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giovedì 30 luglio 2026

Recensione: Quando si accendono le lanterne

 


Quando si accendono le lanterne
di Hiyoko Kurisu  

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: € 16,00
Pagine: 176
Titolo originale: ランタン灯る窓辺で、甘い夢を
Traduzione a cura di: Laura Solimando


Quando il sole tramonta e lungo il viale iniziano ad accendersi le lanterne, un negozio di dolci risplende più degli altri. È quello di Kogetsu, proprietario eccentrico e misterioso, capace di indicare a ogni cliente il rimedio più adatto a lenire preoccupazioni e dolori, anche quelli che sembrano insormontabili. Ma Kogetsu mette sempre in guardia i suoi avventori: ogni dolce può avere effetti imprevedibili se si supera la dose consigliata di uno al giorno. Nonostante l'avvertimento, molti tornano più di una volta a chiedere il suo aiuto. Succede a Kana, un'adolescente in crisi con il fidanzato; a Koguma, un uomo gentile il cui aspetto trae spesso in inganno; e a Yui, che si sente esclusa dalle amiche e soffocata da rancori nascosti. Ognuno di loro cerca conforto, ma dovrà imparare che l'unico modo per rimettere ordine nella propria vita è affrontare gli errori, accettarsi e trovare il coraggio di cambiare. Hiyoko Kurisu è un'autrice molto amata in Giappone. Insieme a Kogetsu, un personaggio carismatico quanto originale, i lettori scopriranno che basta un po' di zucchero per trovare la forza di affrontare le difficoltà. E che la felicità, proprio come i dolci della bottega di viale del Crepuscolo, si assapora solo se condivisa.

Tra le pagine di Quando si accendono le lanterne ho trovato una lettura che mi ha sorpresa per la sua capacità di lasciare spazio alle emozioni più autentiche. Non è un romanzo che cerca di stupire con colpi di scena o svolte improvvise, ma sceglie di raccontare la bellezza nascosta nelle piccole cose, nei legami umani e in quei momenti apparentemente ordinari che, senza fare rumore, riescono a lasciare un segno.

La storia procede con un ritmo lento e misurato, invitando il lettore ad abbandonare la fretta con cui troppo spesso affrontiamo non solo i libri, ma anche la quotidianità. Ogni pagina offre uno spazio di quiete e riflessione, accompagnandoci in un percorso fatto di emozioni sincere e domande che non cercano necessariamente una risposta, ma che vale la pena ascoltare.

Hiyoko Kurisu scrive con uno stile essenziale ed elegante, capace di emozionare senza mai risultare eccessivo. Bastano pochi dettagli, un dialogo, un gesto o un silenzio per dare profondità ai personaggi e alle loro storie. È una scrittura che accompagna il lettore con discrezione, lasciandogli la libertà di riconoscersi nelle pagine e di interpretarle secondo la propria sensibilità.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è il modo in cui il romanzo racconta la fragilità umana. I personaggi non sono perfetti e non cercano di esserlo. Portano con sé paure, rimpianti, desideri inespressi e ferite che il tempo non sempre riesce a rimarginare. Proprio questa loro imperfezione li rende incredibilmente veri e vicini a chi legge.

Pagina dopo pagina ho avuto la sensazione che il libro stesse parlando anche a me facendomi riflettere su quanto spesso siamo severi con noi stessi, su quanto sia difficile accettare i nostri limiti e concederci la stessa comprensione che riserviamo agli altri. Senza offrire facili risposte o lezioni di vita, il romanzo suggerisce che il cambiamento può iniziare da un gesto semplice: imparare a guardarci con un po' più di gentilezza.

L'atmosfera è uno degli elementi che porterò con me più a lungo; le ambientazioni, i profumi, le luci e la cura con cui vengono descritti i piccoli gesti quotidiani creano una sensazione di serenità che accompagna il lettore dall'inizio alla fine.

Ho chiuso il libro con la sensazione di aver ricevuto l'invito silenzioso di rallentare, di dare più valore ai piccoli gesti, di accettare le nostre fragilità senza viverle come un fallimento. Quando si accendono le lanterne non offre ricette per la felicità né pretende di cambiare il lettore, ma ricorda con estrema delicatezza che anche nei momenti più difficili possiamo trovare qualcosa che ci aiuti a ritrovare la strada.

