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sabato 16 maggio 2020

Recensione: Nella balena





Nella balena
Nella balena

di Alessandro Barbaglia

Editore: Mondadori
Prezzo cartaceo : € 17,00
Prezzo ebook: € 9,99 
Pagine: 228
Genere: Narrativa moderna

Questa è la storia di Herman, figlio della Donna Sirena e dell’Uomo Pesce; è la storia di un bimbo che si fa uomo imparando a lottare dall’Uomo Elefante e allenando all’equilibrio la grande Bird Millman, la poetessa dell’aria: la più straordinaria funambola di tutti i tempi, la prima donna a danzare su una corda sospesa nel vuoto tra due grattacieli. Herman è figlio del circo, il circo classico, quello fatto da “uomini che camminano con la loro bruttezza, fieri di generare meraviglia”.

Ma è anche la storia di Cerro, che invece abita a Novara in una casa troppo grande e troppo vuota perché è rimasto presto senza madre. E anche un po’ senza padre, che insieme alla moglie ha smarrito nei ricordi la sua capacità di amare. Da bambino Cerro contava il tempo in mirtilli: era capace di mangiarne uno al secondo, e portava al guinzaglio CuccioloAlfredo, un cane che sapeva essere dolce solo con lui. Teneva a bada così la solitudine, nutrendosi di piccole gioie. Ma da adulto? Un mirtillo lo farà ancora felice?

Herman e Cerro non s’incontreranno mai, ma avranno per sempre in comune qualcosa di immenso, la più grande attrazione del circo: una balena, Goliath, l’altra protagonista di questa storia. I genitori di Cerro si sono conosciuti proprio davanti a lei, il giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore ed Herman guidava il camion su cui viaggiava Goliath. L’amore tra loro è nato nel segno della balena. Ma che cos’è Goliath: un mostro o una meraviglia? E in fondo che cos’è l’amore stesso: un sogno sublime o un incubo spaventoso?

Perché l’irrequieta Marilisa attrae così tanto Cerro? E cosa sono la dedizione e la fede con cui Herman si prende cura per quasi trent’anni della balena? Esiste un amore più giusto di un altro? O forse l’amore è sempre e comunque un esercizio di sottomissione ed elevazione insieme, un’ossessione che ti spacca e ti completa?

Un romanzo potente, poetico e impastato di archetipi, lieve ma capace di scavare in profondità.

Dalla voce unica di Alessandro Barbaglia, una grande storia di abissi ed equilibri sospesi tra le nuvole, di solitudine e incontri prodigiosi, di semi assopiti nella terra che germogliano, miracolosi.





A Torino è l'alba quando Goliath, una balena di 22 metri trasportata su un rimorchio altrettanto gigantesco, attraversa le sue strade che si stanno risvegliando, si specchia nei vetri delle case che trattengono per qualche istante l'incanto e la meraviglia di questo cetaceo. Alessandro Barbaglia torna nelle librerie italiano con un nuovo romanzo che incanta il lettore sin dalle primissime battute. Con uno stile che lo contraddistingue ancora una volta Barbaglia fa centro: una balena, una famiglia e il Figlio dell'Uomo Pesce raccontano la loro storia, lasciano entrare il lettore nel loro intimo fino a farne diventare una parte di esso. Hector è nato nel circo e nei suoi occhi si rispecchiano le meraviglie di quel mondo fatto di donne che ballano sulle funi, di donne barbute e di Uomini Elefante: figlio dell'Uomo Pesce troverà la sua strada accanto ad una balena, la curerà e la amerà ed è con lei che passerà la sua intera vita. A Novara invece c'è Cerro che ha 38 anni ma dimostra l'età di suo padre Emilio, psichiatra famosissimo, amico di Lucio Dalla come lo chiama la Santina, che soffre di perdite di memoria. Il romanzo inizierà con lui, un orfano che deve fare da padre al suo stesso padre che a suo tempo è stato una presenza assente e distante, con il quale ha molti conti in sospeso, molte domande che ogni volta gli muoiono sulla punta della lingua. Ad unire tutti poi c'è lei, maestosa e magnifica come solo una balena di 22 metri può essere: la regina del mare della Norvegia che è stata catturata, non senza aver lottato, che ha vissuto più sulla terra che in mare, sarà attraverso Goliath che Barbaglia ci insegnerà una nuova lezione, ci insegnerà a sognare e a ricordare ancora una volta. Sarà il ricordo il tema principale di questo romanzo: quello di Emilio che sta perdendo, quello di Hector e di Goliath ormai una cosa sola e quello di Cerro che tanto insegue. Un romanzo unico, come sempre.

