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venerdì 31 luglio 2026

Recensione: Lutto di miele

     

Lutto di miele
di Franck Thilliez

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: € 10,99
Pagine
: 300
Titolo originale: Deuils de Miel
Traduzione a cura di: Daniela De Lorenzo


Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.

Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.


Quando inizio un libro di Franck Thilliez so già che difficilmente riuscirò a lasciarlo. Perché hai la sensazione di essere trascinato dentro una storia che, pagina dopo pagina, si fa sempre più oscura, inquietante, difficile da abbandonare.

In questo romanzo ritroviamo Franck Sharko dopo Treno infernale per l’Angelo Rosso. Sono passati almeno cinque anni da quell’indagine, alla quale nel corso della storia vengono fatti diversi riferimenti, e Sharko non è più lo stesso uomo. Rientra in servizio dopo essere stato riabilitato, ma porta con sé una tragedia enorme: la morte della moglie e della figlia, investite da un pirata della strada. Una perdita già devastante di per sé, ma resa ancora più dolorosa da ciò che era accaduto prima. Le due erano state vittime di uno psicopatico che le aveva tenute prigioniere e Sharko le aveva ritrovate da poco, tentando faticosamente di ricostruire un legame, prima che tutto venisse spezzato di nuovo.

La scelta di raccontare la storia in prima persona rende il romanzo ancora più intenso. Attraverso la voce di Sharko si entra direttamente nei suoi pensieri, nelle sue fragilità, nelle sue ossessioni. Da lettori si finisce per comprendere il suo dolore, ma anche per dubitare della sua reale stabilità. La sua riabilitazione  non sempre convince davvero. Ci sono molti indizi che lasciano pensare che qualcosa in lui sia rimasto incrinato: l’incontro con una bambina, prima al parco e poi nella sua casa, intenta a leggere un libro della serie preferita della figlia Éloïse; la presenza del vicino Willy, nipote della vicina scomparsa tragicamente nel romanzo precedente sempre strafatto; scatti di rabbia improvvisa che lo portano ad agire in modi inattesi, quasi estranei al suo carattere.

Thilliez costruisce intorno a Sharko un’atmosfera cupa, densa, quasi soffocante. I luoghi fisici e quelli della mente sembrano confondersi, e tutto contribuisce a creare una dimensione in cui paura e pericolo sono costanti. Non c’è mai una vera tregua, perché anche quando l’indagine sembra procedere su un piano razionale, il tormento interiore del protagonista continua a insinuarsi nella lettura.

L’indagine prende avvio da una scena inquietante: una donna viene ritrovata assassinata in una chiesa, dentro un confessionale. È nuda, completamente depilata, legata alle caviglie, e sul suo capo sono posate sette falene sfinge. Apparentemente non ci sono segni evidenti che spieghino la causa della morte. È una scena quasi apocalittica, costruita come un messaggio, ma un messaggio inizialmente troppo criptico per essere compreso. Da lì parte una catena di indizi e di morti in cui Sharko si ritrova coinvolto non solo come investigatore, ma in modo sempre più personale.

La parte finale, soprattutto le ultime cinquanta pagine, scioglie il mistero e dà un senso a tutto quello che è successo. La verità arriva, sì, però porta con sé conseguenze pesanti. È uno di quei finali che chiudono l’indagine ma non cancellano il buio attraversato, e soprattutto lasciano nella mente e nella vita di Sharko segni difficili da dimenticare.

È un romanzo duro, cupo, a tratti disturbante, ma proprio per questo molto coerente con il mondo narrativo di Thilliez. Non punta solo sulla tensione dell’indagine, ma anche sulla fragilità del suo protagonista, rendendo Sharko una figura tormentata, umana, dolorosamente credibile.

Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: camomilla
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I fiumi di porpora di Jean-Christophe Grangé

  "La sofferenza degli esseri umani, oltre ogni comprensione."


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

mercoledì 22 luglio 2026

Recensione: Il tempo degli innocenti

    

Il tempo degli innocenti
di Angela Marsons

Editore: Newton Compton
Prezzo Cartaceo: € 12,90
Prezzo ebook: € 6,99
Pagine
: 384
Titolo originale: Stolen Ones
Traduzione a cura di: Marialuisa Amodio


Due bambine rapite a venticinque anni di distanza, un uomo che sembra tirare i fili come un crudele burattinaio, un atto finale tutto ancora da scrivere. Uno spietato gioco al gatto col topo aspetta la detective Kim Stone. 

