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giovedì 6 agosto 2020

Recensione: Perché i gatti cadono sempre in piedi


Perché i gatti cadono sempre in piedi
di Gregory J. Gbur

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 23,00
Pagine: 320
Titolo originale: Falling Felines and Fundamental Physics



Chi di noi non ha mai guardato un filmato di gatti sul web? Ammettiamolo, sono davvero carini, fanno acrobazie straordinarie e riescono ad atterrare sempre in piedi. Quest'ultima caratteristica è quasi proverbiale e ha contribuito non poco ad alimentare la leggenda delle loro nove vite. Eppure scienziati, matematici e pensatori hanno faticato a capire come fanno i gatti a compiere certi movimenti; le teorie che hanno proposto coinvolgono diverse branche della fisica e della biologia.
Gregory J. Gbur ha ricostruito con precisione e arguzia la storia scientifica della sinuosa elasticità dei gatti: l'entusiasmo del XIX secolo - ben prima dell'odierna invasione sui social - gli esperimenti temerari, il paradosso di Schrödinger, le ipotesi bizzarre e anche l'imbarazzata ammissione della comunità scientifica di non riuscire a comprendere la meccanica dei loro mirabolanti atterraggi.
Nel 1969 questa elegante mossa felina (battezzata "piega e torci") è stata finalmente spiegata, ma il gatto ha continuato a far parlare di sé: come protagonista di ricerche sul movimento degli astronauti in assenza di gravità, come modello per la costruzione di robot in grado di rimettersi in piedi senza danni o persino come autore di articoli universitari.
Perché i gatti cadono sempre in piedi è un'ode ai felini, alle loro misteriose doti fisiche e alle capacità straordinarie che hanno affascinato nei secoli pensatori e scienziati, contribuendo a graffianti rivelazioni sul funzionamento e sulla natura dell'universo.






Beh, che dire? Questo libro mi è piaciuto moltissimo. Adoro i gatti e tutto quello che li riguarda. Ho sempre avuto gatti da che ho memoria, ognuno dei miei gatti mi ha accompagnata in ogni fase della vita.
Sono carini, pelosi, coccolosi, divertenti, ti stupiscono sempre, capiscono tutto anche se non sempre lo danno a vedere. Di loro si è sempre scritto moltissimo. Sia che si parli di magia, sia di.... scienza! Nel suo libro, Greglry J. Gbur, fisico e genitore di un gatto, dà uno sguardo nella storia per trovare quegli scienziati che, incuriositi da questi piccoli meravigliosi felini, li hanno studiati, hanno fatto esperimenti e hanno scattato fotografie per cercare di capirli. E di capire soprattutto come fanno a cadere sempre in piedi. Le spiegazioni sono controverse ma sta di fatto che l'esplorazione non finisce. Il libro è molto ben scritto, incuriosisce, è ben studiato e sorprendentemente divertente. Ci sono anche delle belle illustrazioni, ne riporto una che mi ha colpito perché mette a confronto la caduta di un gatto con i movimenti di un astronauta in assenza di gravità.
Un libro imperdibile se amate questi piccoli grandi felini.
Ah, dimenticavo, l'autore dichiara che nessun gatto si è fatto male durante la scrittura di questo libro e, soprattutto, non provate a far cadere il vostro gatto per scoprire come fa a cadere in piedi!



Durata totale della lettura: 4 giorni
Bevanda consigliata dall'autrice: una bella limonata fresca
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni






      "Scienza, biologia, meccanica, storia, viaggi spaziali, robotica, sì anche gatti robot!"


