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venerdì 31 luglio 2026

Recensione: Lutto di miele

     

Lutto di miele
di Franck Thilliez

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: € 10,99
Pagine
: 300
Titolo originale: Deuils de Miel
Traduzione a cura di: Daniela De Lorenzo


Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.

Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.


Quando inizio un libro di Franck Thilliez so già che difficilmente riuscirò a lasciarlo. Perché hai la sensazione di essere trascinato dentro una storia che, pagina dopo pagina, si fa sempre più oscura, inquietante, difficile da abbandonare.

In questo romanzo ritroviamo Franck Sharko dopo Treno infernale per l’Angelo Rosso. Sono passati almeno cinque anni da quell’indagine, alla quale nel corso della storia vengono fatti diversi riferimenti, e Sharko non è più lo stesso uomo. Rientra in servizio dopo essere stato riabilitato, ma porta con sé una tragedia enorme: la morte della moglie e della figlia, investite da un pirata della strada. Una perdita già devastante di per sé, ma resa ancora più dolorosa da ciò che era accaduto prima. Le due erano state vittime di uno psicopatico che le aveva tenute prigioniere e Sharko le aveva ritrovate da poco, tentando faticosamente di ricostruire un legame, prima che tutto venisse spezzato di nuovo.

La scelta di raccontare la storia in prima persona rende il romanzo ancora più intenso. Attraverso la voce di Sharko si entra direttamente nei suoi pensieri, nelle sue fragilità, nelle sue ossessioni. Da lettori si finisce per comprendere il suo dolore, ma anche per dubitare della sua reale stabilità. La sua riabilitazione  non sempre convince davvero. Ci sono molti indizi che lasciano pensare che qualcosa in lui sia rimasto incrinato: l’incontro con una bambina, prima al parco e poi nella sua casa, intenta a leggere un libro della serie preferita della figlia Éloïse; la presenza del vicino Willy, nipote della vicina scomparsa tragicamente nel romanzo precedente sempre strafatto; scatti di rabbia improvvisa che lo portano ad agire in modi inattesi, quasi estranei al suo carattere.

Thilliez costruisce intorno a Sharko un’atmosfera cupa, densa, quasi soffocante. I luoghi fisici e quelli della mente sembrano confondersi, e tutto contribuisce a creare una dimensione in cui paura e pericolo sono costanti. Non c’è mai una vera tregua, perché anche quando l’indagine sembra procedere su un piano razionale, il tormento interiore del protagonista continua a insinuarsi nella lettura.

L’indagine prende avvio da una scena inquietante: una donna viene ritrovata assassinata in una chiesa, dentro un confessionale. È nuda, completamente depilata, legata alle caviglie, e sul suo capo sono posate sette falene sfinge. Apparentemente non ci sono segni evidenti che spieghino la causa della morte. È una scena quasi apocalittica, costruita come un messaggio, ma un messaggio inizialmente troppo criptico per essere compreso. Da lì parte una catena di indizi e di morti in cui Sharko si ritrova coinvolto non solo come investigatore, ma in modo sempre più personale.

La parte finale, soprattutto le ultime cinquanta pagine, scioglie il mistero e dà un senso a tutto quello che è successo. La verità arriva, sì, però porta con sé conseguenze pesanti. È uno di quei finali che chiudono l’indagine ma non cancellano il buio attraversato, e soprattutto lasciano nella mente e nella vita di Sharko segni difficili da dimenticare.

È un romanzo duro, cupo, a tratti disturbante, ma proprio per questo molto coerente con il mondo narrativo di Thilliez. Non punta solo sulla tensione dell’indagine, ma anche sulla fragilità del suo protagonista, rendendo Sharko una figura tormentata, umana, dolorosamente credibile.

Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: camomilla
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: I fiumi di porpora di Jean-Christophe Grangé

  "La sofferenza degli esseri umani, oltre ogni comprensione."


