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lunedì 19 ottobre 2026

Recensione: La persona peggiore



  La persona peggiore

 di Raffaella Silvestri

 Editore: Mondadori
 Prezzo: € 19
 Pagine: 192
 
 Altro che Mangia prega ama: la protagonista di questa storia a Bali ci va non dopo una separazione, ma subito dopo aver sposato l’uomo che ama e che ha inseguito per anni. Perché? Da cosa fugge? Non lo sa, ma si sente in trappola, e così decide di partire per un lungo viaggio da sola senza data di ritorno. Si sente la persona peggiore del mondo, e forse lo è. A Bali trova un distillato della schiuma dei nostri giorni: sesso, illusioni, nomadi contemporanei, persone arrivate da tutto il mondo per riscoprire se stesse praticando il tantra e lo yoga, persone che sono scappate da qualcosa, proprio come lei. Non le perdona e non si perdona, ma racconta, con lucidità e spietatezza, le avventure in cui si lancia – orge, danze, viaggi in motocicletta con maschi dai capelli lunghi e profumati – svelandone le assurdità e i legami neanche troppo nascosti con il patriarcato e il capitalismo. Ancora loro, sempre loro: non se ne può fuggire ma si può imparare a vederli, se si ha il coraggio di guardare dentro se stessi. Raffaella ce l’ha, anche se fa male. Ha il coraggio di lasciare solo per mesi l’uomo dei suoi sogni, il marito finlandese che si è trasferito in una Roma impossibile per stare con lei. Non sa se al ritorno lo troverà. Perché dovrebbe? Ma per una volta Penelope viaggia e Ulisse aspetta, costi quel che costi. Guardando a forme di romanzo nuove e ibride come quelle inaugurate da Rachel Cusk, Deborah Levy, Miranda July, Silvestri mette in scena, con un’ironia e un’intelligenza spudorate, una donna che obbedisce all’istinto di perdersi, disattendere ogni aspettativa, inseguire una qualche inafferrabile, forse inesistente, forma di libertà. La persona peggiore si può leggere come una commedia brillante o un’autofiction feroce, come un romanzo sul desiderio o la versione dissacrante e femminista di un romanzo inspirational: in ogni caso, sarà probabilmente la cosa più originale e divertente che leggerete quest’anno.  




Già dal titolo si intuisce una certa insoddisfazione della protagonista verso sé stessa, ma voglio aggiungere una citazione che secondo me la descrive perfettamente: 

 "Io non lo dico per vantarmi, ma di base alla gente sto 
abbastanza sul cazzo. Mi distraggo mentre parlano,
 ho poca pazienza, interrompo di continuo con storie mie, 
o sparo a zero su conoscenze comuni; 
odio con passione e amo con parsimonia." 

Credo che queste poche righe facciano capire subito sia lo stile dissacrante e autoironico della scrittrice, sia il carattere della protagonista, dotata di una capacità di autoanalisi e giudizio davvero notevole. Raffaella si è appena sposata con Thomas, un ragazzo finlandese che sulla carta sembra perfetto: simpatico, intelligente, affascinante e, soprattutto, completamente privo di quel gene del maschio alfa e dell'uomo italiano geloso e soffocante. 
I due si trasferiscono a Roma, in una casa bellissima, forse un po' piccola, ma ricca di carattere. 
Eppure Raffaella non è felice. Così decide di lasciare tutto e partire per Bali per sei mesi. 
Farà davvero il corso di yoga che ha pagato? Ve lo spoilerò subito: no. E, soprattutto, non troverà quella serenità mentale che sembra inseguire. Le atmosfere balinesi, le esperienze e le persone che incontra sono agli antipodi rispetto alla sua vita quotidiana, ma a me è sembrato che Raffaella non voglia davvero uscire dai propri schemi mentali. Anzi, continua a riproporli costantemente. Il potere, il denaro e l'estetica, valori che sembrano guidare il mondo da cui cerca di scappare, la seguono anche a Bali e finiscono per risucchiarla nonostante la distanza. 
 Il romanzo è scritto con un linguaggio molto scorrevole, quasi come un lungo flusso di coscienza. Raffaella viene osservata soprattutto attraverso il proprio sguardo, ed è forse per questo che i pochi commenti esterni risultano così incisivi. In particolare quelli della sua coinquilina russa, che a un certo punto riesce a descriverla in poche frasi, ma con una lucidità disarmante. 
Questo libro ci ricorda che cambiare luogo non significa necessariamente cambiare sé stessi. Le esperienze trascendentali, i viaggi o le relazioni possono certamente influenzarci, ma solo se siamo disposti a lasciarci trasformare. Altrimenti rischiamo semplicemente di continuare a ripetere gli stessi pattern, anche dall'altra parte del mondo.

