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lunedì 22 giugno 2026

Recensione: Tutte le volte che le donne

  

Tutte le volte che le donne
di Cathy La Torre

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 268

C’è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all’improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l’emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il “buon matrimonio” non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l’eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. “Le dirimpettaie” è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. 

Seguivo già Cathy La Torre sui social da tempo. Mi piace il suo modo di comunicare: diretto, ironico, capace di affrontare temi complessi senza risultare pesante. Non ero però mai stata a un suo spettacolo e Tutte le volte che le donne è stato il mio primo vero incontro con lei attraverso un libro.

L'inizio è già una dichiarazione di intenti. Si parte con un "quizzettone" che mette subito alla prova lettrici e lettori. Confesso di aver saputo rispondere correttamente a circa la metà delle domande. L'altra metà è stata una scoperta. E forse è proprio questo il senso del libro: farci rendere conto di quante cose non sappiamo.

Uno dei primi capitoli è dedicato a tutto ciò che ci circonda e che è stato inventato da donne. Dalla lavastoviglie al sacchetto di carta, passando per molte altre invenzioni che utilizziamo ogni giorno senza conoscerne l'origine. È una lettura che sorprende perché smonta un'idea implicita che spesso abbiamo interiorizzato: quella secondo cui il progresso tecnologico e scientifico sia stato quasi esclusivamente una questione maschile. Ma il capitolo che mi ha fatto più arrabbiare è stato senza dubbio quello dedicato al valore economico delle donne. Leggere dati, studi e riflessioni sul divario retributivo tra uomini e donne significa prendere atto di una realtà che conosciamo già, ma che continua a essere difficile da accettare. Non si tratta soltanto di numeri: dietro quelle percentuali ci sono possibilità negate, indipendenza economica limitata e opportunità distribuite in modo diseguale.

E poi ci sono le città. O meglio, i nomi delle nostre strade. Quante sono dedicate alle donne? La risposta, temo, la immaginiamo tutti: pochissime. Un dato che colpisce perché racconta molto del modo in cui scegliamo di costruire la memoria collettiva. Lo stesso accade con le statue: gli uomini vengono celebrati per ciò che hanno fatto, le donne spesso per come appaiono. Giovani, nude, sensuali, sessualizzate. Anche nello spazio pubblico emerge una differenza che difficilmente può passare inosservata.

Uno dei concetti più interessanti affrontati nel libro è l'effetto Matilda, il fenomeno per cui scoperte e risultati ottenuti da donne vengono attribuiti a colleghi uomini. Da qui il passo verso termini ormai sempre più diffusi come mansplaining, manterrupting, bropriating e hepeating è breve. Quattro parole inglesi, quattro manifestazioni diverse dello stesso problema: la difficoltà di riconoscere pienamente la voce e il contributo delle donne.

Tra Nobel negati, scoperte scientifiche attribuite ad altri e donne cancellate dalla storia ufficiale della fisica, della chimica, della biologia e dell'astronomia, ci si imbatte in pagine che fanno davvero arrabbiare. Perché raccontano storie che avrebbero meritato ben altra sorte.

Particolarmente interessante è anche il capitolo dedicato alle invenzioni e alle idee che fanno parte della nostra quotidianità. Ho scoperto, per esempio, che il Monopoly fu ideato da Elizabeth Magie Phillips molto prima che diventasse il celebre gioco che tutti conosciamo. Un'altra storia che dimostra quanto spesso i nomi delle donne siano stati rimossi dal racconto dominante.

Mi ha colpito anche il capitolo dedicato a cinque donne che hanno compiuto scoperte fondamentali e che la storia ha quasi dimenticato. Tra queste, Nettie Stevens, la scienziata che identificò il ruolo del cromosoma Y nella determinazione del sesso biologico. Una scoperta enorme, eppure un nome che raramente compare nei libri di scuola.