Un’indagine di Kim Stone

Un pomeriggio d’agosto, la piccola Grace Lennard entra nel giardino dell’asilo e svanisce nel nulla. Quando la detective Kim Stone arriva sul posto, trova un indizio inquietante: un braccialetto inciso, appartenuto a Melody Jones, una bambina rapita 25 anni fa. Poche ore prima, Steven Harte si era presentato alla stazione di polizia confessando di avere informazioni su Melody. Ma aveva anche avvertito Kim che un nuovo caso urgente stava per travolgerla. Per salvare Grace, Kim è costretta a partecipare al gioco perverso di Steven, cercando di decifrare ogni parola e gesto durante un interrogatorio serrato di 24 ore. Le indagini rivelano un inquietante schema: Steven è collegato al rapimento di diverse ragazzine vulnerabili, alcune delle quali furono rilasciate dopo un anno. Ma di Melody e delle altre non c’è traccia. Quando nel parco locale vengono ritrovate delle ossa, Kim teme il peggio. Mentre il caso si complica, emerge una verità ancora più sconvolgente: Steven non è l’unico a nascondere qualcosa. La dottoressa Alex Thorne, nemesi di Kim, è pronta a rivelare un segreto che colpirà la detective nel suo punto più fragile. Kim dovrà affrontare i propri demoni per salvare Grace e le altre prima che sia troppo tardi.


Da lettrice che ha letto tutti i libri di Angela Marsons, posso confermare che la serie di Kim Stone continua a mantenere un livello adrenalinico alto. In questo capitolo il passato di Kim torna a bussare alla sua porta in modo ancora più intimo, legandosi alle sue origini nel quartiere di Hollytree e al ritorno della sociopatica Alexandra Thorne, che ha con lei un rapporto estremamente conflittuale e l'unico obiettivo di distruggerla.

Il romanzo si apre con il racconto in prima persona della vittima, un marchio di fabbrica dell'autrice. La trama ingrana quando una bambina scompare da un centro estivo, sfruttando la confusione nata da un allarme antincendio. Nello stesso momento, un personaggio ambiguo di nome Steven Harte si presenta al commissariato: non è il classico mitomane che si dichiara colpevole per un vecchio caso irrisolto di vent'anni prima (la scomparsa della piccola Melody), ma un uomo che vuole aiutare nelle indagini a modo suo.

Da qui si sviluppa un'indagine intensa che coinvolge le famiglie di altre bambine rapite in passato. La Marsons introduce un elemento psicologico affascinante e inquietante: due di queste vittime, oggi adulte e professioniste affermate, si dichiarano quasi grate al loro rapitore, ricordando quell'anno di prigionia come un periodo in cui sono state amate e coccolate.

Accanto a Kim si muove la sua squadra di sempre, di cui l'autrice approfondisce il vissuto personale: Stacey, fondamentale per le ricerche digitali; Penn, che si prende cura del fratello down dopo la morte della madre; e Bryant, lo storico braccio destro di Kim.

Anche se la struttura del plot è simile a quella dei romanzi precedenti, la Marsons riesce a non essere mai ripetitiva. Questa volta mette alla prova la protagonista presentandole il presunto colpevole fin dalle prime pagine e offrendo punti di vista differenti. È un thriller psicologico solido, che analizza a fondo i sentimenti di ciascun personaggio.

Consigliato a chi cerca una lettura di evasione tesa, scorrevole e che ti tiene incollato alle pagine fino alla fine. E ora, non vedo l'ora che esca il prossimo!

Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: te al limone
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Instagram dell'autore: Angela Marsons
Consigliato a chi ha apprezzato: Patricia GibneyL'ospite inatteso (Serie dell'Ispettrice Lottie Parker)

  "Sindrome di Stoccolma o Sindrome di Lima?"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

venerdì 3 luglio 2026

Recensione: Le buone intenzioni

   

Le buone intenzioni
di Victor del Árbol

Editore: Elliot
Prezzo Cartaceo: € 20,00
Pagine: 336
Titolo originale: Famous last words
Traduzione a cura diPierpaolo Marchetti, Andrea Marchetti


