martedì 15 settembre 2026

Recensione: Noi che abbiamo conosciuto Solange

    

Noi che abbiamo conosciuto Solange
di Marie Vareille

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: €19,00
Pagine: 416
Titolo originale: Nous qui avons connu Solange
Traduzione a cura di: Sara Arena
 

Célestine ha centosette anni e vive in una casa di riposo. È riuscita a ottenere qualcosa nella vita solo grazie alla forza delle proprie ambizioni, perché la terra in cui affondano le sue radici è terra di contadini, e da lì una ragazza nata nel 1917 non poteva prendere il volo. Célestine ha un segreto, che vuole confessare, un fatto accaduto all’inizio degli anni Cinquanta che la lega alla sorella minore Solange. Si dichiara un’omicida impunita, e oggi inizia a raccontare la sua storia.

Tutto inizia a Sarégnac, il villaggio in cui Célestine è nata e dove la famiglia manda avanti una fattoria. Purtroppo, la perdita della madre quando lei ha solo tredici anni sbriciola il suo desiderio di studiare imponendole di occuparsi del padre adottivo e dei fratelli, in particolare di Solange. È un’esistenza dura, puntellata però da entusiasmi adolescenziali: dalla scoperta dell’amore al bisogno mai spento di guardare oltre quei campi di grano.

Il rapporto tra Célestine e Solange è un legame forte, tenero. Sono, l’una per l’altra, il mondo intero. La piccola dimostra fin da subito un’attitudine alla fantasia, con lo sguardo sempre rivolto alle stelle sembra una ragazza ribelle in quel contesto chiuso, dove solo Célestine comprende e ama il suo spirito libero. Ma allora perché Solange, nei capitoli che le danno voce, sembra odiare Célestine?

Le donne ereditano il silenzio e la colpa come gli uomini la terra e i trattori, così ci viene detto, e però le donne di Marie Vareille, ognuna in maniera diversa, ognuna grazie a quanto fatto da altre prima di loro, si stagliano come eroine universali.



Il caso ha voluto che mi ritrovassi in un piccolo cinema di Torino a guardare un documentario islandese che si intitola Un giorno senza donne proprio dopo aver finito di leggere l’ultimo romanzo di Marie Vareille. Il documentario rievoca il giorno del 1975 in cui le donne islandesi di ogni età, appartenenza sociale e livello di istruzione, si unirono per astenersi da qualsiasi forma di lavoro, domestico e non, paralizzando l’intero paese. Le storie di queste donne e la potenza del loro gesto mi hanno fatta emozionare e commuovere, e mi hanno subito riportata alle donne di Noi che abbiamo conosciuto Solange

Noi che abbiamo conosciuto Solange è la storia di Marguerite, Célestine, Solange, Jeanne e Manon, donne di generazioni diverse della stessa famiglia. Ma è anche la storia delle nostre madri, delle nostre nonne e delle nostre antenate. Una storia che vuole e che deve ricordarci che fare cose che oggi ci sembrano scontate, come andare a scuola, votare, avere un conto in banca e tante altre cose ancora, fino a pochi decenni fa scontate non lo erano affatto. Marie Vareille è bravissima a mostrarci queste ingiustizie profonde, nelle cose grandi, ma anche in quelle apparentemente più piccole, nelle vite di queste donne che fanno eco a quelle raccontate da Annie Ernaux e Simone de Beauvoir.

Ma quest’ultimo romanzo di Marie Vareille non è solo una storia intergenerazionale. Fin dalle prime righe veniamo messi di fronte all’esistenza di un segreto mai svelato, un mistero che attraversa il romanzo e spinge a rimettere continuamente in discussione ciò che crediamo di aver capito, ricordandoci che ciò che ci appare in un certo modo spesso non è veramente quello che sembra.

E, per me, Noi che abbiamo conosciuto Solange è stato anche qualcosa in più: la lettera che avrei voluto ricevere dalle mie nonne e dalle mie antenate. La lettera con le loro storie e i loro desideri, le loro ambizioni e i loro interessi. Perché, come spesso ci ricorda Marie Vareille attraverso il filo della narrazione: Roma non è stata costruita in un giorno.

Durata della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Un infuso di erbe spontanee
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La donna gelata, di Annie Ernaux
, e Onnazaka. Il sentiero nell'ombra, di Enchi Fumiko


"Vedi bene anche tu che non hanno niente, le altre, dovrebbero essere fuori. Questo conferma la mia convinzione secondo cui molte delle ragazze o giovani donne rinchiuse in ospizi, riformatori o scuole di correzione non dovrebbero affatto essere lì, dovrebbero essere libere. Il loro unico crimine è aver avuto la sfortuna di attraversare la vita con addosso il peso di un corpo di donna."  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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