La fanciulla e il coccodrillo di Jordan Ifueko Editore: Fazi Editore Prezzo: € 18,50 Pagine: 360 Titolo originale: The Maid and the Crocodile Traduzione: Marinella Magrì Nella Città di Oluwan, Piccola Sade è ormai troppo grande per restare in orfanotrofio e ha un disperato bisogno di trovare un lavoro, magari un impiego da domestica in un luogo dove le apparenze non contino troppo, in modo da mascherare il suo piede debole. Mentre vaga per le strade della città, finisce accidentalmente per stringere un patto con un essere magico noto come Coccodrillo, una divinità che si dice divori le belle fanciulle. Sade ha attirato le attenzioni del dio con il suo segreto: ha l’abilità magica di percepire la cattiva sorte delle persone e di cambiarne il destino, può liberarle dalle maledizioni pulendo le loro case o i luoghi in cui risiedono. Nonostante il Coccodrillo la metta in guardia sul legame corporeo che li vincola, la ragazza prova a ignorarlo e a continuare per la propria strada, trovando un impiego da domestica presso una locanda piuttosto elegante, dove però condizioni di lavoro e discrepanze sociali, impossibili da ignorare, faranno maturare in lei una nuova consapevolezza di sé e dei propri diritti. Il dio Coccodrillo, mosso da ambizioni sovversive nei confronti dei nobili del reame, ne approfitta per incoraggiare la fanciulla a usare le sue capacità per cambiare le cose. Perché una piccola, imprevista scintilla può legare per sempre due cuori... ma anche accendere una rivoluzione. .
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venerdì 20 febbraio 2026
Recensione: La fanciulla e il coccodrillo
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mercoledì 18 febbraio 2026
Recensione: Mitsou. Ovvero come le fanciulle diventano sagge
di Colette Editore: Elliot Prezzo Cartaceo: €16,00 Pagine: 96 Maggio parigino, durante la Prima guerra mondiale. Mitsou, giovane ballerina nei music hall di Montmartre, sta per salire sul palco quando la sua amica soprannominata Petite-Chose appare nel suo camerino, accompagnata da due giovani sottotenenti, uno in uniforme cachi e l’altro in blu, per chiederle la cortesia di farli nascondere nell’armadio. Mitsou acconsente ma si comporta in modo molto distaccato; il tenente Blue, rimasto affascinato dalla sua bellezza, prima di tornare al fronte le manda una lettera. Nasce così una corrispondenza tra i due. Nonostante gli errori di ortografia e le espressioni un po’ popolari, le lettere di Mitsou incantano il giovane, rivelandogli una grande purezza di cuore. Ogni lettera li avvicina e finiscono per dimenticare tutto ciò che li separa, fino al giorno in cui il tenente Blue arriva in licenza… In Mitsou, Colette attinse a piene mani dal suo passato di attrice dal contegno “scandaloso”, e diede vita a un delizioso romanzo breve che fu molto amato da Marcel Proust. |
Mitsou riprende la sua vita finché un giorno non le viene consegnato un dono in camerino: un portacipria e due flaconcini di cristallo, accompagnati da una lettera, scritta e firmata proprio dal tenente in blu. Questo è il momento esatto in cui si vede e si percepisce il cambiamento di Mitsou.
I due giovani iniziano una lunga relazione epistolare, lui è al fronte e non sa quando potrà essere di nuovo a Parigi. Passano i mesi e finalmente i due possono incontrarsi. Il tenente sembra un po' spaesato, più di Mitsou, la ricordava diversa, ma non più bella. È strano come le persone si lascino coinvolgere mentalmente, in questo caso da una serie di lettere, e come le prospettive possano cambiare facilmente quando si è faccia a faccia con la realtà. Il loro incontro sarà carico di tenerezza, ma non solo, i sentimenti che scaturiscono dal loro incontro sono molteplici.
Non avevo mai letto nulla di Colette e da questo romanzo breve si coglie il suo animo non convenzionale, quasi estraneo ai canoni dell'epoca. Una scrittura vivace, carica di sensualità. Vorrei dire troppo per l'epoca, e forse è così nel nostro immaginario, per quella che consideriamo un'epoca casta, ma lo era in apparenza, ed è proprio questo che fa Colette, mostra la realtà dei fatti, la realtà delle relazioni e della vita di quel periodo, è questo che la allontana dai canoni dell'inizio del Novecento.
Un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato, ricco di discorsi diretti e di dialoghi epistolari caratterizzati da un linguaggio colmo di eleganza, gentilezza, tristezza e malinconia che riportano ad un'epoca ormai estremamente distante da noi.
