di Jin
Pyung Lim e
Hee Eun Koh Editore: Nord Prezzo Cartaceo: €19,00 Pagine: 304 Titolo originale: 오늘도
돌아갑니다,
풍진동
가게 Traduzione a cura di: Mary Lou Emberti Gialloreti Jeongwon
ha perso troppo. Rimasto solo dopo la tragica scomparsa dei genitori
e del fratello minore, ha deciso di farla finita. Prima, però, vuole
realizzare un ultimo desiderio: vendere la sterminata collezione di
vinili di suo padre, affinché ciascun disco possa trovare un nuovo
proprietario che lo apprezzi e se ne prenda cura come faceva lui.
Ecco quindi che apre un piccolo negozio in un quartiere periferico di
Seul. Un posto strano e scalcagnato, senza nemmeno un’insegna, ma
che ben presto diventa un rifugio per altre persone che, come
Jeongwon e i suoi dischi di seconda mano, sono state graffiate dalla
vita. C’è
Mirae, che non riesce a togliersi dagli occhi le immagini di un
incidente di cui è l’unica sopravvissuta; c’è Darim, avvocata e
madre single, respinta da un mondo che non perdona la sua forza; c’è
Wonseok, un ex poliziotto disilluso che crede di aver esaurito ogni
possibilità di redenzione; e c’è Duman, un idol in fuga da sé
stesso, dopo la perdita del suo compagno di band. |
Un insolito negozio di sogni e vinili è uno di quei romanzi che sembrano sussurrati più che raccontati. Firmato da Jin Pyung Lim e Hee Eun Koh, il libro si muove con delicatezza dentro il dolore, senza mai cedere al melodramma.
Al centro c’è Jeongwon, un protagonista spezzato, ma mai statico. La sua decisione iniziale dà alla storia un peso emotivo importante, eppure il romanzo non si chiude nella disperazione, anzi, costruisce lentamente uno spazio, il negozio di vinili, che diventa quasi un organismo vivo. Non è solo un’ambientazione, ma un luogo simbolico dove le ferite trovano una forma di ascolto.
La struttura corale è uno degli aspetti più riusciti. I personaggi che gravitano attorno al negozio non sono semplici comparse, ma frammenti di umanità credibili, ciascuno con una propria voce e un proprio silenzio. Mirae, Darim, Wonseok e Duman incarnano diversi modi di sopravvivere al trauma, senza mai risultare stereotipati. Il romanzo evita facili soluzioni, il cambiamento avviene, ma è lento, imperfetto, spesso contraddittorio, proprio come nella vita reale.
Il vero filo conduttore è la musica, trattata non come semplice passione condivisa ma come linguaggio alternativo. I vinili diventano strumenti di comunicazione emotiva, ogni disco consigliato, ogni nota lasciata su un post-it è un tentativo di dire ciò che le parole non riescono a esprimere. Questa idea è sviluppata con coerenza e sensibilità senza risultare forzata.
Lo stile è sobrio, a tratti quasi minimale, ma capace di colpire con immagini semplici e precise. Non cerca la frase a effetto, ma costruisce un’atmosfera costante di malinconia calda e mai opprimente. È un libro che chiede al lettore di rallentare, di ascoltare proprio come si farebbe con un vecchio LP.
Se c’è un limite, potrebbe essere nella prevedibilità di alcuni passaggi emotivi perchè chi è abituato a questo tipo di narrativa potrebbe intuire certe evoluzioni. Tuttavia, il valore del romanzo non sta tanto nel “cosa” accade, quanto nel “come” viene raccontato.
In definitiva, è una lettura intima e riflessiva, che parla di perdita, connessione e possibilità di ricominciare. Non offre soluzioni facili, ma lascia qualcosa di più duraturo, la sensazione che, anche nei momenti più silenziosi, esista sempre una forma di armonia da ritrovare.
Formato consigliato: Cartaceo
Consigliato a chi è piaciuto: Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi
“Ci sono storie che non si leggono, si ascoltano, come un vecchio vinile che sa esattamente cosa dirti anche quando tu non trovi le parole.”
“Un romanzo che non urla il dolore, ma lo accoglie piano… e ti ricorda che anche nelle crepe può rinascere la speranza.”



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