venerdì 27 febbraio 2026

Recensione: La vedova

 

La Vedova
di Helene Flood

Titolo OriginaleEnken 
Prezzo Cartaceo: € 12,90 
Prezzo E-book:  € 1,99 
Pagine: 320
Traduzione a cura di: M. Podestà Heir
  

Prima che Erling morisse, c’era stata una serie di “quasi” incidenti piuttosto sospetti. Poi, un giorno, è uscito di casa e non è più tornato: stroncato da un infarto mentre era in bicicletta in mezzo alla strada. Ora Evy, sua moglie per quarantacinque anni, è sola nella grande casa. Ma qualcosa non torna. Oggetti che scompaiono, porte che si aprono da sole – persino quella della cantina, sempre rimasta chiusa a chiave. I figli le nascondono delle cose e lei inizia a dubitare di tutto. Quando un vecchio amico d’infanzia di Erling riappare dopo anni con una storia da raccontare, i sospetti si fanno più concreti: qualcuno voleva davvero far del male a Erling? È possibile che sia stato ucciso? E se chi lo braccava ora fosse sulle tracce di Evy?


La Vedova è un thriller psicologico che va ben oltre il semplice mistero, trascinando il lettore in un viaggio tra ricordi distorti, percezioni ambigue e ombre oscure della mente. Fin dalle prime pagine, il lettore viene catturato da un senso di tensione sottile ma costante, come se qualcosa di oscuro stesse per emergere da un momento all'altro. La narrazione è strutturata in capitoli che si muovono avanti e indietro nel tempo, alternando presente e passato in modo fluido ma ingannevole. Questa scelta stilistica non è solo un espediente narrativo, ma una vera e propria macchina del sospetto: ogni volta che pensi di aver compreso la vicenda, Flood ti costringe a riconsiderare tutto, a dubitare dei ricordi, delle azioni e perfino della voce narrante.

La protagonista, la vedova, è al centro di questo vortice psicologico. La donna è intrappolata in un lutto doloroso, ma ciò che rende la storia affascinante è la sua ambiguità morale: non sai mai se ciò che racconta è pura verità, una sua distorsione dei fatti, o addirittura una finzione costruita per proteggersi o manipolare chi ascolta. Questo continuo gioco tra realtà e illusione crea un senso di inquietudine che persiste anche dopo aver chiuso il libro.

La scrittura è precisa e penetrante. Il lettore percepisce il peso del silenzio, della solitudine, e l'eco costante di un passato che non smette di riaffiorare. I colpi di scena, pur numerosi, non risultano mai forzati: sono invece il risultato naturale di una trama ben costruita, che mette in discussione le certezze del lettore e lo costringe a interrogarsi sulla verità di ciò che vede e sente.

Al centro della storia ci sono anche le relazioni umane: Helene Flood esplora con grande profondità il modo in cui il dolore e il rimpianto possono deformare i ricordi, e come la percezione individuale possa trasformarsi in una vera e propria gabbia psicologica. I legami tra le persone, le colpe non dette, le omissioni ei silenzi diventano strumenti potenti di tensione narrativa, rendendo la storia non solo un thriller, ma anche un'indagine sulle fragilità e contraddizioni dell'animo umano. È un libro che ti lascia con il cuore in gola e con la mente in fermento, capace di suscitare emozioni contrastanti: paura, compassione, incredulità, curiosità.

In definitiva, La Vedova non è solo un romanzo da leggere, ma un'esperienza da vivere. È un invito a esplorare i significati più oscuri della mente, a dubitare delle apparenze ea confrontarsi con l'inquietante possibilità che la realtà possa essere solo un velo sottile sopra una verità molto più complessa e sfuggente.


Durata della lettura:   Due settimane 
Bevanda consigliata:    Grog caldo arricchito da una spruzzata di cannella 
Formato consigliato:    Cartaceo  
Età di lettura consigliata:   dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato:La donna della camera numero 11, Ruth Ware 



«   Come se avessi potuto riportarlo a forza nel mondo, ma avessi fallito ».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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