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

lunedì 27 luglio 2026

Recensione: Blood Moon









Blood Moon
di Britney S. Lewis

Editore: Fazi Editore
Prezzo cartaceo: 18,50
Prezzo ebook: 9,99 €
Pagine: 372
Traduzione di: Giulia Gresti

La notte della luna di sangue si avvicina, i sentimenti vengono messi alla prova e i segreti più oscuri stanno per tornare alla luce.
Mirabella Owens è cresciuta ascoltando le molte leggende sui lupi che popolano la sua cittadina del Kansas per proteggere gli esseri umani dai vampiri. Come quella sul lupo mannaro che si innamorò di una delle creature non morte, dando origine a una storia sanguinosa. Ma Mira ha smesso di credere alle favole da anni – ha smesso di credere a tante cose dopo che sua madre se n’è andata senza lasciare traccia quando aveva tredici anni. 
Quando inizia il primo anno alla Lakeland University, è pronta a dimenticare il passato. Ma il passato non ha ancora finito con lei: strani attacchi di animali feroci si verificano nei dintorni del campus, e la ragazza riceve una lettera dalla madre che la mette in guardia sulla realtà che la circonda. L’unica persona che sembra sapere qualcosa a riguardo è Julian Santos, un ragazzo scontroso e testardo dagli occhi dorati, determinato a farle lasciare il college per ragioni che lei non conosce. Ma Mira è decisa a scoprire i suoi segreti, specialmente ora che la verità può fare la differenza tra la vita e la morte; si troverà così al centro di una guerra magica e antica, che vede coinvolti il suo amico d’infanzia Seven, a cui è profondamente legata, il misterioso Julian, che sembra odiarla, e l’eredità che le ha lasciato sua madre.

Blood Moon, in vetta alle classifiche di vendita statunitensi, è il primo volume di un’avventura dark ricca di emozioni intense: una rivisitazione originale del paranormal romance in cui verità e amore si nascondono dietro un morso letale.





“Blood Moon” di Britney S. Lewis è uno di quei libri che mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo. Un salto agli anni in cui divoravo storie di vampiri, lupi mannari e amori impossibili senza il minimo senso di colpa.
E lo ammetto subito: sono sempre stata una #TeamVampires.
Sempre.
Selene, Damon, Klaus, il conte Dracula, Eric Northman... insomma, avete capito il genere.
Eppure qui Britney S. Lewis è riuscita a farmi apprezzare qualcosa che non mi aspettavo.
Perché non si limita a mettere vampiri e lupi mannari nella stessa storia. No.
Gioca con i confini.
Con ciò che separa le due specie.
Con ciò che potrebbe unirle.
E questa cosa mi ha fatto pensare immediatamente a “Underworld”. Quei film che ho adorato e consumato fino allo sfinimento. L'idea che esista qualcosa a metà tra due mondi apparentemente inconciliabili ha sempre avuto un fascino enorme per me. E, inevitabilmente, il pensiero è andato anche a “Twilight” e a Renesmee: una creatura che esiste proprio perché qualcuno ha deciso di superare le regole.
E allora mi sono chiesta: “E se il problema non fosse scegliere da che parte stare? E se esistesse qualcosa di completamente diverso?”
La protagonista, Mirabella "Mira" Owens, che, dopo la scomparsa della madre (circostanza che ha lasciato più domande che risposte), sta per iniziare il college e desidera una sola cosa: una vita normale. Peccato che la normalità abbia altri programmi. Nella sua cittadina si raccontano da sempre storie di vampiri e lupi mannari, leggende a cui Mira ha smesso di credere vere da tempo.
Finché non compare Julian.
E qui iniziano i problemi. Julian è misterioso, affascinante, freddo. A tratti quasi ostile.
Uno di quei personaggi che sembrano fare di tutto per tenerti lontana... e finiscono per attirarti ancora di più.
Tra lui e Mira c'è una dinamica che mi è piaciuta moltissimo: tensione, diffidenza, segreti e quella costante sensazione che nessuno dei due stia dicendo tutta la verità.
Si osservano. Si studiano. Si avvicinano e poi si allontanano.
E tu resti lì a chiederti quando qualcuno dei due troverà finalmente il coraggio di abbassare le difese.
Mi è piaciuto anche il fatto che Mira non stia cercando l'amore.
Sta cercando risposte. Sta cercando se stessa.
E forse è proprio questo che rende il suo percorso così interessante. Perché mentre cerca di capire cosa si nasconde dietro alle leggende della sua città e ai misteri del suo passato, si ritrova coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Poi arriva la Luna di Sangue.
E da lì... diciamo solo che le cose si complicano parecchio.
Preparatevi a una storia che mescola mistero, paranormale e romance in un modo che mi ha ricordato perché ho amato così tanto questo genere.
Britney S. Lewis ha una scrittura che sembra quasi cinematografica. I capitoli scorrono veloci, i dialoghi funzionano benissimo e riesce ad alternare mistero, tensione romantica e azione senza perdere mai il ritmo.
È una di quelle letture che si divorano in pochi giorni e che consiglio soprattutto a chi, come me, ha ancora un debole per tutte quelle storie paranormali che hanno segnato gli anni Duemila.