Dopo anni di silenzio e di apparente pace, il sicario senza nome – protagonista dei romanzi precedenti Nessuno su questa terra e Il tempo delle belve – è costretto a tornare in azione per chiudere definitivamente i conti con il passato. Accanto a lui (e contro di lui) si muove Clara Fité, giornalista inquieta e idealista, decisa a tornare al lavoro con un’inchiesta su un oscuro caso di bambini scomparsi negli anni Novanta. Un’agenda rubata, piena di annotazioni criptiche, lega il destino di Clara a quello del sicario e scatena una spirale di violenza che coinvolgerà criminali, speculatori immobiliari, uomini politici e alti personaggi del clero. Tra Barcellona e un luogo emblematico chiamato “la Montagna”, passato e presente si intrecciano in una pericolosa situazione senza via di fuga. In questo capitolo finale della “Trilogia del sicario senza nome”, Víctor del Árbol firma un noir di grande impatto, dove nessuno è innocente e la verità ha sempre un prezzo.



Victor del Árbol torna con alcuni protagonisti già apparsi in romanzi precedenti. Devo ammetterlo: io quei libri non li ho letti, e all’inizio temevo che questo potesse penalizzarmi. Invece no. La storia si segue benissimo anche senza conoscere ciò che è accaduto prima, e questo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più: il romanzo riesce a stare in piedi da solo, coinvolgendo il lettore fin dalle prime pagine.

Al centro della narrazione c’è il Sicario, che racconta in prima persona. Non conosciamo il suo vero nome, ma capiamo subito che è un uomo spietato, pericoloso, abituato a muoversi nell’ombra e a non risparmiare nessuno. Eppure, proprio attraverso il suo racconto, emerge anche una parte più ambigua e tormentata, soprattutto nel legame con Clara Fité, la donna con cui ha vissuto una storia d’amore e passione. Forse l’unica capace di cambiarlo davvero.

Quando il Sicario torna nel loro rifugio in Puglia, scopre che Clara è sparita. Con lei è scomparsa anche la sua agenda, nascosta in un luogo che credeva sicuro. Clara non sa davvero cosa contenga: vi trova codici incomprensibili, appunti oscuri, qualcosa che intuisce essere importante e forse molto pericoloso. Forse l’ha presa per rabbia, forse per dispetto, forse senza capire fino in fondo in cosa si stia mettendo.

Da qui la trama si apre e si complica. Clara viene contattata da una cara amica, ex compagna di università e giornalista, che le chiede di occuparsi di un’inchiesta delicatissima: la scomparsa di due ragazzini avvenuta molti anni prima nella piccola comunità di Montaña. I due non sono mai stati ritrovati, né vivi né morti. Per quella vicenda era stato condannato Vera, il padre, che ha scontato la sua pena ed è ora tornato libero. Ma il caso, a distanza di tempo, sembra tutt’altro che chiuso.

A Montaña il passato non è mai davvero passato. Il ritorno di Vera e l’interesse di Clara riaccendono paure, sospetti e tensioni. Molti lo considerano ancora un uomo pericoloso, ma pian piano emerge che la condanna si basava più sulle testimonianze di persone influenti del paese che su prove concrete. Clara decide allora di chiedere aiuto a Soria, un poliziotto ormai in pensione, inizialmente riluttante ma poi sempre più coinvolto nell’indagine.

Quello che i due scoprono è molto più grande e inquietante di quanto immaginassero. La vicenda dei ragazzini scomparsi sembra intrecciarsi con interessi criminali, politici, ecclesiastici e personali. Ogni personaggio porta con sé una zona d’ombra, una ferita, un segreto. Ed è proprio questo, secondo me, uno dei punti di forza del romanzo: nessuno è davvero semplice, nessuno è completamente limpido, e tutti finiscono per avere un ruolo in un meccanismo narrativo costruito con grande abilità.

Mi è piaciuto molto il modo in cui Victor del Árbol intreccia le storie dei personaggi attraverso la voce del Sicario. È una voce dura, a tratti crudele, ma anche carica di malinconia e contraddizioni. Il suo rapporto con Clara resta uno degli elementi più intensi del libro: lui l’ha amata, forse la ama ancora, ma non è un uomo capace di ammetterlo facilmente, né di vivere l’amore in modo innocente.

Il finale mi ha davvero sorpresa. Quando si scopre chi tira le fila di tutto, il romanzo cambia prospettiva e molte cose assumono un senso diverso. Personalmente non me lo aspettavo, ed è una di quelle rivelazioni che rendono ancora più forte l’impressione lasciata dalla lettura.

