venerdì 20 febbraio 2026

Recensione: La fanciulla e il coccodrillo



 La fanciulla e il coccodrillo

 di Jordan Ifueko

 Editore: Fazi Editore
 Prezzo: € 18,50
 Pagine: 360
 Titolo originale: The Maid and the Crocodile
 Traduzione: Marinella Magrì

 
 Nella Città di Oluwan, Piccola Sade è ormai troppo grande per restare in orfanotrofio e ha un disperato bisogno di trovare un lavoro, magari un impiego da domestica in un luogo dove le apparenze non contino troppo, in modo da mascherare il suo piede debole. Mentre vaga per le strade della città, finisce accidentalmente per stringere un patto con un essere magico noto come Coccodrillo, una divinità che si dice divori le belle fanciulle. Sade ha attirato le attenzioni del dio con il suo segreto: ha l’abilità magica di percepire la cattiva sorte delle persone e di cambiarne il destino, può liberarle dalle maledizioni pulendo le loro case o i luoghi in cui risiedono. Nonostante il Coccodrillo la metta in guardia sul legame corporeo che li vincola, la ragazza prova a ignorarlo e a continuare per la propria strada, trovando un impiego da domestica presso una locanda piuttosto elegante, dove però condizioni di lavoro e discrepanze sociali, impossibili da ignorare, faranno maturare in lei una nuova consapevolezza di sé e dei propri diritti. Il dio Coccodrillo, mosso da ambizioni sovversive nei confronti dei nobili del reame, ne approfitta per incoraggiare la fanciulla a usare le sue capacità per cambiare le cose. Perché una piccola, imprevista scintilla può legare per sempre due cuori... ma anche accendere una rivoluzione. 
.




Torna finalmente Jordan Ifueko, e anche se questa volta non siamo direttamente in compagnia della nostra eroina preferita… tranquilli: in qualche modo la ritroveremo.
 La vera protagonista è la Piccola Sade, che conosciamo proprio nel momento in cui lascia l’orfanotrofio e deve trovare un lavoro, nonostante il piede malformato. Determinata, curiosa (forse un filo troppo), Sade finisce per imbattersi in un incontro decisamente inaspettato: un geco tenerissimo e soprattutto il famigerato Coccodrillo, un dio che – si dice – divori le donne offerte in sacrificio.
 Ma sarà davvero così terribile? Il Coccodrillo, in realtà, ha una storia lunghissima, un cuore sorprendentemente grande e un fascino un po’ inquietante. 
Certo, il suo continuo trasformarsi e l’aspetto non proprio rassicurante non aiutano a fidarsi… ma sotto le scaglie c’è molto di più. 

Nel frattempo, il mondo di Arit non è più quello che conoscevamo. Dopo gli eventi della saga precedente, sono cambiate molte cose: soprattutto le regole sui figli, sulla discendenza e su chi ha diritto a esistere e a essere riconosciuto. Le nuove leggi hanno ridisegnato equilibri, privilegi e paure. In teoria dovrebbero portare maggiore giustizia… in pratica, come sempre, sono le persone comuni a pagare il prezzo più alto.

La Piccola Sade possiede un dono speciale: riesce a “ripulire” le persone dal limo del male, cantando e pulendo. Un talento meraviglioso… e ovviamente perfetto per essere sfruttato da una locanda elegante (in superficie) che la assume più per convenienza che per bontà. 
Mentre il Coccodrillo cerca di metterla in guardia sulle conseguenze di questo potere, Sade è molto più concentrata sulle ingiustizie che vivono gli “Effimeri”, i suoi colleghi: maltrattati, sottopagati e senza alcuna tutela. 

Ma questa non è solo una storia di ribellione sociale. È anche – e forse soprattutto – una storia di riscatto personale. Sade parte come una ragazza abituata a rendersi piccola, a chiedere poco, a sopportare tanto. Il suo percorso è quello di chi impara a dare valore alla propria voce, al proprio corpo, al proprio dono. Di chi capisce che aiutare gli altri non deve significare annullarsi. E quando finalmente sceglie di mettersi al centro della propria storia, la sua crescita diventa la vera magia del romanzo.