C'è poi un capitolo dal titolo volutamente provocatorio, Leggi del cazzo, dedicato a tutte quelle norme scritte dagli uomini che per secoli hanno stabilito cosa una donna potesse o non potesse fare. Un titolo che fa sorridere, ma che introduce pagine che raccontano una realtà tutt'altro che divertente.

Il libro si conclude con le storie delle donne che hanno detto no. Donne che hanno sfidato convenzioni e leggi ingiuste, cambiando il corso della storia. Tra queste c'è Franca Viola, simbolo della lotta contro il matrimonio riparatore, una vicenda che ancora oggi dovrebbe essere conosciuta e raccontata molto di più.

Tutte le volte che le donne non ha la pretesa di essere un'opera esaustiva. Lo dice chiaramente anche Cathy La Torre: è un catalogo, necessariamente incompleto, di storie, invenzioni, conquiste e ingiustizie. Ma è proprio questo il suo valore. Ogni pagina accende una curiosità, ogni capitolo apre una porta, ogni nome invita ad approfondire.

Ho terminato la lettura con una lista di donne da cercare, storie da approfondire e una certezza: non manca la presenza delle donne nella storia. Mancano, troppo spesso, i racconti che le riguardano.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: limonata ghiacciata
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Sara Ahmed



«Questo libro parla di donne che hanno cambiato il mondo. Donne che hanno guardato un problema, ci hanno pensato su, e hanno trovato una soluzione. Donne che hanno scoperto, inventato, fondato, curato, difeso. Donne i cui nomi non compaiono nei libri di storia perchè qualcuno ha deciso che non valeva la pena raccontarle.»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 20 maggio 2026

Recensione: Le dirimpettaie

 

Le dirimpettaie
di Serena Bortone

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 19.00
Pagine: 384

C’è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all’improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l’emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il “buon matrimonio” non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l’eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. “Le dirimpettaie” è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. 

Nel suo secondo romanzo, Serena Bortone ci accompagna in una storia corale tutta al femminile, intensa e profondamente autentica. Le dirimpettaie è un viaggio che attraversa quasi mezzo secolo di storia italiana, dagli anni Sessanta fino all’inizio del nuovo millennio, seguendo le vite di tre donne – Tina, Gabriella e Maria – che si incontrano su un pianerottolo di un condominio romano nel quartiere Talenti e, poco alla volta, diventano indispensabili l’una per l’altra.

Sono donne cresciute in un tempo in cui il matrimonio sembrava un destino inevitabile, la maternità un dovere e i desideri personali qualcosa da mettere a tacere. Eppure, dietro la compostezza delle vite “perbene”, si muove già il bisogno silenzioso di qualcosa di diverso: libertà, indipendenza, possibilità di scegliere per sé stesse. Sullo sfondo scorrono un’Italia in piena trasformazione, il boom economico, la Dolce Vita, il Sessantotto, le lotte femministe, il referendum sul divorzio e i cambiamenti sociali che hanno rivoluzionato la vita delle donne.

Bortone intreccia memoria personale e finzione narrativa con uno stile caldo, evocativo e molto cinematografico. Roma è una presenza viva nel romanzo: la si respira nelle case, nei pianerottoli, nei dialoghi, nei piccoli rituali quotidiani fatti di caffè condivisi, confidenze, silenzi e aiuti reciproci. Le “dirimpettaie” diventano così simbolo di quella sorellanza spontanea e concreta che ha sostenuto intere generazioni di donne.

Bellissima l’immagine iniziale delle Valchirie di Wagner, che accompagna i primi ricordi dell’autrice bambina: figure potenti, quasi divine, che anticipano il ritratto di Tina, Gabriella e Maria. Tre donne diversissime tra loro ma unite dalla stessa ricerca di autenticità. Gabriella cerca emancipazione attraverso l’indipendenza economica, Maria rincorre l’idea di un amore vero, Tina scopre l’eros e decide di non rinunciarvi più. Ognuna affronta il proprio percorso verso la libertà in modo imperfetto, umano, spesso doloroso.