Durata totale della lettura: due giorni
Bevanda consigliata: tè alla menta
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: da 16 anni







"Lasciatevi incantare dalla balena, entrate nel suo ventre e scoprite i suoi misteri."


   

                                        

giovedì 19 luglio 2018

Recensione: L'atlante dell'invisibile


L'atlante dell'invisibile
di Alessandro Barbaglia

Editore: Mondadori
Prezzo cartaceo: € 17,00
Prezzo Ebook: € 8,99
Pagine: 204
Genere: Narrativa Moderna

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta.
Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci.
Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al “paese nuovo” e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell’esproprio definitivo.
Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra.
Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa – ormai anziani e da sempre innamorati l’uno dell’altra e del loro paese vicino a Milano – e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: “dove vanno a finire le cose infinite?”, “dove si nascondono l’infanzia, l’amore o il dolore quando di colpo svaniscono?”.
E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate – descrivendo così la terra magica dove abita l’invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l’invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto.
In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l’amore, il dolore, l’infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell’invisibile.
In uno stile romantico e inimitabile, capace di portare in poche pagine il lettore dal riso alla commozione più profonda, Alessandro Barbaglia con questo suo secondo romanzo regala a chi lo legge un gioiello che raggiunge straordinarie vette di intensità e poesia.










Le vedi le Dolomiti? Vedi la roccia come è bianca? Sai perchè? una volta qui c'era il mare e le montagne sono fatte di ossa dei pesci e dei loro sedimenti. Così esordisce l'ingegnere dalle scarpe strane venuto su quelle montagne a costruire una diga che sommergerà il paesino di Santa Giustina: i suoi occhi ora spaziano verso quei prati, quelle baite e quei terreni che da lì a qualche anno si ritroveranno sott'acqua. Ma adesso tutto questo ancora non è successo, il paesino è ancora lì con la scuola, i campi ed un prato immenso che appartiene a tre bambini: è loro di diritto perchè l'hanno scoperto ed in quello spazio confinanto in quell'ultima estate prima che tutto si ritrovi nel fondo della diga loro ne sono i padroni Dino, Ismaele e Sofia. In un bar dello sport nel paese di Barassina Elio sta ascoltando alla radio la prima tappa del giro d'Italia: ha pedalto sino a Milano per vederli partire ed ora sente Coppi volare sulla costa ligure, con un distacco immenso dal resto del gruppo. E sarà proprio grazie ad un distacco di ben 15 minuti dal secondo classificato che conosce Teresa, con la quale ballerà proprio lì in quel Bar dello Sport. Due storie che si intersecano in una trama che sembra fatta di sogni in questo nuovo di Alessandro Barbaglia che ancora una volta riesce a stupirci con una magia letteraria. Ogni volta che mi ritrovo di fronte ad un libro di Barbaglia lascio che la mia mente scavalchi ogni confine e mi addentro con fiducia tra le sue pagine, lascio che la sua voce mi culli e mi porti in luoghi meravigliosi alla scoperta di personaggi indimenticabili. Crescendo un anno dopo l'altro la capacità di vedere l'invisiile, di ridipingere la realtà e di andare oltre il quotidiano si perde ma non in questo romanzo, prima con il trio di Dino, Ismaele e Sofia che hanno addirittura un'atlante dove conservarli e dall'altra parte con Elio che costruisce mappamondi, ma senza seguire davvero le carte topografiche, ma mettendo un vulcano spento in Molise o un fiume giallo in Africa. Cosa c'è di più meraviglioso di saper andare oltre il quotidiano, oltre l'ordinario e la realtà: far spaziare gli occhi oltre quello che ci viene imposto per vedere quello che non c'è, per assaporare l'invisibile. La trama scorre davanti ai nostri occhi che si riempiono di immagini e di meraviglia, di puro stupore riportando il lettore indietro nel tempo. Lo stile narrativo dell'autore è pura poesia, in poche righe Barbaglia cattura l'attenzione, attira il lettore nel suo mondo e lo fa diventare parte di esso, lo incatena alla storia ed ai protagonisti che diventano compagni di un viaggio meraviglioso.



