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venerdì 25 settembre 2026

Recensione: L'illusione del vuoto

 

L'illusione del vuoto
di Elena Dottini

Editore: Longanesi
Prezzo Cartaceo: €18,60
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 352


Mantova colta ed elegante. Mantova incastonata tra specchi d’acqua, antiche mura e silenzi. Silenzi anche sui propri segreti, specialmente i più oscuri. È qui che, sempre più riluttante e afflitto da una malinconia dalle radici profonde, si muove il vicequestore Michele Canfora, costretto un giorno a fare i conti con il male nascosto tra le tranquille vie della città e nelle vicine campagne, materializzatosi nel cadavere di un uomo rinchiuso in un bidone blu. Si tratta di Giacomo Arturi, vent’anni, un’esistenza non tutta alla luce del sole, e un patrigno ben noto alle forze dell’ordine.

Occorre quindi andare a stuzzicare quel silenzio, cercare risposte tra i volti e le vite di una città ricca e ombrosa. In questa indagine Canfora sarà aiutato non solo da Elias Tempofosco, giovane e talvolta improvvido agente di prima nomina affibbiatogli contro la sua volontà, ma anche da Cartone, informatore senzatetto che tutto vede senza essere visto, e che per il vicequestore avrà in serbo rivelazioni ben più esplosive del caso stesso...

Elena Dottini irrompe al suo esordio con un noir dalla voce squillante e sicura, capace di trasmettere ai suoi personaggi e alla città un calore e una verità che trascinano il lettore fino all’ultima pagina.



Mantova. Tra la nebbia della pianura padana, in un fosso ai margini della città, viene rinvenuto un barile blu, in cui viene trovato, il cadavere di Giacomo Arturi, un giovane studente universitario scomparso da qualche mese. Partono le indagini, e le informazioni che il vicequestore Michele Canfora, affiancato dal giovane e vivace agente Elias Tempofosco, riescono ad ottenere non sono molte e sono poco concrete: non possono certamente dar vita ad una pista da seguire.  
Canfora ha intenzione di scoprire la verità e risolvere il caso e per farlo è costretto a scavare a fondo, per far sì che tutti i segreti, nascosti sotto la facciata tranquilla della città, emergano una volta per tutte.
Il vicequestore, fa fronte a qualche escamotage di servizio e chiede aiuto a Cartone, un senzatetto che custodisce moltissimi segreti, grazie al suo essere invisibile, per così dire, non considerato: la gente, e soprattutto la gente “per bene”, guarda con noncuranza ai senzatetto e non gli dà nessun tipo d’importanza. 

Elena Dottini ha la grande capacità di raccontare una storia cupa e avvincente, facendo emergere una Mantova molto lontana e diversa da quella che conosciamo, elegante sì, città d'arte e di cultura,  ma al contempo cupa, silenziosa,  misteriosa e colma di segreti: il luogo perfetto per un delitto come quello del giovane Arturi. 

Con una scrittura brillante e pungente l’autrice riesce a coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine. Una storia estremamente coinvolgente, sia dal punto di vista della trama che dal punto di vista dei personaggi. Ogni personaggio ha infatti una storia interessante e profonda, in particolare in Vicequestore Canfora: diverso dallo stereotipo del detective che siamo abituati a vedere, è un uomo comune, segnato dalla vita, tormentato da un passato che cerca di dimenticare.

Ho apprezzato moltissimo la scrittura di Elena Dottini, il modo in cui sono raccontati gli eventi e i personaggi, che sono sicuramente il punto di forza del romanzo: strutturati, ben definiti e soprattutto umani, comuni e vicini al lettore. 

Un noir degno di nota che ci fa riflettere sul fatto che ogni persona ed ogni luogo potrebbe nascondere segreti importanti, proprio perché spesso questi ultimi, così come la verità, si nascondono in luoghi impensabili. 

Assolutamente consigliato, un esordio con i fiocchi. Attendiamo altri romanzi con ansia! 


Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La mezzaluna di sabbia, di Fausto Vitaliano



"Era stanco di quegli equilibri precari, di quella giostra che era la vita. Non sapeva più da che parte stare: prostrato dal mal di vivere o ancora sorretto da alcune, piccole contingenze?  "
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 21 settembre 2026

Recensione: Un volto nell'ombra

 

Un volto nell'ombra
di Robert Bryndza

Prezzo Cartaceo: €12,90
Prezzo Ebook: €6,99
Pagine: 352

Quello che nasce nel buio non teme la luce


Un soffitto crollato. Un cadavere. Quella che sembra una normale chiamata al 999 prende una piega inquietante quando l’ispettore capo Erika Foster arriva sul posto e scopre il corpo di una donna in un appartamento completamente vuoto, ripulito da ogni traccia di DNA. L’unico indizio arriva dalla scientifica: l’intera superficie del soffitto è ricoperta di residui di cocaina. I cani antidroga seguono l’odore fino a un misterioso locker all’esterno dell’edificio. Risalire al suo proprietario conduce Erika esattamente dove non avrebbe mai pensato di tornare: faccia a faccia con Jerome Goodman, lo spacciatore che dieci anni prima aveva ucciso suo marito Mark. Erika lo arresta sul posto, ma qualcosa non torna. Il suo passaporto e il suo avvocato sostengono che si chiami Kieron Bagshaw e la sua fedina penale è immacolata. Mentre i suoi superiori la costringono a prendersi una pausa dal lavoro, e persino i colleghi più fidati iniziano a dubitare della sua lucidità, Erika decide di sfruttare il congedo per indagare da sola. Tra vecchi articoli di giornale, messaggi criptati e passaggi sotterranei dimenticati, fa una scoperta che riapre il caso di Mark e la riporta al giorno che non ha mai smesso di perseguitarla.



Londra, dicembre 2024.

L’ispettore capo Erika Foster è bloccata nel traffico dell’ora di punta quando arriva la segnalazione di un cadavere in Amersham Road, non una delle zone più rinomate della città.
Foster si trova proprio nei paraggi e decide di intervenire. Al suo arrivo trova l'ispettore Peterson, suo vecchio collega e amico, anche lui già in zona. Al civico 14 è crollato il soffitto dell'appartamento al piano superiore, sfondato da un termosifone e dal buco creatosi si intravede un cadavere. 
Sherry, la proprietaria dell'appartamento al piano terra spiega che sopra di lei abita una donna sola, di cui non ricorda il nome, Marie o Mary. Il corpo ritrovato appartiene effettivamente alla donna ma quello che desta maggior preoccupazione agli agenti è la scena generale che gli si pone davanti: non ci sono scarpe o ciabatte di nessun tipo, da nessuna parte, c'è un fortissimo odore di detergenti e candeggina usati probabilmente per coprire ogni possibile traccia. Si tratta sicuramente di omicidio. La scientifica infatti non rileva nemmeno una singola impronta, da nessuna parte: l'unica traccia è un sottile strato di cocaina che viene ritrovato sul soffitto.
Il traffico di droga sembrerebbe essere gestito tramite il locker all'angolo della strada che sembra non appartenere a grandi catene famose. Dopo diversi controlli la polizia riesce a risalire alla società che ne detiene il controllo: Ciao Bellissima S.r.l. di proprietà di Tania Hogarth. Una volta recuperato l'indirizzo, Erika e l'ispettore capo Moss si recano a casa della donna: una villa sfarzosa in una zona molto ricca di Londra. La donna sostiene però che ad occuparsi della gestione dei locker è il suo compagno 
Kieron Bagshaw: quando l'uomo si presenta alle due poliziotte Erika ha quasi un mancamento: è sicura al 100% che quell'uomo sia Jerome Goodman, lo spacciatore che 10 anni esatti prima aveva ucciso suo marito Mark e molti dei suoi colleghi durante una retata. È talmente sicura che sia lui che arresta l'uomo seduta stante. C'è solo un problema: dai controlli effettuati in centrale non ci sono tracce di Jerome sui sistemi della polizia e Kieron Bagshaw non ha nessun precedente. In effetti Goodman non è mai stato ufficialmente accusato. Come se non bastasse la sovraintendente Hudson comunica a Foster che Goodman è morto 8 anni prima e la mette a riposo forzato per qualche settimana.
Erika è basita, non ci crede, nessuno ha aggiornato il fascicolo, lei lo ha sempre tenuto sotto controllo e nessuno le ha comunicato la morte dello spacciatore. Sembrerebbe che l'uomo sia morto in un incidente stradale.

Ci sono mille domande che le frullano in testa: chi ha riconosciuto il cadavere?  dove sono finiti i collaboratori di Jerome, Frank e Danielle, scomparsi anche loro nel nulla dopo la retata? Erika sa che Kieron Bagshaw è Jerome Goodman sotto falsa identità, ne è certa e sa anche con certezza che lui l'ha riconosciuta. 

Così nel suo periodo di congedo Erika decide di portare avanti le indagini, appoggiata dal suo compagno Igor e da qualche collega che pone ancora fiducia in lei. È decisa a scoprire tutta la verità. Deve scoprirla, e lo deve a Mark ai suoi colleghi che hanno perso la vita 10 anni prima.  