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio.

martedì 7 luglio 2020

Recensione: Fotogrammi di un film horror perduto

Fotogrammi di un film horror perduto
di Helen McClory

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 18
Pagine: 184
Titolo originale: On the Edges of Vision

Una ragazza morta si materializza in casa di sconosciuti, prepara un caffè e si accende una sigaretta come se nulla fosse. Una donna serve a un picnic la propria mano spacciandola per prosciutto. Una madre prepara una torta con i resti spappolati di sacrifici umani. Un vampiro sviene perché non sopporta la vista del sangue. I racconti di Fotogrammi di un film horror perduto stendono sulle esili gioie della nostra quotidianità una patina sinistra e asfissiante; con una lingua vivida e tentacolare, satura di ambiguità e metafore allucinate, trasformano l’immaginario laccato della cultura pop in un brutto viaggio lisergico. Lo scenario si fa inquietante e fantastico – acqua grigia e gelida, foreste buie e cieli di cenere –, una tela lugubre che Helen McClory screzia di glitter rosa, di verde acceso, del rosso scuro del sangue, del rossetto e del velluto: con tocchi da cineasta compone fotogrammi che luccicano come i nostri migliori sogni e che allo stesso tempo ci perseguitano come i nostri peggiori incubi.



Allora facciamo una premessa per i lettori non esperti del genere come la sottoscritta, horror non vuol dire per forza che faccia paura ma piuttosto un testo che tratta o accenna argomenti che lo riguardano, tipo mostri, vampiri, morte e sangue.
Questa raccolta di storielle dell'orrore sono tutte brevi e quasi nessuna indica direttamente cosa succeda o di cosa si parli, nel senso che se per esempio qualcuno viene accoltellato, l'autrice non ci dice che viene accoltellato ma descrive tutto cioè che magari la vittima vede o sente, di modo che sia la nostra a immaginazione ad aggiungere il resto. 
La reazione principale alla lettura delle storie è sicuramente quella di lasciarci con la fronte aggrottata e la sensazione non vi lascia per un bel momento, mentre ripensate a cosa avete letto, se avete capito davvero il senso e cosa volesse dire l'autrice. 
Mi ha ricordato molto la sensazione alla fine degli episodi di Black Mirror, nonostante la diversa situazione e realizzabilità dei fatti in sé.

Nonostante adesso sia sicura che questo non sia il genere per me, ho comunque apprezzato la scrittura dell'autrice che aggiungendo momenti quasi paradossali a situazioni ordinarie, non cade mai nello splatter ma soprattutto che risveglia sentimenti inaspettati. Ritengo che qualunque scrittore che sia in grado risvegliare delle emozioni abbia raggiunto il suo scopo primario, beh questi romanzi sicuramente non assomigliano a nulla che abbiate letto prima e non vi lasceranno indifferenti.

Per gli amanti del genere consiglio anche Il Collezionista di bambole di Joyce Carol Oates edito Il Saggiatore che forse si trova sulla stessa linea d'onda.


Durata totale della lettura: Una storiella al giorno
Bevanda consigliata: Bloody mary :)
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: Dai 16 anni 





      "Lei vede i suoi canini e pensa che quando andrà al cinema con Marguerite
 e rivedrà quei denti, le dirà che un cliente ce li aveva così
Se fossero sporchi di sangue sarebbero più belli."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

venerdì 19 giugno 2020

Recensione: L'arte di riposare


L'arte di riposare
di Claudia Hammond


Editore: Il saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 19,00
Pagine: 263
Titolo originale: The Art of Rest


Se c’è qualcosa che manca nelle nostre giornate è il riposo: troppi impegni, una vita frenetica, sollecitazioni continue. Eppure siamo così assuefatti a questi meccanismi stritolanti che l’idea stessa del riposo viene vista con sospetto, come se fosse tempo sprecato o rubato a attività più produttive. Il pensiero di riservare più tempo a noi stessi ci provoca sensi di colpa, quasi fosse un desiderio proibito e irrealizzabile. Claudia Hammond ha scritto la guida definitiva alla sottile arte del riposo, accompagnandoci alla scoperta delle dieci attività più rilassanti di tutte. C’è chi ama camminare, godersi un bagno caldo, ascoltare musica o leggere un libro. C’è chi preferisce immergersi nella natura, perdendosi nella bellezza del paesaggio, e chi immergersi in una comoda poltrona perdendosi nella visione di serie televisive. E poi c’è chi trova piacevole passare il tempo in modi apparentemente dispersivi come sognare a occhi aperti, restare da solo e, una volta tanto, non fare assolutamente nulla..



