martedì 14 agosto 2018

Recensione: Sharp Objects


Sharp Objects
di Gillian Flynn

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: € 19,00
Pagine: 350
Titolo originale: Sharp Objects




Otto anni dopo essere andata via da Wind Gap, la cittadina soffocante in cui è nata e cresciuta, Camille Preaker lascia Chicago per tornare in quel minuscolo avamposto cattolico del Missouri battista, luogo sperso nel nulla, dove la gente si illude di sapere come stare al mondo. È il giornale per cui lavora a spedirla laggiù, in seguito alla scomparsa della piccola Natalie Keene. Caso che somiglia a quello di un’altra bambina svanita nel nulla poco tempo prima, ricomparsa il giorno dopo nel letto di un torrente, strangolata. Aveva solo nove anni. Anche il cadavere di Natalie viene rinvenuto ben presto e la comunità di Wind Gap deve arrendersi all’evidenza: la mano che si è abbattuta con brutale meticolosità sulle due bambine è la stessa. A rivelarlo è un unico, macabro dettaglio. Con caparbietà, Camille porta avanti la propria indagine sfidando le rigide norme sociali di una cittadina bigotta e pettegola, ma soprattutto è costretta ad affrontare la madre, una donna fredda e manipolatrice, ammirata dai vicini e temuta dentro casa, da cui era fuggita ancora ragazza. L’inchiesta si gonfia come un fiume in piena e Camille non è più in grado di tenere a freno i ricordi e il male che contengono. Sofisticato thriller psicologico dal ritmo pulsante, il romanzo di Gillian Flynn indaga i risvolti oscuri delle relazioni tra sorelle, madri e figlie e mette in scena una figura femminile che attraversa l’inferno con occhi nuovi, sorprendente protagonista – così il Guardian – di “un viaggio indimenticabile, gelido e illuminante”.




Camille Preaker, giornalista del Chicago Daily Post, viene inviata al suo villaggio natale, Wind Gap, per scrivere un articolo sulla scomparsa di una bambina. Pur riluttante parte e da questo momento iniziamo a capire che il suo rapporto con la piccola cittadina ma, soprattutto con la propria famiglia, la fa stare molto male. La Flynn, con la sua nota abilità, riesce a farci conoscere la protagonista un poco alla volta, svelandone lentamente le caratteristiche. Attraverso i ricordi di un'infanzia infelice, con una madre molto strana, il cui atteggiamento nei confronti delle figlie, oltre a Camille c'è una sorella all'inizio praticamente invisibile agli occhi della giornalista, è incomprensibile. Il patrigno rappresenta una figura quasi inesistente, sempre molto curato, perso in un suo mondo tranquillo e distaccato. La famiglia è molto benestante, anzi, ricchissima e, nonostante questo, profondamente infelice. Ma torniamo al dramma della scomparsa di cui si deve occupare Camille. La bambina aveva solo nove anni e viene ritrovata strangolata, così come un'altra bambina scomparsa e ritrovata assassinata allo stesso modo tempo prima. Indubbiamente c'è un legame tra le due morti ma la polizia brancola nel buio, apparentemente. Mano a mano che si prosegue nella lettura, si scoprono segreti, legami e intrecci tra le persone che abitano nella comunità e ogni dettaglio svela un risvolto inquietante, fino alla fine del libro. Gillian Flynn ha un'abilità innata nel descrivere la psicologia di ogni personaggio, anche il più marginale. Riesce a scavare nei meandri della personalità di ognuno e a far combaciare ogni singolo pezzo del puzzle senza mai perdere coerenza. E, al tempo stesso, senza svelare nulla, lasciando al lettore la curiosità di scoprire un poco alla volta il mistero celato tra le righe del libro. Non solo un giallo, un thriller, un poliziesco, come si voglia definirlo. Un thriller psicologico, forse è la definizione che più mi sembra affine, come per il precedente libro della Flynn che avevo letto, L'amore bugiardo, nulla è come appare all'inizio. Si percepisce che ci sono dei segreti, dei risvolti nel carattere di ogni personaggio che ancora non sono visibili o percepibili ma che si possono scoprire solo proseguendo nella lettura. Non riuscivo letteralmente a staccarmi dal libro dedicando alla lettura ogni momento libero pur di proseguire e scoprire cosa sarebbe successo nelle pagine a seguire. Una lettura avvincente, inquietante, che mette a nudo le caratteristiche più profonde dell'animo e della mente umana. Lo consiglio vivamente e credo che leggerò anche gli altri suoi libri, Sulla pelle e Nei luoghi oscuri. Inoltre non vedo l'ora di guardare anche la miniserie tv tratta dal romanzo e prodotta dalla HBO in programmazione da metà settembre in Italia.
 



