Editore: Fazi Editore Prezzo Cartaceo: € 18,50 Prezzo eBook: € 9,99 Pagine: 432 Due famiglie legate al mare e alla terra. Tre donne unite da una maledizione. Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria. Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura. |
..."A volte mi soffermo a pensare che la mia vita sia stata costellata da donne, come corpi celesti in un firmamento nero, alcune forti, altre fragili. Chi mi ha ispirato, chi mi ha ferito. Ma sono le donne che mi hanno portato qui, ciascuna di loro, soprattutto mia madre."...
Sono le donne a tenerci incollate alle pagine di questo libro e a dettare le sorti, a tracciare solchi nelle vite delle persone che attorno a esse gravitano da cui è difficile uscirne. Siamo in terra pugliese, a Carovigno, un piccolo Comune non troppo lontano dal mare e dalla città, ma abbastanza lontano da tutto per essere esso stesso vittima delle tradizioni e superstizioni di un tempo. Qui troviamo la famiglia Guadalupi a cavallo tra i due conflitti mondiali, ma anche a cavallo tra due mondi: quello della vita e quello della morte.
...«Imparerai che niente è giusto. Siamo femmine, Eloi'», continuò sua madre.
«E chi lo dice?», intervenne Mina.
«È la legge del mondo, la legge degli uomini».
«E quella delle donne che dice?».
«Non dice, non esiste.»...
In una realtà popolare e ferma nel tempo, in cui domina la legge degli uomini, le donne della dinastia Guadalupi lottano per trovare un posto nel mondo. Se la presenza maschile nel romanzo di Alessia Coppola è destinata a perdersi immediatamente tra i non vivi o a restare nell’ombra del mondo delle femmine, queste ultime le vediamo intente, di generazione in generazione, a gestire il peso di un’eredità non richiesta: il legame della masciara. Figura stregata e sensitiva, capace di vedere nel futuro e parlare con gli spiriti, di leggere le carte e di presagire i drammi degli eventi. Temuta e cercata, per conoscere i segreti dell’attesa o per provare a cambiarli. Non si può sfuggire all’essere masciara: infatti, le donne della famiglia toccate da questa eredità sentono un mondo amplificato dalle presenze dei morti del passato e del futuro. Segnate, vengono emarginate anche dai loro stessi legami affettivi, impauriti da quel potere difficile da comprendere, ed emarginate per volontà propria. Il peso delle brutte notizie è un macigno che inaridisce i cuori, ci si sente colpevoli senza esserlo stati realmente, solo per aver visto prima di altri quello che attendeva il domani.
...«Odio la mia famiglia», sbottò, la testa sulle ginocchia della zia.
«Rose', l'odio diventa un nocciolo duro che ti cresce nel petto fino a che ti riempie e senti solo quello. Da’ retta a zia, l'odio è una brutta cosa. Io lo conosco bene. Non diventare come me, o come tua madre.»
«Perché lei è così? Sembra fatta di acciaio, non sente niente.»
«È fatta di acciaio perché ha conosciuto inferni che tu non conosci.»
«Che cosa vuoi dire?»
«Il dolore, Rosa, crea due tipi di persone. O le fa diventare compassionevoli e miti o le sgretola e ci fa una poltiglia.»...
Così conosciamo le masciare del romanzo: Nilde, Minerva, Rosa e Nives. Ognuna vive la sua eredità in maniera diversa, traendone benefici o sciagure, abbracciandola o rifuggendola con il timore di non replicare quei riti antichi. Accanto a loro anche le altre donne della famiglia: Cosma, Dorotea, Eloisa, Amaranta, Agata, Porzia, Liliana, Azzurra, Angela. Ci raccontano cosa vuol dire stare accanto a quel potere ancestrale nelle diverse sfaccettature dei loro comportamenti, pronte a sbattere porte in faccia o ad aprirle per lasciare spazio alla cura dell’affetto sincero.
Da prima della grande guerra fino ai giorni nostri, la Coppola ci conduce attraverso un secolo di storie fittamente intessute, di cui quello che leggiamo però è solo un piccolo spiraglio sulla complessità dei personaggi: al lettore è lasciato il compito di indagare e immaginare per comprendere appieno (ri)sentimenti e pensieri che questi universi femminili rappresentano. Con uno stile ricco e avvolgente come i migliori romanzi famigliari, veniamo inghiottiti dalla polvere calda del Sud, ma anche dalle pungenti difficoltà dell’arida terra. Una morsa da cui è difficile staccarsi, desiderosi di andare nelle viscere dei legami e dei segreti di queste donne così diverse, così unite.
Formato consigliato: ebook




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