venerdì 13 febbraio 2026

Recensione: Ugo


Ugo  
di Baldissera Di Mauro

Editore: Elliot
Prezzo Cartaceo: €17,50
Pagine: 192

Ugo nasce a Napoli nei quartieri ca­morristi con una malformazione congenita, il collo storto. La fami­glia si trasferisce in Umbria in cerca di una sistemazione tra i fasonisti che lavorano per una grande azienda della moda, liberamente ispirata alla storia del marchio Brunello Cuci­nelli. Ugo teme da sempre la reazione delle persone alla sua malformazione, così per proteggersi, sceglie il male: prova a eser­citarlo a scuola, con i compagni e scopre il piacere di procurare dolore. Cionono­stante, un effetto imprevisto gli si riverbera addosso: una inconscia, assurda inclinazio­ne al bene. Fin da ragazzo, Ugo matura un progetto, la cui conquista più preziosa sarà arrivare a una condizione umana oscura ed eccezionale: essere per gli altri un mostro che, però, fa del bene. Guadagnare, in uno spazio riparato, il rispetto del mondo. Ugo, il deforme e il perfido, diventa il varco per la salvezza degli altri, e un po’, il necessario, per la propria. Un’opera prima intensa e composita che ricorderà ai lettori le atmosfere dei film di Sorrentino, in cui una lingua vivace incon­tra una storia ricca di eventi imprevisti e un coro di personaggi indimenticabili.



Di Ugo ci viene subito sbattuta in faccia la sua bruttezza, in un incipit memorabile. Una deformità che sembra senza scampo, perché Ugo non è soltanto brutto, ma è anche dotato di un’intelligenza viva e tagliente. Una combinazione che sembrerebbe destinata a produrre una vita dedita alla pratica della crudeltà, quasi a ricordarci l’Oskar de Il tamburo di latta di Günter  Grass.

E però questa via si trasforma ben presto in un susseguirsi di incontri, quegli incontri cruciali che, come l’ostacolo che devia improvvisamente la pallina di un flipper, incidono il loro solco nella vita di Ugo per cambiarne la direzione e restare impressi per sempre nella sua memoria. 

La voce narrante è forse l’elemento più potente del romanzo: colta, ironica, spietata, capace di oscillare continuamente tra sarcasmo e lucidità filosofica. Ugo è un protagonista scomodo, spesso irritante, ma irresistibilmente affascinante proprio per la sua radicale onestà emotiva.

È grazie a questi incontri che Ugo ha una rivelazione inattesa: è possibile provare piacere anche nel bene, non solo nel male. Ugo non è solo una storia sulla diversità, ma è soprattutto una storia di relazioni, di amicizie e di collisioni umane che plasmano il fluire della riflessione sull’ambiguità del bene e su quella del male, perché sì, esistono entrambe. 

Se i cambiamenti che compie l’animo di Ugo possono sembrare a volte troppo repentini, così come l’apparire e lo scomparire di alcuni personaggi, e i dialoghi talvolta un po’ artefatti, è anche vero che è proprio questo a dare alla storia quel tocco di fiaba nera che la rende così peculiare. Una fiaba che non può non richiamare alla mente le atmosfere dei Fratelli Grimm, dove il bene e il male convivono senza mai separarsi nettamente.

È una lettura che destabilizza, che costringe il lettore a confrontarsi con pensieri scomodi, ma che proprio per questo lascia un segno.

Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero, senza zucchero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi è piaciuto: di Il tamburo di latta, di 
Günter Grass, e Bianco su nero, di Rubén Gallego

      "Sono brutto. Non semplicemente brutto, sono ridicolmente brutto, e se mi guardo allo specchio inorridisco dal ridere.”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta e condividi con noi la tua opinione!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...