martedì 8 dicembre 2020

Recensione: Disturbo della pubblica quiete

 

                                            

Disturbo della pubblica quiete
di  Luca Bizzarri

Editore: 
Mondadori
Prezzo Cartaceo: € 18
Pagine: 156

Speriamo non sia nulla di grave, che sono già quasi le undici.» Salendo in macchina Rossetti lo riportò sulla terra. Non lo poteva dire, ma stavolta era d’accordo con lui: il turno sarebbe finito a mezzanotte e certe sere poteva capitare che per un ubriacone che aveva rotto lo specchietto di una macchina camminando a zig-zag si dovessero fermare in questura a scrivere fino alle due o alle tre del mattino, mentre il beone magari era già a letto beato. Alle volte veniva quasi voglia di non rispondere a quella maledetta radio.

Il turno di pattuglia sta andando via liscio come l’acqua protetta dai frangiflutti del porto in una fredda notte d’inverno. Fino a quando la pantera della polizia su cui viaggiano l’ispettore Marco Pieve e l’agente Enrico Rossetti riceve una richiesta d’intervento: in una zona piuttosto malfamata della città un immigrato sta prendendo a calci una porta e urla, disturbando la pubblica quiete dell’intero quartiere.
È così che i due poliziotti fanno conoscenza con Mamadou, migrante senegalese che chiede, irragionevolmente ma con tenace insistenza, di essere portato in carcere, pur non avendo commesso alcun reato.
Pieve e Rossetti si ritrovano in un cul de sac, fra superficiale menefreghismo, voglia di staccare dal lavoro, umana pietas per l’incomprensibile richiesta del ragazzone di colore, improvvisi pruriti alle mani da tenere a bada, scorciatoie mezze illegali e imprevisti vari. Fino all’inatteso, tragico epilogo.



Una sorpresa incredibile, Luca Bizzarri non solo mi fa ridere in tv ma sa anche scrivere! Ero incuriosita da questo romanzo perché da un attore comico ci si aspetta un libro comico. L'autore invece ci spiazza e ci regala un gioiellino breve di sentimenti puri e sofferenze profonde. 
I personaggi sono pochi ma veniamo a conoscerli a fondo, Mamadou il senegalese che si trasferisce in Italia, forse troppo ingenuo e sicuramente troppo di cuore per il giro in cui si trova.
L'agente Rossetti, sciocco, fastidioso, non amatissimo dai colleghi. L'ispettore Pieve, la fotografia del perfetto padre e poliziotto, aeno sulla carta.
I tre si incontrano quando Mamadou comincia a prendere a calci la porta del cinese e chiede di essere portato in galera, senza però aver fatto nulla di male.
Questo piccolo incidente proprio alla fine del turno non ci andava per i poliziotti che volevano andare a casa, questo poi non fa che ripetere di voler essere portato on prigione con la calma di un agnellino.
Tutto si svolge in poche ore ma nel frattempo conosciamo il passato del Mamadou, del suo viaggio dal Senegal, di cosa lo porti a prendere a calci una porta. 
Non voglio svelare nient'altro se non che non è un libro sull'immigrazione, né uno sull'amore, nemmeno sulla delinquenza o sui baristi zelanti. Questo romanzo è un po' di tutto questo, di incomprensioni dovute al disinteresse, al disinteresse dovuto alla stanchezza e alla frustrazione. 
Un libro che in poche parole e con molta leggerezza, non ci dice come riflettere ma che sicuramente ci spinge a farlo, la direzione la scegliamo noi.
Bello davvero, letto tutto d'un fiato, Bizzarri aspetto il secondo!
 

Durata totale della lettura: 2 giorni
Bevanda consigliata: Tisana al caramello
Formato consigliato: Ebook
Età di lettura consigliata: Dai 15 anni 



"Io sono negro."

La mia vita non è cambiata perché sono diventato meno negro,
 è cambiata perché sono diventato meno povero."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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