È un romanzo psicologicamente intricato, cupo, pieno di segreti e personaggi memorabili. Si legge velocemente, ma non perché sia leggero: al contrario, è una storia densa, con temi forti e atmosfere tese. Eppure cattura, pagina dopo pagina. Io mi sono lasciata trascinare dalla trama e, soprattutto, dai suoi protagonisti, che si finiscono per amare — o almeno comprendere — ciascuno per un motivo diverso.

Una lettura intensa, coinvolgente e sorprendente, consigliata anche a chi, come me, non ha letto i romanzi precedenti.

Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: acqua e menta con ghiaccio
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Instagram dell'autore: Victor del Árbol
Consigliato a chi ha apprezzato: Dennis Lehane, Mystic River

  "Il passato torna sempre, è presente e futuro al tempo stesso."


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

venerdì 26 giugno 2026

Recensione: Ultime parole famose

  

Ultime parole famose
di Gillian McAllister

Editore: Fazi Editore
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: 10,99
Pagine408
Titolo originale: Famous last words
Traduzione a cura di: Enrica Budetta


È tuo marito.
Un padre.
Un amico.
E ora è in diretta TV…
nei panni di un sequestratore.

È il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, e Camilla sta pulendo il seggiolone della piccola Polly, che ha appena fatto colazione e gioca tranquilla sul tappeto. Oggi, per la prima volta dopo mesi, Cam porterà la sua bambina all’asilo e tornerà al suo lavoro di agente letteraria. Il congedo di maternità è terminato. Finalmente. È una giornata importante per lei, ma quando si è svegliata suo marito Luke non c’era. Cercando di non rimuginare troppo sulla sua assenza, Cam arriva in ufficio. Tra un’ora, la sua vita cambierà per sempre, ma lei ancora non lo sa. E poi tutto ha inizio. Il televisore appeso alla parete sta trasmettendo il telegiornale. Ultime notizie: a Londra è in corso il sequestro di alcuni ostaggi. Nel giro di poco la polizia si presenta in agenzia. Cercano lei. Luke è coinvolto. Ma non è un ostaggio. Suo marito, padre affettuoso ed eterno ottimista, è il sequestratore. Mentre le casca il mondo addosso, Camilla si rende conto che la sua prossima mossa sarà cruciale. Perché soltanto lei sa cosa c’è scritto sul biglietto che il marito le ha lasciato quella mattina. Quanto conosce davvero l’uomo che ama? E quali pericoli dovrà affrontare se tutta la sua vita è stata costruita attorno a una menzogna?



Ultime parole famose di Gillian McAllister è uno di quei thriller psicologici che ti agganciano fin dalle prime pagine e poi ti accompagnano in una storia sempre più densa, fatta di tensione, dubbi e piccoli indizi disseminati con grande abilità.

Avevo già letto altri libri dell’autrice e anche questa volta non mi ha delusa, anzi.

La protagonista è Cam, editor appassionata di libri, cresciuta in una casa piena di romanzi e diventata adulta senza perdere quella passione autentica per la lettura. Per lei immergersi in un libro è come volare in un altro mondo, una sensazione che ho sentito molto vicina, perché è esattamente quello che succede anche a me ogni volta che inizio un nuovo romanzo.

Il 21 giugno dovrebbe essere una giornata importante ma normale: Cam rientra al lavoro dopo la maternità e deve lasciare per la prima volta la piccola Polly al nido. È agitata, avrebbe voluto avere accanto Luke, suo marito, ma di lui quella mattina non c’è traccia. Luke è un ghostwriter e spesso si allontana per lavoro, ma proprio quel giorno la sua assenza pesa più del solito.

Quella che sembra una mattina come tante, però, si trasforma presto in un incubo. La polizia raggiunge Cam in ufficio: Luke ha preso degli ostaggi, è armato e si teme il peggio. Serve il suo aiuto per provare a trattare con lui.

Cam non riesce a crederci. Luke è un uomo brillante, ironico, socievole, un marito e un padre che lei crede di conoscere profondamente. Dei due, quella ansiosa è sempre stata lei. Eppure, da quel momento, ogni certezza inizia a sgretolarsi.

Accanto a Cam entra in scena Niall, il negoziatore chiamato a gestire una situazione che si rivelerà molto più complessa del previsto. Anche lui, travolto dagli eventi di quel 21 giugno, finirà per mettere in discussione il proprio istinto, le proprie certezze e il peso di un fallimento che non riesce ad accettare.

Pagina dopo pagina, la storia si apre a nuovi personaggi, nuove piste e nuove domande. La tensione resta alta, ma senza mai scivolare nello splatter: è un thriller psicologico costruito sui legami, sui segreti e su ciò che crediamo di sapere delle persone che amiamo.

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autrice guida il lettore verso possibili intuizioni, lasciando piccoli segnali lungo il percorso. Alcune svolte sono riuscita a intravederle, ma questo non ha tolto nulla al piacere della lettura; al contrario, mi ha fatto sentire ancora più coinvolta nella storia.

Lo consiglio a chi cerca un romanzo avvincente, ben costruito e ricco di tensione emotiva, ma non troppo crudo. Una lettura in cui i personaggi diventano sempre più familiari e in cui, fino alla fine, resta il desiderio di capire davvero cosa sia successo.

Durata totale della lettura: 7 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: café au lait
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito web dell'autore: Gillian McAllister
Consigliato a chi ha apprezzato: La ragazza del treno di Paula Hawkins


  "L'istinto non delude mai"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

mercoledì 1 aprile 2026

Recensione: Il Sussurro della Morte

 

Il sussurro della morte
di Patricia Gibney

Editore: Newton Compton
Prezzo Cartaceo: € 12,90
Prezzo ebook: € 6,99
Pagine: 384
Titolo originale: Silent Voices
Traduzione a cura di: Micol Cerato


Due giovani donne uccise nello stesso modo. Un probabile serial killer. Un nuovo caso per Lottie Parker.

Quando la venticinquenne Beth Mullen torna a casa, certa di trovarci la sua gemella Rachel, viene accolta da un silenzio assordante, da brividi. Corre al piano di sopra e trova l'amata sorella priva di vita nel letto della loro infanzia. I suoi occhi azzurri, un tempo scintillanti, sono chiusi per sempre. La sera prima Rachel aveva partecipato a un party. La detective Lottie Parker capisce subito che Rachel è stata assassinata. Infatti ha il collo pieno di lividi e un frammento di vetro conficcato in gola. Durante gli interrogatori ai partecipanti alla festa, Lottie scopre che la macchina e le chiavi di Rachel sono sparite. Ma mentre le cerca, una giovane e brillante psicologa viene trovata uccisa con la stessa crudele modalità. La psicologa, però, non era nemmeno nei paraggi della festa, e Lottie è costretta a rimettere in discussione ogni indizio. Due giovani donne bellissime, con il mondo ai loro piedi, sono state brutalmente ridotte al silenzio. Perché qualcuno ha voluto che morissero? La sua ricerca della verità sta facendo innervosire l'assassino e quando il fidanzato di Lottie, Boyd, scompare, tutto precipita. Riuscirà a trovarlo prima che sia troppo tardi?




Avendo letto tutto di Patricia Gibney, mi sono approcciata a questo nuovo capitolo con la curiosità che sempre mi accompagna quando inizio un suo libro.

E, devo dire, l'apertura mi ha lasciata senza parole: Lottie Parker si sposa. Con Boyd, suo partner nel lavoro e nella vita.

Il romanzo si apre proprio il giorno in cui il matrimonio tanto atteso deve essere celebrato. Ma.....

... torniamo a una settimana prima del matrimonio.

Tutto inizia con il ritrovamento del corpo di Rachel Mullen, una giovane donna uccisa brutalmente nel letto della sua casa d'infanzia, con un frammento di specchio conficcato in gola.

Ma proprio mentre Lottie e la sua squadra indaga per scoprire di più su Rachel Mullen e sulle ore che hanno preceduto la sua morte, un'altra donna viene trovata priva di vita e i due casi appaiono da subito collegati tra loro. Apparentemente le due donne non hanno nulla in comune, ma scavando più a fondo, molti dei personaggi coinvolti svelano connessioni nel loro passato.

Si innesta una catena di eventi che portano a tre il numero delle vittime, tutte con la stessa modalità e tutte con un frammento di specchio in gola. Il killer è molto metodico, preciso, non lascia nulla al caso.

I riflettori portano a individuare un colpevole ma Lottie Parker non è convinta, gli indizi sono troppo precisi, quasi fossero stati collocati uno a uno per incriminare proprio quella persona.
Lottie si trova anche a fare i conti con la propria squadra: è convinta da tempo che Lynch la stia in qualche modo boicottando ma deve ricredersi. E forse ha scoperto che non perde occasione per fare la spia sul metodo investigativo di Lottie che non sempre si attiene alle regole.

E la sua vita privata la vede alle prese con il matrimonio con Boyd, reduce da una lunga cura per combattere la leucemia che lo ha colpito negli ultimi anni. I suoi figli la sostengono e sono sempre al suo fianco, cercando di renderla di nuovo felice. Ma riuscirà a sposare Boyd? E, soprattutto, a risolvere questa intricatissima immagine dove nulla è ciò che appare?

Nel complesso, ho trovato interessante come le vite di così tanti personaggi siano in realtà legate da segreti comuni e ho apprezzato l'intuito di Lottie nel non fermarsi alle apparenze, ma di scavare a fondo e di essere sempre attenta ai dettagli, anche quelli che sembrano sfuggire

Tuttavia, pur essendo un libro che si legge facilmente e velocemente, devo ammettere che secondo me non è all'altezza dei precedenti dell'autrice. Lo consiglio a chi cerca una lettura scorrevole, ma per chi conosce bene la serie come me, potrebbe mancare un po' della forza dei romanzi precedenti.

Durata totale della lettura: 4 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: te al limone
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito web dell'autore: Patricia Gybney
Consigliato a chi ha apprezzato: Il silenzio dei colpevoli di Angela Marsons


  "Sorelle, amiche, nemiche"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

martedì 17 marzo 2026

Recensione: I Guerrieri d'Inverno

          


I Guerrieri d'Inverno
di Olivier Norek

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: € 19,00
Prezzo ebook: € 11,99
Pagine: 408
Titolo originale: Les Guerrières de l'Hiver
Traduzione a cura di: 
Maurizio Ferrara


Finlandia, 1939. L’apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell’animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell’autunno di quell’anno l’Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un’area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo. L’attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l’inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un’incredibile resistenza, fonte d’ispirazione per i compagni in trincea. Con sguardo lucido Norek ci avvicina a Simo, ma anche a Toivo, Viktor, Leena e tanti altri, protagonisti di un destino che non hanno scelto ma di cui sono inevitabilmente gli eroi. I guerrieri d’inverno è un romanzo sulla durezza e sull’umanità che si confrontano durante le guerre, uno studio attentissimo a quanto è successo ed è stato dimenticato. Un romanzo che ci parla, ancora oggi, di quei luoghi in cui la Storia irrompe come una tempesta, e dove la lotta per la propria libertà si accende, senza filtri.



Olivier Norek non è un autore qualunque. Ex poliziotto, noto per i suoi noir intensi e umanissimi, Norek ha una capacità rara: mettere al centro le persone. Anche quando racconta sistemi, istituzioni, conflitti, lui scava nell’animo umano.
Non si limita a ricostruire uno scontro militare. Non scrive un saggio storico travestito da romanzo. Racconta uomini.
Ammetto senza problemi che prima di questo libro sapevo pochissimo della Guerra d’Inverno. Ed è proprio questo che amo della lettura: quando, quasi per caso, ti ritrovi a colmare un vuoto. A capire meglio un pezzo del mondo. A guardare la storia con una prospettiva nuova.
Questo romanzo è stato una scoperta.
Una lettura intensa, dura, ma profondamente umana.
 Sulla carta, l’Unione Sovietica avrebbe dovuto travolgere la Finlandia in poche settimane: più uomini, più mezzi, più artiglieria, più tutto. E invece no. Perché non è mai solo una questione di numeri.
I finlandesi combattevano per la loro terra, nei loro boschi, nel loro gelo. Conoscevano ogni distesa bianca, ogni foresta, ogni lago ghiacciato. Si muovevano sugli sci, mimetizzati nel bianco, invisibili.
Dall’altra parte, molti soldati sovietici erano giovani mandati al fronte da regioni lontane, catapultati in un inverno brutale, con temperature che arrivavano a -40°. Non erano preparati, né fisicamente né psicologicamente, a quel tipo di guerra. E questo il romanzo lo fa sentire sulla pelle.Tra le figure reali che attraversano il libro c’è Simo Häyhä, passato alla storia come “La Morte Bianca”.
Più di 500 uccisioni confermate. Un cecchino leggendario. Un simbolo.
Ma Norek non lo trasforma in una caricatura eroica. Non è un supereroe nordico invincibile. È un uomo silenzioso, preciso, ostinato. Uno che conosce la neve come altri conoscono l’asfalto. Uno che resta immobile per ore, che respira piano per non tradire la propria posizione.
E attorno a lui si muove un piccolo gruppo di compagni, amici, ragazzi di provincia che si ritrovano a difendere qualcosa di infinitamente più grande di loro.
Una delle cose che ho apprezzato di più è che l’autore non resta incollato a un solo punto di vista. Segue i soldati semplici, certo. Ma anche i comandanti, i vertici, le decisioni prese lontano dal fronte e pagate carissime da chi è nella neve fino alle ginocchia. Questo allarga lo sguardo. Ti fa capire che la guerra non è solo eroismo o strategia: è caos, errore, improvvisazione, orgoglio politico, propaganda, paura.
E soprattutto è sopravvivenza.
È una lettura che, soprattutto nel contesto mondiale dei nostri giorni, fa pensare. Ai motivi che possono scatenare una guerra, alle conseguenze che ogni conflitto avrà sul presente ma anche sul futuro di tutta l'umanità. E la domanda sopra a tutte, almeno dal mio punto di vista, è sempre la stessa: Ma ne vale veramente la pena?

Durata totale della lettura: 10 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: te caldo al limone
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Spara, sono già morto di Julia Navarro


  "Ogni guerra è combattuta da uomini e donne che, per difendere la propria terra, rinunciano alla propria libertà."


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

martedì 10 febbraio 2026

Recensione: Treno infernale per l'angelo rosso

         


Treno infernale per l'angelo rosso
di Franck Thilliez

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: € 10,99
Pagine: 396
Titolo originale: Train d'enfer pour Ange Rouge
Traduzione a cura di: 
Daniela de Lorenzo


Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto. Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz'aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale. La scena del crimine è stranamente pulita e gli unici microscopici indizi conducono in Bretagna, dove il commissario scoprirà un sordido sottobosco di depravazione. Con l'aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell'informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un'anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino, uno spirito vendicatore che sembra voler ricostruire l'inferno in Terra. E mentre l'indagine si fa sempre più intricata e pericolosa, un dubbio assillante tormenta il commissario: riuscirà mai a ritrovare Suzanne?



Romanzo d'esordio dello scrittore Franck Thilliez che in questa edizione, con una nuova traduzione, introduce una lettera aperta ai lettori italiani. In questa spiega da dove è nato il personaggio di Franck Sharko, del perché e di come da ingegnere informatico sia diventato uno scrittore di successo.
Io ho letto praticamente tutti i libri successivi e mi sono sempre domandata cosa ci fosse nel passato di Sharko. Ora finalmente sto imparando a conoscerlo meglio.
 
Ma veniamo ora al romanzo. In Treno infernale per l’angelo rosso la figura centrale è, appunto, Franck Sharko, un personaggio lontano dall’immagine del poliziotto eroico e risolto. È un uomo segnato da un passato pesante, tormentato, spesso spigoloso, che porta con sé ossessioni e fragilità. Proprio questo lato imperfetto lo rende credibile e interessante: Sharko non affronta il male da una posizione di sicurezza, ma come qualcuno che ne è stato già toccato e che sembra riconoscerlo fin troppo bene.

L’indagine in cui viene coinvolto è subito dura e disturbante. Il male che emerge nel romanzo non è astratto, ma profondamente umano e legato a perversioni e deviazioni della mente, descritte con crudezza ma senza compiacimento. La violenza non è mai fine a se stessa: serve a mostrare quanto possa essere inquietante ciò che nasce da una psiche malata.

Senza entrare nei dettagli della trama, la storia conduce Sharko verso una verità scomoda, in cui il confine tra normalità e mostruosità si fa sempre più sottile. Dietro tutto questo si nasconde una mente insospettabile, qualcuno che il lettore non assocerebbe immediatamente all’orrore che prende forma nel romanzo, ed è proprio questo aspetto a rendere la vicenda ancora più perturbante.