Durata totale della lettura: 4 giorni
Bevanda consigliata: Spremuta di agrumi con ghiaccio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Sito dell'autore: Gillian Flynn








      "Sono gli altri a farci del male o siamo noi stessi gli artefici delle nostre sofferenze?"
 


lunedì 13 agosto 2018

Recensione IRO IRO


Iro Iro - Il Giappone tra pop e sublime
di Giorgio Amitrano


Editore: DeAgostini
Prezzo cartaceo: € 16,00
Prezzo ebook: € 8,99
Pagine:  256
Genere:  viaggi, Giappone

Dalla voce di uno dei suoi studiosi più autorevoli, un viaggio sentimentale nel Giappone reale e in quello letterario, nato da un amore lungo una vita e raccontato con straordinaria poesia. Iro in giapponese significa colore. Iro iro, raddoppiato, è una miscellanea variopinta, un insieme articolato e sorprendente. E così è questo libro, che accompagna il lettore in un viaggio inaspettato e iridescente attraverso la vita, la cultura e le contraddizioni di un Paese che esprime forse più di qualsiasi altro l’inesauribile varietà delle emozioni, delle atmosfere, dei possibili modi di essere. Scopriamo un popolo capace di provare il più innocente stupore infantile e allo stesso tempo di elaborare inquietanti perversioni; di emozionarsi davanti al glorioso splendore della fioritura dei ciliegi fino a provarne quasi paura; di correre verso il futuro a velocità ineguagliabili ma anche di rinnovare, con una costanza senza tempo, i riti della tradizione più antica. Dalle radici storiche della passione giapponese per il canto a una serata magica in un karaoke bar insieme a una scrittrice famosa; dagli imprevedibili esiti di un esercizio di calligrafia in un monastero al sottile confine che separa realtà e fantasia nelle pagine degli scrittori contemporanei, Giorgio Amitrano – che per molti è la voce italiana di Murakami Haruki e Yoshimoto Banana – ci racconta il Giappone che ha imparato a conoscere e amare, al di là degli stereotipi, dei pregiudizi e delle cieche infatuazioni che da sempre l’Occidente coltiva nei confronti di questo Paese. Ci svela un Giappone autentico, sconosciuto, multiforme: il più vero.   





Un viaggio.
IRO IRO è un viaggio, creato dalle parole.
È il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho finito e chiuso il libro.
Un viaggio in cui l’autore mi ha accompagnata, cercando di spiegare, descrivere e narrare parti della cultura Giapponese, del suo modo di vivere e di pensare.
Amitrano mi ha preso per mano e trasportato NEL Giappone da lui studiato, tradotto e vissuto, ricco di emozioni e contraddizioni.
Mi sono trovata a ripensare ai Giapponesi in adorazione davanti ad un sakura (fiore di ciliegio) o intenti a scrivere kanji con un pennello; a quelli che riempiono le sale di pachinko o i vari karaoke.
Se siete appassionati del Sol Levante e ci siete già stati (come me), verrete completamente travolti da “cassetti mentali” che si aprono di continuo. Rivivrete i colori, gli odori e i sentimenti che avete provato camminando e muovendovi in Giappone.
Se, invece, non ne siete appassionati o non ci siete mai stati (ma ci vorreste andare!), chiuderete il libro e non potrete far altro che pensare: “Ho deciso, parto!


Tempo di lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: The Matcha
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
 




"Diciamo che ho semplicemente rivendicato il diritto di raccontarlo (il Giappone)"




domenica 12 agosto 2018

Recensione: Volpe




Volpe
di Alice D'Arrigo

Prezzo cartaceo: € 15,00
Prezzo Ebook: € 6,99
Pagine: 400
Genere: Narrativa Moderna

Mi gira la testa mentre ripenso a poco fa.
 Io e Markus Anderson ci siamo baciati.
 Ma in quale universo è realizzabile una cosa del genere?
 Non nel mio. Non nel suo.

