martedì 29 settembre 2026

Recensione: La giudice



  La giudice

 di James Patterson, Viola Davis

 Editore: Longanesi
 Prezzo: €19,50
 Pagine: 400
 Titolo originale: Judge Stone
 Traduzione a cura di: Annamaria Biavasco
 
 Mary Stone aiuta la popolazione di Union Springs, Alabama, offrendo pasti caldi nella sua fattoria di famiglia, e la difende nel suo ruolo di giudice della contea. È amata, rispettata. È in lizza per essere rieletta. Tutto cambia quando nella sua aula di tribunale viene portata la dottoressa Bria Gaines, accusata di aver praticato un aborto su una minorenne vittima di violenza. Per la legge, la condanna è indiscutibile. Per la morale, tutto è ancora da dibattere. Presto, il caso diventa di rilevanza nazionale e la giudice Stone si trova in una posizione complicata, strattonata da più parti perché emetta un verdetto esemplare. Per lei è sempre più difficile mantenere salda la propria indipendenza. Con l’arrivo da fuori città di due agguerriti avvocati, la situazione si fa ancora più tesa, ma l’accusa non è l’unico problema del tribunale di Union Springs. Le tensioni razziali nella comunità non si sono mai sopite, e tra i bianchi che animano le strade non ci sono solo manifestanti antiabortisti, ma anche suprematisti e membri del Ku Klux Klan. In un caso controverso, che rappresenta la resa dei conti per un’intera nazione, la giudice Mary Stone dovrà imparare a gestire un nuovo, difficile equilibrio tra le richieste del proprio ruolo e le necessità della sua coscienza, a costo di rischiare tutto ciò che ha. 




Avendo visto e amato profondamente "How to Get Away with Murder" con Viola Davis, appena ho scoperto che aveva scritto un romanzo insieme a Patterson ho contattato SUBITO la casa editrice! Non potevo certo lasciarmelo sfuggire! 
 Ho letto il romanzo immaginando la giudice con il volto dell'attrice stessa (come fare altrimenti?). 
 In un piccolo paese in cui la giudice Mary presiede il tribunale, una ragazza di tredici anni viene aiutata dalla dottoressa locale ad abortire. Secondo il codice penale vigente, l'aborto è considerato un reato di classe A. 
Il caso esplode rapidamente e sconvolge l'intera nazione, attirando entrambe le fazioni nel piccolo centro. Iniziano così manifestazioni sempre più aggressive: da una parte gli antiabortisti, tra cui non mancano razzisti e fanatici; dall'altra Planned Parenthood e chi vuole sostenere la ragazzina. Lei, nel frattempo, è in balia di una madre completamente disinteressata ai propri figli, che sembra sfruttare la situazione per ottenere visibilità e, probabilmente, anche denaro. A scuola viene bullizzata e trattata come una poco di buono. 
 Mary si trova a presiedere il caso e, mentre di solito è lucida e difficilmente si lascia coinvolgere emotivamente, questa volta qualcosa del suo passato rende tutto molto più personale. Inoltre, l'enorme attenzione mediatica che circonda il processo le sta causando minacce e un'eccessiva esposizione pubblica. Per quanto il romanzo si presenti inizialmente come un classico legal thriller, qui gli animi sono infiammati da entrambe le parti. 
Ad aumentare ulteriormente la tensione contribuisce il rapporto conflittuale tra la giudice e l'avvocato della difesa, che tenta costantemente di sminuirla e trattarla come inferiore. Mary viene spinta da ogni lato a ricusarsi e a trasferire il caso in una città più grande, con la scusa che il paese sia troppo piccolo per gestire una vicenda di tale portata. In realtà, dietro questa pressione si nascondono interessi politici e personali che tirano in direzioni opposte. 