Durata totale della lettura: due giorni
Bevanda consigliata: tè al karkadè
Formato consigliato: cartaceo

Età di lettura consigliata: dai 16 anni






"Impariamo a cogliere l'invisibile."

                      
   

                                        

mercoledì 8 febbraio 2017

Recensione + Intervista La Locanda Dell'Ultima Solitudine

La Locanda Dell'Ultima Solitudine
di Alessandro Barbaglia



Editore: Mondadori
Prezzo E-Book: € 8,99 
Prezzo cartaceo: € 17,00
Pagine: 168
Genere: Narrativa Moderna

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.







Ci sono storie che aspettando di essere raccontate, ci sono personaggi che aspettano che il loro autori li scopri e li porti alla luce e ci sono romanzo che ti scaldano il cuore e l'anima, come è successo a me con questo libro. Libero e Viola sono due anime semplici ma complicate, ricche di sfumature e di sfacettature sempre alla ricerca di qualcosa, o meglio di qualcuno, che li completi. Alessandro Barbaglia ha esordito con questo bellissimo capolavoro ed è inutile ripetermi, per me queste 168 pagine sono pura poesia. In punta di piedi entriamo nella vita del giovane Libero che ha un appartamento tutto blu, con un divano blu, con degli scaffali blu ancora vuoti ed un cane di nome Vieniquì, mi raccomando quando leggete questo nome state attenti alla pronuncia con cui lo leggete perchè è facile sbagliarsi e dire semplicemente vieni qui. Libero sa aspettare, ama l'attesa ed il godersi il momento in cui l'attesa finisce, ed è quello che ora sta facendo, sta aspettando la donna dalle labbra color Nebbiolo con la quale andrà in bicicletta e riempirà la casa e gli scaffali. Viola invece in un paesino chiamato Bisogno accorda i fiori insieme a sua mamma, prova ad accordarli ma è lei stessa ad essere stonata, a sentirsi fuori posto in quel paese ed in quella casa dove c'è una mancanza così grande da far venire voglia di urlare senza mai fermarsi. Alessandro ci racconta le loro vite, anzi dovrei dire che le sussurra piano mentre ci mostra un mondo fatto di sensazioni e di suoni, di emozioni vere e di colori che parlano direttamente al cuore. Ho apprezzato lo stile narrativo dell'autore che richiama i grandi autori del passato che sapevano tradurre immagini ed emozioni in pura poesia in prosa. I personaggi mi hanno conquistata ed i luoghi, Punta Chiappa e la sua Locanda mi hanno incantata sino all'ultima pagina, incapace quasi di porre fine alla lettura. Un'ottima prima prova di un'autore di talento che farà parlare a lungo di sè.


Durata totale della lettura: Un giorno e mezzo
Bevanda consigliata:  Tè aromatizzato alla rosa
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Sito dell'autore: Alessandro Barbaglia

 






""Mi basta aspettare" pensa Libero "Mi basta trovarla" è la coda di quel pensiero."




Ed ora, cari lettori, ecco a voi una bellissima intervista che Alessandro Barbaglia ci ha rilasciato.



Ciao Alessandro e benvenuto sulle nostre pagine, grazie per il tempo che ci ha dedicato. Ho appena finito di leggere il tuo romanzo ed è come se avessi sognato.. Ho sentito il vento sul viso mentre correvo alla ricerca di vieniqui e mi sono lasciata incantare dalle bugie della menta.. Ti ringrazio per aver creato un mondo così meraviglioso fatto di personaggi indimenticabili.