Consiglio questo libro soprattutto a chi ha intrapreso, o vorrebbe intraprendere, un percorso di terapia. Credo che in molti passaggi vi ritroverete a pensare: "questa cosa l'ho detta anch'io" oppure "su questo aspetto sto ancora lavorando". Raffaella è piena di contraddizioni, autosabotaggi e meccanismi di difesa che chi ha fatto un po' di lavoro su di sé riconoscerà facilmente. 
Ed è proprio questo che rende la sua voce così autentica e, a tratti, anche scomoda.

Durata totale della lettura: Sei giorni
Bevanda consigliata: Granita al limone
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Raffaella Silvestri


"Come mi era capitato in altri momenti importanti, vedevo le cose da fuori oppure mi ossessionavo sui microdettagli infelici."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio



lunedì 12 ottobre 2026

Recensione: I hope this email finds you in hell



  I hope this email finds you in hell

 di Mackenzie Reed

 Editore: Sperling & Kupfer
 Prezzo: € 18,9
 Pagine: 368
 
 Per la ventisettenne Brie, l'arte di compartimentare il dolore è l'unico modo per sopportare la morte dei genitori e sopravvivere alla grigia, noiosa routine da receptionist in una compagnia di assicurazioni sulla vita. Ma il fragile castello di carte che ha faticosamente costruito crolla quando sorprende per caso Luke, il suo affascinante, rigidissimo e decisamente troppo sexy capo, a praticare un esorcismo sulla collega Debra della contabilità. Messo alle strette, Luke le impone di mantenere il segreto e le rivela una verità da brividi: l'attività demoniaca in città è alle stelle e lui, che discende da una stirpe di cacciatori di mostri, deve contenere il caos. Ma quando Krystal, la collega preferita di Brie (nonché suo unico supporto emotivo), scompare nel nulla, la situazione precipita, e lei convince Luke a trascinarla con sé in una folle missione di salvataggio. Il problema? La loro destinazione è l'inferno. E l'ingresso si trova a Times Square. Tra mostri famelici e gli incubi burocratici di un oltretomba strutturato come una spietata multinazionale, Brie e Luke dovranno riuscire a salvare la collega scomparsa, a riparare il velo tra i mondi prima che sia troppo tardi, e soprattutto a fare chiarezza sui loro sentimenti... ma, come Brie scoprirà presto, più a lungo rimani all'inferno, più è difficile andarsene.  




Allora, partiamo dal fatto che mi sono fatta distrarre dal titolo senza dare troppo peso alla trama. In qualche modo, quindi, ho iniziato a leggere convinta che fosse un romanzo divertente sulla routine lavorativa di un ufficio. 
Per carità, all'inizio c'è un po' di questo: il fax che non funziona, la receptionist che non ha voglia di cambiare il boccione dell'acqua, la collega di una certa età che non consegna il report in tempo. Poi però la nostra protagonista, Brie, vede il nuovo capo super bono, Luke, mentre pratica un esorcismo sulla povera Deb, una vecchietta che sembra essere stata posseduta da un demone incazzatissimo. 
Brie, che ha paura persino di guidare di notte perché le ricorda la morte dei genitori, non reagisce nemmeno troppo sconvolta alla situazione (io avrei decisamente sbarellato di più). Da qui inizia un viaggio infinito tra il Pretomba (la nostra realtà) e l'Oltretomba, dominato dal Diavolo ma caratterizzato da un inquietante sistema gerarchico molto simile a quello del Pretomba. 
Le varie zone dell'America corrispondono a diversi dipartimenti governativi, il cielo è sempre viola e nei menù dei locali compaiono interiora e animali non ben identificati. Brie reagisce in modo fin troppo tranquillo a tutto quello che accade e a tutto ciò che scopre sul suo capo durante questo viaggio, compresa la sparizione di alcune donne, probabilmente rapite da qualche demone. 
Insomma, è un'avventura divertente, anche se estremamente pericolosa, in cui questa povera receptionist si ritrova a dover riscoprire la propria forza interiore e quel coraggio che, dopo la morte dei genitori, pensava di aver perso. Anche se il romanzo si legge velocemente ed è perfetto come lettura da spiaggia, devo dire che la componente work-place romance non mi è sembrata molto credibile. 
È tutto fin troppo scontato e perfino gli incontri con i vari ex non riescono a renderla particolarmente interessante.
Devo però dire che la parte migliore del romanzo, per me, è stata la costruzione dell'Oltretomba. L'idea di un inferno organizzato come un enorme ufficio governativo mi ha fatto ridere più di una volta. Ogni zona ha le sue regole, la sua amministrazione e i suoi problemi burocratici, al punto che sembra quasi una versione ancora più disfunzionale del nostro mondo. È uno di quei casi in cui l'ambientazione è talmente particolare che viene voglia di continuare a leggere anche solo per scoprire come funziona il posto. La location dell'inferno sotto Times Square, mi ha fatto molto ridere! 

Consigliato se vi piacciono la satira da ufficio, la caccia ai demoni e le storie romantiche ambientate sul posto di lavoro: in questo caso potrebbe fare al caso vostro.

Durata totale della lettura: Sei giorni
Bevanda consigliata: Granita al limone
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Mackenzie Reed


"Ma forse le persone che perdiamo non se ne vanno mai davvero. 
Anche se si tratta di altre versioni di noi stessi."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio



martedì 29 settembre 2026

Recensione: La giudice



  La giudice

 di James Patterson, Viola Davis

 Editore: Longanesi
 Prezzo: €19,50
 Pagine: 400
 Titolo originale: Judge Stone
 Traduzione a cura di: Annamaria Biavasco
 
 Mary Stone aiuta la popolazione di Union Springs, Alabama, offrendo pasti caldi nella sua fattoria di famiglia, e la difende nel suo ruolo di giudice della contea. È amata, rispettata. È in lizza per essere rieletta. Tutto cambia quando nella sua aula di tribunale viene portata la dottoressa Bria Gaines, accusata di aver praticato un aborto su una minorenne vittima di violenza. Per la legge, la condanna è indiscutibile. Per la morale, tutto è ancora da dibattere. Presto, il caso diventa di rilevanza nazionale e la giudice Stone si trova in una posizione complicata, strattonata da più parti perché emetta un verdetto esemplare. Per lei è sempre più difficile mantenere salda la propria indipendenza. Con l’arrivo da fuori città di due agguerriti avvocati, la situazione si fa ancora più tesa, ma l’accusa non è l’unico problema del tribunale di Union Springs. Le tensioni razziali nella comunità non si sono mai sopite, e tra i bianchi che animano le strade non ci sono solo manifestanti antiabortisti, ma anche suprematisti e membri del Ku Klux Klan. In un caso controverso, che rappresenta la resa dei conti per un’intera nazione, la giudice Mary Stone dovrà imparare a gestire un nuovo, difficile equilibrio tra le richieste del proprio ruolo e le necessità della sua coscienza, a costo di rischiare tutto ciò che ha. 




