giovedì 27 agosto 2026

Recensione: Le avvelenatrici



  Le avvelenatrici

 di Silvana La Spina

 Editore: Neri Pozza
 Prezzo: €20
 Pagine: 240
 
 È una mattina di fine dicembre del 1783, l’aria odora di neve, anche se i palermitani sanno che è solo un’impressione: a Palermo non nevica mai. Tra le mura del convento di San Francesco, accade qualcosa di insolito: la cella di fra’ Gerlando è rimasta chiusa, nessuno l’ha visto nemmeno al Mattutino. Dietro quella porta, l’orribile scoperta: il corpo esanime del frate, gli occhi strabuzzati dal terrore, il viso gonfio, una schiuma biancastra agli angoli della bocca. Per lo speziale non ci sono dubbi: è veleno. Anche se quell’uomo di Dio non pareva avere un nemico al mondo. A parte forse l’anziana donna con cui, il giorno prima, c’era stato un misterioso incontro, alla fine del quale il frate era apparso turbato. «Quella vecchia è la Morte» aveva commentato. Ma non è l’unico mistero, perché il nome del frate compare in una lista insieme a quello di un barone morto lo stesso giorno, con gli stessi sintomi. Lista che ora si trova nelle mani di Maurizio Belmonte, uomo di fiducia del Viceré, che non crede alle coincidenze e teme che anche altri siano in pericolo. Per le strade si sussurra di preghiere speciali. Preghiere che si pagano a peso d’oro e che, dicono, possono far ammalare. Possono uccidere. Ma Belmonte non crede nemmeno alle fatture, è uomo dei Lumi. Eppure i morti sono reali e ora anche la donna che ama, Sofia Schulz, la pittrice che ritrae i defunti dell’aristocrazia, sembra affetta da un morbo incurabile. Il veleno è l’arma di chi conosce la pazienza, e non richiede coraggio né la violenza di un attimo di follia. Belmonte dovrà immergersi nell’oscurità di un rancore coltivato nel silenzio, cercare la verità lì dove il sacro e il profano si confondono e un maleficio si paga come una messa. 




Le avvelenatrici ci porta in una Palermo del Settecento vivida e folkloristica, popolata da baroni, viceré, zampognari, frati e donne travolte dall'amore, dalla gelosia e dalla superstizione. 
 Devo ammettere che l'inizio mi è sembrato un po' difficile da seguire: i personaggi presentati sono davvero tanti e, almeno nelle prime pagine, non è semplice orientarsi e capire quali avranno un ruolo centrale nella vicenda. Fortunatamente, andando avanti nella lettura, il quadro si fa più chiaro e la storia acquista sempre più forza. 
 Tutto inizia dalla misteriosa morte di un frate che, la sera prima di morire, aveva ricevuto la visita di una donna e una lista di nomi. Nomi che appartengono proprio ad altre persone morte di recente in circostanze sospette. 
A indagare è il barone Maurizio di Belmonte, uomo colto e illuminista, poco incline a credere a superstizioni, magie e dicerie popolari. Eppure a Palermo si mormora che, pagando la persona giusta e commissionando particolari "preghierine", si possa far scomparire chiunque: mariti indesiderati, rivali o nemici. 
Nelle sue indagini il barone incontra più volte una donna che legge i Santuzzi, una sorta di carte divinatorie, alcune delle quali create da lei stessa. Per quanto consideri queste credenze poco più che sciocchezze, sa bene che dietro il fumo spesso si nasconde anche l'arrosto. 

Un aspetto interessante del romanzo è che il lettore comprende subito chi si cela dietro la scia di morti.

Il vero mistero non è tanto scoprire il colpevole, quanto capire se anche il barone riuscirà a ricostruire la verità e a collegare tutti i tasselli e a capire come un antico rancore abbia generato una spirale di odio e vendetta capace di avvelenare un'intera città proprio alle porte del Natale. 

A questo si intreccia anche una tormentata storia d'amore. La moglie del barone, infatti, non accetta la separazione ed è disposta a tutto pur di riconquistarlo. Anche a ricorrere alle famigerate "preghierine" per liberarsi della dolce Sofia, la donna di cui Maurizio è innamorato nonostante non appartenga all'aristocrazia. Una vicenda che aggiunge passione, gelosia e ulteriore tensione alla trama principale. 

Ho apprezzato molto l'ambientazione, ricca di dettagli e atmosfere, e il modo in cui l'autrice riesce a mescolare elementi storici, credenze popolari e intrighi. Il ritmo è veloce e il romanzo non annoia, anche se in alcuni momenti l'ho trovato un po' confusionario per il numero di personaggi e sottotrame.

Nel complesso, una lettura molto piacevole e coinvolgente, che racconta una Sicilia affascinante e oscura, sospesa tra razionalità e superstizione, dove i fantasmi del passato riescono a essere più pericolosi di qualsiasi veleno.

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Tisana freadda (senza veleno)
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I maestri del giallo di AA.VV.




"Facevo finta di niente, ma lo odiavo. 
Odiavo mio fratello e tutti i suoi privilegi. 
Odiavo la mia classe sociale e i suoi pregiudizi dovuti al mio nome e al mio sesso."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta e condividi con noi la tua opinione!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...