Un thriller degno di una serie TV poliziesca, scorrevole e scattante che tiene il lettore sull'attenti. 
Ho apprezzatto molto il passaggio continuo tra passato e presente che permette di aggiungere pezzi al puzzle per avvicinarsi, capitolo dopo capitolo, alla verità. 

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La paziente del reparto 9, di Naomi Williams



"Quello che nasce nel buio non teme la luce "
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 14 agosto 2026

Recensione: La portinaia del 17. I segreti del vieux moulin

 

La portinaia del 17. 
I segreti del Vieux Moulin
di Emma Cortesi

Editore: Fazi Editore
Prezzo Cartaceo: €10,00
Prezzo Ebook: €8,99
Pagine: 204

Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere pacifiche davanti a un caffè bollente. Non c’è nulla che Berthe, portinaia dai capelli di neve, non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha dubbi: qualcosa non torna. Decisa a seguire l’istinto e la sua inarrestabile curiosità, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento al secondo piano dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce da sempre più di un segreto.


Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo, La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti.



Parigi. Un’improbabile coppia di ultra settantenni, monsieur Lefevre, commissario di polizia in pensione e inquilino del Vieux Moulin e Berthe portinaia del palazzo che conosce ogni singola abitudine degli inquilini, si trova ad indagare sulla morte, apparentemente naturale, del signor Mathieu Morin. Ad accorgersi dell’assenza di Morin è proprio Berthe: l’uomo infatti, da oltre vent’anni, scendeva puntualmente alle 7:00 ogni mattina per ritirare la copia de Le Parisienne dalla cassetta della posta. Ogni santa mattina, tranne quella. Questa “anomalia” mette subito in allerta la donna che decide di andare a controllare. Il suo timore è fondato: il signor Morin viene trovato morto sulla sua poltrona, con una mano sul ventre e una sul bracciolo. Tutto intorno a lui sembra perfettamente in ordine: non ci sono segni di violenza, nessun segno di scassinamento. Niente è fuori posto e la polizia chiude il caso senza scalpore: l’uomo ha avuto un infarto niente di più. Eppure è tutto troppo perfetto, troppo costruito e la scena del crimine non convince né Berthe né Lefevre. In particolare quest’ultimo, un po’ per deformazione professionale, nota due importanti particolari: la tazza del tè rovesciata a terra e l’orologio da polso con il quadrante rotto, fermo alle 22,17 della sera prima. 

I due così decidono di bypassare la polizia ed indagare in autonomia. Primo passo? Interrogare tutti i condomini, partendo dal pian terreno e salendo man mano. Esclusi i due anziani (che per correttezza si inseriscono nella lista dei presenti al momento dell'accaduto) gli inquilini da interrogare sono 8 in tutto: Guillaume La Roche, anziano attore in pensione, ormai quasi completamente matto; Camille Blanchet, anziana anche lei, ormai vive sola con i suoi amati gatti; Luc Moreau, giovane e prestante barista, vive la sua vita di notte; Anne e Denis Duret, coppia di 40enni, litigano spesso e trovano sempre un modo per far pace; Julie e Nina Martin, giovani studentesse universitarie; Sophie Duval, pittrice, riservata, abita in mansarda. 
Nessuno di loro sembra avere un movente, sono tutti soltanto vicini di casa, a parte Guillame La Roche, con cui Morin giocava a carta due volte a settimana e Camille Blanchet con cui oltre 10 anni prima andava a cena il sabato sera. Non ci sono sospettati. Eppure dai racconti di ogni inquilino Berthe e Lefevre captano un indizio. 

Un condominio ricco di personaggi peculiari, ognuno con una storia particolare da raccontare e interessante da ascoltare, ognuno chiuso, in un modo o nell’altro, nel proprio guscio per sopravvivere ai tiri mancini della vita. 

Personaggi e dinamiche creati con arguzia e ben definiti in un giallo frizzante, divertente, ironico. Ci si affeziona ai personaggi, in particolare ai due settantenni che trovano il modo di superare la noia quotidiana, tornando e restando curiosi come dei ragazzini. 

Mi sono ritrovata a Parigi ad indagare sul caso insieme a Berthe e Lefevre e se cercate un giallo leggero, ma non banale, da leggere nei vostri pomeriggi estivi, La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin fa per voi!