 Quando troverà il coraggio (e la voce) per ribellarsi, la sua sarà una rivolta che parte dal basso… ma forse non resterà così in basso come qualcuno spera. 
 Il romanzo è delicato e fiabesco. Non potente e travolgente come la saga di Raybearer, ma comunque una lettura scorrevole e coinvolgente. Il folklore ispirato alle fiabe africane è, come sempre, meraviglioso e affascinante, e i personaggi sono così ben costruiti che è impossibile non affezionarsi. 

Consigliatissimo!

 Consiglio importante: non leggetelo prima della saga di Raybearer, perché contiene qualche spoiler significativo 😉

Durata totale della lettura: Jordan Ifueko
Website dell'autrice: Otto giorni
Bevanda consigliata: Latte e menta
Formato consigliato: Cartaceo
Consigliato a chi ha apprezzato Raybearer di Jordan Ifueko





"E forse l’unica cosa peggiore del non avere un posto a cui appartenere è trovarne finalmente uno che senti tuo, dove ti senti accolta… e poi, nonostante tutti i tuoi sforzi, perderlo per sempre."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 18 febbraio 2026

Recensione: Mitsou. Ovvero come le fanciulle diventano sagge

 


Mitsou. Ovvero come le fanciulle diventano sagge
di Colette

Editore: Elliot
Prezzo Cartaceo: €16,00
Pagine: 96

Maggio parigino, durante la Prima guerra mondiale. Mitsou, giovane ballerina nei music hall di Montmartre, sta per salire sul palco quando la sua amica soprannominata Petite-Chose appare nel suo camerino, accompagnata da due giovani sottotenenti, uno in uniforme cachi e l’altro in blu, per chiederle la cortesia di farli nascondere nell’armadio. Mitsou acconsente ma si comporta in modo molto distaccato; il tenente Blue, rimasto affascinato dalla sua bellezza, prima di tornare al fronte le manda una lettera. Nasce così una corrispondenza tra i due. Nonostante gli errori di ortografia e le espressioni un po’ popolari, le lettere di Mitsou incantano il giovane, rivelandogli una grande purezza di cuore. Ogni lettera li avvicina e finiscono per dimenticare tutto ciò che li separa, fino al giorno in cui il tenente Blue arriva in licenza…

In Mitsou, Colette attinse a piene mani dal suo passato di attrice dal contegno “scandaloso”, e diede vita a un delizioso romanzo breve che fu molto amato da Marcel Proust.



Parigi, Prima guerra mondiale. Mitsou è una giovane ballerina, ha solo 24 anni eppure è estremamente seria per la sua età. Diversa dalle sue coetanee frivole e spensierate, Mitsou ha avuto un'infanzia povera e il palcoscenico è stata la sua via di fuga. Ha una relazione con colui che viene definito "uomo distinto", un signore sulla cinquantina che le dà stabilità e serietà, ma nulla più. La vita di Mitsou cambia quando Bambolina, sua amica e collega, molto più spensierata di lei, le chiede di nascondere due giovani soldati nel suo armadio: se venissero scoperti passerebbero dei guai seri e Bambolina non vorrebbe proprio perdere l'occasione di passare del tempo con due bei ragazzi come loro. Mitsou è ovviamente contraria, ma poi cede e lascia che entrambi i sottotenenti si nascondano nell'armadio del suo camerino. Non ha importanza come si chiamino, per le due ragazze sono semplicemente il tenente in cachi e il tenente in blu.

Mitsou riprende la sua vita finché un giorno non le viene consegnato un dono in camerino: un portacipria e due flaconcini di cristallo, accompagnati da una lettera, scritta e firmata proprio dal tenente in blu. Questo è il momento esatto in cui si vede e si percepisce il cambiamento di Mitsou.
I due giovani iniziano una lunga relazione epistolare, lui è al fronte e non sa quando potrà essere di nuovo a Parigi. Passano i mesi e finalmente i due possono incontrarsi. Il tenente sembra un po' spaesato, più di Mitsou, la ricordava diversa, ma non più bella. È 
strano come le persone si lascino coinvolgere mentalmente, in questo caso da una serie di lettere, e come le prospettive possano cambiare facilmente quando si è faccia a faccia con la realtà. Il loro incontro sarà carico di tenerezza, ma non solo, i sentimenti che scaturiscono dal loro incontro sono molteplici. 