Durata  della lettura:  3 giorni
Bevanda consigliata: limonata fresca
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni


 

"A volte la strada per ritrovarsi non è fatta di grandi cambiamenti, ma di piccoli gesti capaci di illuminare ciò che avevamo smesso di vedere."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 19 novembre 2025

Recensione: Milton Place



  Milton Place

 di Elisabeth De Waal

 Editore: Garzanti
 Prezzo: € 19
 Pagine: 272
 Traduzione a cura di: Sara Caraffini

  Se è vero che ogni luogo racconta una storia, Milton Place, una dimora di campagna che custodisce segreti, passioni e tormenti, potrebbe recitare ogni parola di quella del suo proprietario, Barlow. Che, dopo anni, ancora guarda con occhi curiosi e stupefatti il giardino di azalee e rododendri in fiore attraverso la finestra della stanza da letto. Uno spettacolo a cui non vuole rinunciare. L’arrivo di Anita Seiler, che passeggia leggiadra sul sentiero acciottolato, rafforza ulteriormente la sua decisione. Da quel momento, Barlow sogna che la melodia della sua vita sia scandita dal rumore di quei passi. È un attimo: una scintilla che si accende, un’esistenza che prende a risplendere, proprio quando sembrava si stesse spegnendo. In pochissimo tempo, Anita insegna a Barlow che l’amore è mettersi in ascolto e tendere una mano quando la fatica rischia di sopraffarci. Perché innamorarsi significa prendere in prestito due occhi che non sono i tuoi e vedere tutto per la prima volta. E sperare che sia così per sempre. Ma esistono storie talmente intense che, nell’istante in cui nascono, rischi già di perderle. Elisabeth de Waal, autrice della Città dei grandi ritorni, racconta di un amore inaspettato e tormentato, sbocciato tra il profumo di quegli stessi fiori che ogni mattina ricordano a Barlow l’importanza della gratitudine e l’essenzialità dell’essere al mondo. Soltanto prendendosi cura di quello che ci circonda possiamo riuscire a coltivare rapporti dalle radici solide. Un insegnamento che trova in Milton Place un riferimento imprescindibile.




Un romanzo da gustare in un cottage, con una tisana bollente tra le mani e un giardino fiorito davanti agli occhi. 

La signora Anita incarna uno dei miei sogni più grandi: trasferirsi in un’antica villa e condividerla con un gentiluomo dolce, appassionato di lettura e di piante. La scrittura, elegante e misurata, avvolge il lettore in una sensazione di serenità e pace, creando un legame profondo e duraturo con i personaggi. 

 Milton Place è una dimora magnifica, quintessentialmente della campagna inglese, un tempo splendente e vissuta, che ora appartiene al signor Barlow. Rimasto solo, la divide soltanto con due fidati aiutanti ormai in là con gli anni. Le sue figlie vivono altrove: Cecilia, sposata con un uomo sgradevole e distante, ed Emily, molto concentrata su se stessa, che abita non lontano e fa visita al padre una volta alla settimana per il tè, senza però mostrare un reale interesse per la sua vita. 

C’è poi Tony, il giovane figlio di Cecilia, che trascorre più tempo con il nonno che con la propria famiglia: diciottenne sensibile, ama Milton Place quanto lui e non vede l’ora di tornarci. Anita entra in questo piccolo mondo su invito del signor Barlow. I suoi dubbi iniziali svaniscono rapidamente: è una donna riservata e gentile, determinata — con dolcezza — a riportare la casa al suo antico splendore. Una decisione che però non piace a Emily, segretamente intenzionata a vendere la proprietà a insaputa del padre. 

 La placida calma che contraddistingue le loro giornate viene però spezzata quando Cecilia, durante una visita al padre, scopre l’inaspettato intreccio amoroso che si è creato tra le mura di Milton Place. Le giornate scorrono lievi, tra tisane fumanti, rododendri in fiore e affetti inattesi che germogliano con naturalezza. 

Assolutamente consigliato se avete voglia di rilassarvi e se apprezzate le descrizioni acquerellesche dei paesaggi. Un libro che coccola, avvolge e accompagna, pagina dopo pagina.

Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Aranciata fresca
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Website dell'autrice: Imbi Neeme
Consigliato a chi ha apprezzato: L'indirizzo segreto della felicità di Imbi Neeme





"«Il fantasma di un sorriso su un volto serio», pensò,
 «è più ammaliante delle labbra spalancate da una risata.». 