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Miss Bee e il principe d'inverno, Missi Bee di Alessia Gazzola



"La morte quando bussa alla porta accanto mette in soggezione chiunque."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 15 luglio 2026

Recensione: Il bosco obliquo

 

Il bosco obliquo
di Alice Bassoli

Editore: Corbaccio
Prezzo Cartaceo: €18,00
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 272

Nel cuore selvaggio dell’Appennino emiliano, il piccolo paese di Rocchelle viene sconvolto da un omicidio raccapricciante: Francesco, giovane spacciatore dal passato tormentato, viene trovato decapitato nel bosco, con una testa di bambola al posto della sua. Gli abitanti, già segnati da antichi segreti e rancori mai sopiti, sprofondano nella paura e nei sospetti. Daniele, fratello della vittima, e Chiara, la giovane fidanzata, cercano disperatamente la verità, mentre il parroco don Giacomo si scontra con i limiti della redenzione e del perdono. Tra croci rovesciate, rituali inquietanti e una rete di tradimenti, il bosco diventa teatro di una spirale di violenza che travolge ogni certezza. Nessuno è innocente a Rocchelle: ogni personaggio porta con sé un frammento di verità, un dolore nascosto, una colpa da espiare.

Il bosco obliquo è un thriller psicologico dove la suspense si intreccia con il dramma umano, e la verità si nasconde tra le ombre di una comunità pronta a tutto pur di proteggerei propri segreti.



Rocchelle, febbraio 2017. Andrea si trova davanti una scena a dir poco raccapricciante: Francesco, giovane spacciatore, viene trovato morto nel bosco, con una testa di bambola al posto della sua, che sulla scena del crimine non c'è. Il ragazzo è stato brutalmente ucciso, ma chi può aver commesso una tale oscenità?
Francesco, è vero, era amato da pochissime persone: dalla sua famiglia, in particolare da suo fratello Daniele, da Chiara, la sua fidanzata e da Don Giacomo. Erano le uniche persone al mondo a capirlo davvero, a comprendere il suo dolore e i suoi tormenti. Tutto il resto del paese, lo riteneva un poco di buono, se non addirittura vera e propria immondizia. Ma nonostante non fosse ben voluto da molti, immaginare che qualcuno potesse compiere un atto del genere è fuori dal normale, soprattutto in un paesino come Rocchelle.
Le indagini iniziano presto ed in paese scatta il coprifuoco perché quel modus operandi sembra appartenere al cosiddetto Boia, serial killer che agisce tra Veneto ed Emilia decapitando le proprie vittime e sostituendone la testa con quella di una bambola. L'unico problema è che le ricerche confermano che non si tratta di un'azione del Boia e questo vuol dire solo una cosa: a Rocchelle c'è un assassino in circolazione capace di commettere gesti orrendi. 

Daniele e Chiara non si danno pace, devono scoprire chi è stato, vogliono giustizia a tutti i costi e, oltre all'amore per Francesco, c'è qualcos'altro che li accomuna, entrambi hanno trovato davanti a casa una croce rovesciata. Non è ovviamente simbolo di pace, e soprattutto non è una cosa che capita tutti i giorni.

Da questo momento in ogni capitolo della storia viene approfondito un personaggio diverso: Nicola proprietario del bar che odiava profondamente Francesco perché spacciava nel suo locale; Tiziana, madre di Chiara, che non poteva sopportare che sua figlia così candida uscisse con un essere così spregevole;  Roberto, ossessionato dalla sua ex moglie, Giovanna che lavora nel bar di Nicola; Guido che dopo la tragica morte di sua moglie Marta ha intrapreso una relazione con Giovanna; Angelo figlio di Guido, bullizzato da sempre da Francesco. Un personaggio fondamentale  è quello di Angelina, l'unica in paese a sapere davvero cosa sia successo a Marta, l'unica che continua a dire che il bosco è maledetto, e che bisogna starci lontano. Ma, come spesso succede in questi casi, chi dice la verità, o meglio sa la verità, viene semplicemente considerato un pazzo. 

Quando ho letto La ninnananna degli Alberi nel 2024 me ne sono totalmente innamorata. Non leggevo un thriller così intenso da tempo. Mi ha catturata fin dall'inizio e con Il bosco obliquo ho avuto la stessa sensazione. Mi piace moltissimo il modo di scrivere di Alice Bassoli, la capacità che ha di catturare l'attenzione con piccoli dettagli per poi spostarsi in una situazione parallela, lasciando che il dubbio si insinui nella mente del lettore. Ho amato il fatto che tra i capitoli, ci siano dei piccoli spaccati che rappresentano il punto di vista dell'assassino, facendo sperare il lettore di captare un qualsiasi indizio che ti porti alla soluzione del caso. 