Non avevo mai letto nulla di Colette e da questo romanzo breve si coglie il suo animo non convenzionale, quasi estraneo ai canoni dell'epoca.  Una scrittura vivace, carica di sensualità. Vorrei dire troppo per l'epoca, e forse è così nel nostro immaginario, per quella che consideriamo un'epoca casta, ma lo era in apparenza, ed è proprio questo che fa Colette, mostra la realtà dei fatti, la realtà delle relazioni e della vita di quel periodo, è questo che la allontana dai canoni dell'inizio del Novecento.

Un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato, ricco di discorsi diretti e di dialoghi epistolari caratterizzati da 
un linguaggio colmo di eleganza, gentilezza, tristezza e malinconia che riportano ad un'epoca ormai estremamente distante da noi.

Durata  della lettura:  Un giorno
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni


      "C'è poi tanta differenza, su un visino così giovane, tra l'espressione di una serenità avvinta e quella di una disperazione senza scampo?"
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 13 febbraio 2026

Recensione: Ugo


Ugo  
di Baldissera Di Mauro

Editore: Elliot
Prezzo Cartaceo: €17,50
Pagine: 192

Ugo nasce a Napoli nei quartieri ca­morristi con una malformazione congenita, il collo storto. La fami­glia si trasferisce in Umbria in cerca di una sistemazione tra i fasonisti che lavorano per una grande azienda della moda, liberamente ispirata alla storia del marchio Brunello Cuci­nelli. Ugo teme da sempre la reazione delle persone alla sua malformazione, così per proteggersi, sceglie il male: prova a eser­citarlo a scuola, con i compagni e scopre il piacere di procurare dolore. Cionono­stante, un effetto imprevisto gli si riverbera addosso: una inconscia, assurda inclinazio­ne al bene. Fin da ragazzo, Ugo matura un progetto, la cui conquista più preziosa sarà arrivare a una condizione umana oscura ed eccezionale: essere per gli altri un mostro che, però, fa del bene. Guadagnare, in uno spazio riparato, il rispetto del mondo. Ugo, il deforme e il perfido, diventa il varco per la salvezza degli altri, e un po’, il necessario, per la propria. Un’opera prima intensa e composita che ricorderà ai lettori le atmosfere dei film di Sorrentino, in cui una lingua vivace incon­tra una storia ricca di eventi imprevisti e un coro di personaggi indimenticabili.



Di Ugo ci viene subito sbattuta in faccia la sua bruttezza, in un incipit memorabile. Una deformità che sembra senza scampo, perché Ugo non è soltanto brutto, ma è anche dotato di un’intelligenza viva e tagliente. Una combinazione che sembrerebbe destinata a produrre una vita dedita alla pratica della crudeltà, quasi a ricordarci l’Oskar de Il tamburo di latta di Günter  Grass.

E però questa via si trasforma ben presto in un susseguirsi di incontri, quegli incontri cruciali che, come l’ostacolo che devia improvvisamente la pallina di un flipper, incidono il loro solco nella vita di Ugo per cambiarne la direzione e restare impressi per sempre nella sua memoria. 

La voce narrante è forse l’elemento più potente del romanzo: colta, ironica, spietata, capace di oscillare continuamente tra sarcasmo e lucidità filosofica. Ugo è un protagonista scomodo, spesso irritante, ma irresistibilmente affascinante proprio per la sua radicale onestà emotiva.

È grazie a questi incontri che Ugo ha una rivelazione inattesa: è possibile provare piacere anche nel bene, non solo nel male. Ugo non è solo una storia sulla diversità, ma è soprattutto una storia di relazioni, di amicizie e di collisioni umane che plasmano il fluire della riflessione sull’ambiguità del bene e su quella del male, perché sì, esistono entrambe. 

