| Editore: Fazi Prezzo Cartaceo: € 19,50 Prezzo ebook: € 10,99 Pagine: 300 Titolo originale: Deuils de Miel Traduzione a cura di: Daniela De Lorenzo Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso. Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino. |
Quando inizio un libro di Franck Thilliez so già che difficilmente riuscirò a lasciarlo. Perché hai la sensazione di essere trascinato dentro una storia che, pagina dopo pagina, si fa sempre più oscura, inquietante, difficile da abbandonare.
In questo romanzo ritroviamo Franck Sharko dopo Treno infernale per l’Angelo Rosso. Sono passati almeno cinque anni da quell’indagine, alla quale nel corso della storia vengono fatti diversi riferimenti, e Sharko non è più lo stesso uomo. Rientra in servizio dopo essere stato riabilitato, ma porta con sé una tragedia enorme: la morte della moglie e della figlia, investite da un pirata della strada. Una perdita già devastante di per sé, ma resa ancora più dolorosa da ciò che era accaduto prima. Le due erano state vittime di uno psicopatico che le aveva tenute prigioniere e Sharko le aveva ritrovate da poco, tentando faticosamente di ricostruire un legame, prima che tutto venisse spezzato di nuovo.
La scelta di raccontare la storia in prima persona rende il romanzo ancora più intenso. Attraverso la voce di Sharko si entra direttamente nei suoi pensieri, nelle sue fragilità, nelle sue ossessioni. Da lettori si finisce per comprendere il suo dolore, ma anche per dubitare della sua reale stabilità. La sua riabilitazione non sempre convince davvero. Ci sono molti indizi che lasciano pensare che qualcosa in lui sia rimasto incrinato: l’incontro con una bambina, prima al parco e poi nella sua casa, intenta a leggere un libro della serie preferita della figlia Éloïse; la presenza del vicino Willy, nipote della vicina scomparsa tragicamente nel romanzo precedente sempre strafatto; scatti di rabbia improvvisa che lo portano ad agire in modi inattesi, quasi estranei al suo carattere.
Thilliez costruisce intorno a Sharko un’atmosfera cupa, densa, quasi soffocante. I luoghi fisici e quelli della mente sembrano confondersi, e tutto contribuisce a creare una dimensione in cui paura e pericolo sono costanti. Non c’è mai una vera tregua, perché anche quando l’indagine sembra procedere su un piano razionale, il tormento interiore del protagonista continua a insinuarsi nella lettura.
L’indagine prende avvio da una scena inquietante: una donna viene ritrovata assassinata in una chiesa, dentro un confessionale. È nuda, completamente depilata, legata alle caviglie, e sul suo capo sono posate sette falene sfinge. Apparentemente non ci sono segni evidenti che spieghino la causa della morte. È una scena quasi apocalittica, costruita come un messaggio, ma un messaggio inizialmente troppo criptico per essere compreso. Da lì parte una catena di indizi e di morti in cui Sharko si ritrova coinvolto non solo come investigatore, ma in modo sempre più personale.
La parte finale, soprattutto le ultime cinquanta pagine, scioglie il mistero e dà un senso a tutto quello che è successo. La verità arriva, sì, però porta con sé conseguenze pesanti. È uno di quei finali che chiudono l’indagine ma non cancellano il buio attraversato, e soprattutto lasciano nella mente e nella vita di Sharko segni difficili da dimenticare.
È un romanzo duro, cupo, a tratti disturbante, ma proprio per questo molto coerente con il mondo narrativo di Thilliez. Non punta solo sulla tensione dell’indagine, ma anche sulla fragilità del suo protagonista, rendendo Sharko una figura tormentata, umana, dolorosamente credibile.
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I fiumi di porpora di Jean-Christophe Grangé





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