Lei ha sedici anni, è un’anima schiva e solitaria e ha i capelli rosso fuoco: per questo, a scuola, tutti la chiamano Volpe. Lui è Markus, il più bello e carismatico della classe, quello che eccelle negli sport, pieno di ragazze, sempre al centro dell’attenzione. Lei vive in una fattoria, lui in una villa degna di un vip. Lei ama la musica country pop di Taylor Swift, lui il rock. Volpe e Markus sembrano davvero il giorno e la notte. Eppure, all’improvviso tutto cambia: a scuola arrivano Abby e il professor Johnson e per Volpe inizia una vita nuova; per la prima volta sarà costretta a mettersi in gioco e a fare i conti con la sua passione segreta per la musica, mentre il suo universo e quello di Markus entreranno in rotta di collisione. Faranno scintille? Tra amicizie complici, feste musicali, rivalità e rimescolii del cuore, Volpe scoprirà l’importanza di essere se stessa e di far parlare la voce dell’anima, a qualunque costo. E finalmente nascondersi non sarà più necessario.








Volpe ha i capelli rossi come il fuoco ed una passione sfrenata per la musica country, vive in una fattoria insieme ai suoi genitori ed a scuola non ha vita semplice. Non è facile essere un'adolescente quando tutti ti prendono di mira, quando il colore dei tuoi capelli ti rende unica in mezzo alla folla e facilmente riconoscibile, soprattutto quando tu vorresti essere invisibile. La sua vita è scandita dalla routine: aiuta i suoi genitori nella fattoria, studia e va dormire per ricominciare poi il giorno successivo. Segretamente però Volpe è innamorata del ragazzo più bello della scuola, Markus è il suo opposto, non potrebbero essere più diversi: popolare e ricco di famiglia, ama la musica rock e tutti guardano a lui per imitarne i gesti e gli atteggiamenti. Ma si sa la vita ci porta di fronte a nuove strade inaspettate e sarà così anche per Volpe e Markus. Volpe è un romanzo che parla direttamente al cuore dei più giovani descrivendone i primi battiti e i primi tormenti, ma soprattutto parla di come sia più facile affrontare la vita se ci si apre con gli altri. Alice D'Arrigo ha strutturato molto bene la storia e ha carraterizzato perfettamente i personaggi regalando al lettore una bella esperienza. Impossibile non farsi coinvolgere dalla storia di questa ragazza che con la sua genuinità riuscirà a far breccia nei cuori dei lettori. La lettura è stata piacevole, anche se a tratti le situazioni mi sono sembrate già viste in tutti quei romanzi young adult che hanno scalato le classifiche negli anni scorsi. In definitiva consiglio la lettura di questo romanzo a chi vuole una storia romantica da leggere magari in spiaggia al tramonto.


Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata: tè freddo alla rosa
Formato consigliato: cartaceo

Età di lettura consigliata: dai 16 anni






"I capelli rosso fuoco sono un tratto impossibile da dimenticare"

                      
   

                                     

sabato 11 agosto 2018

Recensione: La famiglia Aubrey



la famiglia aubrey
La famiglia Aubrey
di Rebecca West

Editore: Fazi Editore
Prezzo cartaceo: € 18,00
Prezzo Ebook: € 9,99
Pagine: 570
Genere: Narrativa Moderna

Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Nelle stanze della loro casa coloniale, fra un dialogo impegnato e una discussione accanita su un pentagramma, in sottofondo riecheggiano continuamente le note di un pianoforte; prima dell’ora del tè accanto al fuoco si fanno le scale e gli arpeggi, e a tavola non si legge, a meno che non sia un pezzo di papà appena pubblicato. Le preoccupazioni finanziarie sono all’ordine del giorno e a scuola i bambini sono sempre i più trasandati; d’altronde, anche la madre Clare, talentuosa pianista, non è mai ordinata e ben vestita come le altre mamme, e il padre Piers, quando non sta scrivendo in maniera febbrile nel suo studio, è impegnato a giocarsi il mobilio all’insaputa di tutti. Eppure, in quelle stanze aleggia un grande spirito, una strana allegria, l’umorismo costante di una famiglia unita, di persone capaci di trasformare il lavaggio dei capelli in un rito festoso e di trascorrere «un Natale particolarmente splendido, anche se noi eravamo particolarmente poveri». È una casa quasi tutta di donne, quella degli Aubrey: la figlia maggiore, Cordelia, tragicamente priva di talento quanto colma di velleità, le due gemelle Mary e Rose, due piccoli prodigi del piano, dotate di uno sguardo sagace più maturo della loro età, e il più giovane, Richard Quin, unico maschio coccolatissimo, che ancora non si sa «quale strumento sarà». E poi c’è l’amatissima cugina Rosamund, che in casa Aubrey trova rifugio. Tra musica, politica, sogni realizzati e sogni infranti, in questo primo volume della trilogia degli Aubrey, nell’arco di un decennio ognuno dei figli inizierà a intraprendere la propria strada, e così faranno, a modo loro, anche i genitori. Personaggi indimenticabili, un senso dell’umorismo pungente e un impareggiabile talento per la narrazione rendono La famiglia Aubrey un grande capolavoro da riscoprire.

