mercoledì 10 maggio 2017

Recensione: Un albero al contrario

Un albero al contrario
di Elisa Luvarà  

Editore: Rizzoli 
Prezzo cartaceo: € 18,50
Prezzo ebook:  € 9,99
Pagine: 322



Un gruppo di ragazzini un po’ folli, dolcissimi e intensamente umani. E la loro vita in una casa molto speciale. Quando varca la soglia della comunità, Ginevra ha solo due grossi sacchi neri. Dentro c’è tutta la sua vita di undicenne: giocattoli, vestiti e quaderni accumulati in anni passati tra istituti e famiglie affidatarie, in cerca di un posto da chiamare “casa”. Adesso non sa cosa aspettarsi: e se i bambini e gli educatori fossero cattivi come li immagina nei suoi incubi? O, peggio, se la mandassero via ancora una volta? Per fortuna, quel mondo bizzarro è pronto a stupirla: c’è la signora Tilde, che le prepara grandi tazze di cioccolata calda; c’è Verde, la compagna di stanza, chiamata così perché ha i capelli tinti di color asparago; c’è Bao Kim che non sa parlare bene, ma ha sempre voglia di ridere e giocare. E poi c’è Agape, bello come una creatura marina, che le stringe la mano quando ne ha bisogno, facendole provare qualcosa di nuovo e speciale. Con loro Ginevra sente di non essere sola: in comunità tutti hanno storie dure alle spalle, ma insieme si fanno coraggio, e quando si ritrovano intorno al tavolo sanno che è a questo, in fondo, che serve una famiglia. Un romanzo toccante e vitale, che insegna a sperare e a non lasciarsi abbattere. Perché anche senza radici si può trovare la forza per crescere.

«Un libro per dirci che siamo come alberi che crescono
senza radici cercando di trovare un senso.» – Corriere della Sera




Ginevra ha 11 anni e da quando ne ha 4, ha trascorso la sua vita alla ricerca di persone che l’amassero, come non sono riusciti a fare con lei i suoi genitori biologici incapaci di occuparsi di lei. Un giorno tutto questo però sembra mutare quando entra in comunità, un luogo in cui finalmente conosce persone splendide che fin da subito occupano un posto speciale nel suo cuore: in primis la signora Tilde che si occupa di ogni singolo ragazzo in comunità con immenso amore e dolcezza, Verde quella strana ragazzina che si diverte a tingere i suoi capelli di verde insieme alla sua nonnina quando trascorrono la giornata insieme, Bao Kim, che riesce a dire soltanto “Ancora spaghetti” con un sorriso dolcissimo, e Agape, un ragazzino saggio e dolce che riesce a costruire con Ginevra un forte legame. Anche se la paura di un ennesimo abbandono pesano continuamente sulle spalle di Ginevra, tra quelle mura, circondata da persone a cui vuole bene, riesce ad avere davanti ai suoi occhi un’immagine simile a una famiglia unita, ciò che lei non ha mai avuto.
È un libro che con dolcezza fa entrare nelle vite di questi ragazzi arrabbiati col mondo intero, e incapaci di nutrire anche solo un briciolo di fiducia negli adulti che più volte li hanno feriti; ma nonostante ognuno abbia le proprie debolezze e le proprie ferite da rimarginare, non si tirano indietro per aiutarsi a vicenda, e attraverso le pagine danno al lettore una lezione importante su quanto sia fondamentale aiutare chi ci sta accanto e quanto sia forte il potere dell’amore. Nonostante il libro mi sia piaciuto, ho trovato una nota a mio parere un po’ “stonata” all’interno della storia, ovvero il personaggio di Ginevra; è una ragazzina che anche se ha solo 11 anni mostra una maturità che a mio parere sembra innaturale per una persona della sua età, non usa la fantasia per giocare come tutti i suoi coetanei, non lascia spazio a nessuna illusione da bambina, è pessimista, ed è una sorta di “spugna” in grado di assorbire tutti i malesseri delle persone che le stanno accanto, tutte caratteristiche che vedrei meglio addosso ad un personaggio un po’ più adulto, ma a parte questo mio piccolo disappunto, si tratta secondo il mio parere di un romanzo validissimo che vale la pena di leggere!


Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Tè alla rosa
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni


 



“Il mio albero è al contrario” pensai. “Le mie radici…decise a restare in vita, spingono verso il cielo e offrono sostegno ai passerotti di passaggio in cambio di un po’ di compagnia…”





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