Un libro che è soprattutto un trattato su quanto sia necessario nell’epoca attuale, riposarsi adeguatamente. La stanchezza infatti, La stanchezza può avere un grave impatto sulle nostre capacità cognitive. Un compito che sembra facile quando sì e freschi risulta molto più difficile quando sì e stanchi. La stanchezza porta a vuoti di memoria, ottundimento delle emozioni, difficolta di concentrazione e incomprensioni più frequenti, e compromette la capacità di giudizio. Non è quello che augureresti al pilota dell’aereo sul quale stai viaggiando o al tuo medico. E il deficit di riposo non è un problema che riguarda soltanto gli adulti. La lunghezza delle pause di ricreazione a scuola negli ultimi vent’anni e stata compressa per fare spazio alle materie. Per esempio, ormai solo l’1% delle scuole secondarie britanniche prevede una pausa pomeridiana.5 Eppure e ben provato che le pause favoriscono la concentrazione,6 per cui è probabile che la riduzione dei tempi di riposo si riveli controproducente rispetto all’ottimizzazione del rendimento negli esami, senza contare il fatto che i bambini vengono privati dell’opportunità di socializzare o fare esercizio fisico. Le ricadute di un deficit di sonno sono ormai ben studiate e l’elenco dei problemi che ne scaturiscono e lungo: un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiache, ictus, ipertensione, dolore cronico, risposta pro‑infiammatoria, disturbi dell’umore, difficolta di memoria, sindrome metabolica, obesità e cancro colorettale, che nella maggior parte dei casi portano a una riduzione dell’aspettativa di vita. Ho trovato questo saggio, ben scritto, ricco di interessanti spunti ed esempi di come si debba necessariamente recuperare la forma fisica attraverso uno stacco dalla realtà, un ottimo e considerevole riposo. Per sentirci veramente riposati abbiamo bisogno di allontanarci dagli altri, sottraendoci cosi alle loro chiacchiere, e auspicabilmente anche a quelle della nostra mente. Nella giusta quantità, il tempo trascorso da soli può permetterci di trovare rifugio e prenderci cura delle nostre emozioni, nella speranza di poterci poi sentire rinnovati. Può anche darci l’opportunità di un pensiero più profondo, di scoprire noi stessi, e forse di stimolare creatività e nuove idee. Forse dovremmo cercare di pianificare un po’ di solitudine, senza pero imporci uno stress supplementare nel tentativo di ottenere uno dei suoi potenziali benefici. Se il fascino della solitudine e che ci tiene al riparo dalle pressioni che ci vengono imposte dall’esterno, l’ultima cosa che vogliamo fare e aggiungere noi stessi altra pressione. Stare da soli ci dà la possibilità di passare un po’ di tempo senza essere giudicati dagli altri, senza dover mantenere un’immagine socialmente accettabile. I social media possono essere uno strumento meraviglioso per alleviare la solitudine e permetterci di connetterci agli altri, ma la nuova cultura del «sempre disponibile» veicolata dai social può anche rendere le pressioni esterne più difficili da evitare. In qualche modo dobbiamo cercare di non permettere ai social media di privarci dei benefici della solitudine, che altrimenti rischia di non essere più una condizione tanto riposante. In fin dei conti, possiamo davvero chiamarla solitudine se siamo costantemente in comunicazione con gli altri? Questo e molti altri, i quesiti che ci vengono posti dall’autrice, in un’attenta riflessione cui ciascuno di noi, in quanto uomo moderno dovrebbe addentrarsi.


Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè nero, amaro
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Sito dell'autore: Claudia Hammond





      "Come trovare sollievo dal mondo contemporaneo"



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio.