Quello che colpisce di più è proprio la delicatezza con cui il romanzo racconta non solo i grandi eventi pubblici e politici, ma soprattutto le rivoluzioni interiori: i dubbi, le paure, i sensi di colpa, le piccole ribellioni quotidiane che lentamente cambiano una vita. Gli uomini restano spesso sullo sfondo, quasi sfocati, mentre il centro emotivo della storia è tutto nelle relazioni femminili e nella trasmissione di consapevolezza tra generazioni.

Le dirimpettaie è un romanzo che parla delle nostre madri, delle nostre nonne, ma anche di noi. Di tutto quello che ancora ci portiamo addosso quando proviamo a scegliere liberamente chi essere. Una storia intensa, nostalgica e profondamente attuale, che ci ricorda quanto le conquiste femminili siano nate da gesti apparentemente piccoli, quotidiani, eppure rivoluzionari.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: un chinotto
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Silvia Cinelli




«Alle madri che mi hanno tenuta per mano»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 28 aprile 2026

Recensione La ragazza di Cinecittà

 

La ragazza di Cinecittà
di Silvia Cinelli

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 384

Filomena ha un sogno: diventare attrice. Ma al Quadraro, una borgata povera di Roma, è cresciuta in fretta, e a quasi quattordici anni serve già ai tavoli di un’osteria. Unico svago, i film coi suoi divi del cuore che guarda al cinema di quartiere: il biglietto costa, certo, ma a Filomena non mancano le risorse per infilarsi in sala e godersi la magia. È il 1937, e ci pensa il destino ad aiutarla, quando in osteria si presenta un uomo elegante e dallo sguardo volitivo, diverso dagli altri clienti. Si chiama Luigi Freddi, e poco lontano da lì ha dato l’avvio ai lavori per la costruzione di Cinecittà, la Hollywood sul Tevere che rifonderà l’industria del cinema italiano. È lui a offrirle, in un fugace incontro, la vera occasione di avvicinarsi al mondo del cinema, una calamita per quella ragazza ambiziosa e sfrontata, che si mostra subito disposta a tutto per esserne parte. Così, tra set monumentali e teatri di posa, camerini e attrici bizzose, Filomena sgomita per farsi conoscere, mentre le sfilano davanti i volti di future stelle come Alberto Sordi e Doris Duranti, Anna Magnani e Vittorio De Sica. Ma con l’avvento della guerra, mentre il regime s’illude di costruire un impero di celluloide, tutto crolla, i teatri di posa vengono depredati e Filomena dovrà scegliere se farsi abbagliare dalla “fabbrica dei sogni” o restare fedele a se stessa, se abbandonarsi all’amore che distrugge o a quello che salva. “La ragazza di Cinecittà” è un romanzo di riscatto e passione, capace di restituirci, attraverso gli occhi di una protagonista irresistibile, il momento epico in cui è nato il grande cinema italiano.

Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma che riescono a riportarti dentro un’epoca, con i suoi sogni, le sue contraddizioni e la sua atmosfera. La ragazza di Cinecittà di Silvia Cinelli è proprio uno di questi: un romanzo che intreccia la nascita del grande cinema italiano con la vita di una giovane ragazza determinata a cambiare il proprio destino.

La protagonista, Filomena, cresce al Quadraro, una borgata povera di Roma dove l’infanzia finisce presto e si impara a sopravvivere ancora prima di sognare. Appena adolescente lavora già in un’osteria, ma dentro di lei coltiva un desiderio più grande della realtà che la circonda: diventare attrice. Il cinema per lei non è solo evasione, è una promessa di libertà, un modo per immaginare un’esistenza diversa. Anche quando le possibilità sono poche, Filomena riesce sempre a ritagliarsi un momento per entrare in sala e lasciarsi travolgere dalla magia dello schermo.

