre 4 da integrare nella routine serale, concludendo con ulteriori 8 nella terza con un focus più verso le interazioni con gli altri e il mondo esterno e un'ultima finale nella quarta settimana, che invita a raccogliere i benefici di tutte le power moves precedenti compiendo nuovamente un passo verso la propria interiorità. 
Allora, cosa state aspettando? Che vi facciate conquistare dalla power move che invita a iniziare la giornata stiracchiandosi e saltellando per la casa, a quella che ci porterà sull'erba a piedi nudi il risultato è assicurato: a fine lettura sarete sicuramente una persona diversa, molto probabilmente migliore di quella di ieri. 

Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata:  caffè americano
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni



"La parola inglese "listen" contiene le stesse lettere di "silent". 
Se resti in silenzio e assorbi ciò che un'altra persona ti sta dicendo, il dono che le stai facendo è la tua piena attenzione e la tua empatia."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 3 giugno 2026

Recensione: Matrimonio con delitto

 

Matrimonio con delitto 

di Alessandra Carnevali Marzia Elisabetta Polacco

Prezzo Cartaceo: €12,90
Pagine: 288

Un nuovo caso per L’agenzia dei cuori in fuga.

A Poggiobecco è tempo di fiori d’arancio… E di omicidi inaspettati.

Lorenzo e Greta, tra litigi e false piste, si ritrovano a indagare. Anche questa volta il cuore e l’istinto saranno gli ingredienti vincenti?


A Poggiobecco, la Vigilia di Natale porta con sé un annuncio importante: Lodovica e Gustavo hanno deciso di sposarsi in primavera. Per Greta, damigella d’onore, dovrebbe essere solo un periodo di prove abito, fiori e assaggi di torta da condividere – non senza qualche tensione irrisolta – con Lorenzo, ormai suo compagno di vita e di indagini. L’arrivo della famosa wedding planner, Tatiana Cecchetti, e del socio Bernie trasforma però l’organizzazione del matrimonio in un campo minato: litigi, alleanze improvvise e vecchi risentimenti agitano il paese, mentre la campagna elettorale di Gustavo aggiunge altra benzina al fuoco. Quando un evento drammatico sconvolge il paese, Lodovica finisce al centro di un caso che rischia di far saltare le nozze e di dividere la famiglia. Per proteggerla, a Greta viene affidata un’indagine “innocua”: la sparizione di un nano da giardino appartenente all’eccentrica Santina. Ma ben presto quello che sembra un piccolo mistero si intreccia con segreti di famiglia, denaro nascosto, conti truccati e relazioni pericolose, e Greta e Lorenzo si ritrovano a fare i conti con un puzzle che coinvolge chi conoscono da sempre... e chi forse non hanno mai davvero capito...


Matrimonio con delitto è uno di quei gialli che riescono a mescolare mistero e vita quotidiana senza mai far sentire il lettore fuori posto. Le autrici Alessandra Carnevali e Marzia Elisabetta Polacco costruiscono una storia che si legge con piacere, perché non si limita al caso da risolvere, ma ci porta dentro un piccolo mondo fatto di relazioni, tensioni e segreti che emergono un passo alla volta.

Siamo a Poggiobecco, dove l’atmosfera natalizia e l’annuncio di un matrimonio importante dovrebbero portare solo gioia e preparativi. In realtà, come spesso accade nei romanzi ben riusciti, dietro le apparenze si muove qualcosa di molto meno rassicurante. Il paese diventa quasi un piccolo palcoscenico in cui ognuno interpreta un ruolo, ma non tutti mostrano davvero ciò che sono.

Greta e Lorenzo restano il punto più interessante della narrazione. La loro relazione non è mai “perfetta” o semplificata, si punzecchiano, si scontrano, ma proprio in questo continuo equilibrio instabile riescono a funzionare anche come coppia investigativa. Sono credibili perché reagiscono in modo umano a ciò che accade, senza diventare eroi infallibili.

Uno degli aspetti più piacevoli del libro è il modo in cui il mistero si sviluppa gradualmente. Si parte da qualcosa che sembra quasi marginale, quasi leggero, ma pagina dopo pagina la situazione si complica e si intreccia con dinamiche più profonde. È un tipo di costruzione narrativa che tiene alta la curiosità senza bisogno di forzare colpi di scena eccessivi.

Lo stile è semplice e fluido, molto adatto a una lettura di intrattenimento, i dialoghi scorrono bene e aiutano a entrare subito nelle scene senza appesantire la narrazione. È uno di quei romanzi che si leggono con facilità ma che allo stesso tempo riescono a creare un piccolo legame con l’ambiente e i personaggi.

Interessante anche il tema delle apparenze, quasi nessuno è davvero quello che sembra e il romanzo gioca proprio su questa distanza tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde. È un elemento che aggiunge profondità senza togliere leggerezza alla lettura.

Matrimonio con delitto è quindi una lettura piacevole e scorrevole, perfetta per chi ama i gialli ambientati in contesti di provincia, dove il mistero si intreccia alla vita delle persone e ogni dettaglio può diventare una chiave per capire qualcosa in più. Non punta a stupire con effetti speciali, ma a intrattenere con intelligenza e ritmo, e in questo riesce decisamente bene.

Durata  della lettura:  6 giorni
Bevanda consigliata: succo di arancia
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La cena dei sospetti di Alessia Gazzola


 

Anche nel giorno perfetto, basta un dettaglio fuori posto per trasformare un sogno in un delitto. “



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 1 giugno 2026

Recensione: L'internato


L'internato
di Sebastian Fitzek

Editore: Fazi Editore
Titolo Originale: Der Insasse
Prezzo Cartaceo: € 19,50 
Prezzo E-book:  € 10,99 
Pagine: 288 
Traduzione a cura di: Sveva Lizza
  

Un bambino è scomparso.