«Uno dei migliori libri scritti nel Novecento. Sto parlando del suono che quel libro emette, del suo peso nella memoria, del suo modo di disporsi nel tempo, dei suoi colori, del suo modo di accoppiarsi con l’attenzione del lettore…».
Alessandro Baricco

«Rebecca West è stata una dei giganti della letteratura inglese e vi avrà un posto per sempre. Nessuno in questo secolo ha usato una prosa più abbagliante, o ha avuto più spirito, o ha osservato le tortuosità del carattere umano e gli aspetti del mondo in maniera più intelligente».
«The New Yorker»

«È improbabile che perfino il lettore più scrupoloso riesca a nominare una storia raccontata in modo tanto struggente e amorevole, o uno scritto più bello».
«The New York Times»

«La penna di Rebecca West era brillante quanto la mia, ma più selvaggia».
George Bernard Shaw








Nella famiglia Aubrey la musica è fondamentale: la madre Claire suona il piano, le due gemelle Mary e Rose hanno ereditato da lei il suo talento, al contrario la sorella maggiore Cordelia sembra un caso disperato, il talento del piccolo Richard Quin invece ancora non è ben chiaro alla famiglia. Entriamo in famiglia in un momento davvero delicato: il padre sta partendo per Londra per andare a sistemare le incombenze più urgenti per il trasferimento della famiglia, la tensione è palpabile, la moglie Claire ha paura che suo marito non riuscirà a fare tutte le cose promesse e che loro rimarranno bloccate in una situazione poco chiara ed incresciosa. Il romanzo è narrato da Rose, alter ego dell'autrice Rebecca West, che ricorda la sua infanzia e ne narra le vicende. L'intera narrazione è scandita dalla musica che sembra la vera protagonista, attorno alla quale ruotano le vite delle donne della famiglia Aubrey che tra sogni di grandezza infranti e note melodiose riescono a far breccia nel nostro cuore. Lo stile narrativo di Rebecca West è lento ed è inutile negare che questo tratto non è mai positivo soprattutto quando ci troviamo di fronte un tomo di oltre cinquecento pagine. Ma una tazza di tè ed una lezione di musica alla volta la storia entra nella mente del lettore, le vicende di questa famiglia ne catturano l'attenzione e rendono impossibile posare il romanzo sino alla conclusione di questo primo romanzo. Ho apprezzato molti lati di questo romanzo, una volta entrata in sintonia con la narrazione un po' più lenta mi sono lasciata cullare dalla voce di Rose e dalle loro vicende, la situazione economica non facile, le difficoltà degli innumerevoli spostamenti e l'amore per la musica ne sono solo alcuni esempi. Non vedo l'ora di poter leggere il seguito di questo romanzo, voglio ritrovare questa famiglia e voglio fermarmi a prendere una tazza di tè nel loro salotto.


Durata totale della lettura: quattro giorni
Bevanda consigliata: tè freddo alla menta
Formato consigliato: cartaceo

Età di lettura consigliata: dai 16 anni






"Una nuova saga familiare ha iniziato, siete pronti per entrare in famiglia?"

                      
   

                                     

venerdì 10 agosto 2018

5 cose che...

Eccoci ancora con la rubrica lanciata dal blog Twins Book Lovers, ovvero:


In questa rubrica i temi affrontati saranno molto vari, riguarderanno sempre il mondo dei libri, ma anche film, attori, serie tv…insomma…tutte cose che, da amanti dei libri, non potrete che approvare!

5 libri che vorrei leggere quest'estate





1. "Fidanzati dell'inverno" - Christelle Dabos

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell'arca "Anima", è una ragazza timida, goffa e un po' miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un'altra arca, "Polo", molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. 









2. Eleanor Oliphant sta benissimo

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene. Anzi: benissimo.









