lunedì 1 giugno 2026

Recensione: L'internato


L'internato
di Sebastian Fitzek

Editore: Fazi Editore
Titolo Originale: Der Insasse
Prezzo Cartaceo: € 19,50 
Prezzo E-book:  € 10,99 
Pagine: 288 
Traduzione a cura di: Sveva Lizza
  

Un bambino è scomparso.

È trascorso un anno.

Chi potrebbe sapere la verità tace.

Till Berkhoff è condannato all’atroce agonia di non sapere cosa sia successo davvero a suo figlio. Il piccolo Max è svanito nel nulla ormai da un anno, e senza un colpevole, una sentenza, una verità che possa restituire pace o giustizia, il dolore dei suoi genitori è diventato insopportabile. Un uomo, recluso in un ospedale psichiatrico dopo aver confessato due orribili infanticidi, potrebbe essere responsabile anche della scomparsa di Max, ma non sarà facile ottenere la sua confessione. Quando ogni pista si esaurisce, quando le indagini si arenano in uno straziante silenzio, nella mente di Till si profila un’idea tanto audace quanto inquietante: l’unica speranza di ottenere la verità... è guardare in faccia l’orrore.

Tra i corridoi claustrofobici di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, il confine tra verità e follia si assottiglia pericolosamente. E più Till si addentra in questo universo disturbante più è costretto a chiedersi quanto è disposto a sacrificare per trovare le risposte che cerca.

L’internato è un viaggio tra gli abissi della psiche umana, l’odissea emotiva di una mente in fuga dai propri mostri. Con il ritmo incalzante e i colpi di scena che lo hanno reso uno dei maestri del thriller psicologico moderno, Sebastian Fitzek intesse una trama che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso, giocando con le paure più profonde di ognuno di noi e con l’irresistibile anelito alla verità che abita la nostra anima.



Till Berkhoff faceva il pompiere e a causa della sua indole piuttosto impulsiva era stato retrocesso alla guida dell’ambulanza, ma questo non gli importava, perché la sua vera ragione di vita non era di certo il suo lavoro ma suo figlio Max. Max aveva sei anni e quella sera aveva appena finito di montare il suo Millennium Falcon di Lego e di soppiatto era arrivato nell’ufficio di Till con la sua opera, che teneva tra le mani come una reliquia. Max avrebbe voluto mostrare la costruzione alla sua vicina Anna, di cui era innamorato, anche se la ragazza aveva già 17 anni, ma la madre non gli aveva dato il permesso perciò Max aveva deciso di tentare la sorte chiedendo la stessa cosa al papà che gli permise di uscire. Max tutto contento si vestì e uscì di casa, appena giunto sulla strada incontra un corriere che sta spingendo a fatica un carrello colmo di pacchi che gli chiede indicazioni su un indirizzo, Max era stato preparato ai malintenzionati, sapeva di non dover andare con gli sconosciuti, sapeva che se qualcuno fosse andato a prenderlo a scuola dicendo che lo mandavano mamma e papà avrebbe dovuto chiedere la parola d’ordine, ma in questo caso era diverso, il fattorino aveva bisogno di aiuto e Max sapeva esattamente dove si trovasse il civico 65. Max non tornò mai più a casa. Un anno dopo, l'uomo accusato del rapimento di Max, chiamato anche il killer dell’incubatrice, si trova internato in una clinica psichiatrica, ha già ammesso la colpevolezza sul rapimento e l’omicidio di un’altra bambina e della madre ma sembra non avere alcuna intenzione di confessare cosa abbia fatto a Max e dove abbia nascosto il suo corpo. Per questo Till chiede aiuto a suo cognato Skania, commissario della polizia, per farsi internare in incognito nella stessa clinica del killer. Skania inizialmente non ha alcuna intenzione di assecondare la follia di Till ma finisce per cedere, d’altro canto gli vuole bene, Till ha perso tutto e riuscire a trovare il corpo di suo figlio sarebbe l’unico modo per dargli finalmente un minimo di pace. Till viene portato in clinica con l’identità di Patrick Winter, matematico finanziario che il giorno precedente, non sopportando più la perdita del figlio Jonas, si cosparge di benzina e tenta il suicidio dandosi fuoco durante la riunione dei genitori all’asilo dove portava il figlio. Il piano di Till non è affatto semplice ma è l’unica opportunità che ha per mettere luce sulla scomparsa di suo figlio, ma scoprirà in fretta che all’interno della clinica c’è chi sta aspettando proprio Patrick Winter, impaziente di ucciderlo. Till si ritroverà a dover combattere non solo con il proprio passato ma anche con quello della sua nuova identità. Chi è Patrick Winter? Di cosa è colpevole? Forse la scelta di farsi internare è stata troppo affrettata e Till si è infilato in una situazione da cui potrebbe non riuscire a scappare mai più. Ancora una volta Fitzek non delude, un nuovo thriller psicologico crudo e imprevedibile che gioca con la mente del lettore. Se siete fan di Fitzek è scontato dire che nulla è come sembra, ma pur ormai conoscendo bene il suo stile di scrittura, ancora una volta riesce a sconvolgere il lettore con una serie di falsi indizi, colpi di scena e un finale scioccante. Un racconto ipnotico al limite tra realtà, percezione e inganno. I suoi personaggi sono ambigui e manipolatori, c’è qualcuno di cui ci si possa fidare davvero?



Durata  della lettura:  4 giorni
Bevanda consigliata: Panaché
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Mimica, Sebastian Fitzek


"Oggi il ragazzino nell’incubatrice mi ha rivelato il suo nome. Non riuscivo neanche a capirlo da quanto sangue aveva in bocca. Ma sono quasi sicuro che si chiami Max."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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