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 20 ottobre 2025

Recensione: Estranea

Estranea 
di Yael Van Der Wouden

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: € 18,00
Prezzo eBook: €9,99

Pagine: 272

Solo in casa Isabel si sente protetta. Lì, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. Ancora oggi, vent’anni dopo, quei muri la difendono. Saldi e immobili, come lei. Per questo tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce. Un mattino, però, Isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. La prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben più grave. Quel giorno, si presenta sulla soglia di casa Eva, la nuova fidanzata del fratello, che Isabel è costretta a ospitare per qualche tempo. Eva è l’estranea. Ha i capelli ossigenati tagliati troppo alla moda, un rossetto rosso troppo audace. Soprattutto, è troppo piena di vita e di entusiasmo, che riversa nelle stanze in cui echeggiano passi di danza e risate. Nulla è più immobile come prima. Eva ruba il silenzio – o, forse, lo sta dissipando. Mentre fuori la primavera tarda a mostrarsi, Isabel sente sciogliersi un nodo nel petto. Non solo. Sente anche una pulsione, una gravità ineluttabile, che la spinge, suo malgrado, verso Eva. Eppure, qualcosa le dice di rimanere vigile. Perché Eva fa molte domande. Forse la sua non è solo curiosità. Forse c’è un segreto in quelle mura, un segreto che non appartiene a Isabel. Appartiene alla casa stessa, a pareti che non sono permeate di silenzio bensì di grida disperate e mai sopite. 

Ci sono romanzi che ci sfidano a cambiare prospettiva. Storie che parlano di ossessioni, scelte, superamento delle proprie convinzioni. Di segreti svelati e di come non sempre la nostra verità coincida con quella degli altri. L’estranea è uno di questi. L’esordio straniero di cui la stampa italiana ha parlato prima della pubblicazione.

Uno dei casi editoriali più eclatanti degli ultimi anni. Venduto in 25 paesi, in cima a tutte le classifiche internazionali, è nominato libro dell’anno da numerose testate e finalista di innumerevoli premi, tra cui il Booker Prize, e ha vinto il Women’s Fiction Prize. Un successo annunciato. È impossibile non rimanere sedotti dallo stile elegante di Yael van der Wouden.




Una casa nella campagna olandese, un ospite inatteso e una vita ordinata destinata a essere scardinata: ecco l'incipit che ci accoglie tra le pagine di Estranea. Ma attenzione, perché addentrarsi oltre nella trama significherebbe svelare i segreti che queste mura celano e che, pagina dopo pagina, si rivelano essenziali per comprendere la complessa rete di eventi.

Ciò che si può rivelare, però, è che l'estraneità non è un tratto esclusivo di Eva, la nuova fidanzata del fratello Louis. Al contrario, ogni personaggio che incontriamo è avvolto da un velo di mistero, un'aura di distacco che permea le relazioni, persino quelle più intime. Sono tutti, a loro modo, degli estranei a se stessi e agli altri, ognuno con qualcosa da celare, rendendosi così sconosciuti. Nessuno, infatti, rivela la sua vera essenza, cosa li smuove, il perché dietro le loro scelte. Solo quando le regole si infrangono, quando il controllo si allenta per l’eccesso di sostanze o quando il buio si fa complice, diventando un protettore, che la maschera crolla. Ed eccoli, allora, omosessuali, fragili, impauriti, opportunisti, amanti pronti a fuggire, donne in cerca di giustizia.

Chi sono, dunque, queste figure complesse – Isabel ed Eva, ma anche i fratelli Hendrik e Louis che gravitano attorno a loro, tutti avvolti dall'ombra e dal retaggio di una madre defunta? Impariamo a 'sconoscerli' – nel senso più profondo di disvelare ciò che era celato – attraverso la penna di Yael. E già solo per questo, il libro merita di essere letto, anzi, vissuto.

Una scrittura camaleontica che si adatta e si permea degli stati d’animo dei protagonisti. Intrisa di tensione nei momenti del disgelo relazionale, frenetica nella concitazione delle discussioni, annoiata nella prolungata attesa o nella malattia. Così la lettura diventa una montagna russa emotiva da cui è difficile scendere. Si corre tra le pagine quando l’adrenalina sale e le parole scorrono veloci. Si diventa schivi o ci si mette sulla difensiva quando qualcosa arriva per disturbare l’ordine della routine. Si rallenta per osservare ogni dettaglio nei momenti di riflessione e scoprire parti inaspettate di questi protagonisti così sfaccettati.

Estranea ti costringe a un atto di fiducia: a seguire la scia narrativa senza indugio, restando costantemente all'erta per carpire ogni minimo dettaglio. Ti chiede, ciecamente, di cambiare costantemente prospettiva – senza mai darti modo di credere che il punto di vista proposto sia quello finale e giusto. E questo stesso dinamismo si riflette nei protagonisti che cambiano e si scoprono cambiati, indossando nuove versioni di sè. Così Isabel inizialmente è acida e giudicante, piena di sé, ossessivamente protettiva nei confronti della casa nella quale abita da una vita e di cui si prende cura. Eppure, ecco scardinare tutto per scoprirsi in cerca d’amore e compassionevole. Eva, d'altro canto, arriva avvolta in una nuvola di frivolezze e moine, per poi rivelarsi glaciale e, infine, impaurita, nel suo ennesimo tentativo di salvezza.