Durata di lettura: sei giorni
Bevanda consigliata:  cioccolata fondente speziata
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni in su

Sito dell'Autrice: Britney S. Lewis


"Io e te sappiamo entrambi che finirà nel sangue.""


                                             Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 20 luglio 2026

Recensione: Nero come il mare

 


Nero come il mare
di Charlotte McConaghy

 Editore: Fazi Editore
Prezzo cartaceo: € 19
Pagine: 360

Titolo originale: Wild Dark Shore
Traduzione: Stefano Tummolini

Il thriller letterario che ha ammaliato pubblico e critica: un fenomeno editoriale internazionale da 700.000 copie vendute.

Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme?

Incredibilmente avvincente e scritto con una prosa evocativa, Nero come il mare è un thriller dall’ambientazione spettacolare; ricco di amore in tutte le sue forme, colpi di scena sbalorditivi e paesaggi di una bellezza vertiginosa, ci parla delle scelte impossibili che dobbiamo compiere per proteggere le persone che amiamo.


Se state cercando un thriller che si legga come un romanzo letterario di alta classe, non cercate oltre. Scritto con una prosa essenziale e perturbante, Nero come il mare presenta personaggi così ben delineati che vi sembrerà di essere bloccati con loro sull’isola di Shearwater».
«MARIE CLAIRE»

«Al tempo stesso mystery avvincente, thriller psicologico e ode al mondo naturale scritta in modo squisito, Nero come il mare è un trionfo. McConaghy è magistrale nella sua abilità di mostrare le intricate connessioni tra la natura e il cuore umano, e in questo libro è al culmine delle sue capacità. Straordinario».
HANNAH KENT

«Un romanzo mozzafiato fatto di romanticismo, mistero e colpi di scena. Vi sconvolgerà Adoro questo libro».
REESE WITHERSPOON

«Affascinante, accattivante, con un ritmo serrato. Leggere questo romanzo incredibilmente evocativo e profondamente umano è come guardare le ultime persone sulla Terra mentre si preparano a lasciare una parte della loro anima nel posto più bello che abbiano mai conosciuto».
«THE WASHINGTON POST»