Avendo visto e amato profondamente "How to Get Away with Murder" con Viola Davis, appena ho scoperto che aveva scritto un romanzo insieme a Patterson ho contattato SUBITO la casa editrice! Non potevo certo lasciarmelo sfuggire! 
 Ho letto il romanzo immaginando la giudice con il volto dell'attrice stessa (come fare altrimenti?). 
 In un piccolo paese in cui la giudice Mary presiede il tribunale, una ragazza di tredici anni viene aiutata dalla dottoressa locale ad abortire. Secondo il codice penale vigente, l'aborto è considerato un reato di classe A. 
Il caso esplode rapidamente e sconvolge l'intera nazione, attirando entrambe le fazioni nel piccolo centro. Iniziano così manifestazioni sempre più aggressive: da una parte gli antiabortisti, tra cui non mancano razzisti e fanatici; dall'altra Planned Parenthood e chi vuole sostenere la ragazzina. Lei, nel frattempo, è in balia di una madre completamente disinteressata ai propri figli, che sembra sfruttare la situazione per ottenere visibilità e, probabilmente, anche denaro. A scuola viene bullizzata e trattata come una poco di buono. 
 Mary si trova a presiedere il caso e, mentre di solito è lucida e difficilmente si lascia coinvolgere emotivamente, questa volta qualcosa del suo passato rende tutto molto più personale. Inoltre, l'enorme attenzione mediatica che circonda il processo le sta causando minacce e un'eccessiva esposizione pubblica. Per quanto il romanzo si presenti inizialmente come un classico legal thriller, qui gli animi sono infiammati da entrambe le parti. 
Ad aumentare ulteriormente la tensione contribuisce il rapporto conflittuale tra la giudice e l'avvocato della difesa, che tenta costantemente di sminuirla e trattarla come inferiore. Mary viene spinta da ogni lato a ricusarsi e a trasferire il caso in una città più grande, con la scusa che il paese sia troppo piccolo per gestire una vicenda di tale portata. In realtà, dietro questa pressione si nascondono interessi politici e personali che tirano in direzioni opposte. 

Il processo prende avvio lentamente e tra enormi difficoltà legate alla sicurezza. Persino la scelta della giuria si rivela complicatissima. Il peso della situazione grava sulla giudice, ma ancora di più sull'imputata e sulla dottoressa. È una lotta tra bianchi e neri, tra donne e uomini che pensano di poter decidere per loro. Una battaglia feroce tra chi considera il feto un bambino a tutti gli effetti e chi difende il diritto di scelta di chi è incinta. Mary è senza dubbio il personaggio che più mi è rimasto impresso. Forte, intelligente e determinata, si trova a dover bilanciare il proprio senso della giustizia con emozioni che credeva di aver lasciato nel passato. Le sue fragilità la rendono molto umana e facile da comprendere. 
Una lettura scorrevolissima, che affronta un tema complesso senza mai perdere ritmo. Si legge in un battibaleno, consigliatissimo!

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Tisana freadda alla lavanda
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Assassinio in Cornovaglia di Elisabeth George



Perché erano così arrabbiati? Per quale motivo ce l’avevano con lei? 
Quando pronunciavano il suo nome, lo facevano con disprezzo, con la faccia schifata."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

giovedì 27 agosto 2026

Recensione: Le avvelenatrici



  Le avvelenatrici

 di Silvana La Spina

 Editore: Neri Pozza
 Prezzo: €20
 Pagine: 240
 
 È una mattina di fine dicembre del 1783, l’aria odora di neve, anche se i palermitani sanno che è solo un’impressione: a Palermo non nevica mai. Tra le mura del convento di San Francesco, accade qualcosa di insolito: la cella di fra’ Gerlando è rimasta chiusa, nessuno l’ha visto nemmeno al Mattutino. Dietro quella porta, l’orribile scoperta: il corpo esanime del frate, gli occhi strabuzzati dal terrore, il viso gonfio, una schiuma biancastra agli angoli della bocca. Per lo speziale non ci sono dubbi: è veleno. Anche se quell’uomo di Dio non pareva avere un nemico al mondo. A parte forse l’anziana donna con cui, il giorno prima, c’era stato un misterioso incontro, alla fine del quale il frate era apparso turbato. «Quella vecchia è la Morte» aveva commentato. Ma non è l’unico mistero, perché il nome del frate compare in una lista insieme a quello di un barone morto lo stesso giorno, con gli stessi sintomi. Lista che ora si trova nelle mani di Maurizio Belmonte, uomo di fiducia del Viceré, che non crede alle coincidenze e teme che anche altri siano in pericolo. Per le strade si sussurra di preghiere speciali. Preghiere che si pagano a peso d’oro e che, dicono, possono far ammalare. Possono uccidere. Ma Belmonte non crede nemmeno alle fatture, è uomo dei Lumi. Eppure i morti sono reali e ora anche la donna che ama, Sofia Schulz, la pittrice che ritrae i defunti dell’aristocrazia, sembra affetta da un morbo incurabile. Il veleno è l’arma di chi conosce la pazienza, e non richiede coraggio né la violenza di un attimo di follia. Belmonte dovrà immergersi nell’oscurità di un rancore coltivato nel silenzio, cercare la verità lì dove il sacro e il profano si confondono e un maleficio si paga come una messa. 