Ma veniamo alle domande:


1.    Come sei riuscito a trovare Libero e Viola? e' stato un incontro casuale o vi conoscevate già da tempo?

Ci sono posti che hanno fuori il suono del silenzio che hai dentro. Quando li trovi, e sono difficili da trovare perché si nascondono in cima alle montagne o dove il mare gioca con gli scogli o dove ci sono gli angoli scuri ai confini dei boschi, devi fermarti perché quei silenzi hanno qualcosa da dirti. E’ lì che ho incontrato Libero: aspettava. E io non riuscivo a capire cosa. Allora Libero mi ha detto: “Siediti qui, lo aspettiamo insieme”, “ma cosa?” ho detto io “Il futuro” ha risposto lui. E’ stato lui a raccontarmi della nostalgia del futuro e quindi, insomma, la sua storia.
Viola mi è apparsa ballando. E’ uscita dalle corde di un amico musicista, Andrea Fabiano. L’ho vista ballare nella voce di Andrea Fabiano e da allora non ha più smesso di ballarmi le sue storie e le storie di fiori che le stavano attorno: Margherita, Rosa, Ciclamina....

2.    quanti percorsi hai fatto per arrivare sino alla Locanda dell'Ultima Solitudine? Io abito a Genova e conosco a menadito il sentiero che dalla Ruta di Camogli scende sino a Punta Chiappa ma non mi sono mai avventurata sino alla Locanda nè soprattutto ho mai giocato con il signore con i baffi..è stato un vero peccato.


Sei mai andata di giovedì? Giovedì è il giorno sospeso, il giorno in cui la settimana ha smesso di iniziare ma non ha ancora iniziato a finire. E’ soprattutto di giovedì che se arrivi alla Locanda dell’ultima solitudine tutto accade. Io ci sono arrivato trascinato da Libero, perché questa è un’altra cosa fondamentale: devi essere libero per arrivare alla locanda, ed è stato lui a farmi incontrare l’uomo coi baffi. Il sentiero della Ruta, lo scoglio di Punta Chiappa poi sono i posti più belli del mondo. Se queste cose non accadano lì, dove altro possono accadere?

3.    Leggendo il romanzo mi sono ritrovata come dentro un sogno che si fa quando l'alba è ormai prossima e la giornata sta per cominciare ma si è ancora molto assonnati e tutto sembra avvolto da una luce dorata..dove hai trovato l'ispirazione per raccontare questa storia che riesce a toccare nel profondo chi apre il tuo romanzo?


Avevo bisogno di trovare la risposta alla domanda: si più avere nostalgia del futuro? Si può avere nostalgia di qualcosa che non è ancora accaduto? E mi sono risposto sì, così come si risponde libero, e mi sono risposto no, così come si risponde Viola. Le loro risposte, e la domanda stessa, vivono di quel confine tra sogno e risveglio. Hai ragione. E forse è per questo che il romanzo ha queste tonalità, perché è fatto di quei suoni.

4. Se fossi seduto alla Locanda con chi saresti in compagnia? E quale sarebbe la tua prima e la tua ultima portata?


Che domanda sorprendente! Se fossi seduto alla Locanda di fronte a me ci sarebbe uno scintillio di ricordi fatto tutto della mia infanzia. Forse è lei la LEI che ho incontrato alla Locanda: la mia infanzia. Fatta delle mie storie, dei miei luoghi, dei miei ricordi e delle mie nostalgie per un futuro a venire. La mia infanzia ha le gambe lunghe di Viola e la follia di Libero che pensa che il futuro vada solo aspettato. Mi aspettava lì, andava rincontrata. Grazie per questa domanda, non ci avevo mai pensato nemmeno io. Le portate? Vorrei che la prima portata fosse avesse il gusto del domani e l’ultima il gusto del primo giorno. Vorrei gustare così le parentesi che contengono i miei respiri.  


5.    Scrittori si è o si diventa? E tu come hai intrapreso questo bellissimo percorso?


Diciamo che si nasce. Poi qualcosa si diventa. Nel frattempo si vive. Bisogna fare così come dice la nonna di viola: i sogni bisogna coltivarli sempre e piantarli in inverno quando nessuno ci crede. I sogni vanno piantati in inverno e se all’inverno sopravvivono (e sta a noi prenderci cura che questo accada) in primavera sbocceranno. Credo che l’importante sia non aver fretta di cogliere l’attimo ma coltivarlo e prenderlo quando sarà maturo. Così si diventa felici, poi se nel frattempo si impara anche a scrivere lo si racconta in una storia.


Grazie di tutto e ti auguro un piacevole Giovedì.

E buon giovedì a te! Grazie per le bellissime domande!



                      
   

                                        
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