lunedì 22 giugno 2026

Recensione: Tutte le volte che le donne

  

Tutte le volte che le donne
di Cathy La Torre

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 268

C’è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all’improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l’emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il “buon matrimonio” non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l’eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. “Le dirimpettaie” è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. 

Seguivo già Cathy La Torre sui social da tempo. Mi piace il suo modo di comunicare: diretto, ironico, capace di affrontare temi complessi senza risultare pesante. Non ero però mai stata a un suo spettacolo e Tutte le volte che le donne è stato il mio primo vero incontro con lei attraverso un libro.

L'inizio è già una dichiarazione di intenti. Si parte con un "quizzettone" che mette subito alla prova lettrici e lettori. Confesso di aver saputo rispondere correttamente a circa la metà delle domande. L'altra metà è stata una scoperta. E forse è proprio questo il senso del libro: farci rendere conto di quante cose non sappiamo.

Uno dei primi capitoli è dedicato a tutto ciò che ci circonda e che è stato inventato da donne. Dalla lavastoviglie al sacchetto di carta, passando per molte altre invenzioni che utilizziamo ogni giorno senza conoscerne l'origine. È una lettura che sorprende perché smonta un'idea implicita che spesso abbiamo interiorizzato: quella secondo cui il progresso tecnologico e scientifico sia stato quasi esclusivamente una questione maschile. Ma il capitolo che mi ha fatto più arrabbiare è stato senza dubbio quello dedicato al valore economico delle donne. Leggere dati, studi e riflessioni sul divario retributivo tra uomini e donne significa prendere atto di una realtà che conosciamo già, ma che continua a essere difficile da accettare. Non si tratta soltanto di numeri: dietro quelle percentuali ci sono possibilità negate, indipendenza economica limitata e opportunità distribuite in modo diseguale.

E poi ci sono le città. O meglio, i nomi delle nostre strade. Quante sono dedicate alle donne? La risposta, temo, la immaginiamo tutti: pochissime. Un dato che colpisce perché racconta molto del modo in cui scegliamo di costruire la memoria collettiva. Lo stesso accade con le statue: gli uomini vengono celebrati per ciò che hanno fatto, le donne spesso per come appaiono. Giovani, nude, sensuali, sessualizzate. Anche nello spazio pubblico emerge una differenza che difficilmente può passare inosservata.

Uno dei concetti più interessanti affrontati nel libro è l'effetto Matilda, il fenomeno per cui scoperte e risultati ottenuti da donne vengono attribuiti a colleghi uomini. Da qui il passo verso termini ormai sempre più diffusi come mansplaining, manterrupting, bropriating e hepeating è breve. Quattro parole inglesi, quattro manifestazioni diverse dello stesso problema: la difficoltà di riconoscere pienamente la voce e il contributo delle donne.

Tra Nobel negati, scoperte scientifiche attribuite ad altri e donne cancellate dalla storia ufficiale della fisica, della chimica, della biologia e dell'astronomia, ci si imbatte in pagine che fanno davvero arrabbiare. Perché raccontano storie che avrebbero meritato ben altra sorte.

Particolarmente interessante è anche il capitolo dedicato alle invenzioni e alle idee che fanno parte della nostra quotidianità. Ho scoperto, per esempio, che il Monopoly fu ideato da Elizabeth Magie Phillips molto prima che diventasse il celebre gioco che tutti conosciamo. Un'altra storia che dimostra quanto spesso i nomi delle donne siano stati rimossi dal racconto dominante.

Mi ha colpito anche il capitolo dedicato a cinque donne che hanno compiuto scoperte fondamentali e che la storia ha quasi dimenticato. Tra queste, Nettie Stevens, la scienziata che identificò il ruolo del cromosoma Y nella determinazione del sesso biologico. Una scoperta enorme, eppure un nome che raramente compare nei libri di scuola.