Le avvelenatrici ci porta in una Palermo del Settecento vivida e folkloristica, popolata da baroni, viceré, zampognari, frati e donne travolte dall'amore, dalla gelosia e dalla superstizione. 
 Devo ammettere che l'inizio mi è sembrato un po' difficile da seguire: i personaggi presentati sono davvero tanti e, almeno nelle prime pagine, non è semplice orientarsi e capire quali avranno un ruolo centrale nella vicenda. Fortunatamente, andando avanti nella lettura, il quadro si fa più chiaro e la storia acquista sempre più forza. 
 Tutto inizia dalla misteriosa morte di un frate che, la sera prima di morire, aveva ricevuto la visita di una donna e una lista di nomi. Nomi che appartengono proprio ad altre persone morte di recente in circostanze sospette. 
A indagare è il barone Maurizio di Belmonte, uomo colto e illuminista, poco incline a credere a superstizioni, magie e dicerie popolari. Eppure a Palermo si mormora che, pagando la persona giusta e commissionando particolari "preghierine", si possa far scomparire chiunque: mariti indesiderati, rivali o nemici. 
Nelle sue indagini il barone incontra più volte una donna che legge i Santuzzi, una sorta di carte divinatorie, alcune delle quali create da lei stessa. Per quanto consideri queste credenze poco più che sciocchezze, sa bene che dietro il fumo spesso si nasconde anche l'arrosto. 

Un aspetto interessante del romanzo è che il lettore comprende subito chi si cela dietro la scia di morti.

Il vero mistero non è tanto scoprire il colpevole, quanto capire se anche il barone riuscirà a ricostruire la verità e a collegare tutti i tasselli e a capire come un antico rancore abbia generato una spirale di odio e vendetta capace di avvelenare un'intera città proprio alle porte del Natale. 

A questo si intreccia anche una tormentata storia d'amore. La moglie del barone, infatti, non accetta la separazione ed è disposta a tutto pur di riconquistarlo. Anche a ricorrere alle famigerate "preghierine" per liberarsi della dolce Sofia, la donna di cui Maurizio è innamorato nonostante non appartenga all'aristocrazia. Una vicenda che aggiunge passione, gelosia e ulteriore tensione alla trama principale. 

Ho apprezzato molto l'ambientazione, ricca di dettagli e atmosfere, e il modo in cui l'autrice riesce a mescolare elementi storici, credenze popolari e intrighi. Il ritmo è veloce e il romanzo non annoia, anche se in alcuni momenti l'ho trovato un po' confusionario per il numero di personaggi e sottotrame.

Nel complesso, una lettura molto piacevole e coinvolgente, che racconta una Sicilia affascinante e oscura, sospesa tra razionalità e superstizione, dove i fantasmi del passato riescono a essere più pericolosi di qualsiasi veleno.

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Tisana freadda (senza veleno)
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I maestri del giallo di AA.VV.




"Facevo finta di niente, ma lo odiavo. 
Odiavo mio fratello e tutti i suoi privilegi. 
Odiavo la mia classe sociale e i suoi pregiudizi dovuti al mio nome e al mio sesso."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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