Nel ricco e prezioso arazzo fatto di relazioni e viaggi interiori, la Storia non è un semplice sfondo, ma un'entità viva che continua a bussare alla porta, irrompendo con tutto il peso delle conseguenze degli eventi del conflitto mondiale da poco terminato.  E così il gioco di cambio di prospettiva si intensifica: chi è la vittima quando è la storia che ci costringe a trovare un modo per salvarci e per riappropriarci di ciò che crediamo nostro? Fino a che punto qualcosa ci appartiene davvero, e cosa siamo disposti a fare per difenderlo?

Durata totale della lettura: 6 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffè 
Formato consigliato: ebook
Età di lettura consigliata: dai 17 anni


      "Che cos'era la gioia, comunque. Che valore aveva una felicità che lasciava dietro di sé un cratere grande il triplo del suo impatto.



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio.

lunedì 22 settembre 2025

Recensione: I numeri non dicono bugie

   

I numeri non dicono bugie
di Claudia Mincione

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: €17,00
Prezzo e-book: €9,99
Pagine: 256

La notte è silenziosa, ma Pietro è sveglio. Conta i respiri della sorellina che dorme di fianco a lui. Pietro conta tutto: i passi, le parole, i battiti del cuore. La sua mente è un universo fatto di numeri e sequenze perfette che mettono ordine nel caos. Perché il caso è tutto ciò che ha conosciuto nei suoi sette anni di vita. La sua famiglia è caos. Il padre è un uomo difficile, la madre non c’è più e la matrigna, Maria, è troppo impegnata a rimettere insieme i pezzi della propria vita per occuparsi davvero di loro. Non c’è logica che possa spiegare perché la sua famiglia sia così diversa da tutte le altre. Come quella di Mike, il suo migliore amico. Ha due genitori sorridenti che amano stare con lui, una casa profumata e una routine che sembra funzioni senza sforzo. Pietro si accorge benissimo della differenza. Così prende una decisione: sua sorella Teresa deve essere felice. Senza sentirsi fuori posto. Deve avere la certezza di una casa che sarà sempre lì ad aspettarla. Ma è una promessa difficile da mantenere. Perché non tutto si può contare, non tutto si può controllare. E mentre la notte continua a scorrere, silenziosa e densa di pensieri, Pietro non sa ancora che non tutto è come sembra. E che, forse, anche i bambini cresciuti in una famiglia felice hanno dei segreti. 

I numeri non dicono bugie ha iniziato a farsi notare ancora prima della sua pubblicazione, sui social, attirando l’attenzione di lettori e appassionati che ne chiedevano l’uscita con impazienza. Ora, finalmente, questa romanzo arriva nelle mani di chi lo aspettava. La scoperta di questo potente esordio è anche la rilevazione di un’autrice eccezionale.Claudia Mincione, con questa storia intensa e profonda, dimostra di avere un talento raro. E lo conferma raccontando un romanzo toccante e universale che invita a riflettere su cosa significhi davvero crescere e trovare il proprio posto nel mondo.  



Le sensazioni che ho provato quando ho letto le ultime pagine di questo romanzo sono tante, ma è stata sicuramente la tristezza a sopraffare. Claudia Mincione ci fa vivere la storia di Pietro e della sua famiglia proprio attraverso i ricordi di Pietro, quasi fosse un flusso di coscienza, una serie di reminiscenze che riemergono dai meandri della memoria di Pietro, ormai uomo.
Attraversiamo la vita di questa famiglia disastrata fin dai primissimi ricordi di quel bambino troppo intelligente e già troppo maturo per la sua età. Pietro non ha avuto alternative. Sua madre è morta che lui aveva solamente 11 mesi, era poco più che un neonato ed è sempre stato un peso per suo padre, lo stesso padre da cui ha dovuto imparare a difendersi: beveva spesso, diventava violento, aveva iniziato a frequentare giri loschi e non si occupava mai di Pietro. Con l’arrivo di Maria, la sua matrigna, una giovane prostituta che suo padre “ha salvato da un sudicio bilocale”, la vita di Pietro non migliora, ma almeno ha qualcuno su cui contare. La loro vita cambia ancora quando Maria rimane incinta e nasce la piccola Teresa. È lei la cosa più preziosa per Pietro e quella piccola sorellina deve rimanere immacolata e pura: non deve conoscere la verità sulla loro vita, la sua infanzia deve trascorrere serenamente e normalmente per quanto possibile. Pietro ha un solo scopo: tenerla al sicuro da tutto quello schifo che li circonda. Almeno finché in suo potere. 

