giovedì 9 aprile 2026

Recensione: I volti

  

I volti
di Tove Ditlevsen

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: €17,00
Pagine: 144
Titolo originale: Ansigterne
Traduzione a cura di: Alessandro Storti
 

Nella Copenaghen di fine anni Sessanta, Lise Mundus è scrittrice di libri per ragazzi e madre di famiglia: due ruoli che fatica a conciliare. Ha avuto tre figli da mariti diversi, l’ultimo dei quali è Gert. Il loro non è un matrimonio felice: l’uomo vive il successo della moglie come un affronto personale, da tempo ha smesso di toccarla e non fa mistero di portare avanti ben due relazioni extraconiugali, con la collega Grete e con la donna di servizio Gitte. La crisi di coppia e le continue tensioni con i figli ricadono inevitabilmente sul lavoro di Lise, che non riesce più a scrivere. La donna perde il controllo, si sente odiata da tutte le persone con cui vive, sviluppa una mania di persecuzione e si mette in testa che Gert e Gitte stiano complottando ai suoi danni. La notte è il momento peggiore: i pensieri corrono veloci, sempre più difficili da tenere a bada, e la visione di volti deformati comincia a tormentarla. Sono volti che stanno per cadere, come maschere, pronti a rivelare tutta la finzione che nascondono. Il crollo psichico è rapido. Mentre sprofonda in un mondo fatto di pillole e ospedali, Lise comincia a chiedersi se la follia sia davvero qualcosa da temere o porti con sé una sorta di libertà.


Dopo la Trilogia di Copenaghen continua la riscoperta di Tove Ditlevsen: I volti è un romanzo sconvolgente che racconta la storia di una donna sull’orlo del baratro, ritratta con tutta la vividezza dell’esperienza vissuta. Con una scrittura ammaliante, Ditlevsen mette a punto un’acuta esplorazione del matrimonio e del divorzio, dell’amore e della follia, della paura e del male.



Non è un libro per tutti, quello di Tove Ditlevsen. È difficile.
Lo è innanzitutto per la scrittura, che non mostra subito in modo limpido ciò che accade, ma ti costringe a restare in una zona incerta, a ricostruire, a dubitare. Ma è difficile anche perché ti trascina negli anfratti più torbidi e oscuri della mente.

Prima di questo libro non conoscevo Tove Ditlevsen, e sono grata a I volti per avermela fatta incontrare. Cercando informazioni sulla sua vita — segnata, tormentata, conclusa con il suicidio — diventa inevitabile leggere questo romanzo anche come un confronto diretto con le sue ombre.

Fin dalle prime pagine ci si chiede: cosa sono, davvero, i volti? Cosa raccontano di noi? Quanti ne abbiamo? E quante volte li cambiamo, nel corso di una giornata, di una vita?
Lise, la protagonista, in questo oceano di volti affonda: ogni volto è solo una versione tra tante, un volto vero non esiste, e questo la fa perdere il contatto con la realtà. E in questo perdere il controllo, Lise perde in qualche modo anche il suo volto. O forse, viene da chiedersi, Lise di volti ne ha troppi.

Vedere questi volti che si trasformano, volti che non sono solo i nostri, ma anche, e forse soprattutto, quelli che gli altri vedono o ci impongono, mi ha fatto pensare alle maschere del teatro Nō, capaci di trasformarsi a seconda della luce e dell’inclinazione, e ad alcuni personaggi di Tawada Yōko, sospesi tra identità diverse, mai del tutto afferrabili.
Se l’identità nasce dall’incontro tra ciò che siamo e ciò che viene visto, è anche vero che la percezione è instabile, e l’identità non è mai fissa.
Così anche i volti di Ditlevsen non sono mai definitivi. Sono superfici instabili, attraversate da crepe sottili, che rivelano quanto sia fragile — forse illusoria — l’idea stessa di un’identità coerente.

I volti non offre appigli rassicuranti. Lascia in una condizione di instabilità, la stessa in cui si muove Lise, la stessa che attraversa le identità che il romanzo mette in scena. E forse è proprio questo il suo punto più radicale: non ricomporre, ma lasciare aperta la crepa.

Durata della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Un whisky liscio
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Persona, di Tawada Yōko
, e Follia, di Patrick Mc Grath


"Per la prima volta nel corso di questo dialogo, lei lo guardò in volto. Era sbagliato. Tutti i lineamenti sembravano spaiarsi, come mobilia accumulata lungo una successione di matrimoni.”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta e condividi con noi la tua opinione!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...