C'è poi un capitolo dal titolo volutamente provocatorio, Leggi del cazzo, dedicato a tutte quelle norme scritte dagli uomini che per secoli hanno stabilito cosa una donna potesse o non potesse fare. Un titolo che fa sorridere, ma che introduce pagine che raccontano una realtà tutt'altro che divertente.

Il libro si conclude con le storie delle donne che hanno detto no. Donne che hanno sfidato convenzioni e leggi ingiuste, cambiando il corso della storia. Tra queste c'è Franca Viola, simbolo della lotta contro il matrimonio riparatore, una vicenda che ancora oggi dovrebbe essere conosciuta e raccontata molto di più.

Tutte le volte che le donne non ha la pretesa di essere un'opera esaustiva. Lo dice chiaramente anche Cathy La Torre: è un catalogo, necessariamente incompleto, di storie, invenzioni, conquiste e ingiustizie. Ma è proprio questo il suo valore. Ogni pagina accende una curiosità, ogni capitolo apre una porta, ogni nome invita ad approfondire.

Ho terminato la lettura con una lista di donne da cercare, storie da approfondire e una certezza: non manca la presenza delle donne nella storia. Mancano, troppo spesso, i racconti che le riguardano.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: limonata ghiacciata
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire 15 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: L'elisir dei sogni di Sara Ahmed



«Questo libro parla di donne che hanno cambiato il mondo. Donne che hanno guardato un problema, ci hanno pensato su, e hanno trovato una soluzione. Donne che hanno scoperto, inventato, fondato, curato, difeso. Donne i cui nomi non compaiono nei libri di storia perchè qualcuno ha deciso che non valeva la pena raccontarle.»


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 19 giugno 2026

Recensione: Assassinio a World's end

 

Assassinio a World's end
di Ross Montgomery

Editore: Longanesi
Prezzo Cartaceo: € 18,60 
Prezzo E-book:  € 9,99 
Pagine: 336
Traduzione a cura di: Amerigo Dercenno
  

Cornovaglia, 1910. Mentre l’Europa attende con trepidazione il passaggio notturno della cometa di Halley, convinta che sia foriera di un’immane catastrofe, il visconte di World’s End prende la profezia molto sul serio. Nella notte fatidica decide di sigillare la sua villa, al centro di un’isola, e di barricarsi dentro con tutti gli ospiti, sperando così di sopravvivere all’apocalisse.

Il mattino successivo, il mondo è ancora al proprio posto. Ma il visconte non più.
Giace privo di vita nello studio, il volto trafitto da una freccia. I sospetti si indirizzano sull’ultimo arrivato, Stephen Pike, giovane e timido valletto appena uscito dal riformatorio. C’è solo una persona che crede nella sua innocenza: Miss Decima, l’ottantenne prozia del visconte. Lingua tagliente, mente affilatissima, sprezzo delle convenzioni, Miss Decima coglie la dipartita del nipote come un gustoso rompicapo da sciogliere a ogni costo.
Tra paure collettive, rancori famigliari e segreti, in una comunità isolata dall’alta marea prende vita una brillante indagine colma di sorprese, animata da personaggi incantevoli e pervasa da uno squisito sense of humour.



Assassinio a World's End è stato per me una lettura davvero piacevole e coinvolgente. Fin dalle prime pagine ho apprezzato la scrittura, che ho trovato molto scorrevole e accattivante. Il ritmo è ben costruito e la storia riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, grazie a una trama ricca di misteri e colpi di scena.

Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente è stato il protagonista, Stephen Pike. È impossibile non empatizzare subito con lui: è un ragazzo sfortunato che, dopo aver trascorso due anni in carcere, cerca di ricostruirsi una vita e di lasciarsi alle spalle gli errori del passato. Fin dall'inizio si percepisce il suo sincero desiderio di redenzione, e questo lo rende un personaggio molto umano e facile da comprendere.