                            

martedì 19 maggio 2020

Recensione: L'isola dei senza memoria

L'isola dei senza memoria
di Yoko Ogawa

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 24
Pagine: 250



In un tempo non precisato, su un’isola senza nome l’intera popolazione progressivamente smette di ricordare. Come per un’inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l’idea di qualcosa, quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l’altro, l’epidemia colpisce tutto e tutti. Nottetempo un guizzo inatteso, e gli uccelli è come se non esistessero più: cancellati dalla mente, vibrano nell’aria come meteore senza senso. Che cos’erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos’era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose? Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai. Gli abitanti dell’isola non ricordano più i traghetti, non sanno più andarsene. Gli abitanti dell’isola non ricordano più la funzione di gambe e braccia, non sanno più muoversi. Gli abitanti dell’isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull’oblio collettivo, perseguitando chi, per cause misteriose, non riesce a dimenticare. Vigila e perseguita chi dei libri vorrebbe ancora servirsi, come un’autrice e il suo editore, impegnati a difendere la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza.
Nell’Isola dei senza memoria di Yoko Ogawa la dimenticanza si fa regime totalitario, sistema di sorveglianza, come nelle migliori distopie e nelle peggiori deviazioni del reale. Una fiaba allegorica e oscura, terribilmente vera, sul potere della memoria e la devastazione generata dalla sua perdita, che equivale alla perdita dell’umanità; sulla speranza della letteratura come ultima traccia del nostro labile passaggio sulla Terra. Yoko Ogawa scrive così il surreale libro nero di un mondo in cui il divenire è svuotamento e la vita persecuzione; in cui alienazione e separazione dal senso sono le uniche costanti nel buio grottesco della natura umana.


Una storia molto particolare, un'isola su cui le cose scompaiono, non per caso ma per forza. Una realtà distopica in cui non solo le cose materiali ma anche i ricordi, i suoni, gli odori si annullano dalla vita e dalla memoria dei residenti.

La sparizione del giorno sembra essere decisa dalla polizia segreta, che oltre a far sparire la musica, le fotografie, i romanzi quasi magicamente, ne cancella ogni ricordo dalla memoria, di modo che una volta sparito il braccio destro ad esempio, questo non potesse più essere utilizzato e le persone non ne potessero riconoscere l'uso precedente. 
In questa situazione si trova la protagonista, la cui madre è stata portata via perché una delle poche a trattenere i ricordi, l'unico amico è il nonno che vive su un traghetto, che ormai non viaggia più.
Il nonno è una figura estremamente dolce e attenta alla signorina sua amica, pieno di attenzioni e parole di conforto.
L'altro personaggio che veniamo a conoscere è R. , l'editore della protagonista che scrive romanzi. Sappiamo pochissimo di questo uomo, solo che a quanto pare ricorda tutto e questo è purtroppo illegale e va quindi salvato e nascosto.
Un romanzo molto particolare, diverso da qualunque cosa io abbia letto in precedenza. Una scrittura fatata e pulita, che crea un immaginario completo di suoni forme e colori ma soprattutto di freddo e distacco: ancora prima che inizi a nevicare nel romanzo, l'autrice regala una sensazione di gelo a noi e al mondo che crea.
Un romanzo di riflessione sulla perdita dei ricordi, delle sensazioni e della memoria in generale quando si vive in un regime totalitario che decide tutto. Le reazioni delle persone sono molto diverse fra loro, chi placido acconsente a tutto e chi lotta per i propri ricordi e la propria univocità, chi vuole salvare a ogni costo i ricordi, nascondendoli in posti inaccessibili e obbligando chi perde i ricordi a ricordare.
Un testo che consiglio soprattutto a chi ha apprezzato i romanzi della Atwood o chi ha visto Il racconto dell'ancella (The Handmaid's tale), uno stile particolare e a tratti inquietante che forse ci regala domande e non risposte ribadendo l'importanza della perdita nella vita.



Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata: Succo d'arancia
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 16 anni 



      "No, non esiste questo pericolo: il cuore non ha contorni definiti né confini insuperabili. 
È in grado di accogliere ogni forma e può scendere a qualsiasi profondità. 
Anche per i ricordi funziona così."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 21 aprile 2020

Recensione: Il libro della luna





Il libro della luna

di Maggie Aderin-Pocock

Editore: Il Saggiatore
Prezzo cartaceo : € 25,00
Prezzo ebook: € 12,99 
Pagine: 222
Genere: Saggio

C’era una volta una bambina che guardava la Luna insieme a suo padre: osservava l’alternarsi regolare delle sue fasi, si emozionava davanti alla prima eclissi, costruiva un telescopio casalingo per scrutare meglio il cielo. Oggi quella bambina è diventata una celebre astrofisica; e, non dimentica del suo primo amore, ha scritto questo Libro della Luna: una guida per tutti gli osservatori, i curiosi e i lunatici del pianeta Terra che vogliono conoscere ogni aspetto della nostra compagna astrale più prossima.
Maggie Aderin-Pocock ci guida all’esplorazione della Luna, descrivendo i modi e i periodi migliori per osservarla, le rocce e i minerali che la compongono, il suo paesaggio fatto di mari, crateri e cupole. Ci fa scoprire che questo astro, in apparenza stabile, in verità è soggetto a periodici terremoti o, meglio, «lunamoti» e che l’espressione «il lato oscuro della Luna», sebbene poetica, non è proprio corretta. Ci racconta che il nostro satellite esercita la sua attrazione gravitazionale sulla Terra regolando le nostre maree. Ci parla degli infiniti modi in cui la Luna ha attratto anche la nostra immaginazione, ispirando opere d’arte, poesie, romanzi, antiche costruzioni e moderni strumenti scientifici.
Il libro della Luna scava nel passato del corpo celeste che amiamo di più, nei segreti della sua nascita e nei meccanismi che regolano la sua orbita. E si spinge a immaginarne il possibile futuro, quel tempo in cui forse torneremo a calpestarne il suolo e vi fonderemo le prime colonie; quando il candido astro dei poeti sarà la prima tappa di una nuova, grande avventura dell’umanità.




Chi non ha mai sognato avventure indimenticabili guardando la luna nel cielo da piccolo? Chi non ha mai sognato di camminare sulla sua superficie da grande? La luna risplende da sempre nel nostro cielo e porta con sè miti e leggende millenari, storie di uomini che hanno camminato su di essa, storie fantastiche che si rincorrono nella nostra mente. Maggie Aderin-Pocock è un'astrofisica, da sempre ha amato la luna ed in questo saggio la descrive utilizzando un linguaggio chiaro e semplice, facilmente comprensibile che non appesantisce la lettura ma anzi, la esalta. L'autrice ci descrive con dovizia di particolari tutto quello che c'è da sapere sulla luna: per esempio come è nato il nome moon o la differenza tra i diversi telescopi. Personalmente ho un telescopio che a malincuore non ho ancora avuto modo di utilizzare, vivendo in città non è facile trovare un luogo adatto ed una serata senza nuvole. Ho sempre amato il cielo con le sue stelle e la luna, della quale porto le fasi tatuate sul braccio, da piccola sognavo guardandola splendere nel cielo e nelle notti d'estate in campagna mi perdevo per ore a guardarla. Questo saggio mi ha dato modo di dare il nome a tante sue parti, di capirla a fondo e di poterla ora guardare con occhi diversi. Assolutamente consigliato.


Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata: tè alla menta
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: da 14 anni







"Lasciate che la luna vi sveli i suoi segreti."


   

                                        