Il processo prende avvio lentamente e tra enormi difficoltà legate alla sicurezza. Persino la scelta della giuria si rivela complicatissima. Il peso della situazione grava sulla giudice, ma ancora di più sull'imputata e sulla dottoressa. È una lotta tra bianchi e neri, tra donne e uomini che pensano di poter decidere per loro. Una battaglia feroce tra chi considera il feto un bambino a tutti gli effetti e chi difende il diritto di scelta di chi è incinta. Mary è senza dubbio il personaggio che più mi è rimasto impresso. Forte, intelligente e determinata, si trova a dover bilanciare il proprio senso della giustizia con emozioni che credeva di aver lasciato nel passato. Le sue fragilità la rendono molto umana e facile da comprendere. 
Una lettura scorrevolissima, che affronta un tema complesso senza mai perdere ritmo. Si legge in un battibaleno, consigliatissimo!

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Tisana freadda alla lavanda
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Assassinio in Cornovaglia di Elisabeth George



Perché erano così arrabbiati? Per quale motivo ce l’avevano con lei? 
Quando pronunciavano il suo nome, lo facevano con disprezzo, con la faccia schifata."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 25 settembre 2026

Recensione: L'illusione del vuoto

 

L'illusione del vuoto
di Elena Dottini

Editore: Longanesi
Prezzo Cartaceo: €18,60
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 352


Mantova colta ed elegante. Mantova incastonata tra specchi d’acqua, antiche mura e silenzi. Silenzi anche sui propri segreti, specialmente i più oscuri. È qui che, sempre più riluttante e afflitto da una malinconia dalle radici profonde, si muove il vicequestore Michele Canfora, costretto un giorno a fare i conti con il male nascosto tra le tranquille vie della città e nelle vicine campagne, materializzatosi nel cadavere di un uomo rinchiuso in un bidone blu. Si tratta di Giacomo Arturi, vent’anni, un’esistenza non tutta alla luce del sole, e un patrigno ben noto alle forze dell’ordine.

Occorre quindi andare a stuzzicare quel silenzio, cercare risposte tra i volti e le vite di una città ricca e ombrosa. In questa indagine Canfora sarà aiutato non solo da Elias Tempofosco, giovane e talvolta improvvido agente di prima nomina affibbiatogli contro la sua volontà, ma anche da Cartone, informatore senzatetto che tutto vede senza essere visto, e che per il vicequestore avrà in serbo rivelazioni ben più esplosive del caso stesso...

Elena Dottini irrompe al suo esordio con un noir dalla voce squillante e sicura, capace di trasmettere ai suoi personaggi e alla città un calore e una verità che trascinano il lettore fino all’ultima pagina.



Mantova. Tra la nebbia della pianura padana, in un fosso ai margini della città, viene rinvenuto un barile blu, in cui viene trovato, il cadavere di Giacomo Arturi, un giovane studente universitario scomparso da qualche mese. Partono le indagini, e le informazioni che il vicequestore Michele Canfora, affiancato dal giovane e vivace agente Elias Tempofosco, riescono ad ottenere non sono molte e sono poco concrete: non possono certamente dar vita ad una pista da seguire.  
Canfora ha intenzione di scoprire la verità e risolvere il caso e per farlo è costretto a scavare a fondo, per far sì che tutti i segreti, nascosti sotto la facciata tranquilla della città, emergano una volta per tutte.
Il vicequestore, fa fronte a qualche escamotage di servizio e chiede aiuto a Cartone, un senzatetto che custodisce moltissimi segreti, grazie al suo essere invisibile, per così dire, non considerato: la gente, e soprattutto la gente “per bene”, guarda con noncuranza ai senzatetto e non gli dà nessun tipo d’importanza. 

Elena Dottini ha la grande capacità di raccontare una storia cupa e avvincente, facendo emergere una Mantova molto lontana e diversa da quella che conosciamo, elegante sì, città d'arte e di cultura,  ma al contempo cupa, silenziosa,  misteriosa e colma di segreti: il luogo perfetto per un delitto come quello del giovane Arturi. 