Nel 1937 un incontro cambia il corso della sua vita. Nell’osteria in cui lavora entra Luigi Freddi, figura realmente esistita e legata alla nascita di Cinecittà durante il periodo fascista. Da quel momento Filomena si avvicina a un mondo che aveva sempre osservato da lontano. È l’inizio del suo percorso all’interno degli studi cinematografici, tra set imponenti, camerini affollati, attrici famose e aspiranti attori col desiderio di emergere.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è senza dubbio la ricostruzione storica. Silvia Cinelli riesce a restituire con grande precisione e sensibilità la Roma degli anni Trenta e Quaranta, facendo percepire al lettore l’atmosfera di Cinecittà nei suoi primi anni di vita. Durante la lettura si ha davvero la sensazione di muoversi tra i set, osservando da vicino figure che hanno fatto la storia del cinema italiano come Anna Magnani, Alberto Sordi e Vittorio De Sica.

Filomena è una protagonista complessa, istintiva, ambiziosa e a tratti scomoda, ma proprio per questo estremamente vera. Il suo desiderio di riscatto e la sua passione la rendono immediatamente vicina al lettore. Nel corso della storia dovrà affrontare delusioni, amori, scelte difficili e soprattutto la devastazione della guerra, che segna profondamente non solo la sua vita, ma anche il sogno collettivo del cinema italiano.

Lo stile dell’autrice è uno degli elementi che colpisce di più: scorrevole, coinvolgente e molto visivo. Le scene prendono forma in modo quasi cinematografico, come se scorressero davanti agli occhi. Ogni personaggio, ogni ambiente e ogni emozione risultano credibili e ben costruiti, rendendo la lettura immersiva dall’inizio alla fine.

Per me è stata una scoperta davvero piacevole e sono curiosa di recuperare anche L'elisir dei sogni, bestseller dell'autrice uscito nel 2023. È uno di quei libri che lasciano qualcosa, perché non si limitano a raccontare, ma accompagnano dentro una storia che si vive.

La lettura è stata resa ancora più significativa grazie alla presentazione organizzata da Rizzoli nella mia città, Torino, presso il Museo Nazionale del Cinema. La visita guidata è stata un’esperienza particolarmente coinvolgente ed emozionante: attraversare le sale del museo mentre il romanzo prendeva vita tra immagini, riferimenti e atmosfere ha reso tutto ancora più intenso. Silvia Cinelli, presente durante il percorso, ha arricchito il racconto con aneddoti e curiosità legati ai personaggi del libro e al contesto storico, permettendoci di entrare ancora di più nel mondo narrato.

Un ringraziamento speciale vanno a Silvia Cinelli e a Rizzoli per aver creato un evento così curato e immersivo, capace di unire letteratura, cinema e memoria storica in modo autentico.

Forse è anche per questo che il romanzo mi ha colpito così tanto: da chi ama il cinema è difficile non lasciarsi conquistare da una storia che ne racconta le origini, i sogni e le contraddizioni. Tra queste pagine si respira tutta la magia della settima arte, ma anche la sua parte più dura e reale.

La ragazza di Cinecittà non è solo un romanzo sul cinema, ma una storia di crescita, riscatto e passione. Un viaggio tra desiderio di libertà, amore e ricerca della propria identità.

Un libro che consiglio a chi ama i romanzi storici, le protagoniste femminili forti e il fascino senza tempo del cinema italiano.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: un calice di prosecco
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Silvia Cinelli




«Certe volte non te pare che il cinema, a farlo, è meio che a vederlo?»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 3 dicembre 2025

Recensione Il linguaggio degli organi

 