Formato consigliato: Cartaceo
venerdì 13 febbraio 2026
Recensione: Ugo
di Baldissera Di Mauro Editore: Elliot Prezzo Cartaceo: €17,50 Pagine: 192 Ugo nasce a Napoli nei quartieri camorristi con una malformazione congenita, il collo storto. La famiglia si trasferisce in Umbria in cerca di una sistemazione tra i fasonisti che lavorano per una grande azienda della moda, liberamente ispirata alla storia del marchio Brunello Cucinelli. Ugo teme da sempre la reazione delle persone alla sua malformazione, così per proteggersi, sceglie il male: prova a esercitarlo a scuola, con i compagni e scopre il piacere di procurare dolore. Ciononostante, un effetto imprevisto gli si riverbera addosso: una inconscia, assurda inclinazione al bene. Fin da ragazzo, Ugo matura un progetto, la cui conquista più preziosa sarà arrivare a una condizione umana oscura ed eccezionale: essere per gli altri un mostro che, però, fa del bene. Guadagnare, in uno spazio riparato, il rispetto del mondo. Ugo, il deforme e il perfido, diventa il varco per la salvezza degli altri, e un po’, il necessario, per la propria. Un’opera prima intensa e composita che ricorderà ai lettori le atmosfere dei film di Sorrentino, in cui una lingua vivace incontra una storia ricca di eventi imprevisti e un coro di personaggi indimenticabili. |
Formato consigliato: Cartaceo
Consigliato a chi è piaciuto: Il tamburo di latta, di Günter Grass, e Bianco su nero, di Rubén Gallego
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martedì 10 febbraio 2026
Recensione: Treno infernale per l'angelo rosso
| Editore: Fazi Prezzo Cartaceo: € 19,50 Prezzo ebook: € 10,99 Pagine: 396 Titolo originale: Train d'enfer pour Ange Rouge Traduzione a cura di: Daniela de Lorenzo Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto. Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz'aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale. La scena del crimine è stranamente pulita e gli unici microscopici indizi conducono in Bretagna, dove il commissario scoprirà un sordido sottobosco di depravazione. Con l'aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell'informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un'anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino, uno spirito vendicatore che sembra voler ricostruire l'inferno in Terra. E mentre l'indagine si fa sempre più intricata e pericolosa, un dubbio assillante tormenta il commissario: riuscirà mai a ritrovare Suzanne? |
L’indagine in cui viene coinvolto è subito dura e disturbante. Il male che emerge nel romanzo non è astratto, ma profondamente umano e legato a perversioni e deviazioni della mente, descritte con crudezza ma senza compiacimento. La violenza non è mai fine a se stessa: serve a mostrare quanto possa essere inquietante ciò che nasce da una psiche malata.
Senza entrare nei dettagli della trama, la storia conduce Sharko verso una verità scomoda, in cui il confine tra normalità e mostruosità si fa sempre più sottile. Dietro tutto questo si nasconde una mente insospettabile, qualcuno che il lettore non assocerebbe immediatamente all’orrore che prende forma nel romanzo, ed è proprio questo aspetto a rendere la vicenda ancora più perturbante.
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
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mercoledì 4 febbraio 2026
Recensione: Latte
di Marina Zucchelli Editore: Rizzoli Libri Prezzo Cartaceo: €18,00 Pagine: 320 Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un’idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e corpi: quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l’energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l’enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire. Con una prosa essenziale e di scavo, capace di dare materia ai silenzi, Marina Zucchelli illumina la storia delle balie nel Novecento, fenomeno fondativo e quasi dimenticato della nostra storia. Il risultato è un romanzo d’esordio potente, che ci interroga su cosa significhi, ieri e oggi, essere famiglia. |
Alla fine degli anni '50 Olimpia è incinta; è una donna borghese e per crescere il suo futuro bambino, perchè era così che si faceva, ha bisogno di una balia. Così lei e suo marito Marcello partono per Roma, dove Don Giulio, loro amico e parroco li aspetta, insieme ad una sensara, per aiutarli a scegliere la donna, o meglio, la ragazza giusta. Perchè in fondo sono solo ragazze che hanno bisogno di questo lavoro e si mettono in mostra come se fossero oggetti per essere scelte da famiglie benestanti. Olimpia è quasi in difficoltà, ma in un modo o nell'altro sceglie Ada: con quel pancione tondo è così simile a lei. Ada viene dalla Ciociaria, ha già tre figli e sta per mettere al mondo il quarto che avrebbe lasciato a pochi mesi dalla nascita per seguire Olimpia e Marcello a Bologna.
L'autrice riesce a far trasparire perfettamente i sentimenti di tutti i personaggi, in particolare quelli delle due donne che affrontano in modo diverso anche la maternità stessa. Il momento in cui Ada lascia la sua famiglia è descritto in modo semplice, ma intenso e di impatto, così come le sensazioni e le paure che Olimpia prova alla nascita del figlio Carlo, nascoste tra le mille domande che le frullano nella testa ma che rimangono senza risposta.
