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martedì 27 maggio 2025

Recensione: La donna gelata

 



La donna gelata
di Annie Ernaux 

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 14.00
Titolo originale: La femme gelée
Traduzione di Lorenzo Flabbi
Pagine: 272

Annie cresce nella provincia francese degli anni Quaranta, in una famiglia dove il lavoro e l’intelligenza femminile non sono ostacolati. Da bambina si sente libera, convinta che il futuro le appartenga. Ma fuori da casa, il mondo segue altre regole. A scuola, nell’adolescenza, nei primi amori, scopre che essere donna significa dover compiacere, adattarsi, imparare a stare dentro confini invisibili. Negli anni dell’università si illude di poter sfuggire a questo destino, si muove tra passioni e scelte, vive con slancio. Ma poi arriva il matrimonio, e tutto si chiude. La casa, i figli, il lavoro domestico non sono conquiste, ma vincoli. La sua individualità si assottiglia, la libertà si restringe dentro gesti sempre uguali. Negli anni Settanta, mentre la società inizia a interrogarsi sul ruolo delle donne, Annie si scopre intrappolata in una normalità che nessuno mette in discussione. La donna gelata è la cronaca di questa lenta trasformazione: donne educate a diventare appendici silenziose, mogli che tacciono, madri che scompaiono dietro al ruolo che ricoprono. Ernaux osserva il processo con spietata lucidità, mostrando il progressivo scivolare in un’esistenza ridotta. Ma nel gelo della protagonista si nasconde anche un rifiuto, un dissenso che si fa racconto. Dare un nome all’oppressione significa incrinarla. 


Lo ammetto: dopo aver letto i miei primi due libri di Annie Ernaux, e in particolare questo, non ho potuto fare a meno di domandarmi: Com’è possibile che sia arrivata a 47 anni senza mai leggerla prima?.

La donna gelata, in questa nuova edizione arricchita dall'introduzione di Chiara Tagliaferri, racconta la storia di una donna che, crescendo, si ritrova lentamente intrappolata in un ruolo che non ha scelto. Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura 2022, con uno stile limpido e tagliente ci accompagna nel racconto in prima persona della sua vita: dall’infanzia libera e spensierata, alla scoperta, da adolescente, delle regole non scritte imposte alle donne.

Da bambina gioca senza preoccuparsi di cosa sia “da femmina” o “da maschio”, cresce in una famiglia in cui i genitori lavorano entrambi e si dividono i compiti domestici: una normalità che, con il tempo, si rivela eccezione. A scuola, infatti, capisce che le ragazze devono soprattutto piacere, essere dolci, carine, non troppo brillanti. E così, quasi senza accorgersene, inizia ad adattarsi.

Durante l’università riscopre un po’ di libertà: studia, viaggia, vive storie leggere. Ma quando si innamora e diventa madre, la sua vita cambia. Il marito si aspetta che lei si occupi di tutto: casa, figli, lavoro. Lei mette da parte sé stessa, i suoi desideri, e lentamente si spegne. Il “gelo” del titolo non è mancanza di emozioni, ma il risultato di una rinuncia continua alla propria identità.

Ernaux racconta questa trasformazione con onestà e senza drammi. Ogni parola è essenziale, ma carica di significato. E molte lettrici, me compresa, possono riconoscersi nei suoi pensieri, nelle sue scoperte, nelle sue rinunce.  Una figura che ho apprezzato particolarmente nel libro è quella della madre, donna forte, libera e indipendente, che non si lascia imbrigliare dalle convenzioni sociali e trova nella lettura, nell'incontro con le storie delle persone e nell'esplorazione una forma autentica di espressione e libertà. 

Anche se è ambientato negli anni Sessanta, questo libro è ancora molto attuale. Ci invita a chiederci: quanto siamo davvero libere oggi? Quante aspettative sociali influenzano ancora le nostre scelte?  La donna gelata è una lettura importante, che fa riflettere molto, lasciando un segno. Un racconto intimo e tagliente che mostra il peso invisibile della cura, le pressioni sociali e la fatica quotidiana dell’essere donna, madre e moglie. Un’esperienza personale che si fa voce collettiva e riflessione politica.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: the verde all'arancia
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire dai 16 anni 
Consigliato a chi ha apprezzatoPassione semplice di Annie Ernaux





"Sono finiti senza che me ne accorgessi, i miei anni d'apprendistato. Dopo arriva l'abitudine. Una somma di intimi rumori d'interno, macinacaffè, pentole, una professoressa sobria. Una donna gelata."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

domenica 18 maggio 2025

Recensione: Passione semplice

 



