Il volo del tacchino di Marina Viola Editore: Ponte alle grazie Prezzo: € 18 Pagine: 224 Marina pensava di sapere cosa volesse dire diventare madre. Poi è arrivato Luca, con autismo e sindrome di Down, una passione smisurata per la musica e gli Oreo, e un talento naturale per smentire ogni previsione. Nonostante le difficoltà iniziali e gli imprevisti, Luca cresce sereno, circondato d’amore, e col tempo diventa un giovane uomo. Perché, come scrive Elio nella prefazione al libro, «l’amore, l’intelligenza, l’istinto di sopravvivenza ci aiutano a dare un senso a ciò che accade e a trovare sempre il lato positivo degli eventi». In questo libro, Marina Viola ci racconta con grande ironia e tenerezza cosa significa veder diventare adulto un figlio autistico e affrontare quel momento in cui tutti i genitori sono chiamati a fare un passo indietro e a lasciare che i propri bambini spicchino il volo. Quando alla famiglia si presenta l’occasione di lasciare che Luca vada a vivere da solo in una casa di accoglienza, il volo è tutt’altro che elegante: sgraziato, rumoroso, da tacchino. Ma è pur sempre un volo. E così Marina scopre che il distacco, come spesso accade, pesa più su chi resta che su chi parte. Luca si ambienta talmente bene che, alle visite, saluta tutti con un sereno «Go away and shut the door. Love you». Lei, invece, deve imparare a ritrovarsi. Una storia vera che celebra la diversità, l’autonomia e il diritto di ogni essere umano a una vita piena e indipendente. E la libertà nuova di una madre che impara a lasciare andare e a riscoprirsi libera: libera di andare in bagno da sola, libera di uscire a cena senza sensi di colpa, ma anche libera di sentirsi sola senza di lui.
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Partiamo da un consiglio importante: questo romanzo vi emozionerà, e anche parecchio. Se siete un po’ sensibili, come me, vi suggerisco di non leggerlo in metropolitana—errore che io ho fatto, con tutte le conseguenze del caso!
La storia è quella di Luca, un ragazzo autistico a basso funzionamento, della sua famiglia e, soprattutto, della voce che ci accompagna lungo tutto il racconto: sua madre. Una mamma italiana che, giovanissima, si è trasferita in America per amore e che si è ritrovata a costruire lì la propria vita e la propria famiglia: tre figli, due figlie forti e indipendenti e Luca, che fin da subito ha mostrato segnali di neurodivergenza.
Con uno stile diretto, senza eccessivi fronzoli ma anzi con una vena di ironia e leggerezza che rende tutto incredibilmente umano, l’autrice racconta cosa significa quando una “bomba” del genere entra nella vita di una famiglia completamente impreparata.
Le paure, le ansie, le incomprensioni, ma anche i piccoli progressi, le conquiste quotidiane e quel bisogno costante di attenzione che Luca richiede diventano inevitabilmente il centro di tutto: della narrazione, ma soprattutto delle loro vite.
Quello che colpisce di più è la forza di questa madre (ma anche del resto della famiglia), una forza che lei stessa sembra non riconoscersi fino in fondo, ma che invece emerge in ogni pagina. Una forza fatta di resistenza, di adattamento, di capacità di andare avanti anche quando tutto sembra troppo. E forse è proprio questo uno degli aspetti più intensi del libro: il fatto che chi vive una situazione così spesso non si rende conto della propria straordinaria resilienza. Un po’ come quando non ci chiediamo mai quanto sforzo facciano i quadri per rimanere appesi alle pareti per anni semplicemente lo danno per scontato, ma non per questo è qualcosa di semplice.
Ma questo romanzo è anche molto di più. È una riflessione ampia e profonda sulla maternità, su cosa significhi davvero essere “normali” (parola che ho sempre odiato ma continua ad essere usata per differenzare il "diverso"), sul bisogno (e sulla difficoltà) di lasciare andare, sul senso di colpa che spesso accompagna ogni scelta e sul peso, a volte silenzioso ma costante, del giudizio altrui.
È anche una storia sul bisogno di sentirsi indispensabili e, allo stesso tempo, sulla fatica di costruire uno spazio per sé stessi al di fuori di quel ruolo totalizzante. Dopo uana vita dedicata ai bisogni di Luca, quando Luca fa il grande salto verso l'indipendenza dalla famiglia, Marina e Dan, devono ritrovarsi come coppia, come famiglia e anzhe come singoli individui.
Un libro che resta, che fa riflettere e che, con grande delicatezza, riesce a entrare sotto pelle. Consigliato a tutti, fazzletti alla mano e cuore aperto!
Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Camomilla
Formato consigliato: CartaceoBevanda consigliata: Camomilla
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Marina Viola




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