Se i cambiamenti che compie l’animo di Ugo possono sembrare a volte troppo repentini, così come l’apparire e lo scomparire di alcuni personaggi, e i dialoghi talvolta un po’ artefatti, è anche vero che è proprio questo a dare alla storia quel tocco di fiaba nera che la rende così peculiare. Una fiaba che non può non richiamare alla mente le atmosfere dei Fratelli Grimm, dove il bene e il male convivono senza mai separarsi nettamente.

È una lettura che destabilizza, che costringe il lettore a confrontarsi con pensieri scomodi, ma che proprio per questo lascia un segno.

Durata  della lettura:  Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero, senza zucchero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il tamburo di latta, di 
Günter Grass, e Bianco su nero, di Rubén Gallego

      "Sono brutto. Non semplicemente brutto, sono ridicolmente brutto, e se mi guardo allo specchio inorridisco dal ridere.”  


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 10 febbraio 2026

Recensione: Treno infernale per l'angelo rosso

         


Treno infernale per l'angelo rosso
di Franck Thilliez

Editore: Fazi
Prezzo Cartaceo: € 19,50
Prezzo ebook: € 10,99
Pagine: 396
Titolo originale: Train d'enfer pour Ange Rouge
Traduzione a cura di: 
Daniela de Lorenzo


Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto. Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz'aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale. La scena del crimine è stranamente pulita e gli unici microscopici indizi conducono in Bretagna, dove il commissario scoprirà un sordido sottobosco di depravazione. Con l'aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell'informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un'anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino, uno spirito vendicatore che sembra voler ricostruire l'inferno in Terra. E mentre l'indagine si fa sempre più intricata e pericolosa, un dubbio assillante tormenta il commissario: riuscirà mai a ritrovare Suzanne?



Romanzo d'esordio dello scrittore Franck Thilliez che in questa edizione, con una nuova traduzione, introduce una lettera aperta ai lettori italiani. In questa spiega da dove è nato il personaggio di Franck Sharko, del perché e di come da ingegnere informatico sia diventato uno scrittore di successo.
Io ho letto praticamente tutti i libri successivi e mi sono sempre domandata cosa ci fosse nel passato di Sharko. Ora finalmente sto imparando a conoscerlo meglio.
 
Ma veniamo ora al romanzo. In Treno infernale per l’angelo rosso la figura centrale è, appunto, Franck Sharko, un personaggio lontano dall’immagine del poliziotto eroico e risolto. È un uomo segnato da un passato pesante, tormentato, spesso spigoloso, che porta con sé ossessioni e fragilità. Proprio questo lato imperfetto lo rende credibile e interessante: Sharko non affronta il male da una posizione di sicurezza, ma come qualcuno che ne è stato già toccato e che sembra riconoscerlo fin troppo bene.

L’indagine in cui viene coinvolto è subito dura e disturbante. Il male che emerge nel romanzo non è astratto, ma profondamente umano e legato a perversioni e deviazioni della mente, descritte con crudezza ma senza compiacimento. La violenza non è mai fine a se stessa: serve a mostrare quanto possa essere inquietante ciò che nasce da una psiche malata.

Senza entrare nei dettagli della trama, la storia conduce Sharko verso una verità scomoda, in cui il confine tra normalità e mostruosità si fa sempre più sottile. Dietro tutto questo si nasconde una mente insospettabile, qualcuno che il lettore non assocerebbe immediatamente all’orrore che prende forma nel romanzo, ed è proprio questo aspetto a rendere la vicenda ancora più perturbante.

Nel complesso è un thriller molto oscuro, che punta più sull’impatto emotivo e sull’atmosfera che sulla spettacolarizzazione dell’azione. Treno infernale per l’angelo rosso è una lettura intensa, a tratti scomoda, che lascia spazio alla riflessione oltre che al puro intrattenimento, soprattutto grazie a un protagonista complesso e ben caratterizzato. 