Il linguaggio degli organi
di Giulia Enders
Illustrazioni di Jill Enders

Traduzione dal tedesco di Valeria Raimondi
Prezzo cartaceo: € 18.90
Pagine: 308

In una società frenetica come quella in cui viviamo, possiamo continuare a considerare il corpo come se fosse una macchina? Se invece provassimo a guardarlo dall’interno, ad ascoltarlo davvero, forse capiremmo che si tratta di un sistema che ogni giorno si trasforma, affronta sfide e ci offre soluzioni ai problemi più disparati. Ma nel concreto, cosa possiamo imparare dall’organismo? Cosa può insegnarci su noi stessi e sulla nostra vita? Partendo da questa domanda, Giulia Enders – che con L’intestino felice ha fatto conoscere la bellezza della scienza a milioni di lettori – ci accompagna in un viaggio nel nostro mondo interiore, che diventa una finestra inaspettata per esplorare i grandi temi dell’esistenza: la pelle ci parla del bisogno di contatto, il sistema immunitario ci aiuta a distinguere tra ciò che ci fa male e ciò che è semplicemente diverso da noi, i polmoni ci ricordano la nostra origine di creature acquatiche. E ancora: dai muscoli apprendiamo la differenza tra flessibilità e forza, mentre il cervello lotta per mantenere un equilibrio tra i nostri sentimenti e la realtà. Accompagnata dalle illustrazioni di Jill Enders, in queste pagine l’autrice unisce le sue esperienze personali e le ricerche scientifiche più recenti al talento narrativo che la contraddistingue, rendendo Il linguaggio degli organi una lettura che si inizia con curiosità e si conclude con stupore – perché solo scoprendo l’intelligenza nascosta del corpo possiamo comprendere e ritrovare noi stessi.



Il linguaggio degli organi è stato per me una vera scoperta: non avevo letto L’intestino felice, quindi questo è stato il mio primo incontro con lo stile fresco e vivace di Giulia Enders. E devo dire che mi ha conquistata.

Il libro è un viaggio curioso e luminoso dentro il nostro corpo, non limitato a un singolo organo (come nel primo libro di Enders) ma esteso a un intero sistema vivente che ogni giorno parla attraverso segnali spesso ignorati. Polmoni, cervello, pelle, muscoli, sistema immunitario: Enders li presenta uno a uno, raccontando come ognuno di essi sia legato non solo a funzioni biologiche, ma anche alle emozioni e ai momenti significativi della sua vita. Ne nasce un percorso che va oltre la semplice divulgazione scientifica e acquista una dimensione più intima, quasi narrativa.

Uno dei punti più interessanti è la capacità dell’autrice di smontare l’idea, molto diffusa, del corpo come “macchina”. Una macchina da far funzionare, da controllare, da rifornire. Qui il corpo diventa invece un interlocutore: qualcosa che si trasforma, che si adatta, che prova a comunicarci come sta e di cosa ha bisogno. Enders ci invita ad ascoltare questi messaggi sottili, a tradurre questo linguaggio silenzioso ma sempre presente, e a riconoscere che ciò che viviamo a livello emotivo e ciò che accade nei nostri organi non sono mondi separati.

L’opera è arricchita dalle illustrazioni, a colori e in bianco e nero, della sorella Jill Enders, che aggiungono un tocco di leggerezza e aiutano a visualizzare meccanismi e concetti complessi. Il risultato è un libro che si presta sia a una lettura continuativa, sia a una consultazione a salti quando si ha curiosità su un tema specifico.

Il linguaggio degli organi è un invito gentile e potente a diventare più “organici”, a prestare attenzione al corpo e ai suoi ritmi, e a riconoscere che nelle sue reazioni c’è spesso molto più di quanto immaginiamo. È una lettura che educa, incuriosisce e, soprattutto, aiuta a guardare il proprio corpo con occhi nuovi: più consapevoli, più gentili, più rispettosi. Lo consiglio a chi ama la divulgazione scientifica, il benessere e i libri che sanno unire conoscenza e sensibilità.

E ora non mi resta che recuperare anche L’intestino felice!


Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: Golden Milk
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Il cervello che sogna di Rahul Jandial





«Capire il corpo non serve solo a prevenire le malattie. I nostri organi svolgono un ruolo importante anche nel determinare ciò che siamo, e ci aiutano a rispondere a domande fondamentali tipo: di cosa abbiamo davvero bisogno? Come affrontiamo i pericoli? In che modo vogliamo trattarci l’un l’altro? O anche: cosa possiamo realizzare e come? Conoscere le risposte del corpo ci aiuta a vivere in modo piu armonioso.»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 10 novembre 2025

Recensione: I dilemmi delle donne che lavorano

 

I dilemmi delle donne che lavorano
di Fumio Yamamoto

Titolo originale: Planaria
Traduzione di Gala Maria Follaco
Editore: Neri Pozza
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 224

In questo libro ormai diventato di culto, Fumio Yamamoto racchiude le tante anime femminili della società giapponese, tra emancipazione e ruoli tradizionali, aspirazioni legittime e millenarie aspettative. Riscoperto a venticinque anni dalla prima pubblicazione, e solo ora tradotto in italiano, questo classico moderno, femminista e anticapitalista, è una lettura senza tempo.

Haruka deve smettere di parlare della sua malattia, ma non sa se ne è capace. È guarita, eppure la malattia sembra ormai diventata la sua identità. Tutti nella sua vita, amici, fidanzato, famiglia, la vedono come la solita Haruka. Nessuno pare accettare la sua trasformazione. Izumi deve trovarsi un lavoro ma, da quando è stata costretta a stravolgere la sua realtà, non è più sicura di volerlo. E se questa nuova vita, senza marito e senza occupazione, fosse la felicità? Ogni notte Katō deve arrivare alla fine del turno al minimarket senza essere molestata. Deve soprattutto cercare di non pensare alla figlia adolescente, che non vive più in casa da quattro anni e che spera solo di non diventare mai come sua madre. Mito deve scegliere se sposare il suo fidanzato. Oppure lasciarlo. Dopo sette anni, sarebbe il naturale esito della loro relazione, anche se per Mito significherebbe sposare un quasi trentenne disoccupato: e se il passato fosse tutto quello che è rimasto fra loro? Sumie deve fermarsi. Selvaggia e senza un luogo in cui posarsi, cerca calore, forse adorazione, di sicuro una vita eccitante. Non è però disposta a barattare nulla in cambio della sua libertà.
In questo libro ormai diventato di culto, Fumio Yamamoto racchiude le tante anime femminili della società giapponese, tra emancipazione e ruoli tradizionali, aspirazioni legittime e millenarie aspettative. Riscoperto a venticinque anni dalla prima pubblicazione, e solo ora tradotto in italiano, questo classico moderno, femminista e anticapitalista, è una lettura senza tempo.

Guardai il vagone pieno di impiegati mezzo addormentati e pensai che gli uomini fossero tanto da ammirare quanto da compatire. Nascono maschi e per questo sono tenuti a recitare la parte del più forte, al lavoro come in famiglia. Non possono accontentarsi della fetta più piccola.

«Le protagoniste di Yamamoto ricordano quelle di Sayaka Murata». Asian Review of Books «Arguto, saggio e provocatorio». Cecelia Ahern «Donne in lotta con le aspettative della società, con le loro piccole grandi ribellioni: un vero classico». The Boston Globe


Venticinque anni dopo la sua prima pubblicazione in Giappone, arriva finalmente anche in Italia I dilemmi delle donne che lavorano di Fumio Yamamoto, edito da Neri Pozza. Una raccolta di racconti che ci immerge nella quotidianità di cinque donne giapponesi alle prese con le contraddizioni del lavoro, della famiglia, dell’amore e di sé stesse, in una società che spesso le osserva senza davvero vederle.

Premiato con il Premio Naoki per la Letteratura, il libro è considerato oggi un pilastro della narrativa femminista del Giappone contemporaneo. E la domanda è inevitabile: perché leggerlo proprio ora, a venticinque anni di distanza?
Forse perché nulla, in fondo a ben guardare, è davvero cambiato.

