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mercoledì 14 luglio 2021

Recensione: Tre gocce d'acqua


Tre gocce d'acqua

di Valentina D'Urbano

Editore: Mondadori
Prezzo Cartaceo: € 19,00
Prezzo eBook: € 9,99
Pagine: 372

Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un’equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell’una da parte di padre e dell’altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla.
Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l’incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l’amore del fratello, che preso com’è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell’ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l’asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte.
Al suo settimo romanzo, Valentina D’Urbano si conferma un talento purissimo e plastico, capace di calare i suoi personaggi in un’attualità complessa e contraddittoria, di indagare la fragilità e la resilienza dei corpi e l’invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione. Come quello tra Celeste e Nadir, che per la lingua italiana non sono niente, eppure in questa storia sono tutto.


I libri di Valentina D'Urbano scatenano emozioni contrapposte. Li vorresti leggere tutti d'un fiato, finirli in una sola notte tenendo una piccola e soffusa luce accesa, e allo stesso tempo farli durare per mesi, perché già sai che quando arriverai all'ultima pagina, ti mancheranno personaggi e atmosfera, difficilissimi da ritrovare in altre letture. 
 
Dopo l'ultimo romanzo, Isola di Neve, l'attesa per il nuovo titolo era altissima - e ora è altissima quella per il libro che verrà - ma è stata ben ripagata. 
 
Tre gocce d'acqua è un viaggio nei sentimenti e nei legami, quelli più forti e al contempo più intricati che tengono le persone attaccate per sempre e, soprattutto, nonostante tutto. È questo quello che lega Celeste con Pietro - fratello di sangue, e Nadir - fratello di Pietro ma non di Celeste, eppure è come se lo fossero tutti e tre. A narrare la loro crescita, prima vita adulta, problemi e decisioni intraprese, la splendida voce di Celeste che subita porta il lettore nella sua mente, nei suoi occhi, nel suo essere fragile per colpa della malattia alle ossa che la perseguita da appena nata, ma anche nella sua forza di affrontare ciò che il mondo le riserva. Diventa naturale amare e odiare come lei Pietro e Nadir, figure contrapposte e unite fedelmente. 

Avventure - tantissime -, traguardi, difficoltà, amori, finzioni e tragedie. Questo quello che succede negli oltre 30 anni in cui si snoda il romanzo. A far da sfondo alle vicende della famiglia allargata, l'attualità più recente, quella dei naufragi nel Mediterraneo in cerca di nuova vita, della guerra in Siria e della voglia di chi è nato e cresciuto nella parte giusta del mondo di dare una mano. La bravura della D'Urbano è tale che anche queste incursioni reali fanno capolino nella finzione della storia di Tre gocce d'acqua non dà fastidio, non stranisce, non si desidera scappare velocemente per tornare a immergersi nella gioventù spensierata delle tre anime protagoniste. 
 
Una storia bellissima e struggente che, anche volendo, non riesce a durare sul comodino più di qualche giorno tanta è la voglia di vivere quello che Celeste, Pietro e Nadir vivono. La penna di Valentina è tagliente, scava nelle emozioni eppure è anche dolce e carezzevole, capace di mostrare le molteplici sfaccettature dell'amore. Per tutti coloro che hanno la fortuna di non aver ancora scoperto questa meravigliosa autrice ci sono tanti libri da recuperare; per chi è già arrivato alla fine dell'ultima pagina non c'è che l'attesa per la prossima storia. 

Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffé 
Formato consigliato: e-book
Età di lettura consigliata: dai 16 anni


      "Ché le famiglie sbagliano sempre, che se ami qualcuno e lo ami troppo non ne fai mai una giusta."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio.

venerdì 26 ottobre 2018

Recensione: Isola di Neve

Isola di Neve
di Valentina D'Urbano



Editore:  Longanesi
Prezzo cartaceo: 19,90 € 
Prezzo ebook: 9,99 €
Pagine: 512



2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha di­strutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L’unico suo rifugio è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo ine­stimabile violino. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta. 