Durata totale della lettura: 6 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: caffè macchiato con cannella
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: La linea nera di Jean-Christophe Grangé


  "Un viaggio all'inferno"


Si ringrazia la Casa Editrice per la copia omaggio.

mercoledì 4 febbraio 2026

Recensione: Latte

 

Latte
  
di Marina Zucchelli

Editore: Rizzoli Libri
Prezzo Cartaceo: €18,00
Pagine: 320

Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un’idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e corpi: quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l’energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l’enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire. Con una prosa essenziale e di scavo, capace di dare materia ai silenzi, Marina Zucchelli illumina la storia delle balie nel Novecento, fenomeno fondativo e quasi dimenticato della nostra storia. Il risultato è un romanzo d’esordio potente, che ci interroga su cosa significhi, ieri e oggi, essere famiglia.



Leggere le storie degli anni passati mi ha sempre affascinato. Il mondo cambia velocemente, e pensare che poco più di 60 anni fa le donne per amore della famiglia si trovavano costrette ad abbandonare i propri figli per andare ad accudire i figli di un'altra donna di un ceto sociale più alto mi lascia stupita. Mi sembra un'epoca così lontana questa in cui le donne, gli esseri umani in generale venivano "comprati" da famiglie benestanti; invece stiamo parlando degli anni '50/'60 del Novecento, anni in cui una donna borghese non poteva e non doveva allattare il proprio figlio.

Alla fine degli anni '50 Olimpia è incinta; è una donna borghese e per crescere il suo futuro bambino, perchè era così che si faceva,  ha bisogno di una balia. Così lei e suo marito Marcello partono per Roma, dove Don Giulio, loro amico e parroco li aspetta, insieme ad una sensara, per aiutarli a scegliere la donna, o meglio, la ragazza giusta. Perchè in fondo sono solo ragazze che hanno bisogno di questo lavoro e si mettono in mostra come se fossero oggetti per essere scelte da famiglie benestanti. Olimpia è quasi in difficoltà, ma in un modo o nell'altro sceglie Ada: con quel pancione tondo è così simile a lei. Ada viene dalla Ciociaria, ha già tre figli e sta per mettere al mondo il quarto che avrebbe lasciato a pochi mesi dalla nascita per seguire Olimpia e Marcello a Bologna. 

L'autrice riesce a far trasparire perfettamente i sentimenti di tutti i personaggi, in particolare quelli delle due donne che affrontano in modo diverso anche la maternità stessa. Il momento in cui Ada lascia la sua famiglia è descritto in modo semplice, ma intenso e di impatto, così come le sensazioni e le paure che Olimpia prova alla nascita del figlio Carlo, nascoste tra le mille domande che le frullano nella testa ma che rimangono senza risposta. 

Marina Zucchelli ha esordito con un romanzo potente, carico di sentimenti, avvolto da paragoni forti, quasi estremi: penso all'inizio in cui Olimpia deve scegliere la balia e la sua mente viaggia lontana a quando da bambina andava
 in stalla con suo padre e passava tra le cavalle legate; o al paragone al momento del parto alla discesa all'inferno accompagnata da Virgilio.
Ricco di dialoghi brevi  ma intensi alternati ai silenzi profondi e a lunghe introspezioni, questo romanzo ha un taglio particolare, una riflessione sulla maternità e su come viene vissuta, e una forte riflessione sulla famiglia.

L'autrice è riuscita a portare alla luce uno spaccato storico di cui non si parla spesso e di cui non si è mai parlato spesso. L'ombra della guerra continua ad essere presente in quegli anni, in particolare nei ricordi che riaffiorano dai personaggi. Immerso in un contesto storico ben descritto, con cambi di linguaggio che vanno dall'italiano borghese, con qualche cadenza dialettale, a quello ciociaro, grammaticalmente errato e fortemente dialettale di Ada,  è un libro che mi sento assolutamente di consigliare.  


Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi è piaciuto: Il peso della vergogna, di Serena McLeen

      "Io restavo ferma a osservare le azioni di quelli che avevano azioni da compiere, domandandomi ora più che in altre fasi della mia esistenza quale fosse il mio ruolo nell'ordine delle cose. Seduta al mio posto sotto al castagno io non vedevo l'acqua che lavava i panni, non vedevo il documento, non vedevo il faggeto ripulito, non vedevo nè la mucca né il latte.”  
Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 30 gennaio 2026

Recensione: Il silenzio dei colpevoli

 


Il silenzio dei colpevoli
di Angela Marsons

Editore:  Newton Compton Editori
Prezzo Cartaceo:  €12,90      
Prezzo e-book  :      6,99       
Pagine:   384  

Il corpo senza vita di un uomo barbaramente torturato viene trovato in una zona industriale. Quando comunica la devastante notizia a Diane Phipps, moglie della vittima, il detective Kim Stone sente che qualcosa non va nella reazione della donna. Nel giro di ventiquattr'ore, Diane e il resto della famiglia scompaiono nel nulla. 

E non è finita: un secondo corpo inchiodato al suolo viene rinvenuto in una riserva naturale in una cittadina del Somerset. Kim e la sua squadra scoprono un indizio prezioso: un segreto gelosamente custodito che collega entrambe le vittime e che potrebbe costare altre vite. 

Un segreto che anche alcuni poliziotti stanno proteggendo. Di fronte agli inganni di coloro di cui dovrebbe potersi fidare, a familiari che non parlano ea una giornalista locale, Tracy Frost, che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima, Kim si trova in acque più che mai profonde. Il detective Stone deve trovare il movimento per scoprire l'assassino che sta sistematicamente prendendo di mira e torturando le sue vittime. Ma riuscirà a svelare la scioccante verità ea fermarlo prima che colpisca ancora?



Il silenzio dei colpevoli è un thriller avvincente che conferma Angela Marsons come una delle voci più solide e coinvolgenti del giallo britannico contemporaneo.

La storia si apre con il ritrovamento del corpo brutalmente torturato di un uomo in una zona industriale: un inizio potente che lancia immediatamente il lettore nel cuore dell'indagine. La detective Kim Stone non solo deve risolvere il mistero di questo omicidio, ma si trova a fare i conti con segnali inquietanti, depistaggi e segreti che coinvolgono anche membri della polizia stessa.

Parallelamente, emerge la storia di Tracy Frost, giornalista locale che riapre il caso di una donna uccisa dal marito un anno prima. Questo filone narrativo, all'inizio separato dal caso principale, si intreccia con sorprendente coerenza, offrendo due prospettive complementari sulla verità e sulla giustizia. Il rapporto tra Kim e Tracy, inizialmente segnato da una certa rivalità, si evolve con naturalezza lungo la narrazione, aggiungendo un elemento umano forte alla tensione investigativa.

I personaggi sono uno dei punti forti del romanzo: Kim Stone è una protagonista complessa e coerente, con una squadra ben delineata attorno a sé, e le sue dinamiche con Tracy arricchiscono la trama di conflitti, dubbi e fiducia crescente.

La scrittura di Marsons riesce a scandire una suspense costante grazie a capitoli ben calibrati ea un ritmo che spinge alla lettura continuativa. L'ambientazione realistica e l'attenzione alle motivazioni psicologiche delle vittime e degli investigatori rendono il libro non solo un giallo avvincente, ma anche una riflessione su come il silenzio ei segreti possono diventare loro stessi colpevoli.

In definitiva, Il silenzio dei colpevoli è un thriller ben costruito, con personaggi memorabili, intrecci narrativi efficaci e un equilibrio narrativo che soddisferà sia gli appassionati della serie di Kim Stone sia i lettori nuovi a questo universo. 


Durata della lettura:  Due settimane 
Bevanda consigliata:   Infuso di mirtilli e lavanda 
Formato consigliato:   Cartaceo  
Età di lettura consigliata:  dai 18 anni    
Consigliato a chi ha apprezzato:    Quelli che uccidono, Angela Marsons  




«  "Ne è valsa la pena?" mi chiedo. Il mio sguardo si ferma sullo spazio a destra del mio letto. Sì, ne è assolutamente valsa la pena. ».            


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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