La propensione, o meglio l'ossessione, di Pietro per i numeri è la sua unica via d'uscita da quella vita piena di orrori, violenza, odio e povertà che lo circonda fin da quando è poco più che un neonato. Conta qualsiasi cosa, passi, piastrelle, oggetti, giorni, i battiti del cuore.  Tutta questa razionalità lo tranquillizza. E poi c’è Mike, il suo unico vero amico, l’unico che ad esserci sempre nel momento del bisogno. L’unico a proteggerlo in ogni situazione. È così che lo ha conosciuto, erano alle elementari e Mike lo ha difeso da quei bulli che si stavano prendendo gioco di lui. Mike è il suo esatto opposto e c'è sempre stato per Pietro, nonostante i frequenti piccoli litigi. 

Una storia toccante e complicata purtroppo non lontana da molte realtà che ci circondano. La vita è imprevedibile, tutto può cambiare in una frazione di secondo. Possiamo provare a scappare, cercare di tenere al sicuro le persone che amiamo, aggrapparci ad ancore di salvezza come ha fatto Pietro con i suoi amati numeri, o con Mike, o con Anna che in età adulta è stata l'unica donna ad accettarlo in ogni sua stranezza. Ma la mente fa strani scherzi, ti fa immaginare complotti dove non esistono e a volte l’unico modo per uscire veramente dalla propria situazione è affrontare i propri mostri, quelli che non sono mai stati mostrati a nessuno. 

Dialoghi botta e risposta, visioni distorte di realtà, buchi di memoria del protagonista fanno scorrere le pagine velocemente. Mi aspettavo forse un romanzo diverso, ma sono rimasta piacevolmente colpita, soprattutto da un finale completamente inaspettato che ribalta tutta la prospettiva.




Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni




      "Io volevo salvarmi. Scampare a questo baratro che è un punto di non ritorno, perché nella vita c’è un limite alle volte in cui ci si può salvare da morte certa, ma anche da se stessi ” 

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio 

venerdì 1 agosto 2025

Recensione: La Fuliara

   

La Fuliara 
di Anna Chisari

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: €17,60
Prezzo e-book: €9,99
Pagine: 224

Belpasso, Sicilia, metà Ottocento. Gnu Ranna: questo è il nome che le hanno affibbiato, insieme a quello di strega, fattucchiera, speziale. Ma, prima di scagliare una maledizione su un’intera stirpe – la famiglia Baruneddu, condannata a una vita di sfortunati amori –, Gnu Ranna aveva un altro nome. Si chiamava Veneranda Balsamo, ed era solo una ragazzina affidata dal padre alle cure di una mavara che le ha insegnato come trovare le erbe giuste per curare le malattie, riconoscere i boccioli dei fiori alla luce chiara dell’alba e vivere dei frutti della terra. Giorno dopo giorno, anche Veneranda è diventata una mavara di talento, a cui tutti gli abitanti di Belpasso si sono rivolti con fiducia. In particolare le donne che si recavano nel retro del negozio del padre a chiederle aiuto per i loro bambini o per un dolore troppo tenace. Lì erano al sicuro. Ma nessuna donna, a Belpasso, lo è mai del tutto. Nessun uomo sa rispettare un «no» mormorato con paura. Per questo, quando la figlia scappa con un Baruneddu, Veneranda decide di diventare una strega. Tutto pur di proteggerla e tenerla vicino. Perché lei, dalla madre, dalla nonna e da quelle prima di loro, ha ereditato una macchia. Una macchia che ha segnato il suo destino. Una macchia impressa dai masculi. Una macchia che, come inchiostro, si allarga di generazione in generazione



Sicilia, metà Ottocento. Belpasso, paesino del catanese, ricco di famiglie numerose da portare avanti. Non tutte, però, riescono ad avere un erede e per questo motivo molte donne vengono continuamente punite e maltrattate dai mariti per non essere state in grado di mettere al mondo un figghiu masculo. È l’unica cosa conta in un mondo in cui la violenza, verbale e fisica, è all’ordine del giorno e si impossessa anche delle persone più insospettabili. Ne è un esempio lampante Cateno Spampinato, allevato, fino ai 16 anni, da Padre e Antonio e dalla Ginetta al rispetto e all’educazione, e diventato un’altra persona una volta immersosi nel mondo reale. 

