venerdì 19 giugno 2026

Recensione: Assassinio a World's end

 

Assassinio a World's end
di Ross Montgomery

Editore: Longanesi
Prezzo Cartaceo: € 18,60 
Prezzo E-book:  € 9,99 
Pagine: 336
Traduzione a cura di: Amerigo Dercenno
  

Cornovaglia, 1910. Mentre l’Europa attende con trepidazione il passaggio notturno della cometa di Halley, convinta che sia foriera di un’immane catastrofe, il visconte di World’s End prende la profezia molto sul serio. Nella notte fatidica decide di sigillare la sua villa, al centro di un’isola, e di barricarsi dentro con tutti gli ospiti, sperando così di sopravvivere all’apocalisse.

Il mattino successivo, il mondo è ancora al proprio posto. Ma il visconte non più.
Giace privo di vita nello studio, il volto trafitto da una freccia. I sospetti si indirizzano sull’ultimo arrivato, Stephen Pike, giovane e timido valletto appena uscito dal riformatorio. C’è solo una persona che crede nella sua innocenza: Miss Decima, l’ottantenne prozia del visconte. Lingua tagliente, mente affilatissima, sprezzo delle convenzioni, Miss Decima coglie la dipartita del nipote come un gustoso rompicapo da sciogliere a ogni costo.
Tra paure collettive, rancori famigliari e segreti, in una comunità isolata dall’alta marea prende vita una brillante indagine colma di sorprese, animata da personaggi incantevoli e pervasa da uno squisito sense of humour.



Assassinio a World's End è stato per me una lettura davvero piacevole e coinvolgente. Fin dalle prime pagine ho apprezzato la scrittura, che ho trovato molto scorrevole e accattivante. Il ritmo è ben costruito e la storia riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, grazie a una trama ricca di misteri e colpi di scena.

Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente è stato il protagonista, Stephen Pike. È impossibile non empatizzare subito con lui: è un ragazzo sfortunato che, dopo aver trascorso due anni in carcere, cerca di ricostruirsi una vita e di lasciarsi alle spalle gli errori del passato. Fin dall'inizio si percepisce il suo sincero desiderio di redenzione, e questo lo rende un personaggio molto umano e facile da comprendere.

Particolarmente toccante è il rapporto che Stephen aveva con la nonna. Il ragazzo si era unito a una banda proprio nel tentativo di procurarsi il denaro necessario per aiutarla durante la malattia, ma il destino è stato crudele: mentre lui era in carcere, la nonna è morta e lui non ha più avuto la possibilità di rivederla. Questo legame affettivo trova un interessante riflesso nel rapporto che Stephen sviluppa con Miss Decima, l'anziana nobildonna presso la quale viene assunto come cameriere. Tra i due nasce una sintonia speciale che rappresenta uno degli elementi più belli del romanzo.

La storia prende avvio con un mistero intrigante. Stephen viene convocato a lavorare presso la famiglia World's End direttamente da Miss Decima, all'insaputa degli altri parenti, perché la donna desidera essere libera di osservare il passaggio della cometa di Halley. Miss Decima è odiata da tutta la famiglia e confinata nei piani alti del castello, circondata da domestiche terrorizzate dalla sua fama di donna scorbutica e maligna. Tuttavia, dietro questa reputazione si nasconde un personaggio molto più complesso e affascinante.

Ho apprezzato molto anche la caratterizzazione dei membri della famiglia e degli altri ospiti presenti al castello. Ognuno possiede tratti ben definiti e memorabili: il visconte eccentrico convinto che il passaggio della cometa annunci la fine del mondo, l'avido cugino Edwin, la manipolatrice Lettice, il piccolo Gilbert, capriccioso e maleducato, il contrammiraglio sempre alle prese con l'alcol e il misterioso tedesco Wolf Müller, la cui presenza contribuisce ad aumentare l'atmosfera di sospetto che aleggia sulla vicenda. Tutti questi personaggi hanno motivazioni, segreti e comportamenti che rendono difficile capire di chi ci si possa davvero fidare.

Il caos esplode quando, la mattina successiva al passaggio della cometa, il visconte viene trovato assassinato nella sua stanza chiusa e blindata dall'interno da una balestra. Era stata una sua precisa decisione quella di far rinchiudere tutti nelle proprie stanze durante la notte, rendendo il delitto ancora più enigmatico. Come prevedibile, i sospetti ricadono immediatamente su Stephen, arrivato al castello soltanto il giorno prima e già segnato da un passato criminale.

Ho trovato particolarmente divertente la coppia investigativa formata da Stephen e Miss Decima. L'intelligenza e l'acume dell'anziana nobildonna guidano il giovane protagonista, che scopre di possedere un notevole spirito di osservazione. Per riuscire a raccogliere indizi prima dell'investigatore Jarvis, già convinto della colpevolezza di Stephen, i due si avvalgono anche dell'aiuto della serva Temperance, dando vita a un trio molto riuscito.

La trama è intrigante, divertente e ricca di sorprese. Dopo il primo omicidio, infatti, la situazione si complica ulteriormente con altri delitti che sconvolgono il castello e aumentano la suspense. Ogni nuova morte porta alla luce segreti nascosti e rende sempre più difficile individuare il vero colpevole. Ho apprezzato il modo in cui l'autore riesce a mantenere alta la tensione, spingendo il lettore a cambiare continuamente idea sui possibili responsabili.

Ho trovato molto bello anche il finale, capace di chiudere la vicenda in modo soddisfacente e coerente con tutti gli indizi disseminati nel corso della storia.

