mercoledì 17 giugno 2026

Recensione: L'arte di mettere in ordine i pensieri

   

L'arte di mettere in ordine i pensieri
di Toyama Shigehiko

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: €18,00
Pagine: 272
Titolo originale: Shiko no seirigaku
Traduzione a cura di: Giuseppe Garassino
 

Pubblicato per la prima volta nel 1983, L’arte di mettere in ordine i pensieri è un classico della saggistica giapponese, e come tutti i classici riesce a parlarci con forza immutata anche a distanza di tempo: decenni dopo, nell’era del sovraccarico informativo e dell’intelligenza artificiale, è utile più che mai a ricordarci che la conoscenza, da sola, non equivale alla saggezza; anzi, più accumuliamo nozioni, più è facile smettere di pensare veramente.

Se infatti siamo stati educati a essere alianti, addestrati cioè a seguire le istruzioni ma incapaci di sollevarci senza un traino esterno, oggi la sopravvivenza intellettuale e professionale appartiene agli aeroplani, ossia a coloro che sanno generare una spinta autonoma, trasformando la conoscenza passiva in una creazione autentica, personale e libera. In un panorama dominato da macchine che archiviano e riproducono dati con una velocità e una precisione che non potremo mai eguagliare, la vera sfida risiede nel rivendicare il valore dell’originalità. Toyama mostra come coltivare questa spinta propulsiva attraverso semplici pratiche: lasciare che le idee «fermentino» nel tempo con il coraggio della pazienza, imparare quando prendersi una pausa da un problema e usare l’oblio selettivo come strumento per sbarazzarsi del superfluo e mantenere la mente lucida e creativa.

In parte manuale pratico e in parte saggio filosofico, L’arte di mettere in ordine i pensieri è una cassetta degli attrezzi per nutrire il pensiero indipendente e insieme un invito a riscoprire la «realtà primaria» dell’esperienza lontano dalla cultura della produttività, a ritornare alle abitudini analogiche e all’attenzione profonda: non per fare di più, ma per pensare meglio e vivere con maggiore chiarezza.



Mi sono lanciata su L’arte di mettere in ordine i pensieri di Toyama Shigehiko sulla scia della mia imperturbabile fedeltà alla primissima Marie Kondo di Il magico potere del riordino, bibbia alla quale periodicamente attingo per stroncare sul nascere la mia tendenza all’accumulo.  

È indubbio che ci troviamo in un’epoca di eccesso di informazioni: dati, notizie, immagini, che ci piovono addosso, ma che andiamo anche a cercare in prima persona. Mi piace sempre un po’ vedere le nostre teste come dei contenitori di idee e pensieri, alimentati da quello che ci mettiamo in saccoccia durante le nostre esperienze. Come se avessimo uno zainone sulle spalle, in cui raccogliamo incontri, persone, luoghi, libri, suoni, immagini. E però ad un certo punto può succedere che questi zainoni strabordino, cosa che ancor di più accade oggi nella nostra perenne immersione nel digitale.

Ed è qui che entra in scena Toyama Shigehiko. 

All’inizio della lettura ero un po’ scettica: come avrebbe potuto aiutarmi a mettere ordine nei pensieri un saggio scritto nel 1983, all’alba della rivoluzione digitale?

Alcuni spunti sono piuttosto difficili da mettere in pratica. Un esempio? Toyama ci dice che il momento in cui siamo più produttivi è il mattino prima di colazione. Come potremmo allora aumentare la nostra produttività alla luce di questo dato? Semplice: posticipando la colazione…all’ora di pranzo! Ecco, qui, per me, non ci siamo proprio.

Proseguendo la lettura, però, si trovano suggerimenti interessanti e applicabili anche alla quotidianità del 2026. Ho imparato che idee e pensieri hanno bisogno di tempo per fermentare e bisogna avere pazienza, tanta pazienza. Ho imparato che un unico argomento è troppo, e che le contaminazioni sono sacre. Ho imparato che sì, è sempre una buona idea avere un taccuino o un’agenda con sé, ma che se non si impara a selezionare, catalogare e riordinare, potrebbe non servire a granché. Ho imparato anche che le idee migliori nascono sempre in tre luoghi. Quali siano, però, lo lascio scoprire a voi.

Ah, quasi dimenticavo. Ho anche imparato che in giapponese esiste un termine che indica la pratica di acquistare libri senza poi trovare il tempo di leggerli, accumulandoli: tsundoku. Se siete su questo blog, sospetto che siate della cricca anche voi.

Durata della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Una tazza di tè bancha
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il magico potere del riordino, di Marie Kondo
, e L'arte della semplicità, di Dominique Loreau



"Resta allora una domanda: come ampliare il più possibile il tempo "prima di colazione"?”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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