Le donne, nonostante i ruoli fondamentali che ricoprono nelle famiglie, rappresentano la debolezza e in alcuni casi quasi l’inutilità. Ma Gnu Ranna, prima Veneranda Balsamo, questa vita non non l’accetta, né per lei nè per le donne che la circondano. E così dopo aver vissuto per 10 anni con Donna Lucia, la cosiddetta Fuliara, dopo la morte di sua madre nel tentavi di dare alla luce l’ennesimo figlio maschio, ne diventa la degna erede apprendendone tutte le tecniche, imparando ad usare le erbe e le spezie per curare ed aiutare tutte le persone di Belpasso che si rivolgevano a lei nei momenti di bisogno, ma non imparò solo questo. In una notte di luna piena infatti, irradiata di rabbia, maledì un’intera famiglia, i Baroneddu, per aver deviato la sua stessa stirpe e per proteggere la sua amata figlia Nunzia da un mondo violento in cui le donne non sono al sicuro in nessun luogo, con nessun uomo. 

Uno spaccato di fine ottocento incredibilmente realistico, descritto con una scrittura accattivante che porta il lettore ad immergersi totalmente nella storia, grazie anche agli intercalari linguistici, che danno ancora più carattere al racconto. 

Consigliato, per la scrittura, per il racconto in sé, ma soprattutto per il tema importante e purtroppo sempre attuale che tratta: la condizione delle donna, la differenza di genere, la violenza domestica. 

Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni

      "La macchia è il danno. Il danno è la macchia. Non c’è danno che non macchi. Non c’è macchia che non faccia danno. Il danno e la macchia sono madre e figlia, sono padre e figlio, sono suocera e nuora, sono suocero e genero, cugini, antenati ed eredi. Il danno si nutre dello stesso inguaribile dolore, si bagna nel magma della solitudine, gioca con il cuore bollente della violenza.”
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 13 giugno 2025

Recensione: La principessa d'argento

   

La principessa d'argento
La saga dei Guggenheim
di Rebecca Godrey con Leslie Jamison

Editore: Garzanti
Prezzo Cartaceo: € 18,00
Prezzo ebook: € 9,99
Pagine: 320
Titolo originale: Peggy
Traduzione a cura di: Roberta Scarabelli


1908. Una fotografia. Tre sorelle vestite di bianco sorridono innocenti all’obiettivo. Sono il simbolo di un sogno infranto. Il sogno di un erede maschio. Perché le bambine sono le figlie di Benjamin Guggenheim, uno degli uomini più ricchi del mondo. Tra loro c’è Peggy, che nella foto si distingue per lo sguardo deciso. Peggy cresce con una convinzione: ogni donna ha il dovere di fare qualcosa di straordinario nella propria vita. Quando il padre muore nel naufragio del Titanic, le sorelle si ritrovano in mano una fortuna enorme, ma anche una pesante eredità. Peggy sente il vincolo delle aspettative della famiglia, di una strada già tracciata per lei, ma che non le appartiene. Ha voglia di azzardare. Ha bisogno di una vita che sia veramente sua. Lascia Manhattan e parte per Parigi. In Francia la accoglie un mondo nuovo, fatto di arte e bellezza. La sua vita si intreccia con quella di artisti destinati a rivoluzionare la storia: Jackson Pollock, che Peggy sarà la prima a capire e sostenere; Man Ray, di cui diventa la musa ispiratrice. Parigi la trasforma, la fa sentire libera. La sua passione per l’arte diventa un fuoco che la spinge sempre più lontano. Ma ci sono famiglie da cui è difficile scappare. Anche mentre viaggia per il mondo, cercando la bellezza e l’indipendenza, il peso del suo cognome la segue ovunque. Un peso che si fa insostenibile quando un evento sconvolgente travolge la sorella Hazel, protagonista di uno scandalo indicibile e doloroso. Eppure, a volte, è proprio dalla sofferenza che nascono le più grandi rivoluzioni.
La principessa d’argento è in via di pubblicazione in tutto il mondo ed è già stato acclamato dalla critica internazionale. Rebecca Godfrey ha trovato una voce capace di restituire non solo la complessità di un personaggio immenso come Peggy Guggenheim, ma anche l’intensità del Novecento. La sua scrittura, lirica e coinvolgente, rende questa saga familiare epica, indimenticabile e unica nel suo genere. 