Chi ama i thriller, non può assolutamente perdere i romanzi della Bassoli. 
Consigliatissimo!

Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La ninnananna degli alberi, di Alice Bassoli



"I traumi vissuti nell'infanzia si allungano come ombre sul tempo, accompagnandoci silenziosi anche nell'età adulta"
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 10 giugno 2026

Recensione: La figlia preferita

 

La figlia preferita
di Morgan Dick

Prezzo Cartaceo: €19,00
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 372
Titolo originale: Favorite Daughter
Traduzione a cura di: Silvia Castoldi

Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. 

Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non di sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre a ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha fatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe.

La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto.



Mickey ed Arlo sono sorellastre, ma nella realtà dei fatti sono due sconosciute.

Due vite totalmente differenti. Michelle, Mickey per chi la conosce, è una semplice  maestra d’asilo, ama profondamente il suo lavoro e ci mette tutta se stessa, forse fin troppo. Riesce infatti a farsi sospendere quando in buona fede riaccompagna il piccolo Ian a casa perché la giovane mamma del piccolo non si presenta a prenderlo a scuola. Non ha un rapporto stretto con sua madre e il padre è  andato via di casa quando lei era solo una bambina. Arlo, o Charlotte, viceversa, ha una vita agiata, è un’affermata psicoterapeuta, ama la sua famiglia. 
Ma un giorno, all’improvviso la vita di entrambe cambia drasticamente: loro padre decide di lasciare tutto il suo patrimonio, ben cinque milioni, a Mickey, escludendo totalmente Arlo dal testamento. Mickey è sconvolta, suo padre cerca in qualche modo di sanare, di ripagare l’assenza dalla sua vita? In ogni caso potrà avere quei soldi solo ad una condizione: che concluda un ciclo di sedute da una psicoterapeuta designata. Anche Arlo è sconvolta, anche se, ovviamente, non in positivo: lei che ha accudito il padre durante la malattia, che lo ha visto spegnersi, è stata esclusa dal testamento? Le sembra una cosa folle. Quello che entrambe ignorano è che Michelle dovrà affrontare le sedute proprio da Charlotte, è proprio lei la psicoterapeuta designata dal padre. 

Da qui parte il tutto, Mickey Morris comincia le sedute, Arlo cerca di capire perché suo padre non le ha lasciato proprio niente, va a parlare con “‘ex moglie di suo padre, la madre di Michelle, pensando che potesse aver lasciato tutto a lei. Non si dà pace. 

Ma a cosa porteranno queste sedute di psicoterapia? Faranno sì che le due giovani si riconoscano, si odino, si amino? Qual era lo scopo del padre? Perché farle incontrare?  Dovrete leggerlo per andare a fondo a questa storia!

Ho apprezzato particolarmente la scrittura di Morgan Dick, scorrevole e d’impatto, non annoia mai il lettore. Un romanzo che scorre veloce tra sfortuna e fortuna, tra dipendenze e problemi familiari. Mi ha colpito molto anche il modo in cui vengono descritte le personalità dei personaggi, che sembrano prendere vita dalla penna dell’autore. 

Consigliato!

Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Website dell'autore: Morgan Dick
Consigliato a chi è piaciuto: I numeri non dicono bugie, di Claudia Mincione 



"Le aveva costrette ad incontrarsi - due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso - nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 13 maggio 2026

Recensione: Il prezzo del cambiamento. Nera Jones Investigazioni

 

Il prezzo del cambiamento
Nera Jones Investigazioni

di Bianca Iula

Prezzo Cartaceo: €18,00
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 324

«La segretaria allarga il suo sorriso, inclina la testa di lato e con un dito indica se stessa dicendo: “Accettiamo il caso... e prima che dica altro, non esiste nessun Signor Investigatore Jones, almeno inteso al maschile. Mi presento: Nera Jones, la titolare dell’agenzia”.»


Un invito segreto, un codice da digitare, e si spalanca l’ufficio nascosto di Nera Jones. Nessuna targa, nessuna pubblicità. Solo la promessa che lei vedrà ciò che gli altri ignorano. 

Un adolescente svanisce nel nulla. Il padre, uomo potente e inflessibile, vuole insabbiare tutto. Niente denunce. Niente polizia. Ma Nera non si ferma. Si muove tra strade reali e vicoli digitali, con travestimenti ingegnosi, identità fittizie e compagni hacker. Inizia così una caccia invisibile che affonda nelle identità di genere, nel mondo queer e nei fantasmi del passato, pronti a colpire ciò che lei ama di più. Questa volta, però, nessun algoritmo potrà salvarla: dovrà sporcarsi le mani con la realtà più dura. 

Un’indagine fuori dagli schemi. Una protagonista che li rompe tutti. Un giallo tagliente, contemporaneo, dove ritrovare un ragazzo significa soprattutto affrontare ciò che ci definisce. E ciò che può distruggerci.



Milano, un onorevole, un adolescente scomparso, l'agenzia investigativa Jones, la più introvabile e discreta della città.

Nessuno più di Nera Jones avrebbe potuto prendere a cuore e con tanta serietà un caso di probabile rapimento come quello che le è capitato tra le mani. Michele, o Michelle per i suoi famigliari, è sparito ed essendo figlio di un importante politico italiano ovviamente il primo sospetto è il ricatto. Nera Jones però sa che il ragazzo non sopportava più la sua vita: frequentava una scuola femminile in Svizzera, i genitori erano troppo impegnati a socializzare nell'alta società e ad evitare scandali per accorgersi del forte disagio che la loro figlia apparentemente perfetta stava provando. Nessuno capiva che Michele sentiva di non appartenere a quel corpo, sentiva di non essere Michelle. Ed è per questo motivo che Nera pensa anche ad una possibile fuga. Ma se anche il ragazzo fosse fuggito di sua sponte poteva essere in grave pericolo: un minorenne probabilmente in cerca testosterone sul mercato nero per poter essere più mascolino e portare avanti la sua transizione potrebbe essere finito nelle mani sbagliate e il tempo per rintracciarlo e recuperarlo sano e salvo potrebbe non essere molto. 

Nera Jones sfrutta tutte le sue capacità, soprattutto quelle informatiche, per procedere il più velocemente possibile con l'indagine. S
frutta la tecnologia in modo eccellente e, molto spesso, in modi non propriamente legali: in questo modo ha accesso a molte più informazioni, rispetto alla polizia o a qualsiasi altra agenzia investigativa. Di particolare aiuto è il suo amico hacker 2703, il migliore e il più efficiente in circolazione. Ovviamente la tecnologia è di grande aiuto nel fornire le informazioni di base e permettere di prepararsi al meglio, ma anche dei limiti, Nera è perciò costretta, adattandosi ad ogni circostanza, ad entrare in azione anche sul campo, nella vita reale, per parlare con persone reali che sono in qualche modo state in contatto con il ragazzo o che potrebbero avere a che fare con lo spaccio di medicinali. 

E proprio grazie all'azione sul campo Nora si ritrova faccia a faccia con il suo passato, a fare i conti con quello che ha dovuto affrontare nella sua vita per arrivare ad essere la donna che è oggi. 

La protagonista indiscussa del libro è Nora Jones, un tempo Nereo. Tutta l'investigazione e la ricerca di Michele sono un modo per portare alla luce e riaffrontare quella che è stata la sua transizione.
Il libro scorre velocemente tra i brevi capitoli che, alternandosi, espongono e raccontano in prima persona ognuno dei personaggi.  Un romanzo leggero ed intenso allo stesso tempo: un giallo che scorre veloce e che tratta un tema estremamente importante e difficile da affrontare. Il lettore è catturato da due prospettive diverse: l'adrenalina dell'indagine che scorre tra i vicoli di Milano e il dark web e la storia di Nera e della sua transizione.

Penso che Bianca Iula, sia riuscita a sviluppare bene ed amalgamare un tema complicato ad un giallo d'azione che tiene alta l'attenzione del lettore. 

Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni

      "Tutti abbiamo il bisogno di mostrarci per come ci sentiamo dentro. C'è il punk, il playboy, la vamp, la casalinga, l'impiegato. Indossiamo abiti come un'uniforme che ci identifica e mostra agli altri chi siamo. Io, come te, sentivo che quello che ero prima, era solo una maschera: una rappresentazione per adattarmi alla società."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 5 maggio 2026

Recensione: La paziente del reparto 9

 

La paziente del reparto 9
di Naomi Williams

Prezzo Cartaceo: €16,90
Prezzo Ebook: €6,99
Pagine: 288

Laura è una donna senza più ricordi. Non sa chi è. Ma potrebbe sapere chi sei tu.

Laura Winters non sa come abbia perso la memoria, né perché sia stata trovata sola e coperta di sangue. Un sangue che non è il suo. Ora è rinchiusa in un centro psichiatrico di massima sicurezza. Non c’è un corpo, non ci sono testimoni: tutto dipende da me, l’unica psicologa con cui accetta di parlare. Ho sei giorni di tempo per guadagnarmi la sua fiducia, capire cosa si nasconde dietro i suoi ricordi frammentati e, soprattutto, rimettere insieme i pezzi di ciò che è accaduto. Tra le pieghe dei racconti di una vita perfetta e di un fidanzato senza difetti, comincio a intravedere una verità più oscura. E, mentre ascolto la sua storia, emergono inquietanti somiglianze con la mia. L’uomo che Laura descrive assomiglia in modo sorprendente a mio marito. Sto entrando nella mente di una vittima, di una testimone... o di un’assassina?



Londra, Laura Winters riprende conoscenza dopo un incidente avvenuto nella sua cucina: è ricoperta di sangue, che sembrerebbe non essere il suo, ma non ci sono altre persone. Laura ha perso completamente la memoria, capita di frequente in casi del genere, si parla di stress post traumatico, un meccanismo di difesa attraverso cui il cervello protegge la tua memoria e la parte cosciente. Ma i ricordi restano vivi e vividi, sotterrati nell'inconscio, bisogna solo trovare il modo giusto per far scattare la memoria

La donna viene portata ad Heaton Place, un ospedale psichiatrico di alta sicurezza, nella speranza che Emma Best, psicologa esperta in abusi, violenza e coercizione, 
riesca, in soli sei giorni, a risvegliare la memoria di Laura. Ma Emma non è stata scelta per la sua reputazione. Laura ha esplicitamente chiesto di parlare solo ed esclusivamente con lei. Non avrebbe fatto terapia con nessun altro. Ma perché?

Le prime sedute non hanno avuto un esito estremamente positivo. Laura stessa è una psicologa e nonostante Emma faccia del suo meglio per cercare di far affiorare i ricordi nella mente della paziente partendo dal suo passato riesce ad ottenere risposte utili con difficoltà. Finché Laura non inizia a raccontare della sua ultima relazione. La donna racconta così il suo rapporto con Daniel, di come lo ha conosciuto e come fosse amorevole e premuroso, apparentemente l'uomo perfetto. Ma Emma era fin troppo consapevole che quella perfezione nascondeva qualcosa di molto più oscuro. Sapeva che Laura non stava raccontando tutta la verità su quella relazione e doveva assolutamente approfondire quell'aspetto. Man mano che passano i giorni Laura inizia a raccontare degli episodi in cui l'apprensione di Daniel appare più una forma di manipolazione e di controllo ossessivo.

Ma non è tutto, per qualche ragione Emma si convince che la paziente stia "giocando" con lei, con la sua mente. Alcuni degli episodi che Laura racconta le ricordano la sua vita, la sua relazione, o addirittura la sua carriera e la sua infanzia e tutto ciò non può essere reale. Emma deve convincersene, è un semplice caso di controtransfert come viene definito in terapia: 
si stava identificando con alcune emozioni della paziente. 
 
L'ansia di Emma è amplificata da una serie di eventi e comportamenti delle persone che la circondano:  non può usare internet, il suo cellulare è stato tenuto in custodia al suo arrivo ad Heaton Place. Nelle stanze, comprese quelle del personale, non si possono aprire le finestre, non si può muovere da sola, ogni psicologo e/o paziente è seguito da un'equipe di due inservienti per questioni di sicurezza. Riesce ad ottenere un vecchio cellulare per poter chiamare e mandare messaggi a suo marito Connor. L'unica persona che può esserle di conforto, anche perché è l'unico numero che Emma conosce a memoria. 

Connor però non risponde alle sue chiamate e questo amplifica l'ansia di Emma, avevano litigato prima che lui partisse per un viaggio di lavoro e probabilmente l'ignorare le chiamate della moglie era il suo modo di pretendere delle scuse. Ma Emma non riesce ad essere lucida al riguardo.

Il romanzo di Naomi Williams ruota attorno a due semplici domande. Che ruolo ha avuto Laura Winters in quell'episodio e cosa è successo realmente quella sera? È lei la vittima? È stata lei a ferire qualcuno o è semplicemente testimone di un qualcosa di terribile?
E funziona. Il lettore è costretto a cercare indizi di continuo per capire cosa sia successo e in che modo possono essere legate le due donne. L'ossessione di Emma per Connor che non risponde al telefono resta volutamente presente e pressante per tutto il racconto. 

C’è un momento esatto in cui ho pensato a Shutter Island, incredibile film con Di Caprio: le verità nascoste, le ossessioni, i ricordi. 
Il finale non è scontato, anche se forse mi sarebbe piaciuto un ulteriore sviluppo, ma nel complesso è un bel giallo e se ne trarrebbe sicuramente un bel film thriller psicologico! 

Nel complesso è un libro che mi è piaciuto, e che consiglio, in particolare perché tocca un tema estremamente complesso e purtroppo estremamente attuale che è quello dell’abuso e della violenza, in particolare psicologica, ma non solo, sulle donne. 

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni

      "Perché qualcosa stava succedendo. Non era solo la mia nasi che mi portava a stabilire collegamenti dove non ce n'erano. Che mi spingeva a vedere tutto nero o a fare catastrofismo."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 4 febbraio 2026

Recensione: Latte

 

Latte
  
di Marina Zucchelli

Editore: Rizzoli Libri
Prezzo Cartaceo: €18,00
Pagine: 320

Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un’idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e corpi: quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l’energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l’enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire. Con una prosa essenziale e di scavo, capace di dare materia ai silenzi, Marina Zucchelli illumina la storia delle balie nel Novecento, fenomeno fondativo e quasi dimenticato della nostra storia. Il risultato è un romanzo d’esordio potente, che ci interroga su cosa significhi, ieri e oggi, essere famiglia.



Leggere le storie degli anni passati mi ha sempre affascinato. Il mondo cambia velocemente, e pensare che poco più di 60 anni fa le donne per amore della famiglia si trovavano costrette ad abbandonare i propri figli per andare ad accudire i figli di un'altra donna di un ceto sociale più alto mi lascia stupita. Mi sembra un'epoca così lontana questa in cui le donne, gli esseri umani in generale venivano "comprati" da famiglie benestanti; invece stiamo parlando degli anni '50/'60 del Novecento, anni in cui una donna borghese non poteva e non doveva allattare il proprio figlio.

Alla fine degli anni '50 Olimpia è incinta; è una donna borghese e per crescere il suo futuro bambino, perchè era così che si faceva,  ha bisogno di una balia. Così lei e suo marito Marcello partono per Roma, dove Don Giulio, loro amico e parroco li aspetta, insieme ad una sensara, per aiutarli a scegliere la donna, o meglio, la ragazza giusta. Perchè in fondo sono solo ragazze che hanno bisogno di questo lavoro e si mettono in mostra come se fossero oggetti per essere scelte da famiglie benestanti. Olimpia è quasi in difficoltà, ma in un modo o nell'altro sceglie Ada: con quel pancione tondo è così simile a lei. Ada viene dalla Ciociaria, ha già tre figli e sta per mettere al mondo il quarto che avrebbe lasciato a pochi mesi dalla nascita per seguire Olimpia e Marcello a Bologna. 

L'autrice riesce a far trasparire perfettamente i sentimenti di tutti i personaggi, in particolare quelli delle due donne che affrontano in modo diverso anche la maternità stessa. Il momento in cui Ada lascia la sua famiglia è descritto in modo semplice, ma intenso e di impatto, così come le sensazioni e le paure che Olimpia prova alla nascita del figlio Carlo, nascoste tra le mille domande che le frullano nella testa ma che rimangono senza risposta. 

Marina Zucchelli ha esordito con un romanzo potente, carico di sentimenti, avvolto da paragoni forti, quasi estremi: penso all'inizio in cui Olimpia deve scegliere la balia e la sua mente viaggia lontana a quando da bambina andava
 in stalla con suo padre e passava tra le cavalle legate; o al paragone al momento del parto alla discesa all'inferno accompagnata da Virgilio.
Ricco di dialoghi brevi  ma intensi alternati ai silenzi profondi e a lunghe introspezioni, questo romanzo ha un taglio particolare, una riflessione sulla maternità e su come viene vissuta, e una forte riflessione sulla famiglia.

L'autrice è riuscita a portare alla luce uno spaccato storico di cui non si parla spesso e di cui non si è mai parlato spesso. L'ombra della guerra continua ad essere presente in quegli anni, in particolare nei ricordi che riaffiorano dai personaggi. Immerso in un contesto storico ben descritto, con cambi di linguaggio che vanno dall'italiano borghese, con qualche cadenza dialettale, a quello ciociaro, grammaticalmente errato e fortemente dialettale di Ada,  è un libro che mi sento assolutamente di consigliare.  


Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il peso della vergogna, di Serena McLeen

      "Io restavo ferma a osservare le azioni di quelli che avevano azioni da compiere, domandandomi ora più che in altre fasi della mia esistenza quale fosse il mio ruolo nell'ordine delle cose. Seduta al mio posto sotto al castagno io non vedevo l'acqua che lavava i panni, non vedevo il documento, non vedevo il faggeto ripulito, non vedevo nè la mucca né il latte.”  
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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