Se siete alla ricerca di una lettura originale, avvincente e scritta con una prosa curatissima, Nero come il mare è il libro che fa al caso vostro.
Attenzione però: una volta iniziato, non riuscirete più a smettere e non potrete fare a meno di scorrere le pagine con avidità per sapere come procederà la storia.
Ambientato nell'immaginaria isola di Shearwater, remoto rifugio sull'Oceano Atlantico di foche, leoni marini e ogni specie di volatile, racconta la storia della famiglia Salt, l'unica che abita ancora sull'isola. I Salt sono infatti i guardiani dell'isola, e più nello specifico, del prezioso deposito di semi selezionati da un gruppo di ricercatori per la conservazione della specie in caso di eventi estremi nel futuro. 
Il mare, il cui livello si alza con moto inarrestabile, sta però piano piano inghiottendo la base di ricerca e presto arriverà anche al deposito. I ricercatori infatti sembrano aver già lasciato l'isola e nel giro di poche settimane dovranno fare lo stesso anche i Salt, dopo aver salvato una selezione di semi dal deposito per portarla sulla terraferma. 
Un'impresa che sembra destinata al fallimento sin dall'inizio, ma a cui la famiglia si dedica con impegno e serietà, sfidando il mare e gli elementi naturali. Ed è proprio la natura la vera protagonista, sullo sfondo, dell'intero romanzo. L'isola di Shearwater sembra infatti anch'essa un personaggio del romanzo, così primitiva e selvaggia e ancora infestata dai fantasmi degli animali che un tempo venivano cacciati sulla sua terra e le sue coste, le cui voci si disperdono nel vento. 
In questo quadro naturale tanto affascinante quanto pericoloso, procede la vita della famiglia Salt finché non viene sconvolta da un avvenimento straordinario: una donna in fin di vita approda sull'isola, e i Salt iniziano a prendersene cura finché la donna non diventa quasi parte della famiglia. Curando il suo corpo martoriato dal mare, i Salt curano anche le loro ferite interiori, e al contempo la donna scopre un nuovo modo di amare, che non riteneva possibile. 
Un romanzo sull'amore, in tutte le sue forme, veicolato da personaggi profondi, brillanti e sinceri. 
E ci fermiamo qui, senza svelarvi altro perché altrimenti diremmo troppo! 
Correte in libreria, ne vale davvero la pena. 

Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata: caffè freddo
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni


"Penso alla balena, al suo piccolo e al mare che li abbraccia.
Forse ora capisco le tue parole. È solo un corpo. O resiste, o muore.
Hai ragione, non c'è da avere paura. Il mio diventerà il sale di quest'acqua. E ogni volta che nuoterai, mi sentirai sulla pelle."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 26 giugno 2026

Recensione: Ultime parole famose

  

Ultime parole famose
di Gillian McAllister

Editore: Fazi Editore
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: 10,99
Pagine408
Titolo originale: Famous last words
Traduzione a cura di: Enrica Budetta


È tuo marito.
Un padre.
Un amico.
E ora è in diretta TV…
nei panni di un sequestratore.

È il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, e Camilla sta pulendo il seggiolone della piccola Polly, che ha appena fatto colazione e gioca tranquilla sul tappeto. Oggi, per la prima volta dopo mesi, Cam porterà la sua bambina all’asilo e tornerà al suo lavoro di agente letteraria. Il congedo di maternità è terminato. Finalmente. È una giornata importante per lei, ma quando si è svegliata suo marito Luke non c’era. Cercando di non rimuginare troppo sulla sua assenza, Cam arriva in ufficio. Tra un’ora, la sua vita cambierà per sempre, ma lei ancora non lo sa. E poi tutto ha inizio. Il televisore appeso alla parete sta trasmettendo il telegiornale. Ultime notizie: a Londra è in corso il sequestro di alcuni ostaggi. Nel giro di poco la polizia si presenta in agenzia. Cercano lei. Luke è coinvolto. Ma non è un ostaggio. Suo marito, padre affettuoso ed eterno ottimista, è il sequestratore. Mentre le casca il mondo addosso, Camilla si rende conto che la sua prossima mossa sarà cruciale. Perché soltanto lei sa cosa c’è scritto sul biglietto che il marito le ha lasciato quella mattina. Quanto conosce davvero l’uomo che ama? E quali pericoli dovrà affrontare se tutta la sua vita è stata costruita attorno a una menzogna?



Ultime parole famose di Gillian McAllister è uno di quei thriller psicologici che ti agganciano fin dalle prime pagine e poi ti accompagnano in una storia sempre più densa, fatta di tensione, dubbi e piccoli indizi disseminati con grande abilità.

Avevo già letto altri libri dell’autrice e anche questa volta non mi ha delusa, anzi.

La protagonista è Cam, editor appassionata di libri, cresciuta in una casa piena di romanzi e diventata adulta senza perdere quella passione autentica per la lettura. Per lei immergersi in un libro è come volare in un altro mondo, una sensazione che ho sentito molto vicina, perché è esattamente quello che succede anche a me ogni volta che inizio un nuovo romanzo.

Il 21 giugno dovrebbe essere una giornata importante ma normale: Cam rientra al lavoro dopo la maternità e deve lasciare per la prima volta la piccola Polly al nido. È agitata, avrebbe voluto avere accanto Luke, suo marito, ma di lui quella mattina non c’è traccia. Luke è un ghostwriter e spesso si allontana per lavoro, ma proprio quel giorno la sua assenza pesa più del solito.

Quella che sembra una mattina come tante, però, si trasforma presto in un incubo. La polizia raggiunge Cam in ufficio: Luke ha preso degli ostaggi, è armato e si teme il peggio. Serve il suo aiuto per provare a trattare con lui.

Cam non riesce a crederci. Luke è un uomo brillante, ironico, socievole, un marito e un padre che lei crede di conoscere profondamente. Dei due, quella ansiosa è sempre stata lei. Eppure, da quel momento, ogni certezza inizia a sgretolarsi.

Accanto a Cam entra in scena Niall, il negoziatore chiamato a gestire una situazione che si rivelerà molto più complessa del previsto. Anche lui, travolto dagli eventi di quel 21 giugno, finirà per mettere in discussione il proprio istinto, le proprie certezze e il peso di un fallimento che non riesce ad accettare.

Pagina dopo pagina, la storia si apre a nuovi personaggi, nuove piste e nuove domande. La tensione resta alta, ma senza mai scivolare nello splatter: è un thriller psicologico costruito sui legami, sui segreti e su ciò che crediamo di sapere delle persone che amiamo.

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autrice guida il lettore verso possibili intuizioni, lasciando piccoli segnali lungo il percorso. Alcune svolte sono riuscita a intravederle, ma questo non ha tolto nulla al piacere della lettura; al contrario, mi ha fatto sentire ancora più coinvolta nella storia.

Lo consiglio a chi cerca un romanzo avvincente, ben costruito e ricco di tensione emotiva, ma non troppo crudo. Una lettura in cui i personaggi diventano sempre più familiari e in cui, fino alla fine, resta il desiderio di capire davvero cosa sia successo.

Durata totale della lettura: 7 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: café au lait
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito web dell'autore: Gillian McAllister
Consigliato a chi ha apprezzato: La ragazza del treno di Paula Hawkins


  "L'istinto non delude mai"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

mercoledì 10 giugno 2026

Recensione: La figlia preferita

 

La figlia preferita
di Morgan Dick

Prezzo Cartaceo: €19,00
Prezzo Ebook: €9,99
Pagine: 372
Titolo originale: Favorite Daughter
Traduzione a cura di: Silvia Castoldi

Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. 

Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non di sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre a ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha fatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe.

La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto.



Mickey ed Arlo sono sorellastre, ma nella realtà dei fatti sono due sconosciute.

Due vite totalmente differenti. Michelle, Mickey per chi la conosce, è una semplice  maestra d’asilo, ama profondamente il suo lavoro e ci mette tutta se stessa, forse fin troppo. Riesce infatti a farsi sospendere quando in buona fede riaccompagna il piccolo Ian a casa perché la giovane mamma del piccolo non si presenta a prenderlo a scuola. Non ha un rapporto stretto con sua madre e il padre è  andato via di casa quando lei era solo una bambina. Arlo, o Charlotte, viceversa, ha una vita agiata, è un’affermata psicoterapeuta, ama la sua famiglia. 
Ma un giorno, all’improvviso la vita di entrambe cambia drasticamente: loro padre decide di lasciare tutto il suo patrimonio, ben cinque milioni, a Mickey, escludendo totalmente Arlo dal testamento. Mickey è sconvolta, suo padre cerca in qualche modo di sanare, di ripagare l’assenza dalla sua vita? In ogni caso potrà avere quei soldi solo ad una condizione: che concluda un ciclo di sedute da una psicoterapeuta designata. Anche Arlo è sconvolta, anche se, ovviamente, non in positivo: lei che ha accudito il padre durante la malattia, che lo ha visto spegnersi, è stata esclusa dal testamento? Le sembra una cosa folle. Quello che entrambe ignorano è che Michelle dovrà affrontare le sedute proprio da Charlotte, è proprio lei la psicoterapeuta designata dal padre. 