In conclusione, Assassinio a World's End è un giallo coinvolgente, con personaggi ben costruiti, un mistero avvincente e una forte componente umana. Ciò che mi resterà più impresso è la speciale amicizia che nasce tra una nobildonna emarginata dalla propria famiglia e un giovane servitore in cerca di una seconda possibilità: un rapporto che dona alla storia profondità ed emozione oltre al puro intreccio investigativo.

Durata della lettura:   Una settimane 
Bevanda consigliata:    Sidro alla mela speziato caldo
Formato consigliato:    Cartaceo  
Età di lettura consigliata:   dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato: Dieci piccoli indiani, Agatha Christie



«   Prendi il mio miglior cappello e la carrozzella, Stephen. Abbiamo una scena del crimine da perlustrare ».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 17 giugno 2026

Recensione: L'arte di mettere in ordine i pensieri

   

L'arte di mettere in ordine i pensieri
di Toyama Shigehiko

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: €18,00
Pagine: 272
Titolo originale: Shiko no seirigaku
Traduzione a cura di: Giuseppe Garassino
 

Pubblicato per la prima volta nel 1983, L’arte di mettere in ordine i pensieri è un classico della saggistica giapponese, e come tutti i classici riesce a parlarci con forza immutata anche a distanza di tempo: decenni dopo, nell’era del sovraccarico informativo e dell’intelligenza artificiale, è utile più che mai a ricordarci che la conoscenza, da sola, non equivale alla saggezza; anzi, più accumuliamo nozioni, più è facile smettere di pensare veramente.

Se infatti siamo stati educati a essere alianti, addestrati cioè a seguire le istruzioni ma incapaci di sollevarci senza un traino esterno, oggi la sopravvivenza intellettuale e professionale appartiene agli aeroplani, ossia a coloro che sanno generare una spinta autonoma, trasformando la conoscenza passiva in una creazione autentica, personale e libera. In un panorama dominato da macchine che archiviano e riproducono dati con una velocità e una precisione che non potremo mai eguagliare, la vera sfida risiede nel rivendicare il valore dell’originalità. Toyama mostra come coltivare questa spinta propulsiva attraverso semplici pratiche: lasciare che le idee «fermentino» nel tempo con il coraggio della pazienza, imparare quando prendersi una pausa da un problema e usare l’oblio selettivo come strumento per sbarazzarsi del superfluo e mantenere la mente lucida e creativa.

In parte manuale pratico e in parte saggio filosofico, L’arte di mettere in ordine i pensieri è una cassetta degli attrezzi per nutrire il pensiero indipendente e insieme un invito a riscoprire la «realtà primaria» dell’esperienza lontano dalla cultura della produttività, a ritornare alle abitudini analogiche e all’attenzione profonda: non per fare di più, ma per pensare meglio e vivere con maggiore chiarezza.



Mi sono lanciata su L’arte di mettere in ordine i pensieri di Toyama Shigehiko sulla scia della mia imperturbabile fedeltà alla primissima Marie Kondo di Il magico potere del riordino, bibbia alla quale periodicamente attingo per stroncare sul nascere la mia tendenza all’accumulo.  

È indubbio che ci troviamo in un’epoca di eccesso di informazioni: dati, notizie, immagini, che ci piovono addosso, ma che andiamo anche a cercare in prima persona. Mi piace sempre un po’ vedere le nostre teste come dei contenitori di idee e pensieri, alimentati da quello che ci mettiamo in saccoccia durante le nostre esperienze. Come se avessimo uno zainone sulle spalle, in cui raccogliamo incontri, persone, luoghi, libri, suoni, immagini. E però ad un certo punto può succedere che questi zainoni strabordino, cosa che ancor di più accade oggi nella nostra perenne immersione nel digitale.

Ed è qui che entra in scena Toyama Shigehiko. 

All’inizio della lettura ero un po’ scettica: come avrebbe potuto aiutarmi a mettere ordine nei pensieri un saggio scritto nel 1983, all’alba della rivoluzione digitale?

Alcuni spunti sono piuttosto difficili da mettere in pratica. Un esempio? Toyama ci dice che il momento in cui siamo più produttivi è il mattino prima di colazione. Come potremmo allora aumentare la nostra produttività alla luce di questo dato? Semplice: posticipando la colazione…all’ora di pranzo! Ecco, qui, per me, non ci siamo proprio.

Proseguendo la lettura, però, si trovano suggerimenti interessanti e applicabili anche alla quotidianità del 2026. Ho imparato che idee e pensieri hanno bisogno di tempo per fermentare e bisogna avere pazienza, tanta pazienza. Ho imparato che un unico argomento è troppo, e che le contaminazioni sono sacre. Ho imparato che sì, è sempre una buona idea avere un taccuino o un’agenda con sé, ma che se non si impara a selezionare, catalogare e riordinare, potrebbe non servire a granché. Ho imparato anche che le idee migliori nascono sempre in tre luoghi. Quali siano, però, lo lascio scoprire a voi.

Ah, quasi dimenticavo. Ho anche imparato che in giapponese esiste un termine che indica la pratica di acquistare libri senza poi trovare il tempo di leggerli, accumulandoli: tsundoku. Se siete su questo blog, sospetto che siate della cricca anche voi.

Durata della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Una tazza di tè bancha
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il magico potere del riordino, di Marie Kondo
, e L'arte della semplicità, di Dominique Loreau



"Resta allora una domanda: come ampliare il più possibile il tempo "prima di colazione"?”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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