Con una scrittura brillante e pungente l’autrice riesce a coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine. Una storia estremamente coinvolgente, sia dal punto di vista della trama che dal punto di vista dei personaggi. Ogni personaggio ha infatti una storia interessante e profonda, in particolare in Vicequestore Canfora: diverso dallo stereotipo del detective che siamo abituati a vedere, è un uomo comune, segnato dalla vita, tormentato da un passato che cerca di dimenticare.

Ho apprezzato moltissimo la scrittura di Elena Dottini, il modo in cui sono raccontati gli eventi e i personaggi, che sono sicuramente il punto di forza del romanzo: strutturati, ben definiti e soprattutto umani, comuni e vicini al lettore. 

Un noir degno di nota che ci fa riflettere sul fatto che ogni persona ed ogni luogo potrebbe nascondere segreti importanti, proprio perché spesso questi ultimi, così come la verità, si nascondono in luoghi impensabili. 

Assolutamente consigliato, un esordio con i fiocchi. Attendiamo altri romanzi con ansia! 


Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La mezzaluna di sabbia, di Fausto Vitaliano



"Era stanco di quegli equilibri precari, di quella giostra che era la vita. Non sapeva più da che parte stare: prostrato dal mal di vivere o ancora sorretto da alcune, piccole contingenze?  "
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 21 settembre 2026

Recensione: Un volto nell'ombra

 

Un volto nell'ombra
di Robert Bryndza

Prezzo Cartaceo: €12,90
Prezzo Ebook: €6,99
Pagine: 352

Quello che nasce nel buio non teme la luce


Un soffitto crollato. Un cadavere. Quella che sembra una normale chiamata al 999 prende una piega inquietante quando l’ispettore capo Erika Foster arriva sul posto e scopre il corpo di una donna in un appartamento completamente vuoto, ripulito da ogni traccia di DNA. L’unico indizio arriva dalla scientifica: l’intera superficie del soffitto è ricoperta di residui di cocaina. I cani antidroga seguono l’odore fino a un misterioso locker all’esterno dell’edificio. Risalire al suo proprietario conduce Erika esattamente dove non avrebbe mai pensato di tornare: faccia a faccia con Jerome Goodman, lo spacciatore che dieci anni prima aveva ucciso suo marito Mark. Erika lo arresta sul posto, ma qualcosa non torna. Il suo passaporto e il suo avvocato sostengono che si chiami Kieron Bagshaw e la sua fedina penale è immacolata. Mentre i suoi superiori la costringono a prendersi una pausa dal lavoro, e persino i colleghi più fidati iniziano a dubitare della sua lucidità, Erika decide di sfruttare il congedo per indagare da sola. Tra vecchi articoli di giornale, messaggi criptati e passaggi sotterranei dimenticati, fa una scoperta che riapre il caso di Mark e la riporta al giorno che non ha mai smesso di perseguitarla.



Londra, dicembre 2024.

L’ispettore capo Erika Foster è bloccata nel traffico dell’ora di punta quando arriva la segnalazione di un cadavere in Amersham Road, non una delle zone più rinomate della città.
Foster si trova proprio nei paraggi e decide di intervenire. Al suo arrivo trova l'ispettore Peterson, suo vecchio collega e amico, anche lui già in zona. Al civico 14 è crollato il soffitto dell'appartamento al piano superiore, sfondato da un termosifone e dal buco creatosi si intravede un cadavere. 
Sherry, la proprietaria dell'appartamento al piano terra spiega che sopra di lei abita una donna sola, di cui non ricorda il nome, Marie o Mary. Il corpo ritrovato appartiene effettivamente alla donna ma quello che desta maggior preoccupazione agli agenti è la scena generale che gli si pone davanti: non ci sono scarpe o ciabatte di nessun tipo, da nessuna parte, c'è un fortissimo odore di detergenti e candeggina usati probabilmente per coprire ogni possibile traccia. Si tratta sicuramente di omicidio. La scientifica infatti non rileva nemmeno una singola impronta, da nessuna parte: l'unica traccia è un sottile strato di cocaina che viene ritrovato sul soffitto.
Il traffico di droga sembrerebbe essere gestito tramite il locker all'angolo della strada che sembra non appartenere a grandi catene famose. Dopo diversi controlli la polizia riesce a risalire alla società che ne detiene il controllo: Ciao Bellissima S.r.l. di proprietà di Tania Hogarth. Una volta recuperato l'indirizzo, Erika e l'ispettore capo Moss si recano a casa della donna: una villa sfarzosa in una zona molto ricca di Londra. La donna sostiene però che ad occuparsi della gestione dei locker è il suo compagno 
Kieron Bagshaw: quando l'uomo si presenta alle due poliziotte Erika ha quasi un mancamento: è sicura al 100% che quell'uomo sia Jerome Goodman, lo spacciatore che 10 anni esatti prima aveva ucciso suo marito Mark e molti dei suoi colleghi durante una retata. È talmente sicura che sia lui che arresta l'uomo seduta stante. C'è solo un problema: dai controlli effettuati in centrale non ci sono tracce di Jerome sui sistemi della polizia e Kieron Bagshaw non ha nessun precedente. In effetti Goodman non è mai stato ufficialmente accusato. Come se non bastasse la sovraintendente Hudson comunica a Foster che Goodman è morto 8 anni prima e la mette a riposo forzato per qualche settimana.
Erika è basita, non ci crede, nessuno ha aggiornato il fascicolo, lei lo ha sempre tenuto sotto controllo e nessuno le ha comunicato la morte dello spacciatore. Sembrerebbe che l'uomo sia morto in un incidente stradale.

Ci sono mille domande che le frullano in testa: chi ha riconosciuto il cadavere?  dove sono finiti i collaboratori di Jerome, Frank e Danielle, scomparsi anche loro nel nulla dopo la retata? Erika sa che Kieron Bagshaw è Jerome Goodman sotto falsa identità, ne è certa e sa anche con certezza che lui l'ha riconosciuta. 

Così nel suo periodo di congedo Erika decide di portare avanti le indagini, appoggiata dal suo compagno Igor e da qualche collega che pone ancora fiducia in lei. È decisa a scoprire tutta la verità. Deve scoprirla, e lo deve a Mark ai suoi colleghi che hanno perso la vita 10 anni prima.  

Un thriller degno di una serie TV poliziesca, scorrevole e scattante che tiene il lettore sull'attenti. 
Ho apprezzatto molto il passaggio continuo tra passato e presente che permette di aggiungere pezzi al puzzle per avvicinarsi, capitolo dopo capitolo, alla verità. 

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero fumante
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La paziente del reparto 9, di Naomi Williams



"Quello che nasce nel buio non teme la luce "
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

giovedì 17 settembre 2026

Recensione: Cara Debbie

 

Cara Debbie

di Freida McFadden


Editore: Newton Compton Editori

Prezzo Cartaceo: € 12,90
eBook: € 6,99
Pagine: 288
Titolo originale: Dear Debbie
Traduzione a cura di: Eleonora Motta

L’autrice più venduta al mondo

Dall'autrice del bestseller Una di famiglia

Oltre 56 milioni di copie vendute nel mondo

Debbie ha passato anni a dare consigli perfetti. Ora è arrivato il momento di seguire il suo miglior consiglio: vendicarsi.


«La coraggiosa e irriverente Debbie è un’antieroina fuori da ogni schema, destinata a restare.»
Kirkus

«I lettori che hanno amato Millie faranno subito il tifo anche per Debbie… La schiera sempre più vasta dei fan di Freida McFadden divorerà questo romanzo.»
Booklist

«Questo thriller oscuro e ironico farà spuntare un sorriso malizioso sul viso di ogni lettore.»
Publishers Weekly

Debbie Mullen sta perdendo il controllo. Per anni ha dispensato i suoi migliori consigli nella rubrica “Cara Debbie”, dove le mogli del New England scrivono cercando aiuto e comprensione. Grazie al suo lavoro, Debbie ha ascoltato i racconti di innumerevoli donne ignorate, sminuite e persino maltrattate dai loro mariti. E ha sempre cercato di guidarle verso la strada giusta. Fino a che una lettera, misteriosa e inquietante, non le fa mettere tutto in discussione perché rischia di disseppellire un passato che deve rimanere dimenticato. D’un tratto, la sua vita tanto ordinaria sembra andare in frantumi: perde il lavoro, le figlie adolescenti iniziano a comportarsi in modo strano e scopre che il marito le nasconde dei segreti… o almeno così pare dall’app che gli ha installato sul telefono. Stavolta Debbie ha deciso che essere “quella più matura” non fa per lei. Ha smesso di essere ragionevole e pratica. È ora di passare dai consigli all’azione e di far pagare il conto a chi se lo merita davvero.    


Freida McFadden torna con un nuovo thriller psicologico e ci presenta una protagonista decisamente particolare: Debbie Mullen.

Debbie è una moglie e una madre che conduce una vita apparentemente normale. Da anni si occupa della rubrica “Cara Debbie”, attraverso la quale ascolta i problemi di altre donne e cerca di offrire loro una soluzione. È abituata a osservare le situazioni degli altri con lucidità, a trovare le parole giuste e, soprattutto, a dispensare consigli. Ma quando è la sua vita a complicarsi, mantenere quella stessa lucidità diventa tutt’altro che semplice.

Fin dalle prime pagine, Debbie mi ha incuriosita proprio perché non è la classica protagonista perfetta, quella con cui è facile entrare immediatamente in sintonia. È un personaggio pieno di sfumature, con i suoi difetti, le sue insicurezze e le sue contraddizioni. In alcuni momenti è difficile comprenderla fino in fondo, in altri ci si ritrova quasi a giustificarne i comportamenti. Ed è proprio questa ambivalenza a renderla interessante.

Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui McFadden costruisce il personaggio partendo dalla sua quotidianità. Debbie, prima ancora di essere la protagonista di un thriller, è una donna alle prese con la famiglia, il lavoro, le aspettative degli altri e quelle che ha nei confronti di se stessa. Dietro la persona che sembra avere sempre una risposta per tutti emerge così qualcuno che, forse, non ha mai avuto davvero il tempo di chiedersi cosa volesse per sé.

Ed è proprio questo contrasto che ho trovato particolarmente interessante: quanto è facile dare consigli agli altri quando non siamo noi a dover affrontare le conseguenze delle nostre scelte?

La storia parte da una situazione che potrebbe sembrare quasi ordinaria, ma l’autrice riesce progressivamente a introdurre elementi di tensione che cambiano la percezione di ciò che stiamo leggendo. 

Ho apprezzato molto è anche la componente ironica, nonostante sia un thriller psicologico, Cara Debbie non mantiene per tutto il tempo un'atmosfera cupa e pesante. Alcune situazioni sono raccontate con un’ironia che mi ha strappato più di un sorriso e che, a mio parere, si sposa bene con il carattere della protagonista, questo rende la lettura più dinamica e impedisce alla storia di diventare troppo opprimente.

Come spesso accade nei romanzi di Freida McFadden, anche lo stile contribuisce molto alla scorrevolezza. La scrittura è semplice, diretta e senza troppi fronzoli, mentre i capitoli brevi permettono di procedere velocemente. È una di quelle letture che si prestano particolarmente bene a essere affrontate anche quando si ha poco tempo, perché ogni capitolo lascia abbastanza curiosità da spingere a continuare e proprio questa è uno degli elementi che, secondo me, funzionano meglio. 

L’autrice non svela immediatamente tutte le sue carte, ma accompagna il lettore attraverso una serie di situazioni che invitano a farsi delle domande. Mi sono ritrovata più volte a formulare delle ipotesi e a cambiare idea, cercando di capire dove volesse portarci la storia. Il romanzo non si limita a costruire mistero intorno a ciò che accade, ma utilizza la situazione per mostrarci una protagonista che, nel corso della storia, diventa sempre più difficile da interpretare. Questo continuo oscillare tra ciò che pensiamo di sapere e ciò che potremmo aver frainteso rende la lettura coinvolgente.

Altro tema fondamentale e interessante del romanzo è quello delle apparenze, quello che vediamo dall’esterno non sempre corrisponde a ciò che accade realmente dietro le porte di casa. E quando una persona passa gran parte della propria vita cercando di apparire in un certo modo agli occhi degli altri, prima o poi diventa inevitabile chiedersi cosa ci sia davvero dietro quell’immagine.

Durata  della lettura:  5 giorni
Bevanda consigliata: tè freddo al limone
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16  anni
Webebsite dell'autrice: Freida McFadden



" A volte, basta così…"


 

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 16 settembre 2026

Review Party: Evelina non è pazza per niente

Benvenut* al Review Tour di "Evelina non è pazza per niente" di Rossella Carboni, un romanzo speciale, con una storia e una protagonista difficili da dimenticare. Non dimenticate di passare anche dagli altri blog partecipanti per scoprire tutte le recensioni dedicate a questa lettura!

Evelina non è pazza per niente

di Rossella Carboni
Editore: Corbaccio
Prezzo cartaceo: € 18,00
Pagine: 272

«L’umorismo malinconico di Evelina, la sua casa piena di tesori dimenticati, il suo modo di scandalizzarsi e di rintanarsi nelle sue abitudini per poi rivelarsi, però, la più audace e intraprendente di tutti ce la fanno amare alla follia. Altro che pazza, i pazzi siamo noi: siamo tutti pazzi di Evelina!» ALICE BASSO 

 A Evelina danno tutti della pazza. In effetti prende ansiolitici come fossero caramelle e si trova più a suo agio con le cose che con le persone. Fa la postina, ma non è molto brava neanche nel suo lavoro. È troppo strana. O così le dicono… La sua passione è collezionare oggetti considerati inutili: l’insegna al neon di un barche non esiste più, una vecchia macchina del caffè, birilli di legno. Vorrebbe chiudersi in casa con loro. Soprattutto ora che ha scoperto che la gente ride delle sue «stranezze». Tutti. L’unica che non ride, l’unica che la capisce, è Lucilla, la vicina anziana che la considera una figlia. Quando Lucilla si ammala gravemente, le affida un segreto: una lettera da consegnare a un uomo. A New York. Evelina ha paura. Così lontana non è mai stata. Ma dopotutto è una postina. E forse è arrivato il momento di dimostrare a tutti che lei, le lettere, le sa consegnare. Che lei non è poi così strana. Ancora non lo sa, ma spesso sono proprio i posti più lontani da dove abitiamo quelli in cui, all’improvviso, ci sentiamo a casa. E forse sarà dall’altra parte dell’oceano che la parola «strana» assumerà per Evelina un altro significato. Perché gli oggetti smetteranno di essere solo un rifugio e diventeranno una chiave per entrare nella vita degli altri, per riconoscere ferite, desideri, storie messe in un angolo come cianfrusaglie. Quanta strada può fare una donna che si è sempre creduta sbagliata, quando scopre che proprio la sua diversità è ciò che la rende insostituibile? Rossella Carboni firma un esordio esplosivo. Evelina non è pazza per niente è un romanzo speciale. Una storia difficile da dimenticare, come la sua protagonista.



"Evelina non è pazza per niente" è uno di quei libri che si legge tutto d'un fiato e che rende difficile, una volta arrivati all'ultima pagina, il momento in cui dovrai salutare una volta per tutte la protagonista.

Evelina Cantagallo è una donna di cinquant’anni, fa la postina e ha un modo tutto suo di guardare il mondo. È una persona fuori dagli schemi, che agli occhi degli altri può apparire strana e che proprio per questo viene spesso giudicata ed etichettata troppo in fretta.

Evelina vive molto in compagnia dei suoi oggetti. Per lei non sono semplicemente cose vecchie o dimenticate, ma hanno un valore: sono custodi di ricordi e storie. Sono una presenza, un rifugio e, in qualche modo, anche una protezione da un mondo che non sempre riesce a comprenderla.

Evelina riesce a vedere un valore dove gli altri non vedono più nulla e, forse, è proprio questo che dice molto di lei: il suo particolare modo di guardare ciò che gli altri considerano inutile è anche il suo modo di osservare le persone. Quello che all’inizio sembra essere soltanto un rifugio dalla solitudine diventa anche un modo per entrare in contatto con le storie degli altri e, pagina dopo pagina, un vero e proprio balsamo per le sofferenze delle persone che incontrerà nel corso della storia.

L’unica persona che sembra comprenderla e volerle bene è Lucilla, l’anziana vicina che Evelina considera quasi una seconda madre. Quando Lucilla si ammala, le affida un compito che per Evelina è tutt’altro che semplice: consegnare una lettera a New York.

Ed è così che inizia un viaggio che non è soltanto geografico, fatto di incontri, prime volte e crescita.

Evelina, abituata alle sue certezze e alle sue abitudini, si trova improvvisamente a uscire dal suo mondo e a confrontarsi con situazioni, persone e paure che non aveva mai dovuto affrontare in quel modo. E proprio attraverso questo viaggio comincia anche a guardare sé stessa con occhi diversi.

Rossella Carboni racconta tutto questo con ironia, ma anche con una certa malinconia. Si sorride davanti alle stranezze di Evelina, ma dietro ci sono solitudine, fragilità, bisogno di essere accettati e soprattutto il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.

Evelina non è una protagonista perfetta e non è nemmeno sempre facile da capire. Ha le sue rigidità, le sue paure, le sue convinzioni e un modo molto particolare di affrontare quello che le succede. Ma è proprio questa sua imperfezione a renderla, almeno per me, così vera e vicina a noi.

È una storia che parla di diversità, solitudine, cambiamento e accettazione, che alterna momenti divertenti ad altri più teneri e malinconici, e questo equilibrio mi è piaciuto molto.

Soprattutto, mi ha fatto riflettere su quanto spesso giudichiamo le persone senza conoscerne davvero la storia. A volte basta che qualcuno non sia come ci aspettiamo perché venga definito “strano”, “difficile” o, come nel caso di Evelina, addirittura “pazzo”.

Ma essere diversi non significa essere sbagliati, spesso è solamente avere un modo diverso di guardare le cose e da un'angolazione che noi non abbiamo ancora imparato a vedere.

E forse è proprio questo che Rossella Carboni ci invita a fare attraverso Evelina: provare, almeno per una volta, a guardare oltre le etichette.

Un esordio che ho trovato piacevole, originale e capace di lasciare un'emozione forte. Una lettura scorrevole, divertente e malinconica allo stesso tempo, con una protagonista a cui è difficile non affezionarsi.

E alla fine mi sono ritrovata a pensare che sì, Evelina non è pazza per niente.

Durata  della lettura:  3 giorni
Bevanda consigliata: Limonata ghiacciata
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Le dirimpettaie di Serena Bortone
Website dell'autore: @rossellacarboni

   Visitate i blog che hanno partecipato a questo speciale per conoscere anche le loro opinioni.


 

“Tornare a ciò che eravamo prima può darci solo un felicità illusoria. La crisi apre le porte alla trasformazione, ma se a metà del percorso torniamo indietro, ci perdiamo la possibilità di cambiare.”. Pag. 139


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 15 settembre 2026

Recensione: Noi che abbiamo conosciuto Solange

    

Noi che abbiamo conosciuto Solange
di Marie Vareille

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: €19,00
Pagine: 416
Titolo originale: Nous qui avons connu Solange
Traduzione a cura di: Sara Arena
 

Célestine ha centosette anni e vive in una casa di riposo. È riuscita a ottenere qualcosa nella vita solo grazie alla forza delle proprie ambizioni, perché la terra in cui affondano le sue radici è terra di contadini, e da lì una ragazza nata nel 1917 non poteva prendere il volo. Célestine ha un segreto, che vuole confessare, un fatto accaduto all’inizio degli anni Cinquanta che la lega alla sorella minore Solange. Si dichiara un’omicida impunita, e oggi inizia a raccontare la sua storia.

Tutto inizia a Sarégnac, il villaggio in cui Célestine è nata e dove la famiglia manda avanti una fattoria. Purtroppo, la perdita della madre quando lei ha solo tredici anni sbriciola il suo desiderio di studiare imponendole di occuparsi del padre adottivo e dei fratelli, in particolare di Solange. È un’esistenza dura, puntellata però da entusiasmi adolescenziali: dalla scoperta dell’amore al bisogno mai spento di guardare oltre quei campi di grano.

Il rapporto tra Célestine e Solange è un legame forte, tenero. Sono, l’una per l’altra, il mondo intero. La piccola dimostra fin da subito un’attitudine alla fantasia, con lo sguardo sempre rivolto alle stelle sembra una ragazza ribelle in quel contesto chiuso, dove solo Célestine comprende e ama il suo spirito libero. Ma allora perché Solange, nei capitoli che le danno voce, sembra odiare Célestine?

Le donne ereditano il silenzio e la colpa come gli uomini la terra e i trattori, così ci viene detto, e però le donne di Marie Vareille, ognuna in maniera diversa, ognuna grazie a quanto fatto da altre prima di loro, si stagliano come eroine universali.



Il caso ha voluto che mi ritrovassi in un piccolo cinema di Torino a guardare un documentario islandese che si intitola Un giorno senza donne proprio dopo aver finito di leggere l’ultimo romanzo di Marie Vareille. Il documentario rievoca il giorno del 1975 in cui le donne islandesi di ogni età, appartenenza sociale e livello di istruzione, si unirono per astenersi da qualsiasi forma di lavoro, domestico e non, paralizzando l’intero paese. Le storie di queste donne e la potenza del loro gesto mi hanno fatta emozionare e commuovere, e mi hanno subito riportata alle donne di Noi che abbiamo conosciuto Solange. 

Noi che abbiamo conosciuto Solange è la storia di Marguerite, Célestine, Solange, Jeanne e Manon, donne di generazioni diverse della stessa famiglia. Ma è anche la storia delle nostre madri, delle nostre nonne e delle nostre antenate. Una storia che vuole e che deve ricordarci che fare cose che oggi ci sembrano scontate, come andare a scuola, votare, avere un conto in banca e tante altre cose ancora, fino a pochi decenni fa scontate non lo erano affatto. Marie Vareille è bravissima a mostrarci queste ingiustizie profonde, nelle cose grandi, ma anche in quelle apparentemente più piccole, nelle vite di queste donne che fanno eco a quelle raccontate da Annie Ernaux e Simone de Beauvoir.

Ma quest’ultimo romanzo di Marie Vareille non è solo una storia intergenerazionale. Fin dalle prime righe veniamo messi di fronte all’esistenza di un segreto mai svelato, un mistero che attraversa il romanzo e spinge a rimettere continuamente in discussione ciò che crediamo di aver capito, ricordandoci che ciò che ci appare in un certo modo spesso non è veramente quello che sembra.

E, per me, Noi che abbiamo conosciuto Solange è stato anche qualcosa in più: la lettera che avrei voluto ricevere dalle mie nonne e dalle mie antenate. La lettera con le loro storie e i loro desideri, le loro ambizioni e i loro interessi. Perché, come spesso ci ricorda Marie Vareille attraverso il filo della narrazione: Roma non è stata costruita in un giorno.

Durata della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Un infuso di erbe spontanee
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La donna gelata, di Annie Ernaux
, e Onnazaka. Il sentiero nell'ombra, di Enchi Fumiko


"Vedi bene anche tu che non hanno niente, le altre, dovrebbero essere fuori. Questo conferma la mia convinzione secondo cui molte delle ragazze o giovani donne rinchiuse in ospizi, riformatori o scuole di correzione non dovrebbero affatto essere lì, dovrebbero essere libere. Il loro unico crimine è aver avuto la sfortuna di attraversare la vita con addosso il peso di un corpo di donna."  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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