Da qui parte il tutto, Mickey Morris comincia le sedute, Arlo cerca di capire perché suo padre non le ha lasciato proprio niente, va a parlare con “‘ex moglie di suo padre, la madre di Michelle, pensando che potesse aver lasciato tutto a lei. Non si dà pace. 

Ma a cosa porteranno queste sedute di psicoterapia? Faranno sì che le due giovani si riconoscano, si odino, si amino? Qual era lo scopo del padre? Perché farle incontrare?  Dovrete leggerlo per andare a fondo a questa storia!

Ho apprezzato particolarmente la scrittura di Morgan Dick, scorrevole e d’impatto, non annoia mai il lettore. Un romanzo che scorre veloce tra sfortuna e fortuna, tra dipendenze e problemi familiari. Mi ha colpito molto anche il modo in cui vengono descritte le personalità dei personaggi, che sembrano prendere vita dalla penna dell’autore. 

Consigliato!

Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Website dell'autore: Morgan Dick
Consigliato a chi è piaciuto: I numeri non dicono bugie, di Claudia Mincione 



"Le aveva costrette ad incontrarsi - due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso - nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante."
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 1 giugno 2026

Recensione: L'internato


L'internato
di Sebastian Fitzek

Editore: Fazi Editore
Titolo Originale: Der Insasse
Prezzo Cartaceo: € 19,50 
Prezzo E-book:  € 10,99 
Pagine: 288 
Traduzione a cura di: Sveva Lizza
  

Un bambino è scomparso.

È trascorso un anno.

Chi potrebbe sapere la verità tace.

Till Berkhoff è condannato all’atroce agonia di non sapere cosa sia successo davvero a suo figlio. Il piccolo Max è svanito nel nulla ormai da un anno, e senza un colpevole, una sentenza, una verità che possa restituire pace o giustizia, il dolore dei suoi genitori è diventato insopportabile. Un uomo, recluso in un ospedale psichiatrico dopo aver confessato due orribili infanticidi, potrebbe essere responsabile anche della scomparsa di Max, ma non sarà facile ottenere la sua confessione. Quando ogni pista si esaurisce, quando le indagini si arenano in uno straziante silenzio, nella mente di Till si profila un’idea tanto audace quanto inquietante: l’unica speranza di ottenere la verità... è guardare in faccia l’orrore.

Tra i corridoi claustrofobici di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, il confine tra verità e follia si assottiglia pericolosamente. E più Till si addentra in questo universo disturbante più è costretto a chiedersi quanto è disposto a sacrificare per trovare le risposte che cerca.

L’internato è un viaggio tra gli abissi della psiche umana, l’odissea emotiva di una mente in fuga dai propri mostri. Con il ritmo incalzante e i colpi di scena che lo hanno reso uno dei maestri del thriller psicologico moderno, Sebastian Fitzek intesse una trama che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso, giocando con le paure più profonde di ognuno di noi e con l’irresistibile anelito alla verità che abita la nostra anima.



Till Berkhoff faceva il pompiere e a causa della sua indole piuttosto impulsiva era stato retrocesso alla guida dell’ambulanza, ma questo non gli importava, perché la sua vera ragione di vita non era di certo il suo lavoro ma suo figlio Max. Max aveva sei anni e quella sera aveva appena finito di montare il suo Millennium Falcon di Lego e di soppiatto era arrivato nell’ufficio di Till con la sua opera, che teneva tra le mani come una reliquia. Max avrebbe voluto mostrare la costruzione alla sua vicina Anna, di cui era innamorato, anche se la ragazza aveva già 17 anni, ma la madre non gli aveva dato il permesso perciò Max aveva deciso di tentare la sorte chiedendo la stessa cosa al papà che gli permise di uscire. Max tutto contento si vestì e uscì di casa, appena giunto sulla strada incontra un corriere che sta spingendo a fatica un carrello colmo di pacchi che gli chiede indicazioni su un indirizzo, Max era stato preparato ai malintenzionati, sapeva di non dover andare con gli sconosciuti, sapeva che se qualcuno fosse andato a prenderlo a scuola dicendo che lo mandavano mamma e papà avrebbe dovuto chiedere la parola d’ordine, ma in questo caso era diverso, il fattorino aveva bisogno di aiuto e Max sapeva esattamente dove si trovasse il civico 65. Max non tornò mai più a casa. Un anno dopo, l'uomo accusato del rapimento di Max, chiamato anche il killer dell’incubatrice, si trova internato in una clinica psichiatrica, ha già ammesso la colpevolezza sul rapimento e l’omicidio di un’altra bambina e della madre ma sembra non avere alcuna intenzione di confessare cosa abbia fatto a Max e dove abbia nascosto il suo corpo. Per questo Till chiede aiuto a suo cognato Skania, commissario della polizia, per farsi internare in incognito nella stessa clinica del killer. Skania inizialmente non ha alcuna intenzione di assecondare la follia di Till ma finisce per cedere, d’altro canto gli vuole bene, Till ha perso tutto e riuscire a trovare il corpo di suo figlio sarebbe l’unico modo per dargli finalmente un minimo di pace. Till viene portato in clinica con l’identità di Patrick Winter, matematico finanziario che il giorno precedente, non sopportando più la perdita del figlio Jonas, si cosparge di benzina e tenta il suicidio dandosi fuoco durante la riunione dei genitori all’asilo dove portava il figlio. Il piano di Till non è affatto semplice ma è l’unica opportunità che ha per mettere luce sulla scomparsa di suo figlio, ma scoprirà in fretta che all’interno della clinica c’è chi sta aspettando proprio Patrick Winter, impaziente di ucciderlo. Till si ritroverà a dover combattere non solo con il proprio passato ma anche con quello della sua nuova identità. Chi è Patrick Winter? Di cosa è colpevole? Forse la scelta di farsi internare è stata troppo affrettata e Till si è infilato in una situazione da cui potrebbe non riuscire a scappare mai più. Ancora una volta Fitzek non delude, un nuovo thriller psicologico crudo e imprevedibile che gioca con la mente del lettore. Se siete fan di Fitzek è scontato dire che nulla è come sembra, ma pur ormai conoscendo bene il suo stile di scrittura, ancora una volta riesce a sconvolgere il lettore con una serie di falsi indizi, colpi di scena e un finale scioccante. Un racconto ipnotico al limite tra realtà, percezione e inganno. I suoi personaggi sono ambigui e manipolatori, c’è qualcuno di cui ci si possa fidare davvero?



Durata  della lettura:  4 giorni
Bevanda consigliata: Panaché
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Mimica, Sebastian Fitzek


"Oggi il ragazzino nell’incubatrice mi ha rivelato il suo nome. Non riuscivo neanche a capirlo da quanto sangue aveva in bocca. Ma sono quasi sicuro che si chiami Max."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 8 maggio 2026