Amo leggere biografie.
Per me, ogni biografia è un viaggio dentro una vita che credevo di conoscere, e che invece – quasi sempre – mi sorprende, mi spiazza, mi insegna qualcosa. Spesso parto con un’idea chiara della protagonista, magari costruita su racconti, aneddoti o immagini iconiche. Ma poi, leggendo davvero la sua storia, quella idea si modifica e lascia spazio a una comprensione più profonda, più umana. È esattamente quello che mi è successo leggendo Peggy Guggenheim di Rebecca Godfrey.
Questo libro non è una semplice biografia. È un’opera viva, densa, appassionata. È un lascito. Rebecca Godfrey ha dedicato dieci anni alla scrittura di questa biografia romanzata, una ricerca intensa e totalizzante che purtroppo non ha potuto concludere: è stata la sua amica e scrittrice Leslie Jamison a completarla, dopo la sua scomparsa. Il risultato è potente: un ritratto intimo, complesso, profondamente umano di una donna fuori dal comune.
Peggy Guggenheim non è solo “la collezionista d’arte” o “la mecenate eccentrica di Venezia”, come spesso viene etichettata. Figlia di Benjamin Guggenheim, morto nel naufragio del Titanic, Peggy perde il padre a quattordici anni. Non sarà l’unico dolore della sua vita: alla morte della sorella durante il parto si aggiungono un matrimonio infelice, relazioni turbolente, la difficoltà di essere madre e donna in un mondo che non perdonava l’anticonformismo femminile.
Ma Peggy non si è mai piegata.
Ha scelto di vivere altrove, altrove rispetto alle aspettative, altrove rispetto ai confini imposti. Ha viaggiato tra New York, Parigi, Londra, Venezia. Ha raccolto attorno a sé i nomi più straordinari dell’arte e della letteratura del Novecento: Marcel Duchamp, Samuel Beckett, Max Ernst (che fu anche suo marito), ma anche Jackson Pollock, che scoprì e sostenne quando era ancora sconosciuto.
Quello che colpisce, in questo libro, è il modo in cui l’autrice riesce a restituirci ogni sfaccettatura: la Peggy coraggiosa e visionaria, ma anche la Peggy fragile, piena di dubbi, in costante ricerca d’identità e appartenenza. Non solo una vita dedicata all’arte, ma una vita salvata dall’arte. Una vita in cui la cultura diventa ancora prima che un lavoro, una missione: quella di rendere l’arte accessibile, rivoluzionaria, parte della vita quotidiana.
Peggy Guggenheim di Rebecca Godfrey (completato da Leslie Jamison) è uno di quei libri che ti rimangono addosso. Non si sfogliano soltanto: si assorbono, si ascoltano. È una storia di audacia e vulnerabilità, di perdita e creazione, di libertà e bellezza.
Se volete approfondire, dopo che avrete letto il libro, andate su Peggy Guggenheim Collection


Durata totale della lettura: 7 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffè au lait
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Open di Andre Agassi


  "Leggere biografie non è mai solo leggere vite altrui.
È imparare a guardare la propria da nuove angolazioni."



Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

lunedì 2 giugno 2025

La pasticceria di mezzanotte. La Vacanza

 


La pasticceria di mezzanotte. La vacanza
di Noriko Onuma

Titolo OriginaleMayonaka No Panyasan: Gozen Iji No Koidorobo
Prezzo Cartaceo: €16,00
Prezzo e-book: €9,99
Pagine: 256
Traduzione a cura di: Daniela Travaglini

IL MENU DELLA NOTTE

1. Croissant – Burrosi, fragranti, perfetti. Ogni strato serve a perdonare sé stessi per gli errori del passato.

2. Stollen – Il dolce speziato che racconta la memoria e rafforza i legami tra le persone.

3. Galette des Rois – Un dolce con una sorpresa all’interno. Insegna a scoprire qualcosa di bello dentro di sé.

4. Pane al cumino – Un impasto insolito. Il suo profumo evoca amori profondi, incontrollabili, che vivono ancora nei ricordi grazie alla forza delle spezie.

5. Tartufi al lampone – Amari e dolci insieme, come le relazioni più tenere e complesse.

La Boulangerie Kurebayashi vi aspetta.

Il pane è caldo, la notte è lunga e le storie non sono ancora finite.