giovedì 2 aprile 2020

Recensione: La dragunera

La dragunera
di Linda Barbarino

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 17
Pagine: 168



Rosa farebbe di tutto per tornare nella sua casa di bambina, quando volava tra le braccia di suo padre e cantava su un terrazzino profumato di basilico. Ma Rosa non può tornare, perché la casa è in rovina e lei per sopravvivere è diventata la puttana del paese. Ogni sabato Paolo le manda un  fischio alla  finestra per comperare qualche ora del suo amore. Ogni sabato la porta di Rosa si apre per farlo entrare. Paolo lavora le vigne di famiglia ed è ossessionato da un’altra donna che odia e desidera con uguale ferocia, una donna che dovrebbe tenere lontano, perché è la moglie di suo fratello e  fin dal nome evoca tempesta e sciagura. La Dragunera, così la chiamano, è una  fimmina sensuale e altera, i suoi capelli sono  li di vento, i suoi occhi ramarri lo visitano in sogno; c’è chi dice che sia una strega. Cammina annaccata sui tacchi fra la basole delle viuzze, il seno che pare disegnato sotto la vestina stretta, il volto senza vergogna e senza paura.
La Dragunera è il racconto di una Sicilia ruvida e incantata, in cui si muovono personaggi dolcissimi e brutali, che hanno labbra vermiglie e unghie sporche di terra. Narratrice visionaria e sanguigna, capace di unire l’inventiva dialettale di Camilleri all’intensità emotiva di Elena Ferrante, Linda Barbarino canta una storia d’amore e di magia: la saga di una famiglia a un passo dalla  fine, travolta da voracità e invidia. Il romanzo avvolgente di una magara e di una prostituta che conosceva l’amore.




Una storia vera, sporca, di pelle, sangue, sudore, profumi e vendetta.
Paolo e Biagio sono due fratelli, non potrebbero essere più diversi, Paolo è uguale a suo padre Tano, lavoratore, forte, determinato e organizzato nel suo lavoro, sa come gestire la terra, come fare la vigna, insomma sembra nato per sostenere la famiglia, Biagio, che le mani se le è sporcate ben poco, se ne era andato al nord a lavorare ma poi era tornato al sud e in tutta fretta si era spostato proprio lei, la Dragunera, quella che tutti sanno essere la magara, la strega, quella che tutti tengono lontana.
Paolo invece non è ancora sposato e l'unica femmina con cui ha rapporti è Rosa la Sciandra, la bottana che si fanno tutti, quella che ha perso tutta la famiglia e da piccola era stata data a una zia che la odiava e non le ha lasciato niente nemmeno da morta. 
Lei non aveva che il suo corpo di cui vivere, lo stesso corpo che veniva preso in giro e infastidito dalla sorella Anna, quella più grande, più forte, più veloce e sicuramente più sveglia. L'unica sua gioia è proprio Paolo, lei lo ama, lo venera, lo aspetta come una moglie e lo coccola come una sposina, anche quando Paolo si sposerà davvero, anche se solo per interesse, lei lo continuerà ad amare. Certo non vive di altro che di ricordi bellissimi della casa d'infanzia e tremendi della sorella e dei suoi continui attacchi, ma che fine ha fatto quella sorella? La zia glielo ammetterà solo in punto di morte, Rosa mai si sarebbe aspettata questa fine per la sorella.
La madre dei ragazzi cerca di riavvicinarli in ogno modo ma non si rende conta di dover fare i conti proprio con la dragunera, i suoi malefici, la sua influenza e la sua femminilità.

La storia di una famiglia siciliana di quelle che potrebbe avervi raccontato una nonna, questa donna famelica in una società totalmente matriarcale in cui l'uomo sbotta e sbraita ma alla fine sta sempre alle decisioni delle donne, le stesse donne che però sono sempre quelle che ci rimettono. 
Un romanzo decisamente originale e interessante, pieno di colori e calore, forse ostico a tratti per qualcuno che non mastichi per niente il siciliano ma sicuramente una lettura consigliata. 


Durata totale della lettura: 5 giorni
Bevanda consigliata: Spremuta di arancia rossa
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni 





      "Al paese si diceva che era magara, ntisa la Dragunera, 
così la chiamavano, come la tempesta di vento e acqua a capo di verno."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

giovedì 12 marzo 2020

Recensione: Acqua Nera

Acqua Nera
di Joyce Carol Oates


Editore: Il saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 12,00
Pagine: 144
Titolo originale: Black Water