È trascorso un anno.

Chi potrebbe sapere la verità tace.

Till Berkhoff è condannato all’atroce agonia di non sapere cosa sia successo davvero a suo figlio. Il piccolo Max è svanito nel nulla ormai da un anno, e senza un colpevole, una sentenza, una verità che possa restituire pace o giustizia, il dolore dei suoi genitori è diventato insopportabile. Un uomo, recluso in un ospedale psichiatrico dopo aver confessato due orribili infanticidi, potrebbe essere responsabile anche della scomparsa di Max, ma non sarà facile ottenere la sua confessione. Quando ogni pista si esaurisce, quando le indagini si arenano in uno straziante silenzio, nella mente di Till si profila un’idea tanto audace quanto inquietante: l’unica speranza di ottenere la verità... è guardare in faccia l’orrore.

Tra i corridoi claustrofobici di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, il confine tra verità e follia si assottiglia pericolosamente. E più Till si addentra in questo universo disturbante più è costretto a chiedersi quanto è disposto a sacrificare per trovare le risposte che cerca.

L’internato è un viaggio tra gli abissi della psiche umana, l’odissea emotiva di una mente in fuga dai propri mostri. Con il ritmo incalzante e i colpi di scena che lo hanno reso uno dei maestri del thriller psicologico moderno, Sebastian Fitzek intesse una trama che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso, giocando con le paure più profonde di ognuno di noi e con l’irresistibile anelito alla verità che abita la nostra anima.



Till Berkhoff faceva il pompiere e a causa della sua indole piuttosto impulsiva era stato retrocesso alla guida dell’ambulanza, ma questo non gli importava, perché la sua vera ragione di vita non era di certo il suo lavoro ma suo figlio Max. Max aveva sei anni e quella sera aveva appena finito di montare il suo Millennium Falcon di Lego e di soppiatto era arrivato nell’ufficio di Till con la sua opera, che teneva tra le mani come una reliquia. Max avrebbe voluto mostrare la costruzione alla sua vicina Anna, di cui era innamorato, anche se la ragazza aveva già 17 anni, ma la madre non gli aveva dato il permesso perciò Max aveva deciso di tentare la sorte chiedendo la stessa cosa al papà che gli permise di uscire. Max tutto contento si vestì e uscì di casa, appena giunto sulla strada incontra un corriere che sta spingendo a fatica un carrello colmo di pacchi che gli chiede indicazioni su un indirizzo, Max era stato preparato ai malintenzionati, sapeva di non dover andare con gli sconosciuti, sapeva che se qualcuno fosse andato a prenderlo a scuola dicendo che lo mandavano mamma e papà avrebbe dovuto chiedere la parola d’ordine, ma in questo caso era diverso, il fattorino aveva bisogno di aiuto e Max sapeva esattamente dove si trovasse il civico 65. Max non tornò mai più a casa. Un anno dopo, l'uomo accusato del rapimento di Max, chiamato anche il killer dell’incubatrice, si trova internato in una clinica psichiatrica, ha già ammesso la colpevolezza sul rapimento e l’omicidio di un’altra bambina e della madre ma sembra non avere alcuna intenzione di confessare cosa abbia fatto a Max e dove abbia nascosto il suo corpo. Per questo Till chiede aiuto a suo cognato Skania, commissario della polizia, per farsi internare in incognito nella stessa clinica del killer. Skania inizialmente non ha alcuna intenzione di assecondare la follia di Till ma finisce per cedere, d’altro canto gli vuole bene, Till ha perso tutto e riuscire a trovare il corpo di suo figlio sarebbe l’unico modo per dargli finalmente un minimo di pace. Till viene portato in clinica con l’identità di Patrick Winter, matematico finanziario che il giorno precedente, non sopportando più la perdita del figlio Jonas, si cosparge di benzina e tenta il suicidio dandosi fuoco durante la riunione dei genitori all’asilo dove portava il figlio. Il piano di Till non è affatto semplice ma è l’unica opportunità che ha per mettere luce sulla scomparsa di suo figlio, ma scoprirà in fretta che all’interno della clinica c’è chi sta aspettando proprio Patrick Winter, impaziente di ucciderlo. Till si ritroverà a dover combattere non solo con il proprio passato ma anche con quello della sua nuova identità. Chi è Patrick Winter? Di cosa è colpevole? Forse la scelta di farsi internare è stata troppo affrettata e Till si è infilato in una situazione da cui potrebbe non riuscire a scappare mai più. Ancora una volta Fitzek non delude, un nuovo thriller psicologico crudo e imprevedibile che gioca con la mente del lettore. Se siete fan di Fitzek è scontato dire che nulla è come sembra, ma pur ormai conoscendo bene il suo stile di scrittura, ancora una volta riesce a sconvolgere il lettore con una serie di falsi indizi, colpi di scena e un finale scioccante. Un racconto ipnotico al limite tra realtà, percezione e inganno. I suoi personaggi sono ambigui e manipolatori, c’è qualcuno di cui ci si possa fidare davvero?



Durata  della lettura:  4 giorni
Bevanda consigliata: Panaché
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Mimica, Sebastian Fitzek


"Oggi il ragazzino nell’incubatrice mi ha rivelato il suo nome. Non riuscivo neanche a capirlo da quanto sangue aveva in bocca. Ma sono quasi sicuro che si chiami Max."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio