venerdì 29 maggio 2026

Recensione: Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati

 

Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati

di Laurie Gilmore

Prezzo Cartaceo: €12,90
Pagine: 288
Titolo originale: The Daisy Chain Flower Shop
Traduzione a cura di: Laura Mastroddi

Autrice bestseller di Amori e segreti al Pumpkin Spice Cafè

Tra fiori e bugie, Daisy ed Elliot scopriranno che l’amore non sempre segue le regole.

A volte il vero amore arriva quando meno te lo immagini


Daisy è stanca di collezionare delusioni sentimentali. E da quando il sindaco Kelly, dopo una sua visione, ha dichiarato maledetto il suo amato negozio di fiori, gli affari vanno a rilento. Elliot, nuovo arrivato a Dream Harbor, sta cercando di ricostruire la propria vita dopo una relazione fallita e, finora, ha evitato il negozio di Daisy a tutti i costi. Ma quando si ritrova a varcare la porta del Daisy Chain Flower Shop, non immagina che quel momento potrebbe cambiare tutto. Mentre i petali sbocciano alla luce del sole, la donna più sfortunata di Dream Harbor potrebbe scoprire che l’amore arriva quando meno lo si aspetta?


Benvenuti a Dream Harbor, una cittadina capace di accogliere il lettore fin dalle prime pagine. Non è soltanto uno spazio narrativo, ma una sensazione familiare, come tornare in un luogo già conosciuto, fatto di atmosfere delicate, piccole abitudini e dettagli che restano impressi. Per chi ha già letto i romanzi di Laurie Gilmore, questo ritorno ha il sapore delle cose attese e ritrovate; per chi invece si avvicina per la prima volta a questo mondo, Dream Harbor si rivela subito un ambiente accogliente, che non ha bisogno di spiegazioni per farsi amare.

Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati è una lettura delicata e avvolgente, che si muove tra emozioni sincere, piccoli gesti quotidiani e cambiamenti interiori. È uno di quei romanzi che costruiscono un’atmosfera confortevole, in cui è facile perdersi e lasciarsi accompagnare lentamente dalla storia, più che correre verso il finale.

Al centro della narrazione troviamo Daisy, alle prese con delusioni sentimentali che l’hanno resa diffidente verso l’amore e con un negozio di fiori che attraversa un momento complicato, anche a causa delle strane voci che circolano in città. Elliot, nuovo arrivato a Dream Harbor, porta con sé un passato sentimentale altrettanto difficile e il desiderio di ricostruire la propria vita con calma. Il loro incontro si sviluppa gradualmente, attraverso piccoli gesti, esitazioni e una crescente familiarità che diventa sempre più significativa.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione emotiva dei protagonisti. L’autrice si concentra su vulnerabilità, fiducia e seconde possibilità, evitando eccessi drammatici e preferendo una narrazione più intima e quotidiana. Il risultato è una storia d’amore che cresce con naturalezza, radicata nelle emozioni più semplici ma autentiche.

Anche lo stile contribuisce a rendere la lettura piacevole e scorrevole, la scrittura è leggera, accessibile e capace di alternare momenti più riflessivi ad altri più ironici senza perdere equilibrio.

Sul piano romantico, il libro mantiene un tono dolce e coinvolgente, arricchito da una componente spicy ben dosata. Le scene più intime sono presenti ma mai invadenti e restano coerenti all’atmosfera cozy del romanzo inserendosi come naturale evoluzione del legame tra Daisy ed Elliot. La loro chimica si costruisce soprattutto attraverso la tensione emotiva e la complicità, più che sulla fisicità, rendendo la storia adatta anche a chi preferisce un romance soft.

In conclusione, Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati è un romance confortevole e delicato, che ci riporta a Dream Harbor confermando il fascino di una serie capace di far sentire il lettore a casa, pagina dopo pagina.

Durata  della lettura:  3 giorni
Bevanda consigliata: Latte e cannella
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Lovelight Farms di B.K. Borison
Website dell'autrice: Laurie Gilmore


“Non tutti gli incontri sono casuali, alcuni sono semplicemente inevitabili.” 

“Dream Harbor non è solo un luogo, è un rifugio dove ogni storia trova casa.”

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 27 maggio 2026

La Biblioteca dei Bimbi: Ho troppo da fare





Ho troppo da fare
testi e illustrazioni di Oliver Jeffers


Editore: ZooLibri
Prezzo cartaceo: 18,00 €
Pagine: 32 
Formato: 28,6 x 24, 8 cm
Titolo originale: I'm too busy

Oggi è il compleanno di Brigitta e le piacerebbe molto passare la giornata con gli amici. Peccato che tutti sembrino avere troppo da fare… Brigitta dovrà davvero passare il compleanno da sola?





Ho troppo da fare” di Oliver Jeffers è uno di quei libri che sembrano leggerissimi… e invece ti fanno provare una piccola stretta al cuore, quasi senza accorgertene.
Perché sì, qui c’è Brigitta ed è il suo compleanno. E cosa vuole?
Una cosa semplicissima: stare con i suoi amici.
MA…
Tutti hanno troppo da fare. Sempre. Tutti.
E allora Brigitta chiama, aspetta, prova a organizzare… e ogni volta si scontra con un “non posso”, “sono impegnato”, “magari dopo”.
E lì mi sono fermata un attimo: ma quante volte succede anche a noi?
Quante volte rimandiamo le persone senza pensarci troppo?
La storia scorre così, con una semplicità disarmante. Non succedono grandi cose, eppure succede tutto: aspettativa, delusione, quel senso di vuoto che piano piano si fa spazio.
Poi però… qualcosa cambia.
Perché a volte basta ricordarsi.
Basta fermarsi.
Basta esserci.
E quella festa improvvisata — all’ultimo, un po’ incasinata, un po’ imperfetta — diventa la cosa più giusta di tutte.
Le illustrazioni di Jeffers sono esattamente quello che ti aspetti da lui (e che continui ad amare): tratto semplice, quasi infantile, ma incredibilmente preciso nel colpire.
Ogni personaggio ha il suo colore — netto, riconoscibile — come se ognuno portasse con sé una piccola identità emotiva.
E poi il bianco.
Tantissimo bianco.
Spazi vuoti che non sono mai vuoti davvero.
Sono pause. Sono silenzi. Sono attese.
Jeffers lo usa con una consapevolezza pazzesca: lascia respirare la pagina, lascia respirare il lettore… e proprio lì dentro succede tutto.
Ho troppo da fare” è una storia semplice.
MA… dice qualcosa di grande: ci ricorda che esserci conta più di tutto.
Che non serve organizzare perfettamente.
Serve solo non dimenticarsi delle persone.
E forse è proprio questo il regalo più bello.

Bevanda consigliata:  tè caldo alla vaniglia
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 4 anni
Sito dell'illustratrice: Oliver Jeffers


"Ho troppo da fare."

                                             Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 25 maggio 2026

Recensione: Il tempo del la la la



 Il tempo del la la la

 di Luciana Littizzetto

 Editore: Mondadori
 Prezzo: € 20
 Pagine: 300
 
 Tre donne, un baretto di fiducia e una chat che non conosce tregua. Ogni settimana, tra caffè con acqua calda a parte e confidenze, Lola, Maura e Ida tornano lì, come se fosse il modo più semplice di non perdersi. Lola sta per compiere sessant’anni e si sente sbiadire, incastrata tra un passato che non ha ancora smesso di fare male e un presente che sembra aver perso colore. Maura fa i conti con un matrimonio che si trascina per abitudine più che per slancio e con quei sogni che, negli anni, ha dovuto mettere da parte. Ida, invece, con il suo mix di ottimismo e spregiudicatezza, non chiede il permesso a nessuno: vive, sbaglia, ricomincia. Ad accomunarle, un’inquietudine sottile: la sensazione che i giochi non siano ancora fatti, che sogni e desideri possano ancora trovare spazio. Ma come? Forse, a volte, basta soltanto avere fiducia e imparare a lasciarsi trovare dalle cose belle. E così, dentro quel tempo sospeso, qualcosa comincia a muoversi nei modi più imprevedibili: un incontro inatteso, una possibilità che si affaccia insperata, il passato che torna a bussare aprendo a un futuro ancora tutto da immaginare. Sullo sfondo di una Torino vibrante che si fa complice silenziosa, Lola, Maura e Ida si trovano così davanti a ciò che sono state e a quello che potrebbero ancora essere, in equilibrio tra rimpianti e slanci, paure e improvvise aperture, mentre riaffiora, forte, la sensazione di essere vive. Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.  




Uno spaccato irresistibile della realtà torinese di tre ragazzotte… non proprio di primo pelo (concedetemi qualche cliché, che qui ci sta tutto!). 
Le nostre amate “fighe rupestri” si conoscono da una vita – praticamente da un’era geologica – e sono tutte orgogliosamente nella loro sessantina. Lola, Ida e Maura si ritrovano puntualmente al loro bar in piazza Vittorio, quartier generale ufficiale per confessioni, sfoghi e racconti di vita vissuta. Insomma, quello che facciamo tutte con le amiche, ma con un tasso di ironia piemontese decisamente più alto. 
Le tre hanno vite molto diverse: Lola lavora in una casa d’aste ed è single, alle prese con genitori anziani, separati e ciascuno con la propria badante… anche loro non proprio di primo pelo e capaci di crearle situazioni al limite del surreale. 
Ida è un concentrato di caos e simpatia: disordinata, imprevedibile e soggetta a improvvise “caudane forza otto” che travolgono tutto e tutti. 
Maura, invece, è sposata con il placido e soporifero Marsilio, talmente assente da sembrare aver dimenticato che sua moglie, oltre che un’istituzione domestica, è ancora una donna. 
C’è però un fil rouge che le unisce: tutte e tre hanno bisogno di una scossa, di qualcosa che rompa la routine e ricordi loro che la vita è ancora piena di possibilità (e di guai, per fortuna). 

Questo non è solo un libro “comico”, anzi. Le risate ci sono, eccome, ma spesso stanno nascoste tra le righe. Tra una battuta e l’altra emergono tutte le riflessioni quotidiane delle donne: la lotta (più o meno epica) contro i famigerati 72 sintomi della menopausa, la difficoltà di conoscere qualcuno che non sia un imbecille completo, e persino quella paura sottile ma reale di dover camminare da sole la sera. Temi veri, raccontati con leggerezza, ma che ti restano addosso. 

Nonostante io abbia lasciato Torino da anni, in questo romanzo ho ritrovato una vera dichiarazione d’amore per la città: i suoi ritmi, i suoi personaggi, le sue piccole e grandi particolarità. È come fare un giro sotto i portici, con il sorriso. 

E poi c’è lei, la Littizzetto. La conosciamo tutti. Io, sinceramente, ho letto il libro sentendo la sua voce in testa, con i suoi tempi comici perfetti: il risultato? Ancora più divertente, ancora più vivo.
Consigliatissimo!

Durata totale della lettura: Cinque giorni
Bevanda consigliata: Tisana al tiglio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Il tempo delle viole di Elena Commessatti




" Che i mutamenti, le metamorfosi, le guarigioni avvengono soltanto mettendo in moto i progetti e i desideri. Cambiare stando ferme non si può​."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio



venerdì 22 maggio 2026

Recensione: La gemella silenziosa

 

La gemella silenziosa
di Lucinda Berry

Titolo Originale: The silent twin
Prezzo Cartaceo: € 12,90 
Prezzo E-book:  € 6,99 
Pagine: 288 
Traduzione a cura di: Giulio Lupieri, Marco Machera
  

È arrivato finalmente in Italia il thriller di cui tutti parlano

Due gemelle segnate da un’infanzia difficile. Una speranza di rinascita. Una morte che riapre vecchie ferite.

«Un thriller intenso e inquietante, con un finale sorprendente che lascia senza fiato.»

«Lucinda Berry costruisce un romanzo che esplora i traumi dell’infanzia e le loro conseguenze devastanti. Una storia che non si dimentica facilmente.»

«Potente, con un finale inimmaginabile.»

«Teso e con un ritmo incalzante.»

Emily ed Elizabeth hanno trascorso l’infanzia chiuse in una stanza, terrorizzate da una madre che beveva troppo e spariva per giorni. Il destino delle due gemelle, identiche in tutto e per tutto, sembra cambiare quando vengono salvate da una famiglia decisa a diventare il loro porto sicuro. Ma ci sono orrori che neanche l’amore può cancellare… Elizabeth si risveglia in ospedale, immobilizzata a letto e incapace di muoversi o parlare. L’ultima immagine che ricorda è il corpo della gemella nel bagno. Indagando sul mistero della morte di Emily, Elizabeth scopre segreti sconvolgenti, mentre i vuoti di memoria la costringono a ricordare ciò che aveva cercato di dimenticare: le percosse, il sangue, gli “amici speciali”. La sua vita precipita a una velocità spaventosa mentre tenta disperatamente di ricomporre il puzzle psicologico del suo passato, prima che sia troppo tardi. 



Elizabeth era felice, non era mai stata così a lungo con un ragazzo, ma ora la storia con Thomas andava avanti ormai da un anno. Lo aveva conosciuto a lavoro, entrambi con il telemarketing si stavano pagando gli studi e lui la faceva ridere imitando i clienti che gli rispondevano al telefono. Passavano tutte le pause pranzo insieme e Elizabeth ormai non aveva più dubbi, era innamorata. Tutto sembrava perfetto, ma Elizabeth non viveva ancora questa storia a cuor leggero, perchè a casa l'aspettava la sorella gemella Emily con cui non era stata sincera, non le aveva mai detto dell’esistenza di Thomas perchè temeva che non l’avrebbe presa bene e avrebbe potuto fare qualche stupidaggine. Emily era abituata ad essere il solo ed unico affetto di Elizabeth da sempre, quando nacquero la madre le tenne rinchiuse in una stanza per anni, la vedevano raramente, non le lavava e non dava loro del cibo per giorni. Quando compirono 5 anni la madre cominciò a permettere loro di uscire dalla cameretta e guardare la televisione e cominciò a portare a casa i suoi “amici speciali” a cui permetteva di passare del tempo in camera da letto con le figlie. All’età di 7 anni Elizabeth appiccò involontariamente un incendio all’interno dell’appartamento, voleva solo preparare qualcosa da mangiare perchè erano giorni che non toccavano cibo. Vennero trovate dalla polizia e i servizi sociali le affidarono ai Rooth. Fino al loro ritrovamento per Elizabeth ed Emily non vi fu altro affetto se non quello reciproco e per questo ancora adesso non potevano fare a meno una dell'altra, si sentivano parte di un'unica anima, ma in realtà erano nettamente differenti tra loro. Elizabeth aveva un carattere forte e dominante grazie al quale aveva anche spesso protetto la gemella e che l’aveva aiutata a reagire e superare il proprio passato. Al contrario, Emily aveva reagito alle cattiverie subite da bambina con l’autolesionismo e ora soffriva di una forma grave di depressione che più di una volta l’aveva spinta fino a tentare il suicidio. Elizabeth aveva deciso che non poteva più tergiversare, era innamorata di Thomas e non voleva più nascondere la verità ad Emily. Lo avrebbe fatto quella sera, non le importava più come avrebbe reagito Emily alla notizia, si meritava di essere felice e sua sorella avrebbe dovuto accettarlo, avrebbero affrontato la cosa insieme, come sempre. Magari sarebbe riuscita a convincerla a tornare in cura da Lisa, la psicologa che le aveva seguite e le aveva aiutate molti anni prima. Le cose però devono aver preso una piega differente da come Elizabeth se le era immaginate, perchè ora si trova in un letto d’ospedale e l’ultima cosa che ricorda è Emily stesa sul pavimento del bagno, senza vita. Questo libro mi ha letteralmente rapita, un thriller psicologico con i fiocchi, una trama intensa e tanto cupa da far venire la pelle d’oca. Un legame, quello tra sorelle gemelle, talmente profondo da sfociare in qualcosa di malato e pericoloso.

Le conseguenze di un’infanzia traumatica, segnata da soprusi e violenze, l’apparente raggiungimento di una via di uscita e poi un finale che ti crolla addosso.


Durata  della lettura:  3 giorni
Bevanda consigliata: The freddo
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: La psichiatra, Wulf Dorn


"Il corpo di Emily giaceva sul pavimento accanto alla toilette. Il suo set di lame e coltelli sparso sul copriwater. [...]  Non indossava i pantaloni, ma soltanto le sue mutandine gialle, e il corpo era immerso in una pozza di sangue."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 20 maggio 2026

Recensione: Le dirimpettaie

 

Le dirimpettaie
di Serena Bortone

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 19.00
Pagine: 384

C’è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all’improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l’emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il “buon matrimonio” non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l’eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. “Le dirimpettaie” è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. 

Nel suo secondo romanzo, Serena Bortone ci accompagna in una storia corale tutta al femminile, intensa e profondamente autentica. Le dirimpettaie è un viaggio che attraversa quasi mezzo secolo di storia italiana, dagli anni Sessanta fino all’inizio del nuovo millennio, seguendo le vite di tre donne – Tina, Gabriella e Maria – che si incontrano su un pianerottolo di un condominio romano nel quartiere Talenti e, poco alla volta, diventano indispensabili l’una per l’altra.

Sono donne cresciute in un tempo in cui il matrimonio sembrava un destino inevitabile, la maternità un dovere e i desideri personali qualcosa da mettere a tacere. Eppure, dietro la compostezza delle vite “perbene”, si muove già il bisogno silenzioso di qualcosa di diverso: libertà, indipendenza, possibilità di scegliere per sé stesse. Sullo sfondo scorrono un’Italia in piena trasformazione, il boom economico, la Dolce Vita, il Sessantotto, le lotte femministe, il referendum sul divorzio e i cambiamenti sociali che hanno rivoluzionato la vita delle donne.

Bortone intreccia memoria personale e finzione narrativa con uno stile caldo, evocativo e molto cinematografico. Roma è una presenza viva nel romanzo: la si respira nelle case, nei pianerottoli, nei dialoghi, nei piccoli rituali quotidiani fatti di caffè condivisi, confidenze, silenzi e aiuti reciproci. Le “dirimpettaie” diventano così simbolo di quella sorellanza spontanea e concreta che ha sostenuto intere generazioni di donne.

Bellissima l’immagine iniziale delle Valchirie di Wagner, che accompagna i primi ricordi dell’autrice bambina: figure potenti, quasi divine, che anticipano il ritratto di Tina, Gabriella e Maria. Tre donne diversissime tra loro ma unite dalla stessa ricerca di autenticità. Gabriella cerca emancipazione attraverso l’indipendenza economica, Maria rincorre l’idea di un amore vero, Tina scopre l’eros e decide di non rinunciarvi più. Ognuna affronta il proprio percorso verso la libertà in modo imperfetto, umano, spesso doloroso.

Quello che colpisce di più è proprio la delicatezza con cui il romanzo racconta non solo i grandi eventi pubblici e politici, ma soprattutto le rivoluzioni interiori: i dubbi, le paure, i sensi di colpa, le piccole ribellioni quotidiane che lentamente cambiano una vita. Gli uomini restano spesso sullo sfondo, quasi sfocati, mentre il centro emotivo della storia è tutto nelle relazioni femminili e nella trasmissione di consapevolezza tra generazioni.

Le dirimpettaie è un romanzo che parla delle nostre madri, delle nostre nonne, ma anche di noi. Di tutto quello che ancora ci portiamo addosso quando proviamo a scegliere liberamente chi essere. Una storia intensa, nostalgica e profondamente attuale, che ci ricorda quanto le conquiste femminili siano nate da gesti apparentemente piccoli, quotidiani, eppure rivoluzionari.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: un chinotto
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Silvia Cinelli




«Alle madri che mi hanno tenuta per mano»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 18 maggio 2026

Recensione: Un insolito negozio di sogni e vinili

 


Un insolito negozio di sogni e vinili

di Jin Pyung Lim e Hee Eun Koh

Editore: Nord
Prezzo Cartaceo: €19,00
Pagine: 304
Titolo originale: 오늘도 돌아갑니다, 풍진동 가게
Traduzione a cura di: Mary Lou Emberti Gialloreti 

Jeongwon ha perso troppo. Rimasto solo dopo la tragica scomparsa dei genitori e del fratello minore, ha deciso di farla finita. Prima, però, vuole realizzare un ultimo desiderio: vendere la sterminata collezione di vinili di suo padre, affinché ciascun disco possa trovare un nuovo proprietario che lo apprezzi e se ne prenda cura come faceva lui. Ecco quindi che apre un piccolo negozio in un quartiere periferico di Seul. Un posto strano e scalcagnato, senza nemmeno un’insegna, ma che ben presto diventa un rifugio per altre persone che, come Jeongwon e i suoi dischi di seconda mano, sono state graffiate dalla vita.

C’è Mirae, che non riesce a togliersi dagli occhi le immagini di un incidente di cui è l’unica sopravvissuta; c’è Darim, avvocata e madre single, respinta da un mondo che non perdona la sua forza; c’è Wonseok, un ex poliziotto disilluso che crede di aver esaurito ogni possibilità di redenzione; e c’è Duman, un idol in fuga da sé stesso, dopo la perdita del suo compagno di band.
Sono anime solitarie e scordate, che nulla hanno in comune se non l’amore per la musica. Ed è proprio grazie alla musica che ritrovano un’armonia, tra la recensione di un album lasciata su un post-it e il consiglio di un disco che sembra intercettare un sentimento prima ancora che venga nominato. Pian piano le loro esistenze s'intrecciano come le note di un vecchio LP – malinconiche, calde, imperfette –, in una melodia che li mette inaspettatamente in connessione tra loro e li aiuta a riconciliarsi con il passato, aprendo per ciascuno una nuova possibilità di futuro.
Una storia intensa e commovente sul potere che ha la musica di parlarci quando le parole non bastano, di riconnetterci con il passato e creare legami indissolubili con il presente.



Un insolito negozio di sogni e vinili è uno di quei romanzi che sembrano sussurrati più che raccontati. Firmato da Jin Pyung Lim e Hee Eun Koh, il libro si muove con delicatezza dentro il dolore, senza mai cedere al melodramma.

Al centro c’è Jeongwon, un protagonista spezzato, ma mai statico. La sua decisione iniziale dà alla storia un peso emotivo importante, eppure il romanzo non si chiude nella disperazione, anzi, costruisce lentamente uno spazio, il negozio di vinili, che diventa quasi un organismo vivo. Non è solo un’ambientazione, ma un luogo simbolico dove le ferite trovano una forma di ascolto.

La struttura corale è uno degli aspetti più riusciti. I personaggi che gravitano attorno al negozio non sono semplici comparse, ma frammenti di umanità credibili, ciascuno con una propria voce e un proprio silenzio. Mirae, Darim, Wonseok e Duman incarnano diversi modi di sopravvivere al trauma, senza mai risultare stereotipati. Il romanzo evita facili soluzioni, il cambiamento avviene, ma è lento, imperfetto, spesso contraddittorio, proprio come nella vita reale.

Il vero filo conduttore è la musica, trattata non come semplice passione condivisa ma come linguaggio alternativo. I vinili diventano strumenti di comunicazione emotiva, ogni disco consigliato, ogni nota lasciata su un post-it è un tentativo di dire ciò che le parole non riescono a esprimere. Questa idea è sviluppata con coerenza e sensibilità senza risultare forzata.

Lo stile è sobrio, a tratti quasi minimale, ma capace di colpire con immagini semplici e precise. Non cerca la frase a effetto, ma costruisce un’atmosfera costante di malinconia calda e mai opprimente. È un libro che chiede al lettore di rallentare, di ascoltare proprio come si farebbe con un vecchio LP.

Se c’è un limite, potrebbe essere nella prevedibilità di alcuni passaggi emotivi perchè chi è abituato a questo tipo di narrativa potrebbe intuire certe evoluzioni. Tuttavia, il valore del romanzo non sta tanto nel “cosa” accade, quanto nel “come” viene raccontato.

In definitiva, è una lettura intima e riflessiva, che parla di perdita, connessione e possibilità di ricominciare. Non offre soluzioni facili, ma lascia qualcosa di più duraturo, la sensazione che, anche nei momenti più silenziosi, esista sempre una forma di armonia da ritrovare.

Durata  della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata: Caffè lungo
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi



  

Ci sono storie che non si leggono, si ascoltano, come un vecchio vinile che sa esattamente cosa dirti anche quando tu non trovi le parole.”

Un romanzo che non urla il dolore, ma lo accoglie piano… e ti ricorda che anche nelle crepe può rinascere la speranza.”



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...