1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei. Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.




Vi è mai capitato di trovarvi tra le mani un romanzo da cui non sapete bene cosa aspettarvi e che poi si è rivelato essere una sorta di perla rara nel mare letterario?
Ecco, Isola di Neve per me è stato esattamente questo.
Me culpa, mea culpa, mea maxima culpa, io di Valentina D'Urbano non avevo mai letto niente - ed ora mi domando sul serio come si possibile che un'autrice così talentuosa sia rimasta fuori dai miei radar per così tanto tempo. Certo, l'avevo ben sentita nominare, ma non so perché non mi sia mai presa la briga di leggere qualcosa di suo.
Mi sono messa a leggere Isola di Neve a casa dei miei, mentre terminavo i mie ultimi scampoli di ferie estive (a ottobre, ma questo è un discorso a parte). Non c'è voluto tanto prima che la stanza attorno a me svanisse e io mi ritrovassi catapultata su Novembre, un'isola meravigliosa su cui si svolge buona parte di questo romanzo. Tanto è coinvolgente questo libro che mi pareva di avvertire il vento marino, con quella sua punta di salmastro, accarezzarmi la pelle, il suono stridulo dei gabbiani al porto, o lo sciabordio delle onde. Non è roba da poco, se si considera che io, il mare, lo vedo si e no una volta ogni due anni (sono tipa da montagna, che ci volete fare?).
Fatto sta che io me ne sono rimasta per ore e ore a leggere, con il sole che intanto tramontava e mia madre che doveva venire ad accendermi la luce della stanza in cui mi ero immersa a leggere, con tanto di ramanzina "che sennò poi ti fanno male gli occhi, e non sei più una bambina e queste cose dovresti saperle" gentilmente inclusa nel prezzo.
Non so davvero da dove cominciare per raccontarvi di questo romanzo, più che altro perché anche i più piccoli accenni alla trama rischiano di svelare troppe cose. Ma posso darvi degli indizi di cosa troverete in questo libro: troverete un'isola che vi farà venire voglia di mollare tutto e recarvi lì, per trovare un attimo di quiete nell'impetuosità delle vostre vite. Troverete un ragazzo che non ama parlare di sé, ed una ragazza tedesca che ama l'Italia e che cerca di svelare un mistero. Troverete una giovane ragazza dallo spirito ribelle che non è amata dalla sua famiglia, e un giovane uomo che deve pagare per ciò che ha commesso. Troverete passato e presente che si intrecciano, si parlano, si sfiorano e si riallontanano. Troverete un'altra isola, molto più proibita, che un tempo era stata adibita a carcere. E cercherete, nelle pagine di questo romanzo, un violino - ma non posso dirvi se davvero lo troverete.
Ecco, questi sono gli ingredienti che sono alla base di questo romanzo. Ma è poi la penna sapiente della D'Urbano a compiere la magia, ad unire questi ingredienti con la maestria di uno chef stellato e a proporci un romanzo che cattura, ipnotizza e travolge, con le sue atmosfere accattivanti e il ritmo che invoglia il lettore a divorarne una pagina dopo l'altra, come se fosse un tortino dal cuore caldo al cioccolato. Consigliatissimo!



Durata totale della lettura: Un giorno
Bevanda consigliata:  Infuso lime e zenzero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito dell'autore: Valentina D'Urbano








"Si chiamava Isola di Novembre, ed era minuscola, 
poco più di uno scoglio, perduto in mezzo al mare... "


Voglio darvi un'ulteriore chicca, prima di farvi correre in libreria ad acquistare questo romanzo. Voglio farvi conoscere un brano musicale tra i più belli che io abbia mai ascoltato, e che ho ho scoperto proprio grazie a Valentina D'Urbano - che ho avuto il piacere di conoscere ad una cena organizzata dalla sua Casa Editrice - che lo ha reso parte de L'Isola di Neve, integrandolo magistralmente nel racconto.

Si tratta de La tempesta di mare di Vivaldi - un brano potente, impetuoso, travolgente, meraviglioso.






                                            

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