L’aroma di golosi pasticcini e pane appena sfornato riempie l’aria. Una dolce fragranza si insinua tra i vicoli bui, richiamando a sé cuori insonni e animi inquieti. Impossibile non fermarsi a curiosare all’interno della pasticceria di mezzanotte. Dietro il bancone, dalle 23 alle 5 del mattino, c’è Kurebayashi, proprietario e apprendista. A insegnargli i segreti del pane è Hiroki, un fornaio dai modi un po’ burberi ma dall’animo generoso. Nel locale lavora anche la giovane Nozomi, che in quel luogo ha trovato una casa pronta ad accoglierla. Stanotte, però, si sente un odore diverso: nell’aria c’è puzza di guai. L’ex fidanzata di Hiroki si presenta all’improvviso con uno sguardo misterioso, una vecchia promessa e un bel carico di problemi. Poco importa, perché nella pasticceria di mezzanotte c’è l’impasto adatto a sciogliere ogni cuore. Anche quello più ostinato. Ogni notte, infatti, la pasticceria diventa un palcoscenico di emozioni, sogni e desideri; un luogo in cui la tristezza si mescola alla speranza e la paura fa lievitare la voglia di sorridere. E ogni carezza trova la temperatura perfetta. Anche quando il passato bussa alla porta con forza, minacciando di riportare a galla i segreti più inconfessabili, la pasticceria di mezzanotte offre un rifugio caldo a ogni cuore ferito. Perché il profumo del pane non mente mai.


Bentornati alla Boulangerie Kurebayashi, meglio nota come “la pasticceria di mezzanotte”, proprio perché la sua peculiarità è l’orario di apertura che va dalle ore 23.00 alle ore 5.00.
In questo secondo libro di Noriko Onuma torna il team che nel racconto precedente, “La pasticceria di mezzanotte. La straniera", si è formato passo dopo passo e che abbiamo imparato a conoscere a piccoli bocconi.
Le storie sul passato dei nostri protagonisti son tutt’altro che finite, in questo nuovo episodio infatti si presenterà alla porta della pasticceria un nuovo personaggio di nome Yoshino Yui, che porterà non poco scompiglio.
Yoshino afferma di essere la ex di Hiroki, mastro boulanger della pasticceria, e viene accolta immediatamente dal sorriso confortante di Kurebayashi, proprietario del locale, che non può fare a meno di aiutare chiunque si trovi in qualche modo perso e che le offre subito un posto dove stare.
Yoshino si dà subito da fare come cameriera e sembra proprio piacere a tutti, il suo atteggiamento ammiccante attira moltissimi clienti e anche Kurebayashi sembra avere un debole per lei.
L’arrivo di Yoshino tuttavia crea anche dei dissapori, soprattutto da parte di Noriko, che una sera la trova addormentata con la testa poggiata su una borsa piena di mazzette di banconote.
“Come può una persona con tutti quei soldi a disposizione non avere un posto dove andare?”
Noriko coinvolge immediatamente Hiroki che comincia ad indagare tramite vecchie conoscenze e pian piano si scopre che Yoshino non è chi afferma di essere, ma arrivare a scovare la verità non è per niente facile. Proprio mentre Noriko e Hiroki cercano di far luce sul passato di Yoshino scoprono che con molta probabilità il loro amico Madarame è la prossima vittima dei suoi loschi sotterfugi ed è proprio in quel momento che cominciano a presentarsi in pasticceria una serie di personaggi poco rassicuranti che cercano proprio Yoshino, ma la ragazza non si trova più.
A metà strada tra il volerla punire e il volerla aiutare il team della pasticceria parte alla ricerca di Yoshino, ma una volta trovata si scopre una ulteriore nuova verità che sconvolgerà tutti i personaggi, tranne uno.
Così, tra l’impasto di una baguette e il profumo di un burroso croissant, il team della pasticceria si trova nuovamente a risolvere un intrigante mistero.
Anche in questo libro ad accompagnare i personaggi nelle loro avventure e disavventure c’è ogni genere di lievitato, fragrante e profumatissimo, preparato con maestria dalle mani di Hiroki con l’obiettivo di venire condiviso.

La scrittura leggera e scorrevole di Noriko Onuma rende questo libro perfetto per prendersi i propri momenti mentre la vita intorno a sé scorre troppo in fretta.
Sarà inevitabile affezionarsi ai protagonisti e resistere alla curiosità di sapere cosa li abbia portati a far parte del team della pasticceria di mezzanotte.


Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Tè verde matcha
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni

 
"«Ehi, aspetta un momento, Kure-san. Non fare di testa tua come sempre. E dove la mettiamo a dormire? Io vivo in un monolocale!» gli urlò contro, ma il proprietario del negozio replicò con il suo solito sorriso allegro:«In tal caso, può rimanere qui. Abbiamo una stanza libera al secondo piano». 
«Kure-san, sei sempre il solito. Non possiamo sempre prendere e raccogliere tutti gli esseri viventi che capitano!» tentò di dissuaderlo Hiroki, ma Kurebayashi non perse il suo sorriso."
 

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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