venerdì 31 luglio 2026

Recensione: Lutto di miele

     

Lutto di miele
di Franck Thilliez

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: € 10,99
Pagine
: 300
Titolo originale: Deuils de Miel
Traduzione a cura di: Daniela De Lorenzo


Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.

Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.


Quando inizio un libro di Franck Thilliez so già che difficilmente riuscirò a lasciarlo. Perché hai la sensazione di essere trascinato dentro una storia che, pagina dopo pagina, si fa sempre più oscura, inquietante, difficile da abbandonare.

In questo romanzo ritroviamo Franck Sharko dopo Treno infernale per l’Angelo Rosso. Sono passati almeno cinque anni da quell’indagine, alla quale nel corso della storia vengono fatti diversi riferimenti, e Sharko non è più lo stesso uomo. Rientra in servizio dopo essere stato riabilitato, ma porta con sé una tragedia enorme: la morte della moglie e della figlia, investite da un pirata della strada. Una perdita già devastante di per sé, ma resa ancora più dolorosa da ciò che era accaduto prima. Le due erano state vittime di uno psicopatico che le aveva tenute prigioniere e Sharko le aveva ritrovate da poco, tentando faticosamente di ricostruire un legame, prima che tutto venisse spezzato di nuovo.

La scelta di raccontare la storia in prima persona rende il romanzo ancora più intenso. Attraverso la voce di Sharko si entra direttamente nei suoi pensieri, nelle sue fragilità, nelle sue ossessioni. Da lettori si finisce per comprendere il suo dolore, ma anche per dubitare della sua reale stabilità. La sua riabilitazione  non sempre convince davvero. Ci sono molti indizi che lasciano pensare che qualcosa in lui sia rimasto incrinato: l’incontro con una bambina, prima al parco e poi nella sua casa, intenta a leggere un libro della serie preferita della figlia Éloïse; la presenza del vicino Willy, nipote della vicina scomparsa tragicamente nel romanzo precedente sempre strafatto; scatti di rabbia improvvisa che lo portano ad agire in modi inattesi, quasi estranei al suo carattere.

Thilliez costruisce intorno a Sharko un’atmosfera cupa, densa, quasi soffocante. I luoghi fisici e quelli della mente sembrano confondersi, e tutto contribuisce a creare una dimensione in cui paura e pericolo sono costanti. Non c’è mai una vera tregua, perché anche quando l’indagine sembra procedere su un piano razionale, il tormento interiore del protagonista continua a insinuarsi nella lettura.

L’indagine prende avvio da una scena inquietante: una donna viene ritrovata assassinata in una chiesa, dentro un confessionale. È nuda, completamente depilata, legata alle caviglie, e sul suo capo sono posate sette falene sfinge. Apparentemente non ci sono segni evidenti che spieghino la causa della morte. È una scena quasi apocalittica, costruita come un messaggio, ma un messaggio inizialmente troppo criptico per essere compreso. Da lì parte una catena di indizi e di morti in cui Sharko si ritrova coinvolto non solo come investigatore, ma in modo sempre più personale.

La parte finale, soprattutto le ultime cinquanta pagine, scioglie il mistero e dà un senso a tutto quello che è successo. La verità arriva, sì, però porta con sé conseguenze pesanti. È uno di quei finali che chiudono l’indagine ma non cancellano il buio attraversato, e soprattutto lasciano nella mente e nella vita di Sharko segni difficili da dimenticare.

È un romanzo duro, cupo, a tratti disturbante, ma proprio per questo molto coerente con il mondo narrativo di Thilliez. Non punta solo sulla tensione dell’indagine, ma anche sulla fragilità del suo protagonista, rendendo Sharko una figura tormentata, umana, dolorosamente credibile.

Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: camomilla
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I fiumi di porpora di Jean-Christophe Grangé

  "La sofferenza degli esseri umani, oltre ogni comprensione."


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

giovedì 30 luglio 2026

Recensione: Quando si accendono le lanterne

 


Quando si accendono le lanterne
di Hiyoko Kurisu  

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: € 16,00
Pagine: 176
Titolo originale: ランタン灯る窓辺で、甘い夢を
Traduzione a cura di: Laura Solimando


Quando il sole tramonta e lungo il viale iniziano ad accendersi le lanterne, un negozio di dolci risplende più degli altri. È quello di Kogetsu, proprietario eccentrico e misterioso, capace di indicare a ogni cliente il rimedio più adatto a lenire preoccupazioni e dolori, anche quelli che sembrano insormontabili. Ma Kogetsu mette sempre in guardia i suoi avventori: ogni dolce può avere effetti imprevedibili se si supera la dose consigliata di uno al giorno. Nonostante l'avvertimento, molti tornano più di una volta a chiedere il suo aiuto. Succede a Kana, un'adolescente in crisi con il fidanzato; a Koguma, un uomo gentile il cui aspetto trae spesso in inganno; e a Yui, che si sente esclusa dalle amiche e soffocata da rancori nascosti. Ognuno di loro cerca conforto, ma dovrà imparare che l'unico modo per rimettere ordine nella propria vita è affrontare gli errori, accettarsi e trovare il coraggio di cambiare. Hiyoko Kurisu è un'autrice molto amata in Giappone. Insieme a Kogetsu, un personaggio carismatico quanto originale, i lettori scopriranno che basta un po' di zucchero per trovare la forza di affrontare le difficoltà. E che la felicità, proprio come i dolci della bottega di viale del Crepuscolo, si assapora solo se condivisa.

Tra le pagine di Quando si accendono le lanterne ho trovato una lettura che mi ha sorpresa per la sua capacità di lasciare spazio alle emozioni più autentiche. Non è un romanzo che cerca di stupire con colpi di scena o svolte improvvise, ma sceglie di raccontare la bellezza nascosta nelle piccole cose, nei legami umani e in quei momenti apparentemente ordinari che, senza fare rumore, riescono a lasciare un segno.

La storia procede con un ritmo lento e misurato, invitando il lettore ad abbandonare la fretta con cui troppo spesso affrontiamo non solo i libri, ma anche la quotidianità. Ogni pagina offre uno spazio di quiete e riflessione, accompagnandoci in un percorso fatto di emozioni sincere e domande che non cercano necessariamente una risposta, ma che vale la pena ascoltare.

Hiyoko Kurisu scrive con uno stile essenziale ed elegante, capace di emozionare senza mai risultare eccessivo. Bastano pochi dettagli, un dialogo, un gesto o un silenzio per dare profondità ai personaggi e alle loro storie. È una scrittura che accompagna il lettore con discrezione, lasciandogli la libertà di riconoscersi nelle pagine e di interpretarle secondo la propria sensibilità.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è il modo in cui il romanzo racconta la fragilità umana. I personaggi non sono perfetti e non cercano di esserlo. Portano con sé paure, rimpianti, desideri inespressi e ferite che il tempo non sempre riesce a rimarginare. Proprio questa loro imperfezione li rende incredibilmente veri e vicini a chi legge.

Pagina dopo pagina ho avuto la sensazione che il libro stesse parlando anche a me facendomi riflettere su quanto spesso siamo severi con noi stessi, su quanto sia difficile accettare i nostri limiti e concederci la stessa comprensione che riserviamo agli altri. Senza offrire facili risposte o lezioni di vita, il romanzo suggerisce che il cambiamento può iniziare da un gesto semplice: imparare a guardarci con un po' più di gentilezza.

L'atmosfera è uno degli elementi che porterò con me più a lungo; le ambientazioni, i profumi, le luci e la cura con cui vengono descritti i piccoli gesti quotidiani creano una sensazione di serenità che accompagna il lettore dall'inizio alla fine.

Ho chiuso il libro con la sensazione di aver ricevuto l'invito silenzioso di rallentare, di dare più valore ai piccoli gesti, di accettare le nostre fragilità senza viverle come un fallimento. Quando si accendono le lanterne non offre ricette per la felicità né pretende di cambiare il lettore, ma ricorda con estrema delicatezza che anche nei momenti più difficili possiamo trovare qualcosa che ci aiuti a ritrovare la strada.

Durata  della lettura:  3 giorni
Bevanda consigliata: limonata fresca
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni


 

"A volte la strada per ritrovarsi non è fatta di grandi cambiamenti, ma di piccoli gesti capaci di illuminare ciò che avevamo smesso di vedere."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 29 luglio 2026

Recensione: I maestri del giallo

 

I maestri del giallo
di AA.VV.

Prezzo cartaceo: € 9.90
Prezzo digitale: € 6.99
Pagine: 1024


In questo volume sono raccolti dieci gioielli della letteratura poliziesca. Ogni opera rappresenta un aspetto e una scuola diversi di un genere che nel corso di oltre un secolo si è arricchito e differenziato inventando proverbiali figure di investigatori. Dal capostipite Edgar Allan Poe con le inchieste di Monsieur Dupin fino al rigoroso metodo indiziario deduttivo di Sherlock Holmes, dalla narrati- va poliziesca “d’atmosfera” di Mary R. Rinehart all’inimitabile plot romanzesco di Edgar Wallace, dalle tecniche di investigazione scientifica esercitate dal dottor Thorndyke di Richard Austin Freeman al colto e raffinato detective Philo Vance creato dalla fantasia di Van Dine fino al flemmatico Charlie Chan, il poliziotto cinese di Honolulu inventato da Biggers, questi racconti compongono una scelta organica utile sia per chi si accosta per la prima volta alla detective story, sia per chi vuole godersi il confronto fra dieci capolavori di altrettanti maestri del giallo.


Recensire un'antologia non è mai semplice. A differenza di un romanzo, qui non c'è una sola storia da seguire, ma una raccolta di racconti che porta il lettore a confrontarsi con stili, atmosfere e modi di concepire il giallo anche molto diversi tra loro. Ed è proprio questa la forza de I maestri del giallo: offrire una panoramica di autori che, ognuno con la propria voce, hanno contribuito a rendere questo genere così affascinante.

Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è stata la possibilità di conoscere autori che non avevo ancora avuto occasione di leggere. Se nomi come Arthur Conan Doyle ed Edgar Allan Poe mi erano già familiari e sapevo cosa aspettarmi dal loro modo di raccontare il mistero, questa raccolta mi ha dato l'opportunità di scoprire altre penne altrettanto interessanti, ciascuna con una propria identità e un proprio stile. È stata una lettura che ha saputo incuriosirmi e che mi ha fatto venire voglia di approfondire le opere di alcuni degli autori presenti nell'antologia.

Ciò che rende questa raccolta particolarmente coinvolgente è proprio la varietà degli approcci narrativi. Ogni autore interpreta il giallo in modo personale: c'è chi costruisce la tensione attraverso una narrazione elegante e ricca di dettagli, chi punta su dialoghi brillanti e investigazioni ingegnose, chi sorprende con finali inaspettati e chi, invece, preferisce concentrarsi sulla psicologia dei personaggi. Pur nella loro diversità, tutti i racconti condividono la capacità di catturare l'attenzione e di alimentare la curiosità fino all'ultima pagina. Ogni autore lascia un segno distintivo. Alcuni conquistano con uno stile raffinato e classico, altri con una scrittura più immediata e dinamica, ma tutti dimostrano una straordinaria abilità nel creare atmosfere coinvolgenti e nel trasformare anche pochi elementi in un mistero avvincente. È affascinante osservare come il genere giallo possa assumere sfumature così diverse senza perdere il suo fascino.

Ho trovato questa antologia particolarmente piacevole anche perché permette di conoscere, o riscoprire, grandi nomi della narrativa investigativa senza affrontare subito romanzi più lunghi. Ogni racconto è una piccola esperienza a sé, perfetta da leggere con calma e da assaporare, lasciandosi trasportare ogni volta in un'indagine diversa. È una raccolta che consiglio sia a chi ama già il genere, sia a chi desidera avvicinarsi ai grandi classici del giallo attraverso racconti brevi ma ricchi di atmosfera e di fascino.

Durata della lettura: Tre settimane
Bevanda consigliata: Vodka Martini
Formato consigliato: Cartaceo  
Età di lettura consigliata: dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato: Arsène Lupin, Maurice Leblanc



« "Ma come faceva a sapere che c'era una trappola?" chiese Bill Gordon incuriosito. 
Il signor Reeder rispose "Ho una mente criminale"».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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