Un libro di più di 400 pagine: non avrei mai pensato di riuscire a leggerlo in meno di due giorni.
E invece è andata proprio così. Da quando l’ho iniziato, complice il weekend lungo, non l’ho più lasciato. Ogni momento libero è diventato un’occasione per immergermi in questo romanzo di Jean-Christophe Grangé, un autore che, ancora una volta, non mi ha delusa.
Mi sono lasciata coinvolgere dalle sue atmosfere cupe e avvolgenti, da quella Parigi notturna nella quale è facile perdersi, ma anche dal periodo storico in cui è ambientata la vicenda. Siamo nei primi anni Ottanta, gli anni in cui ero adolescente, e nel corso della lettura mi è capitato più volte di riconoscere riferimenti, sensazioni e frammenti di un’epoca che appartiene anche alla mia memoria.
A colpirmi sono stati soprattutto i personaggi: insoliti, complessi, ognuno con una storia mai banale. Sono personaggi che incuriosiscono e che, pagina dopo pagina, fanno venire voglia di conoscerli meglio, di capire cosa nascondano e che cosa li abbia portati a diventare ciò che sono.
In alcuni passaggi ho avuto quasi la sensazione che il tempo rimanesse sospeso. L’indagine continua ad avanzare, ma sotto la superficie si percepisce sempre qualcosa di non detto. La lettura diventa così anche una ricerca costante di significati nascosti, di dettagli da cogliere e di parole tra le cui righe potrebbe celarsi una spiegazione.
Siamo a Parigi, negli anni Ottanta. Due, anzi tre, sono i protagonisti che ci guidano all’interno della storia.
Daniel Segúr è un medico con alle spalle esperienze importanti. La sua aspirazione è sempre stata quella di aiutare chi ha bisogno e questo desiderio lo ha portato in Africa e in altri luoghi in cui il valore della vita sembra essere ridotto quasi a zero.
Patrick Swift è un giovane poliziotto della Criminale di Parigi. Bello, tutto d’un pezzo e con un nome piuttosto insolito per un francese, è cresciuto tra istituti e famiglie affidatarie. Avrebbe potuto diventare un delinquente, e a un certo punto ci è andato molto vicino, ma è diventato invece un investigatore tenace, disposto a cercare la verità a qualunque costo.
Heidi Becker frequenta ancora il liceo. È una ragazza biondo platino, sempre vestita alla moda, esule argentina, che vive con la madre tossicodipendente nei bassifondi di Parigi. È però determinata a farcela, ha una mente brillante e non si ferma davanti a nulla.
A unirli è Federico Garzón, un bellissimo ragazzo cileno, omosessuale, paziente di Segúr e amico fraterno di Heidi.
Federico è molto malato. Sono gli anni in cui comincia a diffondersi un virus inizialmente definito “il cancro degli omosessuali”, quello che in seguito verrà riconosciuto come AIDS. Ma ancora nessuno sa davvero che cosa sia. Si sa soltanto che, soprattutto tra gli uomini omosessuali, si stanno verificando casi inspiegabili di persone che si ammalano con estrema facilità, anche di patologie molto gravi, a causa di un’immunodeficienza di cui non si comprendono le origini.
Federico viene trovato morto nel suo appartamento. Ma non è stata la malattia a ucciderlo: è stato vittima di un assassinio orrendo.
Sulla scena del delitto Segúr incontra Patrick Swift. Da quel momento, il medico e il poliziotto iniziano a indagare insieme. Ad aprire loro la strada è Heidi, amica e quasi sorella di Federico, che li introduce in una Parigi oscura e notturna, fatta di club esclusivi frequentati da persone di ogni età e condizione sociale, unite da una sfrenata ricerca di libertà, trasgressione e perversione.
Attraverso le parole di Grangé, senza mai perdere il ritmo dell’indagine, riusciamo a cogliere il clima storico e sociale dei primi anni Ottanta a Parigi. Lo facciamo attraverso le vicende dei protagonisti, ma anche attraverso quelle dei personaggi che li accompagnano e che contribuiscono a rendere la storia ancora più stratificata.
Quando si arriva alle ultime pagine, ci si rende conto che forse l’indagine non è davvero terminata e che questo romanzo rappresenta soltanto il primo capitolo di una storia più ampia.
Non vedo l’ora che arrivi il prossimo.