Germania di inizio Novecento.
Un villaggio sperduto tra le montagne, la campagna, i boschi, i colori dell’autunno.
Un sanatorio isolato, luogo di ritiro per curare malattie di polmoni, di corpo, della mente.
È qui che arriva Wojnicz, un giovane studente polacco malato di tubercolosi, che si allontana per la prima volta dal suo ambiente familiare per unirsi a un gruppo di personaggi originali ed alquanto eccentrici.
La vita nel sanatorio scorre tra trattamenti, passeggiate e lunghe discussioni filosofiche, ma presto l’atmosfera si fa inquieta: rumori inspiegabili che riecheggiano nella notte, porte e stanze che nascondono segreti, leggende locali che circolano tra i pazienti, un presunto suicidio (o forse non è un suicidio?).
In questo scenario sospeso tra cura e morte, tra realtà e suggestione, Wojnicz non solo esplora il mondo fuori dal suo ambiente familiare, ma inizia un viaggio ancora più profondo: alla scoperta di se stesso.
Questo libro ha tutti i temi che più mi appassionano, soprattutto nel periodo invernale: atmosfera gotica, immerso nella natura, scienza e superstizione, storia e filosofia, il tutto condito con un pizzico di ironia.
Le descrizioni sono incredibilmente dettagliate, e permettono al lettore di immergersi sin da subito nell’atmosfera e nei simbolismi del racconto.
Sembra quasi di guardare un film: ogni stanza, ogni paesaggio, ogni piccolo dettaglio contribuisce a creare un mondo vivido e sospeso tra realtà e immaginazione. I suoni della natura sono così coinvolgenti che possiamo quasi sentire il rumore dell’acqua che scorre mentre passeggiamo nei boschi con il protagonista.
L’aspetto più potente del libro è sicuramente l’atmosfera. Il villaggio immerso tra le montagne, la nebbia, il cimitero, la notte. A questo si accompagna una tensione costante, malinconica e cupa.
L’inquietudine e la curiosità del lettore crescono ma senza mai esagerare : suoni oscuri, personaggi stravaganti e misteriosi, ombre che appaiono e scompaiono, fino a un presunto suicidio che lascia però qualche dubbio. L’ambientazione mi ha sicuramente ricordato la Transilvania di Dracula.
Altra interessante particolarità la presenza di continui contrasti: il ruolo dell’uomo e della donna nella società del tempo, con una misoginia estrema al limite del ridicolo, e uno sguardo all’omoerotismo, ma anche scienza e superstizione, incontro tra razionale e sovrannaturale, e sicuramente l’evolvere precario della vita tra giovinezza e decadenza.
Da una parte la fragilità del corpo e la malattia fisica e mentale, dall’altro il contrasto con la forza di spirito e la voglia di vivere : il protagonista cerca di guarire dalla malattia affrontando pensieri sulla morte come se potesse giungere da un momento all’altro, nonostante la sua giovane età.
Questi contrasti e il tono onirico del racconto rendono la storia ancora più intensa, un’esperienza sospesa tra realtà e sogno, dove non è chiaro cosa sia reale, cosa leggenda, cosa allucinazione, cosa fantasia, lasciando il lettore avvolto in un’incertezza affascinante ed inquietante, che poi, forse, è riflesso dell’incertezza stessa della vita
Durata totale della lettura: otto giorni
Bevanda consigliata: the bianco fico e vaniglia
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
« Noi riteniamo che le cose più interessanti stiano sempre nell’ombra,
in ciò che non si vede »
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio