L'hotel dei serial killer di Kie Hojo Editore: Newton Compton Editori Prezzo cartaceo: € 12,90 Prezzo digitale: € 6,99 Pagine: 256 Secondo una leggenda, solo i criminali d’élite riescono a
ottenere l’iscrizione all’Amulet Hotel. Protetto da un sistema capace di far
sembrare che nulla sia mai accaduto, questo luogo è un rifugio illegale avvolto
nel mistero, fondato sulla tutela assoluta della privacy e della sicurezza dei
suoi ospiti. Ci sono solo due ferree regole da seguire: non arrecare danni alla
struttura e non ferire né uccidere nessuno al suo interno. Quando, però, in una
stanza chiusa a chiave viene rinvenuto un cadavere, l’equilibrio perfetto
dell’hotel si spezza. A entrare in azione è Kiryū, una ex sicaria ora impiegata
come detective, che, senza l’aiuto della polizia, dovrà smascherare il
colpevole. Tra crimini perfetti, menzogne e giochi di potere, ha inizio
un’indagine serrata senza esclusione di colpi. |
L’Amulet Hotel è una struttura molto particolare. Da una
parte accoglie clienti “normali”, dall’altra possiede un’intera ala riservata
esclusivamente ai criminali. Qui possono soggiornare persone coinvolte in
attività illecite, assassini e delinquenti, purché rispettino due semplici
regole: non arrecare danni alla struttura e non uccidere nessuno al suo
interno.
Semplice, almeno in teoria.
Perché, come spesso accade nelle storie in cui esistono
delle regole, il vero divertimento nasce proprio dal tentativo di aggirarle. E
se c’è qualcuno capace di cercare ogni possibile cavillo, quel qualcuno è
sicuramente un criminale.
Al centro di queste vicende troviamo Kiryu, una protagonista
decisamente particolare: detective dell’hotel, ma anche sicaria. È attraverso
le sue esperienze e le sue indagini che veniamo a conoscenza dei diversi
delitti e dei misfatti che si consumano all’interno dell’Amulet. Kiryu non è la
classica investigatrice che si limita a raccogliere indizi e interrogare
sospettati: il suo modo di ragionare è profondamente influenzato dal mondo
criminale che conosce e frequenta. Ed è proprio questo che rende le sue deduzioni
così interessanti.
I casi presentati nel libro sono molto diversi tra loro e,
soprattutto, difficilmente lasciano intuire al lettore la soluzione. Si tratta
spesso di delitti apparentemente impossibili, costruiti in modo da farci
chiedere non soltanto chi sia il colpevole, ma
soprattutto come abbia potuto commettere il delitto. La soluzione
arriva quindi attraverso ragionamenti e intuizioni che ribaltano continuamente
le nostre supposizioni.
Personalmente, ho trovato particolarmente interessante
proprio questo aspetto: durante la lettura mi sono ritrovata più volte a
cercare di anticipare Kiryu, convinta di aver capito dove volesse andare a
parare, per poi scoprire che la soluzione era molto più elaborata di quanto
avessi immaginato. Il romanzo riesce così a mantenere una certa tensione senza
dover ricorrere continuamente a colpi di scena spettacolari.
Uno dei racconti, inoltre, mette addirittura la stessa Kiryu
nella posizione di principale sospettata. La protagonista si ritrova quindi a
dover risolvere rapidamente il caso per salvare non soltanto la propria
reputazione, ma la propria vita. All’interno dell’Amulet Hotel, infatti, chi
commette un reato viene punito con una regola tanto semplice quanto
inquietante: deve morire nello stesso modo in cui è morta la vittima.
Questa particolare legge interna all’hotel aggiunge un
elemento di tensione che ho apprezzato molto. Kiryu non può permettersi di
sbagliare e, soprattutto, non può permettersi di perdere tempo. Il confine tra
detective e possibile vittima diventa improvvisamente sottilissimo.
La lettura è resa fluida e dinamica anche dai numerosi
dialoghi e dalle riflessioni ad alta voce della protagonista. Kiryu è infatti
una presenza costante e il lettore ha modo di seguire abbastanza da vicino il
suo modo di ragionare. Questo rende le indagini più immediate e permette di
entrare nella sua particolare forma mentis, sicuramente uno degli elementi più
caratteristici del libro.
Un altro aspetto che mi ha dato l'impressione di distinguere
il romanzo è proprio la varietà dei casi. Ogni vicenda porta con sé nuovi
personaggi, nuove dinamiche e nuovi meccanismi criminali. Per questo, durante
la lettura, ho avuto spesso la sensazione di trovarmi davanti a una serie
televisiva: ogni capitolo potrebbe quasi essere un episodio, con un nuovo
crimine al centro della scena e un cast di personaggi che cambia di volta in
volta.
Ed è proprio questa trama più generale a incuriosirmi
maggiormente. Alcune vicende, infatti, non vengono completamente risolte nel
singolo episodio, ma rimangono sullo sfondo e tornano più volte nel corso della
storia. È il caso, ad esempio, del rapporto tra Kiryu e il suo padre adottivo,
una figura importante e decisamente ingombrante nel mondo criminale. I suoi
riferimenti ricorrenti sembrano quasi voler ricordare al lettore che, dietro ai
singoli casi, esiste una storia più grande che potrebbe avere ancora molto da
raccontare.
Ho apprezzato questa scelta perché evita che il libro sia
semplicemente una successione di delitti indipendenti. L’hotel, i suoi abitanti
e soprattutto Kiryu acquistano progressivamente un passato e una dimensione più
ampia, lasciando la curiosità di scoprire cosa si nasconda dietro determinati
personaggi e quali conseguenze possano avere le vicende accennate.
Nel complesso, L’hotel dei serial killer mi ha dato l’impressione di essere una lettura particolarmente adatta a chi ama i gialli costruiti attorno a enigmi e delitti impossibili, ma cerca qualcosa di un po’ diverso dal classico romanzo investigativo. La varietà dei casi mantiene alta la curiosità e la presenza costante dell’Amulet Hotel dà al libro un’identità precisa, quasi fosse anch’esso un personaggio della storia.
Formato consigliato: Cartaceo


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