Particolarmente toccante è il rapporto che Stephen aveva con la nonna. Il ragazzo si era unito a una banda proprio nel tentativo di procurarsi il denaro necessario per aiutarla durante la malattia, ma il destino è stato crudele: mentre lui era in carcere, la nonna è morta e lui non ha più avuto la possibilità di rivederla. Questo legame affettivo trova un interessante riflesso nel rapporto che Stephen sviluppa con Miss Decima, l'anziana nobildonna presso la quale viene assunto come cameriere. Tra i due nasce una sintonia speciale che rappresenta uno degli elementi più belli del romanzo.

La storia prende avvio con un mistero intrigante. Stephen viene convocato a lavorare presso la famiglia World's End direttamente da Miss Decima, all'insaputa degli altri parenti, perché la donna desidera essere libera di osservare il passaggio della cometa di Halley. Miss Decima è odiata da tutta la famiglia e confinata nei piani alti del castello, circondata da domestiche terrorizzate dalla sua fama di donna scorbutica e maligna. Tuttavia, dietro questa reputazione si nasconde un personaggio molto più complesso e affascinante.

Ho apprezzato molto anche la caratterizzazione dei membri della famiglia e degli altri ospiti presenti al castello. Ognuno possiede tratti ben definiti e memorabili: il visconte eccentrico convinto che il passaggio della cometa annunci la fine del mondo, l'avido cugino Edwin, la manipolatrice Lettice, il piccolo Gilbert, capriccioso e maleducato, il contrammiraglio sempre alle prese con l'alcol e il misterioso tedesco Wolf Müller, la cui presenza contribuisce ad aumentare l'atmosfera di sospetto che aleggia sulla vicenda. Tutti questi personaggi hanno motivazioni, segreti e comportamenti che rendono difficile capire di chi ci si possa davvero fidare.

Il caos esplode quando, la mattina successiva al passaggio della cometa, il visconte viene trovato assassinato nella sua stanza chiusa e blindata dall'interno da una balestra. Era stata una sua precisa decisione quella di far rinchiudere tutti nelle proprie stanze durante la notte, rendendo il delitto ancora più enigmatico. Come prevedibile, i sospetti ricadono immediatamente su Stephen, arrivato al castello soltanto il giorno prima e già segnato da un passato criminale.

Ho trovato particolarmente divertente la coppia investigativa formata da Stephen e Miss Decima. L'intelligenza e l'acume dell'anziana nobildonna guidano il giovane protagonista, che scopre di possedere un notevole spirito di osservazione. Per riuscire a raccogliere indizi prima dell'investigatore Jarvis, già convinto della colpevolezza di Stephen, i due si avvalgono anche dell'aiuto della serva Temperance, dando vita a un trio molto riuscito.

La trama è intrigante, divertente e ricca di sorprese. Dopo il primo omicidio, infatti, la situazione si complica ulteriormente con altri delitti che sconvolgono il castello e aumentano la suspense. Ogni nuova morte porta alla luce segreti nascosti e rende sempre più difficile individuare il vero colpevole. Ho apprezzato il modo in cui l'autore riesce a mantenere alta la tensione, spingendo il lettore a cambiare continuamente idea sui possibili responsabili.

Ho trovato molto bello anche il finale, capace di chiudere la vicenda in modo soddisfacente e coerente con tutti gli indizi disseminati nel corso della storia.

In conclusione, Assassinio a World's End è un giallo coinvolgente, con personaggi ben costruiti, un mistero avvincente e una forte componente umana. Ciò che mi resterà più impresso è la speciale amicizia che nasce tra una nobildonna emarginata dalla propria famiglia e un giovane servitore in cerca di una seconda possibilità: un rapporto che dona alla storia profondità ed emozione oltre al puro intreccio investigativo.

Durata della lettura:   Una settimane 
Bevanda consigliata:    Sidro alla mela speziato caldo
Formato consigliato:    Cartaceo  
Età di lettura consigliata:   dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato: Dieci piccoli indiani, Agatha Christie



«   Prendi il mio miglior cappello e la carrozzella, Stephen. Abbiamo una scena del crimine da perlustrare ».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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