4 luglio, metà anni ’90. Grayling Island, Maine. Una Toyota nera corre a tutta velocità. È notte e gli alberi riducono la visibilità. Al volante un senatore degli Stati Uniti, uomo grande e rassicurante, guidatore aggressivo e alticcio, macina la strada con aria decisa: gli restano solo pochi minuti per raggiungere il traghetto che porterà lui e la giovane Elizabeth «Kelly» Kelleher, appena conosciuta nel corso di un esclusivissimo party, verso la terra ferma. Poi, una curva, gli pneumatici perdono aderenza, l’auto impazzita esce di strada, sprofonda nell’acqua nera dell’Indian River. L’uomo riemerge dalla palude e si salva. Ventisei anni, una laurea in Storia americana, una ricerca sulla figura del Senatore, Kelly Kelleher perde la vita. Da questo episodio di cronaca che sconvolse l’America (l’uomo era Ted Kennedy, la ragazza la sua giovane segretaria), Joyce Carol Oates ha tratto un romanzo intenso, una storia che scorre nei minuti in cui Kelly, intrappolata nell’auto, ripercorre per rapidi lampi le ore precedenti l’incidente e la sua intera esistenza.



Questo romanzo, trae spunto da un fatto di cronaca nera avvenuto realmente e che abbia toccato da vicino, una delle famiglie più influenti della storia americana: i Kennedy. Un libro che diventa un viaggio a ritroso nella vita della vittima, mentre il suo corpo affonda nelle acque scure. Diverse volte in vita sua Kelly Kelleher si era trovata coinvolta in eventi di carattere altrettanto repentino e sconcertante e ogni volta si era scoperta incapace di urlare e ogni volta, dal primo istante in cui aveva capito di aver perso il controllo degli eventi – il destino del suo corpo sottratto al controllo del cervello – non aveva avuto la percezione coerente di quello che stava succedendo. Perché in quei momenti il tempo subisce un’accelerazione. Con l’avvicinarsi del punto d’impatto, il tempo procede alla velocità della luce. Il momento descritto nel libro, è uno di questi. Nel romanzo, è data una chiara definizione del carattere di Kelly, e delle circostanze che l’hanno portata ad avvicinarsi al Senatore. Per esempio, Kelly Kelleher sapeva com’erano gli uomini politici, non era mica un’ingenua. E non l’aveva imparato studiando storia e politica americana alla Brown. Suo padre, Arthur Kelleher, era amico sin dai tempi della scuola di Hamlin Hunt, il deputato repubblicano, col quale da anni giocava a golf, e anche quando non gli andavano bene gli affari (e non sembravano proprio andare a gonfie vele dopo il crollo della borsa di qualche anno prima) il signor Kelleher dava un contributo alle campagne elettorali di «Ham» Hunt, aiutava a organizzare giganteschi pranzi per la raccolta di finanziamenti al Gowanda Heights Country Club, nutriva una fierezza infantile nell’essere invitato a partecipare agli eventi locali e statali del Partito repubblicano. Il deputato, che Kelly conosceva sin da quando era una scolaretta delle elementari, di recente era diventato un personaggio discusso e pittoresco sulla scena nazionale; era spesso intervistato ai telegiornali come una sorta di eccentrico conservatore che metteva alla berlina qualsiasi causa progressista salvo l’aborto… nei confronti del quale. Ham Hunt si dichiarava favorevole. Mi sono sentita molto vicina a questa povera vittima, soprattutto nel momento in cui il senatore decide di fuggire per cercare aiuto, lasciandola affogare. Credo che ciascun lettore sarà risucchiato in queste acque nere assieme alla vittima, e fino alla fine spererà (come ho fatto io); che la giovane possa riuscire a farcela, a sopravvivere. Tutto ciò nel rispetto del motto di vita di Kelly: “Essere una ragazza americana vuol dire amare la vita che hai vissuto, essere una giovane americana che scegli di averla scelta.” Un romanzo intenso, che vi lascerà (anche se non voglio anticiparvi troppo del finale) devo ammetterlo, l’amaro in bocca.


Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Caffè macchiato
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Sito dell'autore: Joyce Carol Oates





      "Un quadro brutale della prepotenza della politica."