Nel complesso è un thriller molto oscuro, che punta più sull’impatto emotivo e sull’atmosfera che sulla spettacolarizzazione dell’azione. Treno infernale per l’angelo rosso è una lettura intensa, a tratti scomoda, che lascia spazio alla riflessione oltre che al puro intrattenimento, soprattutto grazie a un protagonista complesso e ben caratterizzato. 

Durata totale della lettura: 6 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffè macchiato con cannella
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: La linea nera di Jean-Christophe Grangé


  "Un viaggio all'inferno"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

giovedì 8 gennaio 2026

Recensione: La donna della camera numero 11

        


La donna della camera numero 11

di Ruth Ware

Editore: Newton Compton
Prezzo Cartaceo: € 12,90
Prezzo ebook: € 6,99
Pagine: 384
Titolo originale: The woman in suite 11
Traduzione a cura di: 
Giulio Lupieri


Il suo alibi è il suo peggior nemico

Lo Blacklock non vede l’ora di tornare al giornalismo: dopo tre anni di stop, tra maternità e pandemia, è pronta a rilanciare la sua carriera. L’occasione perfetta sembra arrivare con l’invito per la presentazione alla stampa di un lussuoso hotel svizzero di proprietà dello schivo miliardario Marcus Leidmann. Lo chalet sulle rive del lago di Ginevra è tutto ciò che Lo ha sempre sognato, e spera di riuscire a ottenere un’intervista con Marcus. Purtroppo, lui si rivela ancora più sfuggente di quanto la sua fama lasci intendere. Quando Lo riceve una telefonata a tarda notte che la invita a raggiungere la stanza d’albergo di Marcus, accetta nonostante qualche esitazione. Ma ad accoglierla trova una donna che afferma di essere l’amante di Marcus, e che si trova in pericolo di vita. Quello che segue è un emozionante gioco del gatto col topo attraverso l’Europa, che costringerà Lo a chiedersi fino a che punto sia disposta a spingersi per salvare questa donna... e se possa davvero fidarsi di lei.



Bentornata Lo Blacklock: tra lusso svizzero e fantasmi dal passato.
Avete presente quel senso di pace apparente quando pensate di aver finalmente messo a tacere i vostri demoni? Ecco, dimenticatelo. Perché Lo Blacklock è tornata, e la sua vita oggi non potrebbe essere più diversa da quella di qualche anno fa.

Dopo il trauma nei Mari del Nord (rif. La donna della cabina numero 10), Lo si è rifugiata in un nido sicuro. Un compagno giornalista che ama moltissimo, due figli e una quotidianità fatta di famiglia e silenzio, lontano dalle redazioni. Sembrava il classico "e vissero felici e contenti", finché non arriva quel misterioso invito: l’inaugurazione super esclusiva di un hotel di lusso in Svizzera.

Il problema? Il passato torna sempre.

Appena arrivata tra le vette svizzere, l'atmosfera ovattata si rompe subito. Lo incontra due facce che avrebbe preferito non rivedere mai più, reduci anche loro da quel viaggio maledetto dove lei ha quasi perso la vita. E il padroni di casa, il potentissimo Marcus Leidman che Lo spera di riuscire a intervistare, mette i brividi.

Ma la vera sorpresa arriva dalla camera numero 11. È lì che Lo ritrova Carrie, la donna che le ha salvato la vita in passato. Solo che Carrie non è un'ospite qualunque: dice di essere l'amante prigioniera di Leidman, vittima di violenze, e chiede il conto. "Io ho salvato te, ora tu devi salvare me".

Il dilemma è atroce. Da un lato c’è il debito di gratitudine, dall'altro la paura. Mettersi contro un miliardario come Leidman non è una sfida, è un suicidio. Lo ha tutto da perdere: la sua splendida famiglia, la sua stabilità, la sua vita stessa.

Non voglio svelarvi troppo: tra un omicidio che rompe l'idillio dell'hotel e una sfilata di sospettati che hanno tutti qualcosa da nascondere, la storia scivola verso un finale che è totalmente inaspettato.

Durata totale della lettura: 4 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: cioccolata calda
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito web dell'autore: Ruth Ware
Consigliato a chi ha apprezzato: Sogni di bronzo di Camilla Lackberg


  "Cosa sareste disposti ad affrontare per ricambiare il favore a chi vi ha salvato la vita?"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.
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