3. La famiglia Aubrey - Rebecca West

Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune: una famiglia di artisti. Poveri ma molto uniti, fanno fronte alle difficoltà quotidiane con grande spirito. Si spostano in continuazione a seconda dell'impiego del padre, Piers: giornalista e scrittore molto stimato, vive in un mondo tutto suo, ha un problema con la gestione del denaro e un debole per il gioco d'azzardo. È la madre Clare a tenere le fila: pianista dotatissima, ha rinunciato alla carriera per i figli; logorata ma mai abbattuta, ha trasmesso la sua passione per la musica anche a loro. Le due gemelle Mary e Rose sono due talenti precoci, votate al pianoforte, sveglie e disincantate. Il fratellino minore, Richard, è adorato e coccolato da tutti; e infine c'è Cordelia, la figlia maggiore: molto bella e naturalmente non priva di velleità artistiche, non è dotata come le sorelle ma è troppo ottusa per accorgersene. In questo primo romanzo, che copre un arco di dieci anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, fra vicende più o meno importanti i figli cominciano a prendere ognuno la propria strada e così anche i genitori.






4. "La felicità del cactus" - Sarah Haywood

Susan Green adora l'efficienza e la pianificazione. Con buona pace di famiglia e colleghi, che la trovano fredda e difficile da avvicinare. Ma la vita di Susan ha perfettamente senso... per Susan. Ha un appartamento a Londra tagliato su misura sulle sue esigenze, un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un accordo del tutto civile e congeniale che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza ricorrere a inutili sdolcinatezze. Guai perciò a tentare di abbozzare un qualsiasi coinvolgimento emotivo e accorciare le distanze: Susan punge, come i cactus che colleziona. Eppure, si sa, la vita sfugge a ogni controllo. Perciò quando Susan si trova a dover fronteggiare i due eventi più imprevedibili di tutti - un lutto e una gravidanza - il suo aplomb inizia a vacillare. Tutto il mondo sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei. Mentre, suo malgrado, si scopre a sorridere come una sciocca svenevole davanti a un banale referto medico, suo fratello Edward, che non ha mai combinato niente nella vita, finisce per ereditare quasi tutti i beni di famiglia. Ma proprio quando Susan inizierà a capire di non poter fare tutto da sola, riceverà aiuto dalle persone più insperate. E l'inflessibile femminista di ferro, la donna combattiva e spinosa come i suoi cactus, si troverà a fiorire.








5. "Il sognatore" - Laini Taylor

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie. "





La mia lista potrebbe dilungarsi ancora di taaaanto, fidatevi! Spero solo di riuscire nel mio intento e di leggerne almeno la metà di quelle elencate. Quali sono i libri che voi portereste volentieri sotto l'ombrellone?



Recensione: Una luce passeggera

Una luce passeggera
di Aldo Tanchis

Editore: 1000 e una notte
Prezzo Cartaceo: €10                                                                                                                            
Pagine: 119


Eolo, sardo risoluto e volitivo, lascia la sua terra per inseguire il miraggio della fortuna e della ricchezza nell'Etiopia dell'imperialismo fascista. Ad Addis Abeba conosce e sposa Liliana, una bellissima ragazza di Parma, che condividerà insieme a lui la tragica esperienza dei campi di prigionia. Finita la guerra, che gli è costata la perdita di tutti i suoi averi e la vita del figlio appena nato, torna in Sardegna, dove cercherà il riscatto diventando allevatore di bestiame. Durante una gelida notte in sella al suo cavallo inseguirà i briganti che gli hanno rubato il bestiame, ripercorrendo, in un intrecciarsi vorticoso di ricordi ed emozioni, facendo i conti col suo passato e il suo presente.





Ci troviamo in punta alla collina con un uomo e il suo cavallo, assieme a lui guardiamo giù verso la pianura il bestiame, la neve, le reazioni del cavallo, tutto ci viene descritto nei minimi dettagli senza interruzioni. Vedremo anche cosa succederà la sera anche se non è ancora avvenuto, perché l'uomo a cavallo sta immaginando tutto nella sua mente, sapendo già come le cose si evolveranno. Allo stesso tempo sta ricordando, di Liliana, della guerra in Etiopia, di quell'uomo che non aveva mai visto il mare. I suoi ricordi sembrano avvolti dalla dolcezza e dalla nostalgia, la guerra in Etiopia, il madamismo con Assede, tutto viene ricordato in un unico flusso di coscienza senza pause e confini. Mi ha ricordato molto il flusso di coscienza di Gao Xingjian. 
Alterniamo il racconto della ricerca del bestiame rubato ai soldati italiani in trincea e chi "fortunatamente" per una malattia al cuore veniva rimpatriato.
Una scelta stilistica particolare e sicuramente diversa dal solito che a me ha fatto apprezzare il breve romanzo che anche nelle poche pagine, racconta una parte della storia del nostro paese vista dagli occhi di chi l'ha vissuta, un evento purtroppo poco trattato nei libri di scuola.
Il finale però cambia completamente struttura, narratore e tempistica lasciandoci una goccia di sofferenza e delicatezza allo stesso tempo. Bel libro, forte e mascolino, molto particolare, da leggere tutto d'un fiato come il pensiero del sardo sul cavallo.


Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Latte caldo
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni









      "Non è che la fortuna è cieca, è che da noi la tengono lontana a fucilate!"


   

giovedì 9 agosto 2018

Recensione: Io non sono un albero. Storia di un esilio persiano

Io non sono un albero
Storia di un esilio persiano
di Madjidi Maryam

Editore: Bompiani
Prezzo Cartaceo: €13,60
Pagine: 192
Titolo originale: Marx et la Poupée



Iran, fine degli anni '70. I genitori di Maryam sono giovani, comunisti e innamorati del loro Paese. Ma l'Iran sta sprofondando verso uno dei regimi più oscurantisti dell'epoca moderna, e la famiglia è costretta a fuggire. Quando, a sei anni, Maryam raggiunge il padre in esilio in Francia, ad accoglierla è prima di tutto una nuova lingua, che lei subito rifiuta, per poi invece sceglierla come unico salvagente possibile, al punto da respingere ogni richiamo alle origini: ''Io non sono un albero, non ho radici''. Solo anni dopo, quando ai genitori ormai stanchi le parole iniziano a mancare, Maryam trova la forza di volgersi indietro, recuperando la lingua come unico strumento per ritrovare la memoria. Con una scrittura intessuta di poesia e di humour, Maryam Madjidi racconta come le radici possano essere un fardello, un'arma di seduzione, un incubo, un'inesauribile risorsa. Il ritorno pieno di strazio e di allegria nella Teheran contemporanea, il viaggio alla riscoperta delle voci perdute dell'Iran, il rifiuto e l'amore come poli fondamentali per la costruzione di ogni identità: questo mémoir è un viaggio di liberazione dall'esilio interiore in cui ogni figlio rischia di confinarsi se dimentica la propria lingua madre




Una madre e una figlia, anzi all'inizio una madre e una pancia. La nostra storia inizia con la bimba ancora nella pancia della madre. Una donna forte e caparbia, che scende a manifestare e si ribella, che organizza incontri politici clandestini, che presta la figlia ai suoi compagni di lotta per aiutarli a nascondere i documenti dato la bambina non verrà perquisita. Vediamo tutto dagli occhi della bambina, che vede i genitori più interessati alla causa che a lei, che mettono a rischio la loro vita ogni giorno. Suo padre però a un certo punto si ritrova invecchiato, con la paura di morire e non vuole più lottare per la causa. Si susseguono una miriade di storie sull'evoluzione del trattamento della donna in Iran, le Fatmah commando, le donne che puniscono chi non è completamente velato, i trucchetti per poter conoscere i ragazzi per strada senza dover incappare in conseguenze, l'inavvicinabilitá delle donne in carriera, obbligate a rimanere single perché troppo potenti per gli uomini iraniani. La figlia ormai adulta diventa una incantatrice di uomini, le basta poco con gli orientalisti, una poesia in persiano e una voce suadente. Forse la poesia è veramente l'unica cosa che è stata salvata dell'Iran.
La struttura del romanzo è molto particolare, si passa dalla prima alla terza persona, così come dal presente al passato in completa libertà. Gli eventi non sono in ordine cronologico ma ci dipingono un completo quadro della crescita della bambina e dei cambiamenti della madre. Alle volte il racconto è alternato da brevi storielle simili a favolette, che la bambina inventa che assomigliano molto alla sua svita di ogni giorno. 
La storia che ci viene raccontata è bellissima, una figlia corrosa dall'esilio a cui i genitori l'hanno forzata, la sua lotta per integrarsi nella nuova società senza parlarne la lingua. Il continuo odio e amore prima di tutto per i genitori che l'hanno fatta spostare ma poi per i due paesi, uno troppo occidentale e uno troppo poco, una lotta interiore fra il paese in cui essere libera e quello che si ama, la lingua della radice e quella del futuro e delle amicize.
Una scrittura estremamente poetica e romantica, piena di immagini bellissime. Decisamente consigliato.


Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Tè al limone e zenzero
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 15 anni









      "La tua educazione ha fatto di te una donna libera, non puoi più vivere qui..."


   
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