                 Si ringrazia molto la casa editrice per la copia omaggio.                            

mercoledì 4 marzo 2020

Recensione: Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager


Questo è stato

Una famiglia italiana nei lager

di Piera Sonnino

Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 10
Pagine: 122




Un padre, una madre, sei figli. Una famiglia destinata alla morte dalla follia nazista. Solo Piera sopravviverà e scriverà il diario della sua discesa all’inferno. Un memoriale meditato, custodito per anni nel territorio del ricordo prima di coagularsi nelle frasi acuminate, nitide e amare del racconto di una realtà che va in pezzi. Nelle pagine di Piera Sonnino sono evocate le origini della famiglia, i paesaggi scarni della Liguria, il progressivo inasprirsi delle leggi razziali durante il Ventennio fascista. E il rapido precipitare degli eventi: notizie confuse dalla Germania, l’incredulità per l’orrore che irrompe nella vita quotidiana, la deportazione, la diaspora familiare.
Piera viene separata dai fratelli; deve sopravvivere da sola ad Auschwitz, in un mondo di gelo, fango, fame e compagni caduti. Deve rimanere lucida, attaccarsi all’ultima scintilla di vita nella speranza di rivedere i propri cari: è l’unica possibilità di salvezza. Tornata a casa, compie un doloroso esercizio di memoria e fissa sulla carta le indicibili sofferenze provate sulla propria pelle.
Quarant’anni dopo le sue  figlie consegnano alle stampe il manoscritto di Questo è stato, perché tutti l’abbiano come bussola a cui affidarsi quando l’oblio sembra offuscare le lezioni della Storia imparate a caro prezzo. «Chi ascolta un superstite dell’Olocausto diventa a sua volta un testimone» ha detto Elie Wiesel: la scrittura di Piera Sonnino evoca immagini chiare, muta l’indifferenza in partecipazione; soprattutto, ci fa ritrovare l’unicità dell’essere umano, capace di indossare la maschera del carnefice, ma anche di riscattarsi con la forza di volontà e la potenza del ricordo.




La delicatezza di questo romanzo nonostante l'argomento trattato mi ha lasciata senza parole. 
Il diario di Piera Sonnino è stato pubblicato molti anni dopo gli avvenimenti, non è stato modificato, tagliato o altro perché è perfetto così. La sua semplicità nel racconto degli avvenimenti ci rimane dentro a lungo dopo la lettura. Il decoro di cui tanto parla, che i genitori le hanno inculcato sin da bambina, traspare da ogni singola pagina.
Tutto il resto della famiglia Sonnino, venne uccisa nei lager, poco dopo il loro arrivo, lei è l'unica sopravvissuta, anche se una parte di essa è rimasta nel lager stesso, sotto quella neve che ha coperto il corpo della sorella.
Il romanzo non è stato scritto con l'intento di essere pubblicato, ciò lo rende ancora più unico, le sue sensazioni sono reali e papabili, il dolore, la sofferenza, la paura sono tangibili. I tentativi di fuga sono tutti inutili, dato che la famiglia non è a conoscenza dell'esistenza della Resistenza, la forza e speranza della famiglia e il calore del loro ultimo abbraccio rimangono con noi a lungo dopo la lettura.
Una scena mi è rimasta impressa più di altre, le donne della famiglia vengono rinchiuse nel carcere con tantissime altre donne, hanno solo un gabinetto da usare, la madre, che non ha mai nemmeno mostrato più di una caviglia, ora si trova a dover svolgere la più privata delle attività, di fronte a tutti. Sentiamo proprio sgretolare la dignità di una persona, il suo valore, allo stesso tempo aumenta il nostro rispetto per quella madre che anche nel momento peggiore cerca di insegnare alle figlie cosa sia il rispetto di sé.
Piera viene liberata senza nemmeno accorgersene, non potrà credere nemmeno alla dottoressa che le parla in italiano, non può credere che sia tutto davvero finito, anche se poi passerà i seguenti 5 anni in ospedale per le conseguenze della prigionia e delle torture. 
Un romanzo assolutamente consigliato.  
 


Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata: Latte e miele
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: dai 14 anni 



      "L'umano non si divide in ebrei e non ebrei, ma in ricchi e poveri, 
tra chi possiede tutti e chi non possiede nulla, 
tra chi lavora la terra e non ne gode i frutti e 
chi non la lavora e si appropria della Mietitura e della vendemmia."




Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
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