lunedì 23 marzo 2026

Recensione:Se campo più di voi



  Se campo più di voi

 di Jonathan Escoffery

 Editore: Fazi Editore
 Prezzo: € 18,90
 Pagine: 264
 Titolo originale: If I Survive You
 Traduzione a cura di: Stefano Tummolini, Silvia Castoldi
 

 Negli anni Settanta Topper e Sanya sono fuggiti da una Giamaica lacerata dalla violenza per stabilirsi a Miami. Ma l’America è ben diversa dalla terra promessa che si aspettavano. Costretti a confrontarsi quotidianamente con il razzismo dei bianchi, le difficoltà economiche e l’emarginazione sociale, insieme ai loro figli Delano e Trelawny tirano più che altro a campare, in una lotta costante per garantirsi un’esistenza accettabile. Anche nei momenti più bui, però, la famiglia rimane motivata da quello che il figlio minore chiama «il dolcissimo, straziante istinto di sopravvivenza». Trelawny, che da sempre fatica a ritagliarsi un posto nel mondo, da laureato in Lettere si ritroverà a vivere in macchina accettando una serie di lavori assurdi; suo fratello Delano, giardiniere fallito, si vedrà portare via i figli ma non rinuncerà al sogno di una carriera musicale; il cugino Cukie continuerà a inseguire un padre che non vuole essere trovato. In questa scombinata compagine ognuno è sempre in cerca di un appiglio, ma nessuno dimentica mai quant’è pericoloso arrampicarsi senza una rete di sicurezza. 




Parto subito col dirvi che questo romanzo è assolutamente consigliato.

La scrittura è vera, cruda, diretta: niente fronzoli, niente filtri. Un intreccio di italiano (in questa edizione) e patois giamaicano accompagna otto storie legate da una stessa, potente domanda: “chi sono io?”.
Il protagonista nasce in una famiglia nera, ma con una pelle “troppo chiara” per essere considerato nero e “troppo scura” per essere bianco. Non parla nemmeno il patois dei genitori, fuggiti dalla violenza della Giamaica, ma ha fin da subito un accento americano. Questa mancanza di appartenenza lo segna profondamente: fin da bambino non viene accettato da nessuno, né dai bianchi né dai neri. 
L’emarginazione e il razzismo arrivano da ogni direzione.
Anche in famiglia il clima è tutt’altro che accogliente. Il confronto con il fratello maggiore Delano è costante: forte, simile al padre, già avviato nel lavoro manuale, incarna tutto ciò che il protagonista non è e non sarà mai. 
Seguiamo così non solo la storia dei due fratelli, ma anche quella dell’intera famiglia e del cugino Cukie, alle prese con un rapporto difficile e doloroso con un padre assente e distrutto. Dopo la laurea e la partenza della madre per la Giamaica, il protagonista si arrangia come può, passando da un lavoro all’altro, uno più alienante dell’altro: dal controllare inquilini vulnerabili negli alloggi popolari fino a essere pagato per osservare una coppia in crisi fare sesso. 
Nella sua crescita, e in quella degli altri personaggi, le costanti sono poche ma pesanti: la mancanza di denaro, il bisogno di approvazione di un padre incapace di darla, e un razzismo persistente e soffocante. A ogni pagina si spera in un gesto di umanità che restituisca fiducia… ma spesso invano (ee fidatevi ho cercato!).
Il romanzo è estremamente stratificato, ricco di spunti e chiavi di lettura. 
Devo ammettere che non ho percepito molto l’umorismo di cui si parla, forse si è perso un po’ nella traduzione, o forse mi è sfuggito, ma la scrittura resta comunque coinvolgente e incisiva. 
Nonostante venga presentato come una raccolta di racconti, suggerisco di leggerlo tutto d’un fiato: solo così i legami tra i personaggi e le dinamiche familiari emergono davvero con forza.

 È una lettura che consiglio a chi vuole comprendere cosa significhi vivere da immigrato in un paese straniero, sentirsi sempre “fuori posto”, sia nella società che dentro casa, e lottare continuamente per costruire la propria identità. 


Durata totale della lettura: Cinque giorni
Bevanda consigliata: Tisana al tiglio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Jonathan Escoffery
Consigliato a chi ha apprezzato: Come brace coperta di Alice Malerba



" Direi che preferiresti essere trattata come un essere umano, piuttosto che come un luogo comune. Un po’ come i bianchi trattano i bianchi."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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