martedì 24 marzo 2026

Recensione: La ragazza d'aria

 

La ragazza d'aria  
di Andreea Simionel

Editore: Rizzoli
Prezzo Cartaceo: €18,00
Pagine: 352

“C’è, in questa voce che colpisce e ammalia, una forza primigenia. Un romanzo che pulsa, capace di parlare al nostro fragile presente.” – Silvia Avallone. Una ragazza in bilico tra due mondi, due lingue, due identità. Aryna ha quindici anni e cammina sulla linea sottile tra ciò che è stata e chi può diventare. È arrivata da due anni a Torino dalla Romania, eppure sente che niente, nel mondo che la circonda, le somiglia davvero. Il nome che porta è troppo difficile per i coetanei italiani, la sua lingua madre ha troppi spigoli, il suo corpo è troppo pieno. Ed è così che inizia a stringere, ogni giorno controlla di più: il pensiero, gli affetti, il cibo. Attorno a lei, i genitori, la sorella e gli amici le paiono distanti. Perché Aryna lotta con il peso delle proprie radici nell’Est, la fame di trovare un posto in un Paese nuovo, l’Italia, e al centro di tutto il suo corpo, che cade, resiste, si rialza. Andreea Simionel scrive una storia toccante sull’adolescenza come terra di confine, l’amore tra sorelle e il rifugio inaspettato nei libri. Con una scrittura che sa farsi vulnerabile e incandescente, ci racconta che, dopo essere scivolati sott’acqua, lentamente si può tornare a respirare, come se fosse la prima volta.



Metto subito le cose in chiaro: quando un libro è ambientato a Torino, io parto già felice. 
Mi piace ritrovare luoghi a me familiari, accompagnare la protagonista sul pullman, sapere che aspetto avrà il sedile su cui si siederà, vedere gli alberi alla fermata a cui lei scenderà, e poi ancora seguirla tra le corsie di un supermercato. 

E però La ragazza d’aria fa qualcosa di diverso. Dentro questa familiarità apparente, Andreea Simionel apre una frattura. Aryna, la protagonista, è straniera in una città che non ha scelto. E se già l’adolescenza è un territorio ostile, lei si trova a viverla in un contesto che familiare non lo è per niente. Gli sguardi, le domande sul suo nome, sulle sue origini, scavano piano, fino a svuotarla. Finché lei in quel corpo e in quel nome proprio non ci si riconosce più. E quel corpo allora inizia ad attaccarlo, diventa il suo campo di battaglia. Lo controlla, lo riduce, lo spinge al limite. 

E di nuovo mi ritrovo scaraventata in un luogo sconosciuto: un reparto di neuropsichiatria infantile, dove i corpi sono insieme nemici e rifugi, dove lotte diverse incrociano le proprie strade. La familiarità delle prime pagine è ormai lontana. Ora ci sono le grida notturne, i pasti rifiutati, i silenzi che sono sfida ma anche richiesta disperata di aiuto. 

Eppure, qualcosa resiste. Andreea Simionel ci mostra che degli appigli ci sono. All’inizio fragili, poi sempre più solidi e necessari. 
La ragazza d’aria è una storia sull’identità, su quanto sia facile farsela sfuggire e quanto sia complesso ricostruirne una, anche traballante. Ma è anche una storia sulla forza dell’amicizia e della famiglia, che possono sembrare ostacoli e invece diventano possibilità. Ed è una storia sul potere dei libri, delle parole lette, che ci raccontano qualcosa di noi, e delle parole scritte, che a volte ci tirano fuori dalle sabbie mobili in cui siamo rimasti incagliati.

Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Una tazza di latte caldo
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La solitudine dei numeri primi, di 
Paolo Giordano, e Le sorelle Blue, di Coco Mellors

"Il mio corpo è arrivato, finalmente. Ha percorso i chilometri che ci separavano, ha oltrepassato i confini. Siamo diventati tutt’uno.”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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