Passione semplice
di Annie Ernaux 

Titolo originale: Passion simple
Traduzione di Lorenzo Flabbi
Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 11.00
Pagine: 80

La telefonata, la visita. Lui arriva, lei lo accoglie. Poco dopo lui se ne va. E lei torna ad aspettare, mentre tutto il resto della vita diventa un fondale sbiadito. Un amante, un uomo sposato, che appare e scompare senza lasciare tracce, che chiama solo quando può. Lei si aggrappa a quei pochi istanti, li consuma, li rivive, mentre il resto del tempo si riduce a un’attesa e gli incontri con lui si fanno misura della sua vita. L’attesa stessa diventa presenza e ogni gesto – cambiare le lenzuola, riempire la casa di fiori, preparare il whisky, vestirsi – è un rituale ossessivo, un modo di dare ordine al vuoto. E anche quando la storia finisce, la dipendenza resta. L’assenza non libera, ma incatena. Tutto ciò che lei tocca, che guarda, che vive è intriso di quell’uomo, del suo passaggio, del suo odore. Passione semplice è l’anatomia di un sentimento che si manifesta nella sua forma più nuda e incontrollata: senza idealizzazione, senza compromessi, senza difese. Ernaux ne segue il battito con una scrittura scarna, limpida, portando alla luce ciò che resta quando ogni finzione cade.


Passione semplice è il primo libro che leggo di Annie Ernaux, ed è stato un incontro fulmineo ma potente. Un racconto breve e denso, capace di raccontare, in poco più di sessanta pagine, cosa succede quando il desiderio prende il sopravvento su tutto e la vita si trasforma in attesa.

La protagonista vive una relazione con un uomo sposato. Non c’è una vera trama, almeno non nel senso tradizionale: ci sono lei, lui, e l’attesa. Giorni trascorrono sospesi, in funzione di una chiamata, un messaggio, un incontro. Tutto il resto, lavoro, amici, impegni, passa in secondo piano. È la storia di una donna che si lascia travolgere completamente, che mette in pausa sé stessa, definendosi unicamente attraverso la presenza (o l’assenza) dell’altro.

Quello che colpisce di più è la scrittura di Ernaux: semplice, diretta, quasi fredda, eppure capace di colpire al cuore. Non abbellisce, non giudica. Racconta con disarmante onestà una fragilità che molti possono riconoscere, anche senza aver vissuto un’esperienza simile. 

Uno degli elementi centrali del libro è la rappresentazione della dipendenza affettiva: la protagonista cerca costantemente di meritarsi l’amore dell’uomo, trasformandosi per piacere e scongiurare l’abbandono. Vive nella convinzione di dover conquistare ogni giorno il suo posto nella relazione, accontentandosi di poco pur di non perderlo. Nonostante la consapevolezza del disequilibrio, si illude che anche lui provi qualcosa, alimentando un legame fondato sull’attesa e sull’idea che solo essere pensata le dia un senso di esistenza

C’è consapevolezza, sì, del disequilibrio. Ma è continuamente soffocata dal bisogno disperato di quell’uomo, trasformato in àncora, in fonte di senso, in identità.

Perfino scrivere il libro diventa un modo per trattenerlo. Per non lasciarlo sparire del tutto. Come se la narrazione potesse renderlo eterno, ancora reale, ancora presente. Ma con il tempo qualcosa cambia. I pensieri si fanno meno ossessivi, i ricordi meno acuti. La protagonista torna ad assaporare piccole cose, a riappropriarsi del quotidiano.

Il romanzo si chiude con un ultimo incontro, quando A. ritorna brevemente a Parigi. Un momento già destinato a essere conclusivo, senza illusioni. Lei lo affronta con la consapevolezza che non lo rivedrà più. Ma ora qualcosa è cambiato: il dolore ha lasciato spazio a una forma di accettazione. La separazione, seppure dolorosa, diventa possibile.

Passione semplice è stato, per me, come guardarsi allo specchio in un momento di fragilità. Senza vergogna. È un libro che non consola, ma che scava. E che racconta, con una sincerità disarmante, quanto possa essere vulnerabile, e profondamente umana, la nostra fame d’amore.

Durata totale della lettura: poche ore
Bevanda consigliata: caffè americano
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire dai 16 anni 
Consigliato a chi ha apprezzato: Ripetizione di Vigdis Hjorth





"Da bambina per me il lusso erano le pellicce, gli abiti lunghi e le ville sul mare. Più tardi, ho creduto che fosse condurre una vita da intellettuale. Ora mi sembra che sia anche poter vivere una passione per un uomo o una donna."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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