venerdì 8 luglio 2011

Recensione: Le due vite di Elsa

di Rita Charbonnier

Prezzo di copertina: € 17,50
Editore: Piemme
Data di uscita: 10/05/2011
Pagine: 350, brossura
Lingua: Italiano
Genere: narrativa di ambientazione storica

Elsa non si è mai sentita parte della sua famiglia. Forse perché è una ragazza difficile, fragile; almeno questo è ciò che le hanno sempre detto. Troppo timida e debole di nervi rispetto a loro, gli eredi risoluti e arroganti di una delle famiglie più in vista della Roma fascista.
Fino ai vent’anni Elsa ha seguito docilmente il volere del padre e della zia, facendo sempre ciò che ci si aspettava da lei, anche quando si trattava di esporsi alla derisione e allo scherno, salendo sul palco di un teatro per interpretare il ruolo di Anita Garibaldi in un’orribile pièce voluta dal regime. Tuttavia, proprio grazie al teatro e, soprattutto, al personaggio di Anita, Elsa scopre una se stessa che non pensava esistesse. L’incontro con quella donna impavida, forte, bella, la cambia nel profondo. Anita è tutto ciò che lei non è mai stata, ma Elsa sente che tra loro c’è un legame. Ogni notte, la timida Elsa abbandona le proprie insicurezze per diventare Anita, l’eroina dei due mondi.
Grazie a quei sogni si trasforma e comincia a fare cose che non aveva mai fatto prima: fugge di casa, cammina scalza per le strade di Roma e grida tutto il dolore che ha racchiuso in sé per troppo tempo. Per la sua famiglia, però, questo non è accettabile. La ragazza deve essere allontanata, perché le sue non sono più stramberie, è pazza, e potrebbe rovinarli.
Nell’ospedale svizzero in cui viene rinchiusa, Elsa scopre le sbarre, il torpore malsano dei medicinali e l’assenza di libertà, ma riesce anche, grazie all’aiuto di un giovane medico, a comprendere i motivi della propria sofferenza e a liberarsi di una famiglia che l’ha sempre oppressa. Scoprendo forse anche quell’amore che da sempre le è stato negato.

Questo libro mi ha subito incuriosito per il parallelismo storico tra l’epoca fascista e quella del Risorgimento legata alle imprese di Giuseppe Garibaldi. In particolare, la figura di Anita Garibaldi, eroina di cui fino a questo momento non conoscevo la storia, mi ha affascinata.
Elsa, infatti, la protagonista di questo romanzo, ragazza fragile con una famiglia spezzata alle spalle, va incontro ad una lenta immedesimazione di se stessa in Anita, dopo averne scoperto le vicende partecipando ad una pièce sensazionalistica voluta dal regime fascista sull’eroe dei due mondi.
La ragazza si ritrova così a fare dei sogni molto realistici della vita di Anita, in un crescendo di parallelismi sempre più inquietanti con la vita della donna e quella della sua famiglia. Quest’ultima, rappresentata dal padre, dal fratello e dalla zia, le nasconde un terribile segreto, le cui tracce latenti causano in Elsa reazioni e comportamenti tali per cui quest’ultima viene rinchiusa in un ospedale svizzero per la cura delle nevrosi femminili.
Ma non si tratta di pazzia, anche se la ragazza in un primo tempo si rifiuta di parlare con il Dott. Vitali, il suo medico curante: si tratta di una terribile verità che sta riaffiorando e che Elsa non è ancora pronta ad accettare.
Solo l’incontro con Giuseppe, un giovane dottore che Elsa identifica come Garibaldi, e la scoperta di una forza e di una consapevolezza di sé prima represse dalla sua famiglia, le daranno il coraggio di uscire da questo incubo e cominciare finalmente a vivere.
Questo romanzo è un grande affresco della mediocrità della borghesia fascista e della ridondanza del regime, dipinto con maestria dall’autrice che ha cercato di dare il giusto peso alle luci e alle ombre di quest’epoca. Ma è soprattutto il racconto che parla di due donne, Elsa ed Anita, così distanti tra di loro – la prima fragile ed impacciata, la seconda impavida e determinata – eppure così vicine, animate dalla stessa volontà di vivere e di lottare.
La lettura di questo libro è un gradevole passatempo con spunti interessanti di storia (con qualche elemento fittizio precisato dall’autrice), psicologia e letteratura, ma rappresenta anche un piacevole tuffo nell’universo femminile.

Rita Charbonnier è nata a Vicenza, ha vissuto a Matera, Mantova, Genova, Trieste, per poi stabilirsi a Roma. Ha fatto studi musicali e ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. È stata attrice e cantante in teatro, recitando al fianco di celebri artisti. In seguito si è dedicata alla scrittura e, dopo aver collaborato come giornalista con riviste di spettacolo, ha iniziato a scrivere sceneggiature e infine romanzi, La sorella di Mozart e La strana giornata di Alexandre Dumas, entrambi molto apprezzati dai lettori. Il suo sito ufficiale è www.ritacharbonnier.com.

Durata della lettura: 10 giorni
Bevanda consigliata: Pastis
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Voto: 7 e mezzo

4 commenti:

  1. Sembra un libro molto introspettivo, complimenti all'autrice!

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  2. Un libro davvero emozionante

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  3. Grazie della bellissima recensione!

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  4. PS e dei commenti lusinghieri. :-)

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