Recensione: Il letto cinese



  Il letto cinese

 di Anna Luisa Pignatelli

 Editore: Fazi Editore
 Prezzo: € 17,50
 Pagine: 180
 
 Uno stimato accademico, sinologo di fama, chiama suo nipote, un giovane inconcludente e un po’ sconclusionato, ad aiutarlo nella stesura di un testo sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing. Zio e nipote appartengono a due mondi diversi: il primo è dedito alla carriera, ligio e ambizioso, mentre il secondo è ancora uno studente, sognatore e romantico. Il professore cerca di portare il ragazzo sulla propria strada, facendogli battere a macchina i suoi scritti e trasformandolo nel suo assistente. Durante le lunghe sedute di dettatura, lo studioso ha modo di ripercorrere le vicende del tormentato regno dell’imperatrice madre Tzu Hsi e le tragiche circostanze che portarono alla morte del sovrano Kuang Hsu, con il quale il nipote si identifica. Quando la vita, con i suoi drammi, farà irruzione nell’esistenza monotona del giovane, lo zio non lo aiuterà e, anzi, si rivelerà in tutto il suo egoismo. Un evento inaspettato, però, consentirà al nipote di riflettere meglio su quel legame e il ragazzo capirà di aver ricevuto più di quanto abbia realizzato. Si renderà conto che quell’uomo, così diverso, è riuscito a infondergli la passione per lo studio grazie alla sua immensa cultura: un lascito essenziale, che gli permetterà di seguire le sue orme dando finalmente un senso alla propria esistenza. Un racconto profondo che mette a confronto due mondi apparentemente inconciliabili con un unico, grande punto di contatto: l’amore per la vita, per se stessi e per quello che si sceglie di essere. Un romanzo appassionante, scritto con la maestria di un’autrice di talento apprezzata per il suo stile asciutto e oltremodo incisivo, per una storia potente di scontro tra generazioni.  




Sinologi, amanti della Cina e appassionati di storia: questo romanzo è per voi. Anna Luisa Pignatelli ricorre a uno stratagemma narrativo semplice ma estremamente efficace. 

Un nipote svogliato e un po’ sbandato si ritrova, quasi suo malgrado, a trascorrere sempre più tempo con lo zio: un celebre erudito sinologo, burbero, severissimo e poco incline alle concessioni affettive. 
Mentre il ragazzo si avvicina alla maturità con passo incerto – più concentrato sulla fidanzata Tilli che sul recupero della matematica – passa lunghe ore accanto allo zio, che lo paga per battere a macchina articoli e libri. Ma soprattutto non perde occasione per giudicarlo, umiliarlo e sottolineare quanto sia diverso da lui. 

All’interno di questo rapporto aspro e profondamente sbilanciato, il nipote diventa quasi inconsapevolmente un profondo conoscitore della storia cinese, raccontata in modo magistrale: chiaro, avvincente e talmente scorrevole da farmi dimenticare quanto l’avessi odiata all’università. Questo apprendimento, però, non lo rende più responsabile o attento (dopotutto ha diciott’anni e una fidanzata) anzi, sembra sempre meno disposto a impegnarsi davvero in qualcosa. 

Nonostante l’accumulo di sapere, però, il nipote non diventa più responsabile. Anzi, rimane disattento, inconcludente, e questo ha conseguenze drammatiche: quando finalmente compie un gesto giusto e coraggioso – arrivando a salvare Tilli da un terribile incidente – nessuno gli crede.
Così, anche quando compie finalmente la cosa giusta, arrivando a salvare Tilli da un terribile incidente, nessuno gli crede: la sua inaffidabilità precedente pesa più dei fatti. 

La parte più affascinante del romanzo resta comunque la storia della Cina, narrata con straordinaria abilità: leggera perché filtrata dallo sguardo del ragazzo, ma al tempo stesso approfondita, 
Emblematica è la figura dell’imperatrice Cixi, su cui emergono visioni contrastanti: per lo zio una donna fortissima e capace di governare,  e per il nipote, una despota senza attenuanti.
Il rapporto tra zio e nipote non migliora – anzi, si irrigidisce ulteriormente – ma, come spesso accade nella vita, gli insegnamenti impartiti senza volerlo sembrano compiere un giro completo e tornare, alla fine, ad avere un peso fondamentale per il nipote.
Uno scontro di generazioni avvolto nella stupenda storia della dinastia Qing senza fronzoli e che apre molti spunti di analisi al lettore.

Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Tisana al tiglio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Anna Luisa Pignatelli
Consigliato a chi ha apprezzato: Come due fiori di loto di Jane Yang


"Nonostante le nostre incomprensioni, Sembravi far parte del mio destino."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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