Marina Zucchelli ha esordito con un romanzo potente, carico di sentimenti, avvolto da paragoni forti, quasi estremi: penso all'inizio in cui Olimpia deve scegliere la balia e la sua mente viaggia lontana a quando da bambina andava in stalla con suo padre e passava tra le cavalle legate; o al paragone al momento del parto alla discesa all'inferno accompagnata da Virgilio.
Ricco di dialoghi brevi ma intensi alternati ai silenzi profondi e a lunghe introspezioni, questo romanzo ha un taglio particolare, una riflessione sulla maternità e su come viene vissuta, e una forte riflessione sulla famiglia.
L'autrice è riuscita a portare alla luce uno spaccato storico di cui non si parla spesso e di cui non si è mai parlato spesso. L'ombra della guerra continua ad essere presente in quegli anni, in particolare nei ricordi che riaffiorano dai personaggi. Immerso in un contesto storico ben descritto, con cambi di linguaggio che vanno dall'italiano borghese, con qualche cadenza dialettale, a quello ciociaro, grammaticalmente errato e fortemente dialettale di Ada, è un libro che mi sento assolutamente di consigliare.
Formato consigliato: Cartaceo
Consigliato a chi è piaciuto: Il peso della vergogna, di Serena McLeen
"Io restavo ferma a osservare le azioni di quelli che avevano azioni da compiere, domandandomi ora più che in altre fasi della mia esistenza quale fosse il mio ruolo nell'ordine delle cose. Seduta al mio posto sotto al castagno io non vedevo l'acqua che lavava i panni, non vedevo il documento, non vedevo il faggeto ripulito, non vedevo nè la mucca né il latte.”
venerdì 30 gennaio 2026
Recensione: Il silenzio dei colpevoli
| Il silenzio dei colpevoli di Angela Marsons Editore: Newton Compton Editori
Il corpo senza vita di un uomo barbaramente torturato viene trovato in una zona industriale. Quando comunica la devastante notizia a Diane Phipps, moglie della vittima, il detective Kim Stone sente che qualcosa non va nella reazione della donna. Nel giro di ventiquattr'ore, Diane e il resto della famiglia scompaiono nel nulla. E non è finita: un secondo corpo inchiodato al suolo viene rinvenuto in una riserva naturale in una cittadina del Somerset. Kim e la sua squadra scoprono un indizio prezioso: un segreto gelosamente custodito che collega entrambe le vittime e che potrebbe costare altre vite. Un segreto che anche alcuni poliziotti stanno proteggendo. Di fronte agli inganni di coloro di cui dovrebbe potersi fidare, a familiari che non parlano ea una giornalista locale, Tracy Frost, che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima, Kim si trova in acque più che mai profonde. Il detective Stone deve trovare il movimento per scoprire l'assassino che sta sistematicamente prendendo di mira e torturando le sue vittime. Ma riuscirà a svelare la scioccante verità ea fermarlo prima che colpisca ancora? |
La storia si apre con il ritrovamento del corpo brutalmente torturato di un uomo in una zona industriale: un inizio potente che lancia immediatamente il lettore nel cuore dell'indagine. La detective Kim Stone non solo deve risolvere il mistero di questo omicidio, ma si trova a fare i conti con segnali inquietanti, depistaggi e segreti che coinvolgono anche membri della polizia stessa.
Parallelamente, emerge la storia di Tracy Frost, giornalista locale che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima. Questo filone narrativo, all'inizio separato dal caso principale, si intreccia con sorprendente coerenza, offrendo due prospettive complementari sulla verità e sulla giustizia. Il rapporto tra Kim e Tracy, inizialmente segnato da una certa rivalità, si evolve con naturalezza lungo la narrazione, aggiungendo un elemento umano forte alla tensione investigativa.
I personaggi sono uno dei punti forti del romanzo: Kim Stone è una protagonista complessa e coerente, con una squadra ben delineata attorno a sé, e le sue dinamiche con Tracy arricchiscono la trama di conflitti, dubbi e fiducia crescente.
La scrittura di Marsons riesce a scandire una suspense costante grazie a capitoli ben calibrati ea un ritmo che spinge alla lettura continuativa. L'ambientazione realistica e l'attenzione alle motivazioni psicologiche delle vittime e degli investigatori rendono il libro non solo un giallo avvincente, ma anche una riflessione su come il silenzio ei segreti possono diventare loro stessi colpevoli.
In definitiva, Il silenzio dei colpevoli è un thriller ben costruito, con personaggi memorabili, intrecci narrativi efficaci e un equilibrio narrativo che soddisferà sia gli appassionati della serie di Kim Stone sia i lettori nuovi a questo universo.
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