Le protagoniste dei cinque racconti di Yamamoto (Haruka, Izumi, Katō, Mito e Sumie) non sono eroine né vittime ma donne comuni, alle prese con scelte difficili, piccoli compromessi, gesti di ribellione silenziosa.
Haruka, guarita da un tumore in giovane età, lotta per ritrovare un equilibrio: il suo corpo è guarito, ma la mente resta imprigionata nella malattia e nella sua paura.
Izumi, trentenne divorziata, si scopre incapace di reinventarsi dopo aver perso marito e lavoro, e si interroga su cosa significhi davvero libertà.
Katō lavora di notte in un supermercato per tenere insieme famiglia e conti, mentre la figlia adolescente la disprezza e il marito, demansionato, si rifugia nel silenzio.
Mito, venticinquenne con un impiego stabile, è divisa tra il matrimonio e l’istinto di fuga, tra la sicurezza e la voglia di non appartenere a nessuno.
Infine Sumie, l’unica raccontata da una voce maschile, sceglie la marginalità: non lavora, non si giustifica, non chiede. Vuole solo essere libera.

Ciascuna di loro affronta un dilemma che non è soltanto personale, ma riguarda tutte e tutti noi: come è possibile esistere davvero, quando il mondo ti chiede solo di adeguarti?

Il punto di forza del libro sta proprio nel raccontare il quotidiano con una precisione quasi chirurgica, senza filtri né compiacimenti. Le protagoniste non aspirano al successo, né ad un’emancipazione patinata: cercano solo  spazio per respirare, di esistere senza dover chiedere scusa. Ogni dettaglio, lo sguardo basso, il silenzio, la forma, racconta una cultura che preferisce l’adattamento alla ribellione.

Licenziarsi, restare sole, non rispondere a un messaggio, decidere di non spiegarsi, ogni decisione può diventare un atto politico e ogni scelta quotidiana, anche minuscola e non perfetta, può diventare libertà.

Nella sua apparente semplicità, "I dilemmi delle donne che lavorano" è un testo che mette a nudo la complessità dell’essere donna non solo in Giappone, ma ovunque e ci invita a riconoscerci, almeno in parte, in quelle vite così diverse eppure così vicine.
Yamamoto racconta il “normale” con una lucidità disarmante, trasformando la quotidianità in una forma di rivelazione.
Ed è proprio questo l’aspetto che più mi ha colpita: la capacità di dare valore alle piccole cose, ai silenzi, ai pensieri taciuti, e di farli diventare specchio di qualcosa di universale.
Leggendo, ho avuto spesso la sensazione che Yamamoto stesse parlando anche di me, di noi, di tutte quelle volte in cui ci siamo sentite sospese tra il dovere e il desiderio, tra ciò che ci si aspetta e ciò che vorremmo davvero essere.
La sua scomparsa nel 2021 rende questa riscoperta ancora più preziosa: un modo per ritrovare, attraverso la sua voce discreta ma potente, un pezzo della nostra..


Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: the caldo ai frutti di boschi
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 17i
Consigliato a chi ha apprezzato: La donna gelata di Annie Ernaux





"Guardai il vagone pieno di impiegati mezzo addormentati e pensai che gli uomini fossero tanto da ammirare quanto da compatire. Nascono maschi e per questo sono tenuti a recitare la parte del più forte, al lavoro come in famiglia. Non possono accontentarsi della fetta più piccola".


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

lunedì 3 novembre 2025

Recensione: La menopausa felice

 

La Menopausa felice 
di Tamsen Fadal

Titolo originale: How to Menopause
Traduzione di Martina Rinaldi
Prezzo cartaceo: € 12.90
Pagine: 384

Il caso editoriale che sta cambiando la vita di centinaia di migliaia di donne 

 «Tamsen Fadal ha scritto la Bibbia della menopausa! 
Non vi sentirete più sole perché sarete comprese al 100 per cento. Un libro pieno di consigli su come iniziare a gestire questa nuova gloriosa fase della vita!» Halle Berry 
 
«Tamsen Fadal è una fonte di ispirazione. La menopausa felice è il manuale perfetto per goderci al meglio questo capitolo della nostra vita.» Naomi Watts 
Parlare di menopausa non è più un tabù! 
Tutto quello che c’è da sapere per riconnetterti con il tuo corpo, ritrovare la fiducia in te stessa e riprendere in mano la tua vita.


