Tutte le volte che le donne di Cathy La Torre Editore: Rizzoli Prezzo cartaceo: € 18.00 Pagine: 268 C’è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all’improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l’emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il “buon matrimonio” non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l’eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. “Le dirimpettaie” è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. |
Seguivo già Cathy La Torre sui social da tempo. Mi piace il suo modo di comunicare: diretto, ironico, capace di affrontare temi complessi senza risultare pesante. Non ero però mai stata a un suo spettacolo e Tutte le volte che le donne è stato il mio primo vero incontro con lei attraverso un libro.
L'inizio è già una dichiarazione di intenti. Si parte con un "quizzettone" che mette subito alla prova lettrici e lettori. Confesso di aver saputo rispondere correttamente a circa la metà delle domande. L'altra metà è stata una scoperta. E forse è proprio questo il senso del libro: farci rendere conto di quante cose non sappiamo.
Uno dei primi capitoli è dedicato a tutto ciò che ci circonda e che è stato inventato da donne. Dalla lavastoviglie al sacchetto di carta, passando per molte altre invenzioni che utilizziamo ogni giorno senza conoscerne l'origine. È una lettura che sorprende perché smonta un'idea implicita che spesso abbiamo interiorizzato: quella secondo cui il progresso tecnologico e scientifico sia stato quasi esclusivamente una questione maschile. Ma il capitolo che mi ha fatto più arrabbiare è stato senza dubbio quello dedicato al valore economico delle donne. Leggere dati, studi e riflessioni sul divario retributivo tra uomini e donne significa prendere atto di una realtà che conosciamo già, ma che continua a essere difficile da accettare. Non si tratta soltanto di numeri: dietro quelle percentuali ci sono possibilità negate, indipendenza economica limitata e opportunità distribuite in modo diseguale.
E poi ci sono le città. O meglio, i nomi delle nostre strade. Quante sono dedicate alle donne? La risposta, temo, la immaginiamo tutti: pochissime. Un dato che colpisce perché racconta molto del modo in cui scegliamo di costruire la memoria collettiva. Lo stesso accade con le statue: gli uomini vengono celebrati per ciò che hanno fatto, le donne spesso per come appaiono. Giovani, nude, sensuali, sessualizzate. Anche nello spazio pubblico emerge una differenza che difficilmente può passare inosservata.
Uno dei concetti più interessanti affrontati nel libro è l'effetto Matilda, il fenomeno per cui scoperte e risultati ottenuti da donne vengono attribuiti a colleghi uomini. Da qui il passo verso termini ormai sempre più diffusi come mansplaining, manterrupting, bropriating e hepeating è breve. Quattro parole inglesi, quattro manifestazioni diverse dello stesso problema: la difficoltà di riconoscere pienamente la voce e il contributo delle donne.
Tra Nobel negati, scoperte scientifiche attribuite ad altri e donne cancellate dalla storia ufficiale della fisica, della chimica, della biologia e dell'astronomia, ci si imbatte in pagine che fanno davvero arrabbiare. Perché raccontano storie che avrebbero meritato ben altra sorte.
Particolarmente interessante è anche il capitolo dedicato alle invenzioni e alle idee che fanno parte della nostra quotidianità. Ho scoperto, per esempio, che il Monopoly fu ideato da Elizabeth Magie Phillips molto prima che diventasse il celebre gioco che tutti conosciamo. Un'altra storia che dimostra quanto spesso i nomi delle donne siano stati rimossi dal racconto dominante.
Mi ha colpito anche il capitolo dedicato a cinque donne che hanno compiuto scoperte fondamentali e che la storia ha quasi dimenticato. Tra queste, Nettie Stevens, la scienziata che identificò il ruolo del cromosoma Y nella determinazione del sesso biologico. Una scoperta enorme, eppure un nome che raramente compare nei libri di scuola.
C'è poi un capitolo dal titolo volutamente provocatorio, Leggi del cazzo, dedicato a tutte quelle norme scritte dagli uomini che per secoli hanno stabilito cosa una donna potesse o non potesse fare. Un titolo che fa sorridere, ma che introduce pagine che raccontano una realtà tutt'altro che divertente.
Il libro si conclude con le storie delle donne che hanno detto no. Donne che hanno sfidato convenzioni e leggi ingiuste, cambiando il corso della storia. Tra queste c'è Franca Viola, simbolo della lotta contro il matrimonio riparatore, una vicenda che ancora oggi dovrebbe essere conosciuta e raccontata molto di più.
Tutte le volte che le donne non ha la pretesa di essere un'opera esaustiva. Lo dice chiaramente anche Cathy La Torre: è un catalogo, necessariamente incompleto, di storie, invenzioni, conquiste e ingiustizie. Ma è proprio questo il suo valore. Ogni pagina accende una curiosità, ogni capitolo apre una porta, ogni nome invita ad approfondire.
Ho terminato la lettura con una lista di donne da cercare, storie da approfondire e una certezza: non manca la presenza delle donne nella storia. Mancano, troppo spesso, i racconti che le riguardano.




Nessun commento:
Posta un commento
Commenta e condividi con noi la tua opinione!