domenica 29 aprile 2018

Recensione: Mattinata d'inverno con cadavere

Mattinata d'inverno con cadavere
di László Darvasi

Titolo originale: Isten. Haza. Csal
Editore: Il Saggiatore
Prezzo Cartaceo: € 22
Pagine: 328



Mattina d’inverno con cadavere è l’opera con cui László Darvasi si presenta in Italia: una raccolta di racconti legati da fili invisibili eppure tenacissimi, in cui il realismo magico di Kafka e la melancolia di Krasznahorkai rinascono sotto l’infausta e sempiterna stella polare della putredine quotidiana. Darvasi fa sua la lezione dei maestri mitteleuropei e pone il lettore di fronte a un male che non ha forma né volto né contorno, a un orrore che non può essere separato dalla banalità di una giornata qualsiasi, a un ingranaggio di noia e odio dell’umanità verso se stessa che nessuno strumento può disinnescare.
Un ragazzo uccide il fratellino spingendolo giù dal letto a castello. Un figlio vende il padre paralitico al mercato. Una signora uccide la donna delle pulizie perché porta lo stesso nome di sua madre. La donna delle pulizie di una chiesa la fa crollare sopra le teste dei compaesani riuniti per la messa. Una donna si impicca all’albero che il marito non ha voluto tagliare. Un uomo porta a spasso un cane impagliato che gli ricorda la moglie morta. Un uomo cerca per tutta la vita il suo colbacco; muore senza sapere che glielo nascondeva suo figlio. Nel cosmo di László Darvasi tutti sono inservibili, tutto è inutile, come un pomeriggio vuoto quando sei adolescente, hai la vita davanti e non sai proprio che fartene. Nel cosmo di László Darvasi ognuno è violento, vuole uccidere l’altro, e quanto più l’altro è simile a sé tanto più lo si vuole uccidere. Nel cosmo di László Darvasi si vede al massimo fino all’alba del giorno dopo, è superfluo elaborare progetti grandiosi. Di questo cosmo Darvasi ci guida alla scoperta, illuminando con luce cruda e radente l’indifferenza della volta celeste, la vacuità delle aspirazioni; dimostrando, con giudizio impietoso, inappellabile, eppure così semplicemente vero, che la vita umana non è altro che una faccenda di sopportazione e sopravvivenza.



Una lunga collezione di storie non collegate fra loro, brevi, fredde e taglienti. Il linguaggio è glaciale, diretto e senza fronzoli. Un libro molto soggettivo, le storie ci vengono riportate cosi come sono, senza un vero e proprio finale, senza una morale. 
Sta tutto a quello che vogliamo provare e capire noi, il minimalismo dei racconti a volte ci lascia di sasso.
Le storie sono divise in tre argomenti: Dio, Patria e Famiglia, ognuna di esse richiama l'argomento più o meno direttamente. 
La colpa, la vendetta, la morte sono i temi ricorrenti anche se a volte velati. L'omicidio sembra essere l'unica soluzione e anche il solo tipo di finale di ogni racconto.

Se avete una passione per la malinconia e il pessimismo, questo è il libro per voi. Il mondo ma soprattutto le persone rappresentate sono senza speranza, dilaniate dalla sofferenza o dall'invidia, frustrate e pessimiste. 
Una raccolta che si ama o si odia ma che sicuramente non lascia indifferenti. L'agghiacciante e grottesco realismo di alcune storie vi lascerà con un grosso punto interrogativo e una forte preoccupazione che possano succedere davvero.


Durata totale della lettura: Sette giorni
Bevanda consigliata: Coca cola
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 18 anni






      "Il rumore dello schianto arrivò da lontano. Fu seguito da un silenzio strano, piacevole, mentre dal polmone squarciato, sanguinante del cielo sembrava iniziassero a cadere fiocchi di neve".


   

1 commento:

  1. Il nome di questo autore mi giunge completamente sconosciuto, ma la sinossi dell'antologia lascia presagire un contenuto molto crudo ed efferato. Anche la tua recensione conferma questa impressione... un tema spaventoso, quello dell'odio verso gli altri e (soprattutto) verso se stessi, ma sempre affascinante!

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