Tutto è cominciato per l’autrice in modo del tutto inaspettato, una sera di novembre del 2019, durante una diretta televisiva. Tamsen Fadal, conduttrice e volto noto della TV americana, ebbe un improvviso black-out: dimenticò le parole che stava per pronunciare, con il cuore che batteva all’impazzata, le vampate di calore e la sensazione di perdere il controllo.

Quello che sembrava un attacco di panico si rivelò invece l’inizio di una trasformazione più profonda. Pochi mesi dopo arrivò la conferma: menopausa.
Da quell’esperienza personale è nato La menopausa felice, un libro che intreccia autobiografia e divulgazione scientifica con un linguaggio diretto, chiaro e autentico.
Fadal, oggi una delle voci americane più autorevoli sulla salute femminile, riesce a trasformare la propria storia in un racconto che parla a tutte noi.

Da un po’ di tempo mi riconosco anch’io in quella fase di passaggio che chiamiamo premenopausa: il corpo cambia, l’umore pure, e a volte è difficile capire se stiamo perdendo qualcosa o se, invece, ci stiamo trasformando. È stato proprio in questo momento che ho deciso di leggere La menopausa felice e ammetto che è uno di quei libri che ti fanno sentire capita, accompagnata e persino sollevata.

Il libro alterna spiegazioni scientifiche, testimonianze e riflessioni personali, con il contributo di molti esperti: neuroscienziati, medici, sessuologi, terapisti di coppia e professionisti del benessere.
Tamsen risponde a tutte le domande che una donna può porsi in questo delicato momento di trasformazione, offrendo consigli pratici e strumenti concreti per affrontare la menopausa con consapevolezza e serenità.
In un panorama medico e scientifico che troppo spesso trascura le donne di mezza età, questo libro è una vera guida al benessere femminile, utile per alleviare i sintomi della menopausa grazie a risorse efficaci e facilmente applicabili e reperibili.

Fadal parla di terapie ormonali, integratori, cambiamenti nello stile di vita e strategie per migliorare il sonno, ma anche di relazioni, sessualità e cura di sé. Ti aiuta a riscoprire il piacere di vivere il tuo corpo, anche quando cambia, a sentirti bene nella tua pelle e a trovare un nuovo equilibrio.
Non mancano consigli concreti su come adattare capelli, trucco e abbigliamento al corpo che evolve, su semplici esercizi fisici e ricette per contrastare il grasso addominale, la pelle secca e la perdita di capelli.
C’è spazio anche per riflettere sul rapporto tra menopausa e lavoro, un tema ancora troppo poco affrontato.

Ogni capitolo è un invito a riconnettersi con sé stesse, a ritrovare fiducia nel proprio corpo e a condividere esperienze con altre donne, perché, come scrive Tamsen,“nessuna donna è un’isola” e la condivisione e connessione, in particolare in questi momenti, è fondamentale.
Dopo decenni di silenzio, la menopausa è finalmente entrata nella conversazione pubblica, e libri come questo ci aiutano a parlarne con naturalezza, senza vergogna e con un pizzico di orgoglio.

“Menopausa felice” è consigliato a tutte le donne che stanno attraversando la premenopausa o la menopausa e vogliono farlo con maggiore consapevolezza e serenità.
A chi desidera capire il proprio corpo, accoglierne i cambiamenti e ritrovare fiducia in sé stessa.
A chi cerca una lettura che unisca informazione, empatia e coraggio, capace di far sentire parte di qualcosa di più grande: un movimento di libertà e rinascita femminile.
Un libro che invita a vivere questa fase non come una perdita, ma come un nuovo inizio pieno di forza e autenticità.

Durata totale della lettura: due settimane
Bevanda consigliata: caffè e cannella
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire dai 35/40 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Ingegneria della vita adulta. Manuale vago per farcela a farcela di Giorgia Fumo





"Tutto quello che c'è da capire, per riconnettersi con il tuo corpo, ritrovare la fiduzia in te stessa e riprendere in mano la tua vita."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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